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Il calendario dei rincari del tabacco prosegue senza sosta. Dopo la prima ondata di aumenti che ha colpito i marchi del gruppo Philip Morris a metà mese, martedì 27 gennaio 2026 segna una nuova data cruciale per i consumatori italiani. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha ufficializzato i nuovi listini che vedranno protagonisti, questa volta, i prodotti a marchio Camel, con adeguamenti di prezzo che riflettono le recenti disposizioni della Legge di Bilancio.
Questa manovra si inserisce in un quadro macroeconomico complesso, dove la finanza pubblica cerca di bilanciare la necessità di nuove entrate fiscali con la lotta al tabagismo. Mentre i fumatori si preparano a sborsare cifre più alte, il dibattito si accende su fronti opposti: da un lato la ragion di Stato che incassa miliardi dalle accise, dall’altro la comunità scientifica che, proprio in questi giorni, ha lanciato una petizione provocatoria per chiedere rincari ben più pesanti.
Secondo quanto riportato nei provvedimenti direttoriali dell’ADM, dal 27 gennaio i prezzi di vendita al pubblico subiranno un ritocco verso l’alto, generalmente quantificabile tra i 20 e i 30 centesimi a pacchetto. Nello specifico, le popolari Camel Blue e Camel Yellow raggiungeranno la soglia dei 6,30 euro per il pacchetto rigido standard. Anche le varianti Silver, Orange e White si allineeranno a questo nuovo prezzo di riferimento.
Per chi acquista il formato “morbido” (il cosiddetto cartoccio), il prezzo si attesterà a 5,80 euro, mantenendo un leggero differenziale rispetto al pacchetto rigido. Questo aumento segue quello scattato il 16 gennaio scorso, che aveva già interessato altri giganti del settore come Marlboro e Chesterfield, portando il costo medio delle “bionde” a livelli record per il mercato italiano.
Alla base di questi rincari non c’è una semplice strategia commerciale delle multinazionali, ma una precisa scelta di politica economica. La Legge di Bilancio 2026 ha infatti rivisto al rialzo la componente specifica dell’accisa. Secondo i dati del Ministero dell’Economia, l’importo fisso per unità di prodotto è passato da 29,50 euro (dato 2025) a 32 euro per 1.000 sigarette a partire da quest’anno. Un incremento progressivo che continuerà anche nel biennio 2027-2028.
L’impatto sui conti pubblici è significativo. Lo Stato italiano incassa annualmente circa 15 miliardi di euro dalle tasse sul tabacco. Con questa nuova rimodulazione, l’Erario prevede un gettito aggiuntivo di circa 213 milioni di euro solo per il 2026, una cifra destinata a salire a quasi 800 milioni nel 2028. Tuttavia, questi numeri, seppur rilevanti per la stabilità dei conti e per il PIL, sono considerati insufficienti da chi osserva i costi sanitari correlati al fumo.
Mentre i listini si aggiornano con rincari nell’ordine dei centesimi, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) ha lanciato proprio in queste ore una campagna dirompente. La richiesta è chiara: aumentare il prezzo delle sigarette di 5 euro a pacchetto. La petizione, partita ufficialmente il 23 gennaio, mira a raccogliere 50.000 firme per presentare una legge di iniziativa popolare.
Secondo gli oncologi, i piccoli aumenti scaglionati non fungono da deterrente. Un rincaro shock, che porterebbe il costo medio di un pacchetto sopra i 10 euro (avvicinando l’Italia agli standard di Francia o Regno Unito), potrebbe abbattere i consumi del 37%. L’obiettivo non è solo sanitario ma anche di sostenibilità della finanza pubblica: i costi diretti e indiretti del tabagismo in Italia superano i 26 miliardi di euro l’anno, erodendo risorse che potrebbero essere destinate agli investimenti nel Servizio Sanitario Nazionale.
Le dinamiche dei prezzi influenzano inevitabilmente anche la Borsa e le strategie dei grandi player del tabacco. Le multinazionali stanno progressivamente spostando i loro investimenti verso i prodotti a tabacco riscaldato e le sigarette elettroniche. Sebbene anche questi prodotti abbiano subito dei ritocchi fiscali nella manovra 2026 (con un aumento delle accise sui liquidi da inalazione), la tassazione rimane percentualmente più favorevole rispetto al tabacco combusto tradizionale.
I mercati osservano con attenzione la reazione dei consumatori: se l’elasticità della domanda dovesse confermarsi rigida, i ricavi delle aziende potrebbero tenere nonostante i volumi in calo. Tuttavia, la pressione normativa e la spinta verso prodotti “smoke-free” stanno ridisegnando l’intero comparto, obbligando gli investitori a valutare il rischio regolatorio a lungo termine.
L’aumento del 27 gennaio rappresenta solo un tassello di un mosaico più ampio. Da una parte, i consumatori di Camel e altri marchi devono fare i conti con un’inflazione settoriale che non accenna a fermarsi; dall’altra, lo Stato continua a utilizzare la leva fiscale come strumento di bilancio. Resta aperta la grande questione sollevata dagli oncologi: se l’obiettivo è davvero la salute pubblica, i rincari attuali potrebbero rivelarsi solo un palliativo contabile, incapace di invertire la rotta sui consumi e sui costi sociali del fumo.
A partire dal 27 gennaio 2026, il prezzo delle Camel Blue e Camel Yellow in pacchetto rigido sale a 6,30 euro. Per chi preferisce il formato morbido, il costo si attesta a 5,80 euro. Questo aumento, che varia generalmente tra i 20 e i 30 centesimi, è stato ufficializzato dai nuovi listini dell Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
L incremento dei prezzi è dovuto alle disposizioni della Legge di Bilancio 2026, che ha alzato la componente specifica dell accisa da 29,50 a 32 euro per mille sigarette. Questa manovra fiscale ha l obiettivo di garantire allo Stato maggiori entrate, stimate in circa 213 milioni di euro aggiuntivi per l anno corrente.
L Associazione Italiana di Oncologia Medica ha lanciato una raccolta firme per chiedere un aumento drastico di 5 euro a pacchetto. Secondo gli esperti, portare il prezzo medio sopra i 10 euro, come avviene in Francia o nel Regno Unito, potrebbe ridurre i consumi del 37 per cento e recuperare risorse fondamentali per il Servizio Sanitario Nazionale.
Sì, la normativa attuale prevede un piano di incrementi progressivi delle accise che continuerà anche nel biennio 2027 e 2028. Questo scenario suggerisce che i prezzi al consumo continueranno a salire nei prossimi anni, spingendo il mercato e i consumatori verso alternative come il tabacco riscaldato o le sigarette elettroniche.
Prima dell adeguamento dei prezzi Camel, a metà gennaio sono scattati i rincari per i marchi del gruppo Philip Morris, inclusi Marlboro e Chesterfield. L intero settore sta rivedendo i listini verso l alto per ammortizzare il maggior carico fiscale imposto dallo Stato sui prodotti da fumo tradizionali.