Questa è una versione PDF del contenuto. Per la versione completa e aggiornata, visita:
Verrai reindirizzato automaticamente...
ZURIGO – Il mondo è entrato ufficialmente in una "nuova fase di competizione", un’era caratterizzata da fratture geopolitiche profonde e da una corsa tecnologica senza precedenti che rischia di lasciare indietro le società meno resilienti. È questo il messaggio allarmante che emerge dal Global Risks Report 2026, pubblicato il 14 gennaio dal World Economic Forum (WEF) in collaborazione con Zurich Insurance Group e Marsh McLennan. In un contesto in cui la cooperazione internazionale sembra cedere il passo a strategie di sopravvivenza nazionale, i business leader globali si trovano a navigare in acque mai così turbolente.
Secondo il rapporto, giunto alla sua 21esima edizione, il 57% degli esperti intervistati prevede uno scenario globale "turbolento o tempestoso" per il prossimo decennio. Se negli anni passati la preoccupazione principale era legata alla pandemia o all’inflazione immediata, il 2026 si apre sotto il segno del confronto geoeconomico, identificato come il rischio numero uno per l’anno in corso. Le imprese non devono più solo preoccuparsi dei concorrenti di mercato, ma di un contesto in cui le leve economiche vengono utilizzate come armi strategiche tra potenze rivali.
Questa frammentazione non è solo un problema teorico per i diplomatici a Davos, ma una realtà operativa che impatta bilanci, catene di approvvigionamento e la gestione quotidiana dei rischi, costringendo il settore delle assicurazioni a ripensare radicalmente i propri modelli di protezione e previsione.
Il rapporto delinea una gerarchia dei rischi in rapida evoluzione. Nel breve termine (12 mesi), oltre al confronto geoeconomico, preoccupano i conflitti armati tra stati e gli eventi meteorologici estremi. Tuttavia, allargando lo sguardo ai prossimi due anni, emergono con prepotenza le sfide legate alla coesione sociale: la disinformazione e la polarizzazione sociale salgono rispettivamente al secondo e terzo posto tra i rischi più percepiti.
La tecnologia gioca un ruolo ambivalente in questo scenario. Da un lato rappresenta il motore della crescita, dall’altro un acceleratore di instabilità. L’intelligenza artificiale e il quantum computing, secondo il report, stanno ridefinendo non solo i mercati ma gli stessi equilibri di potere. Le infrastrutture critiche, dai cavi sottomarini ai sistemi satellitari, sono sempre più esposte a minacce ibride, fisiche e cibernetiche. Per le aziende, questo significa che le tradizionali polizze a copertura dei danni materiali potrebbero non essere più sufficienti senza un’adeguata integrazione di coperture cyber e business interruption.
Secondo Andrew George, President Specialty di Marsh Risk, l’acuirsi delle divisioni è il cuore pulsante dei rischi sociali odierni: "Dalla frammentazione sociale alle disuguaglianze, fino al peggioramento della salute e del benessere, le società divise sono spinte verso il limite dell’instabilità". Questo scenario mette pressione sui sistemi di welfare statali, rendendo sempre più centrale il ruolo delle assicurazioni private nei rami vita e infortuni per garantire una rete di sicurezza ai cittadini.
Le tensioni macroeconomiche descritte nel Global Risks Report 2026 hanno ricadute dirette sui costi operativi delle imprese e sulle tasche dei consumatori. L’inflazione, alimentata dalle barriere commerciali e dall’instabilità delle supply chain, continua a esercitare pressione sui premi assicurativi in tutti i settori.
Non si tratta solo di grandi rischi industriali. L’onda lunga dell’instabilità tocca anche il mercato retail. L’aumento dei costi di riparazione e la volatilità dei mercati finanziari influenzano, ad esempio, il settore della RCA (Responsabilità Civile Auto), dove le compagnie devono bilanciare la necessità di mantenere tariffe competitive con l’aumento dei costi medi dei risarcimenti. Allo stesso modo, le polizze infortuni e salute devono adattarsi a un contesto demografico e sociale in mutamento, dove il supporto pubblico potrebbe ridursi a causa delle priorità di bilancio statali focalizzate sulla difesa o sulla sicurezza energetica.
In questo quadro, Paolo Scaroni, Presidente di Zurich Italia, ha sottolineato l’importanza di una visione lungimirante: "Le crescenti disuguaglianze sociali, le tensioni geopolitiche e l’accelerazione tecnologica richiedono un approccio collaborativo". Il messaggio è chiaro: in un mondo frammentato, la resilienza non si costruisce da soli. Le imprese devono investire in prevenzione e trasferire il rischio residuo attraverso soluzioni assicurative sempre più sofisticate.
Un dato preoccupante rilevato dal report è la percezione del rischio ambientale. Sebbene i rischi legati al clima dominino incontrastati l’orizzonte a dieci anni, nel breve termine sembrano essere stati de-prioritizzati dai leader globali, distratti dalle urgenze geopolitiche. Questo "strabismo temporale" è pericoloso. Gli eventi meteorologici estremi non aspettano la fine delle guerre commerciali.
Per il settore delle assicurazioni, questo rappresenta una sfida doppia: gestire l’aumento della frequenza dei sinistri catastrofali (NatCat) e contemporaneamente educare i clienti sulla necessità di mantenere alte le coperture, anche quando l’attenzione mediatica è focalizzata altrove. La sostenibilità a lungo termine del modello assicurativo dipende dalla capacità di prezzare correttamente questi rischi oggi, per garantire la solvibilità e la capacità di pagare i risarcimenti domani.
Il Global Risks Report 2026 dipinge un affresco complesso, dove la competizione ha sostituito la cooperazione come paradigma dominante. Per le imprese italiane e globali, il messaggio è duplice: prepararsi a una volatilità endemica e rafforzare le proprie difese. Non è più sufficiente reagire alle crisi; è necessario anticiparle.
In questo scenario, il valore di una solida copertura assicurativa va oltre il semplice rimborso finanziario; diventa uno strumento strategico di stabilità. Che si tratti di proteggere asset fisici, di garantire la continuità operativa o di tutelare il capitale umano attraverso polizze vita e infortuni, la gestione del rischio sarà la competenza chiave per sopravvivere e prosperare nella nuova era della competizione globale.
Il rapporto identifica il confronto geoeconomico come il rischio numero uno, segnando il passaggio in una nuova era di competizione tra potenze. Oltre alle tensioni economiche, preoccupano i conflitti armati e gli eventi meteorologici estremi, mentre la cooperazione internazionale cede il passo a strategie di sopravvivenza nazionale.
La frammentazione globale trasforma le leve economiche in armi strategiche, colpendo duramente le catene di approvvigionamento e i bilanci aziendali. Le imprese devono affrontare una volatilità endemica investendo in prevenzione e adottando coperture assicurative sofisticate che includano rischi cyber e interruzione delle attività.
Tecnologie come la intelligenza artificiale e il quantum computing agiscono sia come motori di crescita che come acceleratori di instabilità, ridefinendo gli equilibri di potere. Le infrastrutture critiche diventano bersagli di minacce ibride, rendendo le polizze tradizionali insufficienti senza una adeguata integrazione di protezioni cibernetiche.
Nei prossimi due anni, la disinformazione e la polarizzazione sociale rappresentano le sfide principali per la coesione interna degli stati. Queste fratture sociali mettono sotto pressione i sistemi di welfare pubblico, aumentando la necessità di soluzioni assicurative private per garantire la sicurezza dei cittadini.
Sebbene i rischi climatici dominino le previsioni a dieci anni, nel breve termine subiscono una pericolosa de-prioritizzazione a causa delle urgenze geopolitiche. Questo strabismo temporale è rischioso poiché gli eventi meteorologici estremi continuano a causare sinistri catastrofali che richiedono una gestione immediata e lungimirante.