Versione PDF di: Groenlandia: le mire di Trump tra terre rare e rotte artiche

Questa è una versione PDF del contenuto. Per la versione completa e aggiornata, visita:

https://blog.tuttosemplice.com/groenlandia-le-mire-di-trump-tra-terre-rare-e-rotte-artiche/

Verrai reindirizzato automaticamente...

Groenlandia: le mire di Trump tra terre rare e rotte artiche

Autore: Francesco Zinghinì | Data: 6 Gennaio 2026

6 gennaio 2026 – L’Artico è tornato prepotentemente al centro dello scacchiere geopolitico mondiale. Quella che nel 2019 sembrava una provocazione estemporanea dell’allora Presidente Donald Trump – l’idea di acquistare la Groenlandia – si è trasformata in questo inizio di 2026 in una strategia di politica estera aggressiva e strutturata. Secondo le ultime notizie battute dalle agenzie internazionali, l’amministrazione Trump ha rinnovato ufficialmente l’interesse per il territorio autonomo danese, scatenando una dura reazione diplomatica da parte dell’Europa e dei vertici NATO.

La notizia, riportata da Sky TG24 e dalle principali testate internazionali, evidenzia come la Casa Bianca consideri ormai l’isola non solo come un asset strategico, ma come una necessità imperativa per la sicurezza nazionale americana. A differenza del passato, la retorica si è fatta più incalzante: fonti diplomatiche citano la recente nomina di inviati speciali e dichiarazioni che non escludono pressioni economiche o diplomatiche di alto livello su Copenaghen. Al centro della contesa non c’è solo l’orgoglio territoriale, ma due driver fondamentali dell’economia e della sicurezza del futuro: le materie prime critiche e le nuove rotte marittime aperte dallo scioglimento dei ghiacci.

Il tesoro sotto il ghiaccio: la corsa alle terre rare

La Groenlandia non è semplicemente un’enorme distesa di ghiaccio; è uno dei più grandi depositi non sfruttati di minerali al mondo. Secondo i dati del Geological Survey of Denmark and Greenland, il sottosuolo dell’isola custodisce vasti giacimenti di terre rare, uranio, zinco e oro. In particolare, l’interesse americano si concentra sui metalli necessari per la transizione tecnologica e militare: neodimio, praseodimio e disprosio, elementi essenziali per la costruzione di magneti permanenti usati nei motori dei veicoli elettrici, nelle turbine eoliche e, soprattutto, nei sistemi di guida missilistica e nei caccia F-35.

Attualmente, la Cina domina oltre l’80% della catena di approvvigionamento globale delle terre rare. Per Washington, assicurarsi il controllo – o quantomeno un accesso privilegiato ed esclusivo – alle risorse groenlandesi significa affrancarsi dalla dipendenza da Pechino. Il giacimento di Kvanefjeld, nel sud dell’isola, è considerato uno dei più grandi depositi multi-elemento al mondo. La mossa di Trump, dunque, va letta come un tentativo di blindare la supply chain tecnologica americana per i prossimi decenni, sottraendola all’influenza dei competitor asiatici che negli ultimi anni hanno tentato, con alterne fortune, di investire nel settore minerario locale.

Autostrade polari: la nuova geografia delle rotte marittime

Il secondo fattore che rende la Groenlandia un obiettivo irrinunciabile per la strategia “America First” è il cambiamento climatico. Lo scioglimento della calotta polare sta rendendo sempre più navigabili le rotte artiche, in particolare il Passaggio a Nord-Ovest. Queste nuove “autostrade del mare” promettono di rivoluzionare il commercio globale, riducendo drasticamente i tempi di percorrenza tra Asia, Europa e Nord America rispetto ai tradizionali passaggi attraverso i canali di Suez o Panama.

Chi controlla la Groenlandia controlla l’accesso all’Atlantico del Nord e monitora il traffico lungo queste nuove arterie commerciali. La Russia ha già militarizzato pesantemente la sua costa artica e la Cina si è autodefinita uno “stato vicino all’Artico”, cercando di inserire la regione nella sua Via della Seta Polare. In questo contesto, gli Stati Uniti vedono l’isola come un baluardo difensivo essenziale. Non è un caso che Trump abbia citato la presenza di “navi russe e cinesi” come giustificazione per la necessità di un controllo più diretto, trasformando una questione commerciale in un’emergenza di sicurezza nazionale.

La fortezza Thule e il nodo della sicurezza

La presenza militare USA sull’isola è già una realtà consolidata. La base aerea di Thule (recentemente rinominata Pituffik Space Base) è l’installazione militare americana più a nord del mondo. Situata a soli 1.500 km dal Polo Nord, ospita radar vitali per il sistema di allerta precoce contro i missili balistici intercontinentali e per il monitoraggio spaziale. Tuttavia, l’attuale amministrazione sembra ritenere che l’accordo di difesa del 1951 con la Danimarca non sia più sufficiente a garantire la proiezione di potenza necessaria in un Artico sempre più affollato e conteso.

L’idea di “comprare” la sovranità, o di forzare un protettorato di fatto, nasce dalla volontà di avere mano libera nell’espansione delle infrastrutture militari senza dover passare per le complesse negoziazioni con il governo locale di Nuuk e quello centrale di Copenaghen, che negli ultimi anni hanno posto forti vincoli ambientali e sociali allo sfruttamento del territorio.

La risposta dell’Europa: “I confini non si toccano”

La reazione del Vecchio Continente non si è fatta attendere. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, un gruppo di paesi europei e leader diplomatici, definiti i “Volenterosi sulla Groenlandia”, ha fatto quadrato attorno alla Danimarca. Il messaggio recapitato a Washington è netto: «La Groenlandia fa parte della NATO, i confini sono un principio inviolabile». Questa dichiarazione sottolinea un paradosso pericoloso: un membro dell’Alleanza Atlantica (gli USA) che mette in discussione l’integrità territoriale di un altro membro (la Danimarca).

I leader UE hanno replicato a Trump ricordando che la Groenlandia non è un asset immobiliare in vendita, ma un territorio con una propria popolazione e un governo autonomo (Naalakkersuisut) che ha più volte ribadito: «Siamo aperti agli affari, non alla vendita». La premier danese Mette Frederiksen, già protagonista di un duro scambio con Trump nel 2019, ha ricevuto la solidarietà delle cancellerie europee. La questione rischia di aprire una frattura profonda in seno alla NATO proprio nel momento in cui l’unità transatlantica è fondamentale per fronteggiare le crisi globali.

Conclusioni

Il rinnovato assalto diplomatico di Trump alla Groenlandia nel 2026 non può essere liquidato come una stravaganza. È la manifestazione di una dottrina geopolitica che vede nell’Artico il prossimo grande teatro di scontro tra superpotenze. La combinazione di risorse minerarie indispensabili per l’high-tech e la posizione strategica sulle rotte del futuro rende l’isola il “terreno più prezioso” del pianeta. Se da un lato gli Stati Uniti cercano di blindare la propria sicurezza energetica e militare, dall’altro l’Europa e la Danimarca si trovano a difendere non solo un territorio, ma il principio stesso della sovranità nazionale e del diritto internazionale. La partita per il Grande Nord è appena iniziata, e il suo esito definirà gli equilibri globali dei prossimi decenni.

Domande frequenti

Perché gli Stati Uniti vogliono acquistare la Groenlandia?

L’interesse americano nasce dalla necessità di controllare le vaste risorse di terre rare presenti nel sottosuolo, fondamentali per l’industria tecnologica e militare, riducendo così la dipendenza dalla Cina. Inoltre, la posizione geografica dell’isola è cruciale per il controllo delle nuove rotte marittime artiche e per il rafforzamento della sicurezza nazionale tramite basi militari avanzate come quella di Thule.

Quali risorse minerarie si trovano in Groenlandia?

Il sottosuolo groenlandese contiene giacimenti di neodimio, praseodimio, disprosio, uranio, zinco e oro. Questi materiali sono essenziali per la transizione energetica e la difesa, venendo impiegati nella costruzione di veicoli elettrici, turbine eoliche e sistemi missilistici come i caccia F-35. Il giacimento di Kvanefjeld è considerato uno dei depositi più ricchi al mondo per questi elementi strategici.

Che importanza hanno le nuove rotte artiche per il commercio?

Lo scioglimento dei ghiacci sta rendendo navigabile il Passaggio a Nord-Ovest, creando nuove autostrade del mare che accorciano drasticamente i tempi di trasporto tra Asia, Europa e America. Chi controlla la Groenlandia gestisce l’accesso strategico all’Atlantico del Nord, monitorando il traffico commerciale e militare in un’area sempre più contesa da potenze rivali come la Russia e la Cina.

Come hanno reagito la Danimarca e l’Europa alla proposta?

La reazione è stata di ferma opposizione. Il governo danese e i leader europei hanno ribadito che la Groenlandia non è in vendita, sottolineando l’inviolabilità dei confini e la sovranità del popolo groenlandese. Questa situazione ha creato tensioni diplomatiche all’interno della NATO, con l’Europa che difende il principio secondo cui un territorio abitato e autonomo non può essere trattato come una semplice merce di scambio.

Qual è il ruolo strategico della base di Thule?

La base aerea di Thule, recentemente rinominata Pituffik Space Base, è l’installazione militare americana più a nord del mondo. Situata a breve distanza dal Polo Nord, ospita radar vitali per l’allerta precoce contro i missili balistici intercontinentali e per il monitoraggio spaziale. Per Washington, potenziare questo avamposto è essenziale per garantire la difesa contro le minacce nell’Artico senza dover sottostare a complessi vincoli negoziali.