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Meta è nuovamente al centro di una tempesta regolatoria nel Vecchio Continente. La Commissione Europea ha formalmente accusato il colosso di Menlo Park di abuso di posizione dominante, contestando la strategia che esclude gli assistenti di intelligenza artificiale di terze parti dalla piattaforma WhatsApp a favore della propria soluzione proprietaria, Meta AI. La notizia, confermata da fonti ufficiali di Bruxelles nella giornata di ieri, segna un punto di svolta nella regolamentazione dei mercati digitali e dell’AI.
L’esecutivo comunitario ha inviato all’azienda guidata da Mark Zuckerberg una comunicazione degli addebiti, il passo formale che apre la procedura d’infrazione. Secondo l’accusa, le nuove policy di Meta, entrate in vigore all’inizio del 2026, creerebbero un vantaggio sleale per il proprio chatbot, soffocando la concorrenza in un settore cruciale come quello del machine learning e degli assistenti virtuali. La Commissione ha inoltre annunciato l’intenzione di adottare “misure provvisorie” urgenti per ripristinare la competizione mentre l’indagine prosegue.
Il cuore della contestazione risiede nell’aggiornamento dei termini di servizio di WhatsApp Business, annunciato nell’ottobre 2025 ed entrato pienamente in vigore il 15 gennaio 2026. Secondo la Commissione Europea, queste modifiche hanno di fatto estromesso i fornitori di servizi di intelligenza artificiale generativa concorrenti, impedendo loro di utilizzare le API di WhatsApp per raggiungere gli utenti finali.
Teresa Ribera, Vicepresidente Esecutiva responsabile per la Concorrenza, ha sottolineato la gravità della situazione: “Dobbiamo proteggere una concorrenza effettiva in questo settore dinamico. Non possiamo permettere alle aziende tecnologiche dominanti di sfruttare illegalmente la loro posizione per procurarsi un vantaggio sleale”. Bruxelles teme che, senza un intervento rapido, il mercato degli assistenti basati su LLM (Large Language Models) possa subire danni “gravi e irreparabili”, con i concorrenti più piccoli emarginati in modo permanente.
Un aspetto rilevante della vicenda è il ruolo pionieristico svolto dall’Italia. La procedura avviata dalla Commissione riguarda infatti l’intero Spazio Economico Europeo ad eccezione proprio del nostro Paese. Questo perché l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) aveva già giocato d’anticipo, imponendo misure cautelari simili a Meta già nel dicembre 2025.
L’Antitrust italiano aveva rilevato come l’integrazione nativa ed esclusiva di Meta AI su WhatsApp costituisse un potenziale abuso, ordinando all’azienda di mantenere aperte le porte ai chatbot rivali. Di conseguenza, gli utenti italiani con prefisso +39 sono stati temporaneamente esentati dal blocco che ha colpito il resto d’Europa, potendo continuare ad accedere a servizi di automazione e assistenza forniti da terze parti.
La risposta di Meta non si è fatta attendere. Un portavoce dell’azienda ha respinto le accuse, definendo l’intervento dell’UE ingiustificato. La linea difensiva del gruppo si basa su due argomentazioni principali: la natura tecnica della piattaforma e la disponibilità di canali alternativi.
Secondo Meta, le API di WhatsApp Business non sono state progettate per supportare il carico di lavoro generato dai chatbot di intelligenza artificiale generica di terze parti, e l’esclusione sarebbe quindi dettata da necessità di stabilità del sistema. Inoltre, l’azienda sostiene che WhatsApp non sia un canale di distribuzione essenziale (o “gatekeeper” in senso stretto per questo specifico servizio), dato che gli utenti possono accedere agli assistenti AI tramite app store, siti web e sistemi operativi.
La mossa di Bruxelles si inserisce in un contesto più ampio di sorveglianza sui giganti del tech. L’obiettivo è evitare che il controllo sulle piattaforme di messaggistica si traduca automaticamente in un monopolio sui servizi di nuova generazione basati su algoritmi avanzati e deep learning. Se WhatsApp, che domina il mercato della messaggistica in Europa, diventasse un canale esclusivo per Meta AI, le barriere all’ingresso per startup e competitor come OpenAI o Anthropic diventerebbero insormontabili.
Le misure provvisorie che l’UE si appresta a varare potrebbero obbligare Meta a revocare immediatamente le restrizioni, riaprendo le API di WhatsApp agli sviluppatori terzi in attesa della conclusione definitiva dell’indagine antitrust, che potrebbe richiedere ancora mesi.
L’azione dell’Antitrust UE contro Meta rappresenta un segnale inequivocabile: l’Europa non intende lasciare che la partita dell’intelligenza artificiale venga decisa unilateralmente dalle Big Tech attraverso pratiche di chiusura delle piattaforme. Mentre l’indagine prosegue, l’attenzione si sposta ora sull’effettiva implementazione delle misure provvisorie e sulla capacità di Meta di adattare il proprio modello di business alle stringenti normative comunitarie sulla concorrenza.
La Commissione Europea ha contestato a Meta la strategia di escludere gli assistenti di intelligenza artificiale di terze parti dalla piattaforma WhatsApp. Secondo l’accusa, le nuove policy entrate in vigore nel 2026 impediscono ai concorrenti di utilizzare le API di WhatsApp Business, favorendo in modo sleale la soluzione proprietaria Meta AI. Questo comportamento limiterebbe la libera concorrenza in un settore cruciale come quello del machine learning, spingendo Bruxelles ad avviare una procedura d’infrazione per proteggere il mercato degli assistenti virtuali.
Con l’aggiornamento dei termini di servizio, Meta ha creato un recinto chiuso che impedisce ai fornitori di intelligenza artificiale generativa rivali di raggiungere gli utenti finali tramite WhatsApp. Di fatto, l’integrazione nativa ed esclusiva di Meta AI diventa l’unica opzione disponibile sulla piattaforma di messaggistica, estromettendo startup e competitor consolidati. L’Unione Europea teme che questa mossa possa causare danni irreparabili al settore, rendendo insormontabili le barriere all’ingresso per altri sviluppatori di algoritmi avanzati.
L’Italia rappresenta un’eccezione nello Spazio Economico Europeo perché l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nota come AGCM, aveva già agito in anticipo rispetto a Bruxelles. Nel dicembre 2025, l’Antitrust italiano ha imposto misure cautelari a Meta, ordinando di mantenere la piattaforma aperta ai chatbot rivali. Di conseguenza, gli utenti con prefisso telefonico italiano +39 sono stati temporaneamente esentati dal blocco e possono continuare ad accedere a servizi di automazione e assistenza forniti da terze parti.
Meta respinge le accuse sostenendo che le API di WhatsApp Business non sono state progettate tecnicamente per supportare il carico di lavoro generato dai chatbot di intelligenza artificiale generica di terze parti. L’azienda afferma che l’esclusione è necessaria per garantire la stabilità del sistema. Inoltre, il gruppo di Menlo Park argomenta che WhatsApp non costituisce un canale di distribuzione essenziale, poiché gli utenti possono accedere agli assistenti AI concorrenti attraverso altri mezzi come app store, siti web e sistemi operativi.
La Commissione Europea ha annunciato l’intenzione di varare misure provvisorie urgenti per ripristinare immediatamente la competizione mentre l’indagine prosegue. Queste azioni potrebbero obbligare Meta a revocare le restrizioni e a riaprire le API di WhatsApp agli sviluppatori terzi in attesa della conclusione definitiva dell’istruttoria antitrust. L’obiettivo è evitare che il dominio nel settore della messaggistica si trasformi automaticamente in un monopolio sui servizi di nuova generazione basati su Large Language Models.