Questa è una versione PDF del contenuto. Per la versione completa e aggiornata, visita:
https://blog.tuttosemplice.com/concorsi-pubblici-a-roma-centralizzazione-e-stangata-per-i-candidati/
Verrai reindirizzato automaticamente...
Roma è tornata a essere l’epicentro indiscusso del reclutamento pubblico italiano. Se durante la fase pandemica e l’immediato post-Covid si era tentata la strada della decentralizzazione con prove su tablet sparse per la penisola, il 2025 e l’inizio del 2026 segnano un’inversione di tendenza. Con il nuovo piano di assunzioni della Pubblica Amministrazione, che prevede decine di migliaia di ingressi entro il 2028, la Capitale si trasforma regolarmente in una gigantesca aula d’esame a cielo aperto. Un fenomeno che, se da un lato risponde a esigenze di standardizzazione e controllo da parte della Commissione RIPAM, dall’altro genera un notevole indotto economico per la città e un costo spesso oneroso per chi cerca un impiego stabile.
Secondo le ultime disposizioni normative, rafforzate dal Decreto PA (DL 25/2025), la gestione dei concorsi è sempre più accentrata. La Nuova Fiera di Roma, situata lungo la via Portuense, è divenuta il simbolo di questa stagione: i suoi padiglioni ospitano regolarmente migliaia di candidati per volta. Solo nel gennaio 2026, concorsi di alto profilo come quello per la Banca d’Italia hanno richiamato oltre 16.000 aspiranti per poche decine di posti. Questa centralizzazione, voluta per garantire uniformità di giudizio e ridurre i tempi delle procedure (l’obiettivo del Ministro Zangrillo è tagliare i tempi del 30%), costringe tuttavia una massa critica di persone a convergere fisicamente nel Lazio.
Partecipare a un concorso pubblico ha un costo d’ingresso nominale basso: la tassa di partecipazione si aggira solitamente sui 10-15 euro, pagabili via PagoPA. Tuttavia, per i candidati fuori sede, esiste una “tassa occulta” ben più pesante. Secondo le stime delle associazioni di categoria e i forum dei concorsisti, la spesa media per partecipare a una singola prova scritta a Roma oscilla tra i 200 e i 400 euro a persona. Questa cifra comprende:
Per un giovane disoccupato del Sud o del Nord Italia, tentare tre o quattro concorsi l’anno significa investire oltre mille euro, creando una barriera all’ingresso che penalizza le fasce economicamente più deboli.
Se per i candidati è una spesa, per Roma è un affare. L’indotto generato dal “turismo concorsuale” è una voce di bilancio non trascurabile per il settore terziario romano. Albergatori, ristoratori e tassisti beneficiano dei flussi costanti generati dalle selezioni pubbliche. La stessa Fiera di Roma, affittando i padiglioni a Formez PA e ai Ministeri, garantisce la sostenibilità delle proprie strutture. Si stima che ogni grande concorso (sopra i 10.000 iscritti) porti nelle casse delle attività romane svariati milioni di euro in pochi giorni, trasformando la speranza di un posto fisso in un motore economico tangibile per il territorio laziale.
Uno dei motori principali di questo fenomeno è l’INPS. Il Piano dei Fabbisogni di Personale 2026-2028, approvato di recente, prevede quasi 7.000 nuove assunzioni per coprire il turnover e gestire l’aumento delle pratiche legate alle pensioni e all’assegno unico. Questi contratti, ambitissimi per la stabilità che offrono, attireranno decine di migliaia di candidati. Anche se alcune prove preselettive potrebbero essere svolte in sedi decentrate, le fasi finali e gli orali di questi maxi-concorsi convergeranno quasi certamente su Roma, alimentando ulteriormente il circuito economico descritto.
La strategia di centralizzare i concorsi a Roma risponde a una logica di efficienza amministrativa e di controllo che, dopo gli esperimenti pandemici, sembra essere tornata prioritaria per il Governo. Tuttavia, il rovescio della medaglia è un sistema che scarica sui singoli cittadini i costi logistici della selezione. Mentre la Capitale beneficia economicamente di questo flusso continuo di aspiranti dipendenti pubblici, resta aperto il dibattito sull’equità di un modello che, di fatto, rende la ricerca di un impiego statale un investimento oneroso, accessibile più facilmente a chi ha già le spalle coperte.
Dopo la fase di decentralizzazione dovuta alla pandemia, dal 2025 si assiste a un ritorno alla centralizzazione presso la Nuova Fiera di Roma. Questa scelta risponde a esigenze di standardizzazione delle procedure e controllo da parte della Commissione RIPAM. Inoltre, il Ministro Zangrillo punta a ridurre i tempi delle procedure del 30 per cento, accentrando la gestione per garantire uniformità di giudizio, nonostante ciò comporti disagi logistici per i candidati che devono raggiungere la Capitale.
Sebbene la tassa di partecipazione sia contenuta, tra i 10 e i 15 euro, i candidati che non risiedono nel Lazio devono affrontare una spesa stimata tra i 200 e i 400 euro per singola prova. Questa cifra include i costi di trasporto come treni alta velocità o aerei, spesso prenotati con scarso anticipo, il pernottamento in hotel o B&B con tariffe elevate e le spese per vitto e spostamenti urbani. Si tratta di una spesa ingente che penalizza chi ha meno disponibilità economica.
Il recente Piano dei Fabbisogni di Personale approvato dall INPS prevede l inserimento di quasi 7.000 nuove risorse entro il 2028. Queste assunzioni servono a coprire il turnover e a gestire l incremento delle pratiche amministrative. Sebbene alcune fasi preselettive possano svolgersi altrove, è molto probabile che le prove scritte finali e gli orali convergano su Roma, confermando la tendenza alla centralizzazione dei grandi concorsi pubblici.
I diari delle prove vengono spesso pubblicati con un preavviso molto breve, solitamente di soli 15 o 20 giorni rispetto alla data di esame. Questa tempistica ristretta rende difficile per i candidati trovare biglietti di viaggio e alloggi a prezzi accessibili, costringendoli a subire i rincari dell ultimo minuto. Tale dinamica contribuisce significativamente all aumento dei costi complessivi per chi deve raggiungere la Capitale da altre regioni italiane.
Il fenomeno del turismo concorsuale genera un notevole indotto per il settore terziario romano. Albergatori, ristoratori, tassisti e la stessa Fiera di Roma beneficiano dei flussi costanti di migliaia di candidati. Si stima che ogni grande selezione con oltre 10.000 iscritti porti nelle casse delle attività locali svariati milioni di euro in pochi giorni, trasformando le procedure di reclutamento statale in un motore economico fondamentale per il territorio laziale.