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Big Tech come IBM anni ’60: il consolidamento uccide l’innovazione?

Autore: Francesco Zinghinì | Data: 9 Febbraio 2026

09/02/2026 – L’industria della tecnologia sta vivendo un momento di déjà vu storico che potrebbe ridefinire il futuro dell’innovazione digitale. Secondo una serie di analisi convergenti pubblicate oggi da Yahoo Finance, The New York Times e PYMNTS.com, il collettivo noto come Big Tech (comprendente giganti come Microsoft, Google, Apple e Amazon) ha completato la sua transizione verso un modello operativo quasi identico a quello dell’IBM degli anni ’60. Il trend di ricerca “ibm”, esploso nelle ultime ore con un incremento significativo, sottolinea come investitori e analisti stiano prendendo atto di questa nuova fase di maturità, consolidamento e, inevitabilmente, scrutinio regolatorio.

Il “Momento System/360” dell’Intelligenza Artificiale

Il cuore del confronto risiede nella struttura del mercato. Negli anni ’60, l’IBM dominava il settore con il suo mainframe System/360, una piattaforma che integrava hardware, software e servizi in un unico ecosistema chiuso e costoso. Oggi, secondo Yahoo Finance, le Big Tech hanno replicato questa “integrazione verticale” attraverso l’Intelligenza Artificiale Generativa. Non si tratta più solo di fornire software, ma di controllare l’intera filiera: dai chip proprietari (che stanno sostituendo gradualmente le forniture esterne) ai data center cloud, fino ai modelli linguistici (LLM) che fungono da sistema operativo per le imprese.

Questa centralizzazione ha trasformato le Big Tech da pionieri agili in “utility” essenziali. Come riportato da PYMNTS.com, la stabilità delle azioni e l’introduzione sistematica di dividendi da parte di queste aziende segnalano agli investitori che la fase di “iper-crescita” è terminata, lasciando il posto a una fase di “iper-consolidamento” tipica dei monopoli maturi.

Cybersecurity: la “Blue Washing” del 2026

Un aspetto cruciale di questa trasformazione riguarda la cybersecurity e la sicurezza informatica aziendale. Negli anni ’60 vigeva il detto: “Nessuno è mai stato licenziato per aver comprato IBM”. Nel 2026, questo mantra si è trasferito sulle piattaforme di sicurezza integrate di Microsoft e Google. Secondo gli analisti del settore, i CISO (Chief Information Security Officers) stanno abbandonando le soluzioni frammentate offerte dalle startup di sicurezza per rifugiarsi nei “walled gardens” (giardini recintati) delle Big Tech.

Sebbene questo approccio garantisca una maggiore integrazione e facilità di gestione, gli esperti avvertono che potrebbe soffocare l’innovazione digitale nel campo della difesa cibernetica. Le piccole aziende di cybersecurity, storicamente fonti di soluzioni creative contro le nuove minacce, faticano a competere con i pacchetti “tutto incluso” offerti dai giganti, venendo spesso acquisite o spinte fuori dal mercato prima di poter scalare.

Antitrust: il fantasma del 1969

Il parallelismo con l’IBM non si ferma alla tecnologia, ma si estende alle aule di tribunale. Nel 1969, il Dipartimento di Giustizia USA avviò una causa antitrust contro l’IBM che durò 13 anni. Oggi, come sottolinea il The New York Times, le azioni legali in corso contro Google e Apple ricalcano quella stessa dinamica. L’accusa non è solo quella di essere grandi, ma di utilizzare il proprio dominio infrastrutturale per schiacciare la concorrenza nascente.

Tuttavia, c’è una differenza sostanziale: la velocità. Mentre il caso IBM si trascinò per oltre un decennio permettendo comunque la nascita di Microsoft e del mercato PC, l’attuale ciclo tecnologico è molto più rapido. Gli analisti temono che, senza un intervento regolatorio tempestivo, il controllo delle Big Tech sull’IA possa diventare irreversibile, impedendo l’emergere del “prossimo Microsoft” o del “prossimo Google”.

Il ruolo delle Startup: innovazione o acquisizione?

In questo scenario dominato da colossi “stile IBM”, quale spazio rimane per le startup? Secondo i dati riportati, l’ecosistema delle startup si sta biforcando. Da un lato ci sono le aziende che mirano a essere acquisite per integrare le loro tecnologie nelle piattaforme esistenti; dall’altro, quelle che cercano di operare nelle nicchie lasciate scoperte dai giganti, specialmente in ambiti di sicurezza informatica altamente specializzata o etica dell’IA.

Il rischio, evidenziato dalle fonti, è che l’innovazione radicale rallenti. Quando un mercato è dominato da pochi attori che agiscono come “gatekeeper”, l’incentivo a rischiare su tecnologie di rottura diminuisce a favore di miglioramenti incrementali e sicuri, esattamente come accadde nel periodo di massimo splendore dei mainframe.

Conclusioni

Il 9 febbraio 2026 potrebbe essere ricordato come il giorno in cui il settore tecnologico ha ufficialmente riconosciuto la sua nuova identità. Le Big Tech non sono più i ribelli del garage della Silicon Valley, ma le nuove IBM: potenti, essenziali, sicure e profondamente radicate nell’economia globale. Se questo garantirà un futuro di stabilità e sicurezza informatica o se segnerà l’inizio di una stagnazione dell’innovazione digitale, dipenderà dalla capacità dei regolatori e delle nuove startup di sfidare lo status quo, proprio come fecero i pionieri del personal computer cinquant’anni fa.

Domande frequenti

Perché le Big Tech vengono paragonate all’IBM degli anni Sessanta?

Il confronto nasce dalla struttura di mercato e dal modello operativo simile. Proprio come l’IBM dominava con il mainframe System/360 integrando hardware e servizi, oggi le Big Tech controllano l’intera filiera dell’Intelligenza Artificiale, dai chip proprietari ai data center fino ai modelli linguistici. Questa centralizzazione le ha trasformate da aziende in rapida crescita a utility stabili che distribuiscono dividendi, segnando una fase di maturità e consolidamento simile a quella del colosso informatico del passato.

In che modo il consolidamento tecnologico influenza la cybersecurity aziendale?

Si assiste a un fenomeno dove i responsabili della sicurezza preferiscono le piattaforme integrate dei giganti tecnologici rispetto alle soluzioni frammentate delle startup. Sebbene questo approccio garantisca facilità di gestione all’interno di ecosistemi chiusi, gli esperti temono che possa soffocare l’innovazione difensiva, riducendo la capacità del mercato di sviluppare risposte creative alle nuove minacce informatiche e spingendo le piccole aziende fuori dal mercato.

Quali sono le conseguenze delle cause antitrust contro le Big Tech?

Le azioni legali odierne ricalcano la storica causa del 1969 contro IBM, accusando i colossi di sfruttare il dominio infrastrutturale per schiacciare la concorrenza. La differenza cruciale risiede nella velocità del ciclo tecnologico attuale: senza interventi regolatori rapidi, il controllo sull’IA potrebbe diventare irreversibile, impedendo la nascita di nuovi competitor e consolidando un oligopolio che frena l’emergere di tecnologie di rottura.

Cosa si intende per Momento System/360 dell’Intelligenza Artificiale?

Questa espressione indica il passaggio a un ecosistema chiuso e verticalmente integrato nel settore dell’IA Generativa. Come il mainframe IBM System/360 unificò hardware e software negli anni Sessanta, oggi le grandi aziende tecnologiche non forniscono solo software ma gestiscono l’intera infrastruttura critica, rendendo le loro piattaforme essenziali come sistemi operativi per le imprese e limitando lo spazio di manovra per fornitori esterni.

Quale futuro si prospetta per le startup in un mercato dominato dalle Big Tech?

L’ecosistema delle startup si sta dividendo in due direzioni principali: quelle che mirano all’acquisizione per integrare le proprie tecnologie nelle grandi piattaforme e quelle che operano in nicchie molto specifiche come l’etica dell’IA. Il rischio maggiore è che l’innovazione radicale rallenti, poiché i giganti che agiscono da controllori dell’accesso tendono a favorire miglioramenti incrementali e sicuri piuttosto che rischiare su tecnologie rivoluzionarie.