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È lunedì 12 gennaio 2026 e sui mercati finanziari si respira un’aria di cauta euforia mista a pragmatismo. Lasciatoci alle spalle un 2025 da incorniciare, che ha visto Piazza Affari registrare la sua migliore performance dal 2000 con un rialzo complessivo vicino al 30%, investitori e analisti si interrogano ora sulle mosse per il nuovo anno. Se il 2025 è stato l’anno del "tutto sale", trainato dal calo dell’inflazione e dalla corsa dei bancari, il 2026 si preannuncia come l’anno della selezione.
L’euforia dei mesi scorsi, che ha portato il Ftse Mib a mettere nel mirino la soglia psicologica dei 50.000 punti, lascia spazio a valutazioni più fondamentali. Non siamo di fronte a un’inversione di tendenza, ma a una necessaria rotazione settoriale. Secondo le principali case d’investimento, la liquidità rimarrà abbondante, ma la vera sfida per chi si occupa di finanza e gestione patrimoniale sarà individuare quelle "gemme" rimaste indietro durante il rally dello scorso anno.
Per comprendere dove stiamo andando, è fondamentale guardare allo specchietto retrovisore. Il 2025 si è chiuso con numeri che molti analisti definiscono storici. Il listino milanese ha sovraperformato gran parte delle borse europee, spinto da una combinazione irripetibile: utili bancari record, consolidamento del settore difesa e una ripresa dei consumi interni migliore delle attese.
Titoli come Telecom Italia e Banca Popolare di Sondrio hanno archiviato l’anno con performance a tre cifre, superando il +100%. Anche il comparto industriale, con Iveco e Leonardo, ha brillato, beneficiando rispettivamente delle commesse nel settore difesa e della riorganizzazione industriale. Tuttavia, non tutto il listino ha festeggiato: giganti come Stellantis e Ferrari hanno sofferto, chiudendo l’anno in territorio negativo o con guadagni marginali, creando così delle potenziali finestre di ingresso per il 2026.
Lo scenario macroeconomico per il 2026 appare meno esplosivo ma più stabile. Secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale e dell’OCSE, la crescita del PIL globale dovrebbe assestarsi intorno al 3%, con un rallentamento fisiologico degli Stati Uniti (attesi al +2,1%) e una timida ripresa dell’Eurozona (+1,4%). Per l’Italia, le previsioni indicano una crescita del PIL compresa tra lo 0,5% e lo 0,9%, un dato modesto ma che conferma la resilienza del sistema paese.
Il vero driver per i mercati rimarrà la politica monetaria. Secondo gli esperti di Anima Sgr e ING, il 2026 vedrà una divergenza tra le due sponde dell’Atlantico. La Federal Reserve potrebbe operare fino a tre tagli dei tassi per sostenere un’economia in rallentamento, mentre la BCE potrebbe muoversi con maggiore cautela, limitandosi a un taglio a marzo per poi mantenere i tassi invariati, salvo sorprese sul fronte inflazione o un peggioramento della congiuntura tedesca.
La domanda che tutti si pongono è: dove investire ora? Se il 2025 è stato l’anno delle banche, il 2026 potrebbe premiare chi saprà guardare altrove. Secondo un’analisi riportata da Money.it, ci sono almeno 6 titoli a Piazza Affari che presentano un potenziale di rialzo (upside) fino al 107%. Si tratta prevalentemente di società a media capitalizzazione o di titoli industriali che sono stati penalizzati eccessivamente nel biennio precedente.
Gli analisti suggeriscono di monitorare con attenzione il settore automotive, che dopo il crollo del 2025 potrebbe rimbalzare se i tassi scenderanno, favorendo il credito al consumo. Altri settori sotto la lente sono le infrastrutture energetiche (con Saipem che continua a mostrare fondamentali solidi) e il lusso di nicchia (come Sanlorenzo), che tratta a multipli interessanti rispetto ai competitor francesi. La parola d’ordine è "stock picking": non si compra più l’indice, si comprano le singole storie aziendali.
Tornando alla stretta attualità, la seduta odierna di lunedì 12 gennaio 2026 si apre con indicazioni tecniche precise. Secondo quanto riportato da Milano Finanza e dalle analisi tecniche su Investing.com, il Ftse Mib future viaggia in area 45.700 punti. La settimana scorsa si è chiusa con una candela di indecisione (spinning top), ma il trend di fondo rimane rialzista.
Operativamente, la tenuta dei 45.500 punti è cruciale per mantenere l’impostazione positiva. Una rottura al rialzo dei 46.000 punti potrebbe aprire la strada verso nuovi massimi storici, mentre una discesa sotto i 45.000 potrebbe innescare prese di profitto fisiologiche dopo il rally di fine anno. La volatilità è attesa in leggero aumento, complici le prime trimestrali USA che inizieranno ad arrivare nei prossimi giorni.
Il 2026 si apre dunque all’insegna della consapevolezza. Dopo l’euforia del 2025, i mercati richiedono ora maggiore disciplina. L’economia globale rallenta ma non si ferma, l’inflazione sembra sotto controllo e le banche centrali sono pronte a intervenire a sostegno della crescita. Per gli investitori italiani, le opportunità non mancano, ma si spostano dai grandi colossi bancari verso le eccellenze industriali e le mid-cap sottovalutate. Come sempre, la diversificazione e l’attenzione ai fondamentali saranno le migliori armi per navigare un anno che promette di essere meno direzionale ma ricco di occasioni specifiche.
Il 2026 si prospetta come un periodo di selezione e rotazione settoriale piuttosto che di crescita indiscriminata. Gli analisti prevedono che la liquidità resterà abbondante, ma la strategia vincente sarà la selezione accurata dei titoli, puntando su azioni rimaste indietro durante la corsa precedente, specialmente tra le medie imprese e i settori industriali sottovalutati.
Gli esperti consigliano di guardare oltre i grandi gruppi bancari verso comparti con alto potenziale di recupero. I settori da monitorare includono il comparto automobilistico, che potrebbe beneficiare di tassi in discesa, le infrastrutture energetiche e il lusso di nicchia. Diverse società a media capitalizzazione mostrano fondamentali solidi e valutazioni interessanti rispetto ai concorrenti europei.
Si prevede una differenza nelle politiche monetarie tra USA ed Europa. La Federal Reserve potrebbe attuare fino a tre tagli dei tassi per aiutare il sistema economico americano, mentre la Banca Centrale Europea dovrebbe agire con più prudenza. Per la zona Euro è atteso un possibile taglio a marzo, seguito da stabilità, salvo variazioni impreviste sul tasso di inflazione o sulla economia tedesca.
Le stime macroeconomiche indicano una crescita del PIL globale attorno al 3 per cento, con un calo fisiologico negli Stati Uniti e una lieve ripresa nella zona Euro. Per quanto riguarda il nostro Paese, si stima una crescita moderata tra lo 0,5 e lo 0,9 per cento, confermando la tenuta del sistema nazionale in un contesto di stabilizzazione.
Il principale indice di Milano mantiene un trend di fondo rialzista, muovendosi in area 45.700 punti. Tecnicamente, la tenuta del supporto a 45.500 punti è cruciale per il proseguimento positivo, mentre il superamento di quota 46.000 potrebbe aprire la strada verso nuovi massimi, nonostante la volatilità prevista in aumento.