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Bolivia – Il 2026 si apre con una svolta storica per l’economia andina. Il primo mese senza la storica sovvenzione statale ai carburanti ha lasciato un segno tangibile sugli indici dei prezzi, ma inferiore alle previsioni più catastrofiche. Secondo i dati ufficiali rilasciati dall’Istituto Nazionale di Statistica (INE), l’inflazione di gennaio 2026 si è attestata all’1,31%. Un dato che riflette l’impatto immediato dell’aggiustamento strutturale voluto dal governo del presidente Rodrigo Paz, entrato in carica con la promessa di risanare le finanze pubbliche anche a costo di misure impopolari.
La decisione di eliminare i sussidi, operativa dal 18 dicembre 2025, ha segnato la fine di un’era durata oltre due decenni, durante i quali i prezzi di benzina e diesel erano rimasti artificialmente congelati. Questo “shock controllato” ha spinto l’inflazione accumulata su base annua al 19,64%, una cifra che testimonia le pressioni sul costo della vita che le famiglie boliviane stanno affrontando in questa fase di transizione economica.
Analizzando nel dettaglio il rapporto dell’INE, emerge chiaramente come il rincaro dei carburanti sia stato il motore principale dell’inflazione mensile. La benzina, il cui prezzo è balzato del 36,8% in un solo mese, ha avuto l’incidenza maggiore sull’Indice dei Prezzi al Consumo (IPC). A cascata, questo aumento si è riversato sul settore dei trasporti: le tariffe del trasporto urbano (minibus e micro) hanno registrato incrementi rispettivamente del 10,51% e del 17,64%.
Tuttavia, non tutti i segnali sono negativi. Secondo La Razón Digital Bolivia, alcuni beni di prima necessità hanno mostrato una tendenza deflazionistica che ha parzialmente compensato il paniere. Prodotti alimentari chiave come la carne di pollo, il pomodoro e l’uva hanno registrato cali di prezzo, fungendo da ammortizzatore sociale. Curioso anche il dato sulla tecnologia: grazie al decreto che ha azzerato i dazi doganali fino a fine anno, i prezzi degli apparecchi telefonici mobili sono scesi, offrendo un piccolo respiro ai consumatori in un contesto di economia complessa.
La manovra di dicembre 2025 ha portato il prezzo della Gasolina Especial da circa 3,72 a 6,96 boliviani al litro, e quello del diesel da 3,74 a 9,80 boliviani. Sebbene dolorosa per il portafoglio dei cittadini, la misura ha generato effetti immediati sulla finanza pubblica. Secondo fonti governative citate da Red PAT, lo Stato ha risparmiato oltre 400 milioni di dollari nel solo primo mese di applicazione. Un dato sorprendente riguarda il crollo del consumo di diesel, sceso del 50%: una statistica che, secondo l’esecutivo, smaschera l’enorme volume di carburante che veniva precedentemente contrabbandato verso i paesi vicini.
Il Ministro dell’Economia ha difeso la strategia, sottolineando come queste risorse possano ora essere reindirizzate verso investimenti più produttivi e verso il rafforzamento delle riserve internazionali, che hanno mostrato i primi segnali di ripresa, superando i 4 miliardi di dollari a fine gennaio.
La reazione dei mercati internazionali è stata cautamente ottimista. Il rischio paese della Bolivia è sceso sotto i 600 punti base, un segnale che gli investitori esteri apprezzano la disciplina fiscale imposta dalla nuova amministrazione. Secondo Bloomberg Línea, la stabilizzazione del tasso di cambio parallelo del dollaro (ora oscillante tra gli 8 e i 9 boliviani) è un altro indicatore che la “terapia d’urto” potrebbe star funzionando sul fronte monetario, allontanando lo spettro dell’iperinflazione che aleggiava nel 2025.
Tuttavia, le sfide per il PIL rimangono significative. Dopo una contrazione stimata dell’1,63% nel 2025, le proiezioni per il 2026 rimangono incerte. Se da un lato il risanamento dei conti piace alla borsa e agli organismi multilaterali, dall’altro il calo del potere d’acquisto potrebbe deprimere i consumi interni nei primi due trimestri dell’anno. Il governo ha cercato di controbilanciare questi effetti con un aumento del 20% del salario minimo (portato a 3.300 boliviani) e l’incremento della Renta Dignidad, ma resta da vedere se queste misure saranno sufficienti a mantenere la pace sociale.
Non mancano le criticità operative. Nelle ultime settimane, diverse associazioni di trasportatori hanno denunciato problemi meccanici ai veicoli, attribuendoli a una presunta bassa qualità della nuova benzina distribuita. Il governo ha respinto le accuse, ma il tema resta caldo e potrebbe rappresentare un ostacolo alla normalizzazione del settore logistico, vitale per un paese senza sbocco al mare.
Il dato dell’1,31% di inflazione a gennaio 2026 rappresenta il primo vero test per la Bolivia post-sussidi. Sebbene il costo sociale sia evidente, con un rincaro sensibile dei trasporti, la mancata esplosione dei prezzi alimentari e il recupero delle riserve valutarie offrono al governo Paz una finestra di opportunità. La scommessa è trasformare il rigore fiscale in una base solida per attrarre nuovi investimenti e rilanciare la crescita del PIL già dalla seconda metà dell’anno. I prossimi mesi ci diranno se il “milagro” economico evocato dal presidente sarà sostenibile o se il peso dell’aggiustamento frenerà la ripresa.
L’eliminazione delle sovvenzioni statali ai carburanti ha portato l’inflazione mensile all’1,31 per cento. Sebbene questo dato segni un aumento immediato del costo della vita, con un valore accumulato su base annua del 19,64 per cento, risulta inferiore alle previsioni più pessimistiche. L’aumento è stato trainato principalmente dal rincaro della benzina e del trasporto urbano, mentre alcuni generi alimentari hanno registrato una tendenza deflazionistica.
Con la manovra operativa da dicembre 2025, il prezzo della Gasolina Especial è salito da circa 3,72 a 6,96 boliviani al litro, registrando un balzo del 36,8 per cento in un solo mese. Anche il diesel ha subito un forte rincaro, passando da 3,74 a 9,80 boliviani. Questi aumenti hanno avuto ripercussioni dirette sulle tariffe del trasporto pubblico, con incrementi significativi per minibus e micro.
La rimozione dei sussidi ha generato un risparmio immediato per la finanza pubblica stimato in oltre 400 milioni di dollari nel solo primo mese. Inoltre, si è registrato un crollo del 50 per cento nel consumo di diesel, un dato che secondo il governo smaschera il volume di carburante precedentemente destinato al contrabbando verso i paesi vicini. Le risorse risparmiate sono destinate a rafforzare le riserve internazionali.
La reazione dei mercati è stata cautamente ottimista, evidenziata dalla discesa del rischio paese sotto i 600 punti base e dalla stabilizzazione del tasso di cambio parallelo del dollaro. Gli investitori esteri sembrano apprezzare la disciplina fiscale introdotta dall’amministrazione Paz, che ha permesso alle riserve internazionali di superare i 4 miliardi di dollari, allontanando lo spettro dell’iperinflazione.
Per mitigare l’impatto del carovita sulle famiglie, il governo ha decretato un aumento del 20 per cento del salario minimo, portandolo a 3.300 boliviani, e ha incrementato la Renta Dignidad. Parallelamente, l’azzeramento dei dazi doganali sulla tecnologia ha permesso una riduzione dei prezzi degli apparecchi telefonici mobili, offrendo un piccolo sollievo ai consumatori.