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Blackout Berlino: 50mila famiglie al buio, l’ombra russa sul sabotaggio

Autore: Francesco Zinghinì | Data: 6 Gennaio 2026

BERLINO – È un’Epifania amara e gelida quella che stanno vivendo migliaia di cittadini berlinesi. A tre giorni dall’inizio del blackout che ha paralizzato la capitale tedesca, la situazione resta critica. Sebbene l’emergenza iniziale abbia coinvolto circa 50.000 famiglie e oltre 2.000 attività commerciali, nel pomeriggio di oggi, 6 gennaio 2026, sono ancora 25.000 i nuclei familiari senza elettricità. L’oscurità che avvolge i quartieri sud-occidentali della città non è frutto di un guasto tecnico, ma di un attacco deliberato alle infrastrutture critiche, un atto che ha riacceso i riflettori sulla vulnerabilità energetica della Germania e aperto inquietanti scenari di geopolitica e guerra ibrida.

Mentre i tecnici lavorano incessantemente per ripristinare la rete, con una previsione di normalizzazione non prima di giovedì 8 gennaio, le indagini si muovono su un doppio binario. Da un lato c’è la rivendicazione ufficiale degli attivisti di estrema sinistra del Vulkangruppe (Gruppo Vulcano), dall’altro si allunga l’ombra del Cremlino. Fonti dell’intelligence e alcuni esponenti politici tedeschi non escludono infatti che dietro la mano degli anarchici possa celarsi una regia più sofisticata, riconducibile a tentativi di destabilizzazione di matrice russa, in un contesto internazionale sempre più teso.

L’attacco ai cavi: cronaca di un sabotaggio

Tutto è iniziato all’alba di sabato 3 gennaio, quando un incendio doloso ha distrutto un ponte di cavi elettrici nel quartiere di Steglitz-Zehlendorf, vicino alla centrale termoelettrica di Lichterfelde. Le fiamme hanno divorato linee ad alta tensione fondamentali per l’approvvigionamento energetico di una vasta area della capitale. Secondo la polizia berlinese, il rogo è stato appiccato con precisione chirurgica, mirando a massimizzare il danno.

Le conseguenze sono state immediate e devastanti. In una Berlino stretta nella morsa del gelo invernale, decine di migliaia di persone si sono ritrovate senza luce e, in molti casi, senza riscaldamento, poiché i sistemi di teleriscaldamento dipendono dall’elettricità per le pompe di circolazione. Scuole e asili sono rimasti chiusi, i semafori spenti hanno mandato il traffico in tilt e gli ospedali hanno dovuto attivare i generatori di emergenza. Il sindaco di Berlino, Kai Wegner, ha parlato di un atto di "terrorismo" che ha messo a rischio vite umane, specialmente quelle di anziani e pazienti vulnerabili.

La rivendicazione del Vulkangruppe

Poche ore dopo il sabotaggio, su una piattaforma online nota per essere utilizzata dai movimenti antagonisti, è apparsa una lettera di rivendicazione firmata dal Vulkangruppe. Il gruppo, già noto alle autorità per precedenti attacchi incendiari contro infrastrutture ferroviarie e linee elettriche (inclusa quella della fabbrica Tesla a Grünheide), ha dichiarato di aver agito per "staccare la spina" al sistema capitalista e all’industria dei combustibili fossili.

Nel comunicato, giudicato "autentico" dagli inquirenti in una prima fase, gli attivisti hanno espresso un cinico rammarico selettivo: "Ci scusiamo con i residenti meno abbienti del sud-ovest di Berlino", si legge nel testo, "tuttavia, la nostra simpatia per i molti proprietari di ville in questi quartieri è limitata". La retorica utilizzata ricalca quella classica dell’eco-terrorismo anarchico, puntando il dito contro la "avidità energetica" e le disuguaglianze sociali.

I sospetti sulla "pista russa"

Nonostante la rivendicazione sembri chiudere il cerchio, diversi analisti e politici tedeschi invitano alla cautela, suggerendo di guardare oltre le apparenze. Il deputato della CDU ed esperto di difesa, Roderich Kiesewetter, ha sollevato dubbi sulla paternità esclusiva dell’attacco. Secondo Kiesewetter, l’analisi linguistica del comunicato mostrerebbe anomalie che potrebbero suggerire una traduzione o un adattamento, alimentando il sospetto che il testo possa essere stato confezionato per mascherare un’operazione di false flag.

In un momento in cui la diplomazia europea è ai ferri corti con Mosca e i conflitti ibridi sono una realtà tangibile, l’ipotesi che attori statali russi possano strumentalizzare o addirittura orchestrare gruppi estremisti locali non viene scartata. L’obiettivo sarebbe duplice: paralizzare le infrastrutture critiche tedesche e fomentare il caos interno, minando la fiducia dei cittadini nello Stato. La polizia sta indagando "in tutte le direzioni", analizzando non solo le prove forensi sul luogo del rogo, ma anche le possibili connessioni internazionali del gruppo anarchico.

La situazione attuale e i tempi di ripristino

Al momento, la compagnia energetica Stromnetz Berlin sta lavorando a ritmi serrati. Delle 50.000 utenze inizialmente disconnesse, circa la metà è stata riallacciata alla rete. Tuttavia, per le restanti 25.000 famiglie, i disagi continueranno ancora per almeno 48 ore. Le autorità hanno allestito centri di accoglienza riscaldati e punti di ricarica per i cellulari, mentre la Croce Rossa tedesca sta fornendo assistenza alle persone più fragili.

La senatrice all’Economia Franziska Giffey ha sottolineato la gravità dell’accaduto, definendolo un attacco alla "nostra libera società" e chiedendo un rafforzamento immediato della sicurezza attorno ai nodi nevralgici della rete nazionale. Questo blackout non è solo un problema tecnico, ma un avvertimento politico: le infrastrutture civili sono diventate il nuovo fronte di guerra.

Conclusioni

Il blackout di Berlino del gennaio 2026 segna un punto di non ritorno nella percezione della sicurezza interna in Germania. Che si tratti "solo" di eco-terrorismo interno o di una manovra di guerra ibrida eterodiretta da Mosca, il risultato non cambia: una capitale europea è stata messa in ginocchio con relativa facilità. Mentre le luci torneranno gradualmente ad accendersi nelle case di Lichterfelde e Zehlendorf, l’ombra dell’insicurezza rimarrà a lungo. L’episodio impone una revisione urgente delle strategie di difesa delle infrastrutture critiche, dimostrando come, nell’era dei conflitti asimmetrici, un semplice cavo elettrico possa diventare un obiettivo strategico di prim’ordine.

Domande frequenti

Cosa ha causato il blackout a Berlino del gennaio 2026?

L’interruzione di corrente è stata provocata da un incendio doloso appiccato a un ponte di cavi elettrici nel quartiere di Steglitz-Zehlendorf. Questo sabotaggio mirato alle infrastrutture critiche ha danneggiato le linee ad alta tensione vicino alla centrale di Lichterfelde, lasciando migliaia di famiglie senza elettricità e riscaldamento in piena emergenza freddo.

Chi ha rivendicato l’attacco alla rete elettrica di Berlino?

L’azione è stata ufficialmente rivendicata dal Vulkangruppe, un’organizzazione di attivisti di estrema sinistra nota per precedenti attacchi contro infrastrutture. Nel loro comunicato, il gruppo ha dichiarato di voler colpire il sistema capitalista e l’industria dei combustibili fossili, esprimendo un rammarico selettivo solo per i residenti meno abbienti colpiti dal disservizio.

Perché si sospetta un coinvolgimento della Russia nel sabotaggio?

Nonostante la rivendicazione anarchica, esponenti politici e dell’intelligence tedesca ipotizzano una regia russa nell’ambito di una strategia di guerra ibrida. Esperti come Roderich Kiesewetter hanno notato anomalie linguistiche nel comunicato del Vulkangruppe che suggeriscono una possibile operazione sotto falsa bandiera, mirata a destabilizzare la Germania sfruttando attori locali.

Quando verrà ripristinata l’elettricità a Berlino?

Secondo le stime della compagnia energetica Stromnetz Berlin, la normalizzazione completa della rete è prevista non prima di giovedì 8 gennaio 2026. I tecnici stanno lavorando incessantemente per riparare i danni, ma migliaia di utenze potrebbero rimanere disconnesse ancora per diverse ore, mentre le autorità hanno allestito centri di accoglienza per la popolazione.

Quali sono le conseguenze del blackout per i cittadini?

Oltre alla mancanza di luce, l’interruzione ha bloccato i sistemi di teleriscaldamento lasciando le case al gelo e ha costretto alla chiusura scuole e asili. Il traffico è andato in tilt a causa dei semafori spenti e gli ospedali hanno dovuto ricorrere ai generatori di emergenza, configurando quello che il sindaco ha definito un atto di terrorismo contro la sicurezza pubblica.