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Il mercato dei metalli preziosi sta vivendo un inizio di 2026 all’insegna di una volatilità estrema e di record storici che stanno ridefinendo le strategie di portafoglio globali. Mentre l’oro ha sfondato la barriera psicologica e tecnica dei 4.700 dollari l’oncia, trainato dalle tensioni geopolitiche e dai timori di una nuova guerra commerciale, l’argento sembra seguire una traiettoria parallela ma decisamente più rischiosa. È quanto emerge dall’ultimo report di BCA Research, che ha lanciato un severo monito agli investitori: inseguire i prezzi dell’argento ai livelli attuali potrebbe rivelarsi una mossa azzardata.
La nota, diffusa nelle ultime ore e ripresa dalle principali piattaforme finanziarie tra cui Investing.com, evidenzia una divergenza sostanziale tra le quotazioni di borsa e i fondamentali economici reali. Se da un lato il metallo giallo agisce come bene rifugio per eccellenza in risposta alle minacce di dazi statunitensi sull’Unione Europea legate alla questione della Groenlandia, l’argento appare spinto quasi esclusivamente da forze speculative. La “Fear Of Missing Out” (FOMO), ovvero la paura di restare esclusi dal rialzo, sta gonfiando una bolla che, secondo gli analisti di BCA, è prossima allo scoppio.
In questo scenario complesso, dove i listini segnano nuovi massimi ma l’economia reale mostra segnali contrastanti, gli investitori si trovano di fronte a un dilemma: cavalcare l’onda speculativa o riposizionarsi su asset più solidi? L’analisi approfondita dei dati sulla domanda industriale e le dinamiche del mercato fisico, come sottolineato anche da approfondimenti de Il Sole 24 Ore, suggeriscono prudenza. Vediamo nel dettaglio le ragioni di questo allarme e le prospettive per i prossimi mesi.
Il cuore dell’avvertimento lanciato da BCA Research risiede nella natura stessa del recente rally dell’argento. Secondo Roukaya Ibrahim, chief commodity strategist della società di ricerca, l’attuale ascesa dei prezzi non trova giustificazione nei dati macroeconomici tradizionali. “Le probabilità di un significativo ritracciamento dei prezzi dell’argento sono aumentate”, si legge nella nota agli investitori. Gli indicatori tecnici segnalano condizioni di “ipercomprato estremo”, una situazione che storicamente precede correzioni violente e repentine.
A differenza dell’oro, che beneficia direttamente dell’incertezza politica e della svalutazione monetaria, l’argento ha una doppia natura: metallo prezioso e materia prima industriale. BCA fa notare che l’attuale esuberanza del mercato è alimentata da una “cattiva interpretazione” delle politiche di esportazione cinesi e da speculazioni infondate su possibili embarghi. La realtà, avvertono gli analisti, è che non vi è stato alcun cambiamento sostanziale nella politica di export della Cina che giustifichi un tale premio sul prezzo.
Il fenomeno descritto è quello di un mercato guidato dal sentiment piuttosto che dalla sostanza. L’interesse degli investitori al dettaglio è esploso, creando un effetto a catena che autoalimenta il rialzo. Tuttavia, quando la polvere della speculazione si poserà, la mancanza di un supporto fondamentale solido potrebbe lasciare molti portafogli esposti a perdite significative. BCA definisce il movimento “parabolico” ed “eccessivo”, termini che nel gergo di Wall Street suonano come un campanello d’allarme imminente.
Un dato cruciale che molti operatori sembrano ignorare è la contrazione della domanda reale. Secondo le rilevazioni di BCA Research, il consumo industriale di argento è effettivamente sceso nel corso del 2025, in netta controtendenza rispetto all’aumento delle installazioni fotovoltaiche. Questo apparente paradosso si spiega con il fenomeno del “thrifting” (risparmio o sostituzione) e con la “distruzione della domanda” causata dai prezzi troppo alti.
I produttori di pannelli solari, in particolare in Cina, stanno reagendo all’impennata dei costi dell’argento modificando le loro tecnologie. L’industria si sta spostando verso l’utilizzo di metalli vili, più economici e reperibili, o sta sviluppando celle fotovoltaiche che richiedono quantità infinitesimali di argento rispetto al passato. Questo cambiamento strutturale significa che, anche se il settore dell’energia verde continua a crescere, la sua dipendenza dall’argento sta diminuendo.
“I prezzi elevati stanno già innescando la distruzione della domanda”, avverte BCA. È un classico meccanismo economico: quando il costo di una materia prima diventa proibitivo, l’innovazione tecnologica accelera per trovarne sostituti. Ignorare questo trend fondamentale, scommettendo solo sulla narrazione della transizione energetica senza guardare ai dati tecnici di consumo, espone gli investitori a rischi di lungo termine che il mercato attuale non sta prezzando correttamente.
Mentre l’argento è sotto la lente d’ingrandimento per i suoi eccessi, l’oro continua a macinare record con una logica di fondo ben più solida. Con le quotazioni che hanno superato i 4.700 dollari l’oncia (circa 4.720 – 4.737 dollari secondo le ultime rilevazioni spot), il metallo giallo si conferma il re degli asset rifugio. Il driver principale di questa corsa non è la speculazione, ma la paura. Le minacce del Presidente USA Donald Trump di imporre dazi punitivi all’Europa a partire dal 1° febbraio 2026, in risposta alla disputa sulla Groenlandia, hanno scatenato una fuga dai rischi verso la sicurezza dell’oro.
BCA Research conclude che l’oro offre “il profilo rischio-rendimento più convincente” nel complesso dei metalli preziosi. In un contesto di tensioni commerciali transatlantiche e di incertezza sulle mosse delle banche centrali, l’oro funge da assicurazione contro il caos geopolitico. La struttura tecnica del rialzo dell’oro appare più “pulita” rispetto a quella dell’argento: ogni livello di resistenza infranto (prima i 4.360, poi i 4.600 dollari) è diventato un solido supporto, indicando un accumulo istituzionale costante piuttosto che una frenesia retail.
Inoltre, la debolezza del dollaro USA, in calo a causa dei timori che le guerre commerciali possano isolare l’economia americana, fornisce ulteriore carburante al prezzo dell’oro, che è denominato proprio in biglietti verdi. Gli analisti tecnici individuano ora i 4.800 e successivamente i 5.000 dollari come prossimi target psicologici, livelli che fino a pochi anni fa sembravano fantascienza finanziaria.
Un aspetto che sta disorientando molti risparmiatori italiani è la discrepanza tra i prezzi record letti sui giornali e le offerte reali ricevute dai compro oro o dagli operatori professionali. Come riportato da un’analisi de Il Sole 24 Ore, chi oggi prova a vendere il proprio oro fisico o i gioielli di famiglia si scontra spesso con valutazioni distanti dai massimi di borsa. Perché accade questo?
La risposta risiede nel concetto di spread e nella volatilità. Quando i mercati si muovono con la rapidità attuale (l’oro ha guadagnato oltre il 70% anno su anno), gli operatori fisici devono tutelarsi dal rischio di crolli improvvisi. Tra il momento in cui un operatore acquista l’oro da un privato e il momento in cui lo rivende alla fonderia o sul mercato all’ingrosso, il prezzo potrebbe variare sensibilmente. Per coprirsi da questo rischio, i dealer ampliano il margine (spread) tra il prezzo di acquisto (bid) e quello di vendita (ask).
Inoltre, il prezzo di borsa (spot) si riferisce all’oro finanziario o a lingotti “Good Delivery” da 400 once scambiati a Londra. L’oro lavorato, i gioielli o le monete richiedono costi di fusione, affinazione e logistica che vengono sottratti al valore finale offerto al cliente. In fasi di “ipercomprato” come quella attuale, la liquidità del mercato fisico può non riuscire a tenere il passo con quella del mercato cartaceo, creando temporanee disfunzioni di prezzo che penalizzano chi ha fretta di liquidare.
Il panorama dei metalli preziosi all’inizio del 2026 offre opportunità straordinarie ma nasconde insidie altrettanto profonde. L’analisi di BCA Research funge da bussola essenziale in questo mare in tempesta: l’argento, pur affascinante per la sua volatilità, mostra crepe fondamentali che non possono essere ignorate. Il calo della domanda industriale reale e l’eccesso di speculazione suggeriscono che il rally potrebbe avere le gambe corte.
Dall’altra parte, l’oro a 4.700 dollari non è solo un numero su un grafico, ma il termometro di una tensione geopolitica che non accenna a diminuire. Per l’investitore prudente, la distinzione è chiara: l’oro rimane un baluardo difensivo in un mondo frammentato da dazi e conflitti commerciali, mentre l’argento rappresenta oggi una scommessa ad alto rischio. Come sempre, la diversificazione e l’attenzione ai fondamentali, piuttosto che alle sirene della FOMO, rimangono le migliori armi a difesa del proprio patrimonio.
Gli analisti ritengono che il recente rialzo dell’argento sia guidato principalmente dalla speculazione e dalla paura di perdere l’occasione, piuttosto che da solidi fondamentali economici. Indicatori tecnici mostrano un eccesso di acquisti che precede spesso correzioni violente, rendendo l’investimento molto rischioso rispetto alla stabilità offerta dall’oro.
Il metallo giallo agisce come bene rifugio per eccellenza in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche, in particolare le minacce di nuovi dazi statunitensi sull’Europa. A differenza dell’argento, l’oro beneficia direttamente dell’incertezza sui mercati e della svalutazione monetaria, offrendo un profilo rischio-rendimento più convincente per gli investitori.
Si tratta di un processo di sostituzione o risparmio in cui l’industria, specialmente quella fotovoltaica, riduce l’utilizzo di argento a causa dei suoi costi proibitivi. I produttori stanno modificando le tecnologie per usare metalli vili più economici, causando una contrazione della domanda reale industriale nonostante l’aumento delle installazioni di pannelli solari.
La differenza è dovuta allo spread, un margine che gli operatori applicano per tutelarsi dalla forte volatilità dei prezzi e dal rischio di crolli improvvisi tra l’acquisto e la rivendita. Inoltre, alla quotazione spot finanziaria vanno sottratti i costi operativi di fusione, affinazione e logistica necessari per trasformare i gioielli usati in oro da investimento.
Mentre l’oro sale spinto dalla domanda di sicurezza contro i rischi commerciali e politici, l’argento sta vivendo una bolla speculativa scollegata dalla realtà economica. L’oro mostra un accumulo istituzionale solido con supporti di prezzo crescenti, mentre l’argento rischia un rapido crollo dovuto alla mancanza di supporto da parte della domanda industriale.