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Una serata di tensioni e proteste si è trasformata in tragedia a Gerusalemme, dove un autobus ha investito un gruppo di manifestanti ultraortodossi, causando la morte di un giovane e il ferimento di altre persone. L’incidente è avvenuto nel contesto delle accese manifestazioni della comunità Haredi contro l’introduzione della leva militare obbligatoria, un tema che sta lacerando il tessuto sociale israeliano. La vittima è stata identificata come Yosef Eisenthal, un ragazzo di soli 14 anni residente nel quartiere di Ramot.
Mentre le strade della capitale israeliana sono segnate dal lutto e dalla rabbia, sul fronte diplomatico si registrano movimenti significativi per il futuro della Striscia di Gaza. Secondo fonti mediatiche del Medio Oriente, una delegazione di Hamas è attesa al Cairo per avviare i colloqui sulla cosiddetta "fase 2" degli accordi di tregua, segnando un potenziale punto di svolta nei negoziati in corso.
Il drammatico evento si è verificato all’incrocio tra le strade Shamgar e Yirmiyahu, nei pressi dell’area di Romema, una zona centrale per la comunità ultraortodossa. Secondo le prime ricostruzioni fornite dalla polizia e riportate dai media locali, centinaia di manifestanti avevano bloccato l’arteria stradale per protestare contro la coscrizione obbligatoria. L’autista dell’autobus, trovandosi circondato e — secondo la sua testimonianza — aggredito dalla folla, avrebbe perso il controllo del mezzo o tentato una manovra disperata per allontanarsi, finendo per travolgere i presenti.
I soccorritori giunti sul posto hanno tentato invano di rianimare il quattordicenne Yosef Eisenthal, rimasto intrappolato sotto il veicolo, ma per il giovane non c’è stato nulla da fare. Altri tre manifestanti sono rimasti feriti in modo lieve e sono stati trasportati agli ospedali cittadini. L’autista è stato immediatamente arrestato dalle forze dell’ordine per essere interrogato e chiarire l’esatta dinamica dei fatti, mentre la polizia ha dovuto scortare via i propri agenti e i giornalisti presenti, rifugiatisi in un negozio vicino per sfuggire all’ira della folla.
La morte del giovane ha scatenato un terremoto politico. I partiti ultraortodossi, pilastro della coalizione di governo, hanno espresso indignazione e dolore. Il partito Shas si è dichiarato "sconvolto fino alle profondità dell’anima", chiedendo un’indagine rigorosa, mentre il leader di United Torah Judaism, Yitzhak Goldknopf, ha condannato quello che ha definito un "disprezzo per la vita umana". Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha espresso le sue condoglianze alla famiglia Eisenthal, promettendo un’inchiesta approfondita e lanciando un appello alla calma per prevenire un’ulteriore escalation di violenza.
Questo incidente acuisce la frattura interna in Israele riguardante l’arruolamento degli studenti di Yeshiva (le scuole religiose). La Corte Suprema ha più volte ribadito la necessità di una legge uguale per tutti, eliminando le storiche esenzioni per gli ultraortodossi, una mossa che la comunità religiosa vede come un attacco alla propria identità e stile di vita. Le proteste di queste ore sono la diretta conseguenza di questo braccio di ferro istituzionale.
Parallelamente alla crisi interna, lo scenario geopolitico vede nuovi sviluppi. Secondo quanto riportato dal quotidiano panarabo Asharq al-Awsat e confermato da diverse fonti diplomatiche, una delegazione di Hamas guidata dal capo negoziatore Khalil al-Hayya è attesa al Cairo. L’obiettivo è discutere la "fase 2" dell’accordo di cessate il fuoco per la Striscia di Gaza.
I colloqui, mediati da Egitto, Qatar e Stati Uniti, dovrebbero concentrarsi sulla creazione di un comitato di tecnocrati palestinesi per l’amministrazione della Striscia, un passo cruciale per la gestione post-bellica e la distribuzione degli aiuti umanitari. Inoltre, si discuterà del rilascio degli ostaggi rimanenti e del ritiro progressivo delle truppe israeliane dai centri abitati di Gaza. Fonti vicine a Fatah sottolineano l’importanza del ruolo egiziano nel superare gli ostacoli posti dall’attuale governo israeliano, rendendo questi negoziati vitali per la stabilità regionale.
La giornata del 7 gennaio 2026 fotografa un Israele diviso su due fronti critici. Da un lato, la tragedia di Gerusalemme evidenzia l’insostenibile tensione sociale interna tra laici e religiosi, esacerbata dalla questione della leva militare. Dall’altro, i movimenti diplomatici al Cairo offrono un timido spiraglio per la risoluzione del conflitto a Gaza, sebbene la strada verso una pace duratura appaia ancora lunga e complessa. La capacità del governo di gestire contemporaneamente la rabbia delle piazze ultraortodosse e le pressioni internazionali per la tregua determinerà gli scenari futuri dell’intera regione.
Un autobus ha investito un gruppo di manifestanti nel quartiere di Romema causando la morte del giovane Yosef Eisenthal e diversi feriti. Il drammatico evento è avvenuto mentre la folla bloccava le strade per protestare contro la leva obbligatoria. La polizia ha arrestato il conducente che ha dichiarato di aver perso il controllo del mezzo dopo essersi sentito minacciato dalla folla circostante.
Le proteste scaturiscono dalla decisione della Corte Suprema di eliminare le storiche esenzioni dal servizio militare per gli studenti delle scuole religiose. La comunità Haredi vede la coscrizione obbligatoria come un attacco al proprio stile di vita e identità religiosa. Questo scontro istituzionale ha generato forti tensioni sociali tra la componente laica e quella ultraortodossa della popolazione israeliana.
I colloqui al Cairo mirano a definire la seconda fase della tregua che prevede la creazione di un comitato tecnico palestinese per amministrare Gaza e gestire gli aiuti umanitari nel dopoguerra. I mediatori lavorano anche per ottenere il rilascio degli ostaggi restanti e il ritiro delle forze israeliane dai centri abitati. Questo passaggio diplomatico è ritenuto fondamentale per la stabilità futura della regione.
La morte del quattordicenne ha provocato la dura reazione dei partiti ultraortodossi che sostengono il governo chiedendo giustizia immediata e parlando di disprezzo per la vita umana. Il premier Netanyahu ha espresso cordoglio alla famiglia promettendo chiarezza sulla dinamica dei fatti. Tuttavia la priorità politica resta quella di mantenere la calma per evitare una escalation di violenza civile in un momento già critico per il paese.