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Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulle piste innevate delle Dolomiti e sui palazzetti di Milano, dietro le quinte dei XXV Giochi Olimpici Invernali si sta disputando una gara altrettanto cruciale, sebbene invisibile: quella della connettività. In questa terza giornata di competizioni, con l’evento ormai nel vivo, emerge con chiarezza il ruolo fondamentale giocato da Hewlett Packard Enterprise (HPE). L’azienda tecnologica ha infatti dispiegato quella che viene definita la rete olimpica «più diffusa di sempre», un’infrastruttura nervosa digitale chiamata a connettere sedi distanti centinaia di chilometri tra loro, garantendo sicurezza e velocità in tempo reale.
La sfida logistica di Milano Cortina 2026 è senza precedenti nella storia olimpica. A differenza delle edizioni passate, concentrate in un unico polo urbano o in un cluster ristretto, questi Giochi abbracciano un arco alpino e metropolitano che si estende per oltre 22.000 chilometri quadrati. Dallo Stadio Meazza di Milano alle piste di Cortina d’Ampezzo, passando per la Val di Fiemme e l’Arena di Verona, la continuità del servizio non è solo un requisito tecnico, ma il prerequisito essenziale per la trasmissione delle gare, la sicurezza degli atleti e l’esperienza di milioni di spettatori fisici e virtuali.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la risposta di HPE a questa dispersione geografica risiede in un approccio radicalmente nuovo, basato sull’integrazione massiccia dell’intelligenza artificiale nelle operazioni di rete (AIOps). La complessità di gestire traffico dati critico su un territorio così vasto renderebbe impossibile un monitoraggio puramente umano. Qui entra in gioco la tecnologia HPE Aruba Networking, che utilizza algoritmi di machine learning per analizzare costantemente il traffico, prevedere congestioni e risolvere anomalie prima ancora che queste impattino sugli utenti.
L’infrastruttura non si limita a trasportare dati, ma «ragiona». I sistemi implementati sono in grado di distinguere automaticamente tra il flusso video di un broadcaster internazionale, che richiede priorità assoluta e latenza zero, e il caricamento social di uno spettatore sulle tribune. Questa gestione intelligente della banda è ciò che permette di mantenere stabili le connessioni anche nei momenti di picco massimo, come durante le cerimonie o le finali più attese, trasformando la dispersione territoriale da ostacolo logistico a vetrina di efficienza tecnologica.
In un evento di portata globale come le Olimpiadi, la superficie di attacco per i criminali informatici si dilata esponenzialmente. La cybersecurity rappresenta dunque il secondo pilastro della strategia di HPE per Milano Cortina 2026. L’architettura adottata segue il principio del Zero Trust («non fidarti di nessuno, verifica sempre»). Invece di difendere solo il perimetro esterno della rete — concetto ormai obsoleto in un ambiente così distribuito — la sicurezza è integrata in ogni singolo punto di accesso, dallo switch al router Wi-Fi.
Ogni dispositivo che tenta di connettersi alla rete olimpica, sia esso il tablet di un giudice di gara o lo smartphone di un giornalista, viene autenticato e profilato dinamicamente. Secondo gli esperti di sicurezza coinvolti nel progetto, questo sistema permette di isolare istantaneamente eventuali dispositivi compromessi, impedendo che una minaccia locale possa propagarsi all’intera infrastruttura dei Giochi. È una barriera invisibile ma impenetrabile, essenziale per proteggere non solo i dati sensibili della competizione, ma anche le infrastrutture critiche ospitanti.
L’impatto di questa rivoluzione tecnologica va oltre le due settimane di gare. La rete ad alte prestazioni dispiegata per i Giochi è stata progettata per lasciare un’eredità digitale duratura sui territori. L’infrastruttura edge-to-cloud messa in campo da HPE funge da acceleratore per l’intero ecosistema dell’innovazione italiano. Le capacità di calcolo distribuito e la connettività a bassa latenza offrono un terreno fertile per le startup locali, specialmente quelle attive nei settori dello sport-tech, del turismo digitale e della smart mobility.
Le tecnologie testate sotto lo stress estremo dell’evento olimpico diventeranno lo standard per le future applicazioni civili e industriali nelle regioni coinvolte. Si tratta di un volano economico che trasforma l’investimento olimpico in asset strutturale, permettendo alle piccole imprese innovative di sviluppare servizi che sfruttano la stessa potenza di calcolo utilizzata oggi per cronometrare i centesimi di secondo di una discesa libera.
Al di là dei tecnicismi, il successo della rete HPE si misura sull’esperienza finale. Per gli atleti, significa poter analizzare le proprie performance in tempo reale grazie all’IoT (Internet of Things) connesso a bordo pista. Per i media, significa inviare terabyte di filmati in 8K senza intoppi. Per il pubblico, significa vivere un’esperienza immersiva e condivisa senza le frustrazioni tipiche delle reti sature. In queste ore, mentre le medaglie vengono assegnate, la tecnologia lavora silenziosamente per annullare le distanze fisiche tra Milano e Cortina, unificando l’evento in un’unica agorà digitale.
Milano Cortina 2026 si sta dimostrando un banco di prova eccezionale non solo per gli atleti, ma anche per le infrastrutture digitali del futuro. HPE ha raccolto la sfida della «rete più diffusa di sempre» ridisegnando i paradigmi della connettività per grandi eventi. Attraverso l’uso strategico dell’AI e un approccio rigoroso alla cybersecurity, l’azienda non sta solo garantendo il regolare svolgimento dei Giochi, ma sta tracciando la via per la gestione delle reti complesse dei prossimi decenni, lasciando in eredità al territorio un patrimonio tecnologico di inestimabile valore.
L intelligenza artificiale è fondamentale per gestire la vasta infrastruttura di rete fornita da HPE. Grazie alla tecnologia AIOps e al machine learning, il sistema analizza costantemente il traffico dati per prevedere congestioni e risolvere anomalie in autonomia. Inoltre, l IA distingue automaticamente le priorità di connessione, garantendo banda massima e latenza zero ai broadcaster internazionali rispetto al traffico ordinario degli spettatori.
Questa definizione deriva dall estensione geografica unica dell evento, che copre oltre 22.000 chilometri quadrati coinvolgendo Milano, Cortina, la Val di Fiemme e Verona. A differenza delle edizioni passate concentrate in cluster ristretti, HPE ha dovuto realizzare un infrastruttura capace di connettere sedi distanti centinaia di chilometri tra loro, mantenendo stabilità e velocità in tempo reale come se fosse un unico luogo fisico.
La strategia di cybersecurity adotta il principio Zero Trust, che non concede fiducia implicita a nessun utente o dispositivo. Ogni punto di accesso alla rete autentica e profila dinamicamente chi tenta la connessione. Questo permette di isolare istantaneamente eventuali dispositivi compromessi, impedendo che una minaccia locale possa propagarsi all intera infrastruttura critica e garantendo la protezione dei dati sensibili della competizione.
L infrastruttura edge-to-cloud implementata per i Giochi rimarrà attiva come asset strutturale per le regioni ospitanti. Questa rete ad alte prestazioni fungerà da acceleratore per l ecosistema dell innovazione locale, offrendo risorse di calcolo e connettività avanzata a startup e imprese nei settori dello sport-tech, del turismo digitale e della smart mobility, trasformando l evento in un volano economico duraturo.
La gestione della connettività è affidata a Hewlett Packard Enterprise (HPE). L azienda tecnologica ha dispiegato soluzioni avanzate come HPE Aruba Networking per creare una rete intelligente e sicura. Il loro ruolo è assicurare che atleti, media e pubblico possano fruire di servizi digitali senza interruzioni, gestendo enormi flussi di dati video e IoT attraverso un monitoraggio automatizzato e predittivo.