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Roma, 7 febbraio 2026 – L’inizio del 2026 segna una brusca interruzione della stabilità energetica che aveva caratterizzato la fine dell’anno precedente. Le famiglie e le imprese italiane si trovano oggi a fronteggiare una nuova ondata di rincari sulle forniture energetiche, un fenomeno che riaccende i riflettori sulle dinamiche dei mercati internazionali e sulla gestione delle risorse interne. Secondo le ultime rilevazioni, la tendenza al ribasso si è invertita proprio in queste settimane, costringendo l’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) e gli operatori del settore a monitorare con estrema attenzione la volatilità degli indici di riferimento.
Dopo un 2025 relativamente calmo, il mese di febbraio 2026 porta con sé segnali inequivocabili di tensione sui prezzi. Le cause sono molteplici e vanno ricercate in un mix di fattori climatici e tecnici che stanno mettendo sotto pressione le borse elettriche e del gas in tutta Europa. Questo scenario impone una nuova riflessione sulle strategie di risparmio e sugli investimenti in efficienza energetica necessari per mitigare l’impatto sui bilanci familiari e aziendali.
Analizzando i dati nudi e crudi, l’aumento è tangibile sia sul fronte elettrico che su quello del gas naturale. Per quanto riguarda l’energia elettrica, il PUN (Prezzo Unico Nazionale), che funge da riferimento per le tariffe indicizzate, ha registrato un incremento significativo. Secondo i dati forniti dal Gestore dei Mercati Energetici (GME), il valore del PUN per la giornata odierna, 7 febbraio 2026, si attesta intorno a 0,112 €/kWh, con una media mensile parziale che mostra un trend in crescita rispetto ai 0,115-0,117 €/kWh di fine 2025, segnalando picchi di volatilità giornaliera.
Ancora più evidente è la situazione del gas naturale. Secondo le quotazioni riportate da Trading Economics, il prezzo del gas sul mercato di riferimento europeo TTF è salito a 35,21 €/MWh nella seduta del 6 febbraio 2026, segnando un rialzo del 4,47% rispetto al giorno precedente e di oltre il 22% nell’ultimo mese. Anche il PSV (Punto di Scambio Virtuale) italiano risente di questa fiammata: secondo le analisi di settore, il prezzo parziale di gennaio e inizio febbraio ha superato la soglia psicologica di 0,35 €/Smc, attestandosi intorno a 0,356 €/Smc, in netto rialzo rispetto alle medie del mese di dicembre.
Ma cosa sta spingendo i prezzi verso l’alto proprio ora? Il fattore scatenante principale sembra essere di natura climatica. Un’ondata di freddo intenso ha colpito l’Europa e l’Italia nelle prime settimane del 2026, spingendo la domanda di gas per il riscaldamento ben oltre le medie stagionali. Secondo quanto riportato da Reuters e dalle piattaforme di analisi energetica, questo picco di consumi ha accelerato il prelievo dagli stoccaggi sotterranei.
I dati sulle riserve sono preoccupanti: gli stoccaggi europei sono scesi al 44% della capacità totale già a fine gennaio 2026, il livello più basso per questo periodo dell’anno dal 2022. Questa rapida erosione delle riserve ha innescato il timore che, in caso di ulteriori ondate di gelo o interruzioni nelle forniture via tubo (in particolare dalla Norvegia, soggetta a manutenzioni), l’Europa possa arrivare a fine inverno con i serbatoi pericolosamente vuoti, costringendo i mercati a prezzare un “premio al rischio” più alto.
Il ritorno dell’inflazione energetica non è una buona notizia per l’economia italiana, che sta cercando di consolidare la propria crescita. Costi energetici più alti si traducono inevitabilmente in un aumento dei costi di produzione per le imprese e in una riduzione del potere d’acquisto per le famiglie. Secondo le stime dell’OCSE, citate da Quotidiano Energia, il PIL italiano dovrebbe crescere di un modesto 0,6% nel 2026. Un rialzo sostenuto delle bollette potrebbe mettere a rischio anche questa timida crescita, drenando risorse che altrimenti sarebbero destinate ai consumi o agli investimenti.
Tuttavia, gli esperti invitano alla cautela senza cedere all’allarmismo. Nonostante i rincari di febbraio, le previsioni a lungo termine per il 2026 rimangono moderatamente ottimiste rispetto ai picchi della crisi del 2022. La Commissione Europea prevede che la media annuale dei prezzi del gas possa comunque risultare inferiore a quella del 2025, una volta superata la fase critica invernale e con il ripristino dei flussi di GNL (Gas Naturale Liquefatto) globale.
In sintesi, il febbraio 2026 si presenta come un mese di turbolenza per le bollette degli italiani, con aumenti trainati dal freddo e dalla gestione degli stoccaggi. Sebbene i fondamentali di lungo periodo suggeriscano un possibile rientro dei prezzi in primavera, la situazione attuale richiede vigilanza. Per i consumatori, il consiglio degli esperti di finanza personale rimane quello di monitorare attentamente le proprie offerte, valutando eventuali tariffe a prezzo fisso se la volatilità dovesse persistere, e di puntare sull’efficienza per ridurre i consumi alla fonte.
I rincari sono causati principalmente da un ondata di freddo intenso che ha colpito l Europa e l Italia, facendo impennare la domanda di gas per il riscaldamento. A questo fattore climatico si aggiunge il calo delle riserve negli stoccaggi, scesi al 44 per cento della capacità, e le tensioni sui mercati internazionali che hanno spinto al rialzo gli indici di riferimento energetici.
Secondo le ultime rilevazioni, il prezzo del gas al PSV ha superato la soglia di 0,356 euro al metro cubo, mentre il PUN dell energia elettrica si attesta intorno a 0,112 euro al kWh. Questi valori indicano un trend in crescita rispetto alla fine del 2025, con aumenti significativi registrati soprattutto sul mercato del gas naturale europeo TTF.
Vista la volatilità attuale dei mercati, gli esperti consigliano di monitorare attentamente le proprie offerte e valutare eventuali tariffe a prezzo fisso per proteggersi da ulteriori oscillazioni improvvise. È inoltre fondamentale puntare sull efficienza energetica per ridurre i consumi alla fonte, in attesa di un possibile rientro dei prezzi previsto per la primavera.
Nonostante i rincari di febbraio, le previsioni a lungo termine restano moderatamente ottimiste. La Commissione Europea stima che, una volta superata la fase critica invernale e con il ripristino dei flussi globali di GNL, la media annuale dei prezzi possa risultare inferiore a quella del 2025, suggerendo una discesa delle tariffe nei mesi primaverili.
Il livello degli stoccaggi è determinante perché riserve basse, come il 44 per cento registrato a gennaio 2026, generano timore di scarsità sui mercati. Questa situazione costringe gli operatori a pagare un premio al rischio più alto per assicurarsi la materia prima, un costo extra che si riflette inevitabilmente sulle bollette finali pagate da famiglie e imprese.