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Munich Re: perdite assicurate 2025 oltre i 100 miliardi, pesa il clima

Autore: Francesco Zinghinì | Data: 16 Gennaio 2026

Nonostante un’annata apparentemente meno catastrofica rispetto al record del 2024, il 2025 si chiude con un conto salato per il settore delle assicurazioni. Secondo il report annuale diffuso oggi da Munich Re, il colosso tedesco della riassicurazione, i danni assicurati globali derivanti da catastrofi naturali hanno superato ancora una volta la soglia psicologica e finanziaria dei 100 miliardi di dollari americani. Si tratta del sesto anno consecutivo in cui i risarcimenti oltrepassano questo limite, segnalando una “nuova normalità” con cui compagnie e assicurati devono fare i conti.

Il rapporto evidenzia come, sebbene i danni economici totali (circa 224 miliardi di dollari) siano rimasti al di sotto della media decennale, la frequenza e l’intensità dei cosiddetti “pericoli secondari” — come incendi boschivi, inondazioni e tempeste convettive — abbiano mantenuto alta la pressione sui premi assicurativi. Il cambiamento climatico, secondo gli esperti di Munich Re, sta giocando un ruolo sempre più determinante nel trasformare eventi meteorologici locali in disastri multimiliardari.

I numeri del 2025: un anno di “fortuna” relativa

Nel dettaglio, il 2025 ha registrato perdite economiche complessive per 224 miliardi di dollari, un dato in netto calo rispetto ai 368 miliardi del 2024. Di questi, circa 108 miliardi erano coperti da polizze assicurative. Il dato è significativo se confrontato con l’anno precedente, quando i danni assicurati avevano toccato i 147 miliardi di dollari. Tuttavia, come sottolineato da Thomas Blunck, membro del Consiglio di Amministrazione di Munich Re, il calo non deve trarre in inganno: «La pura fortuna ha risparmiato gli Stati Uniti dall’impatto diretto di uragani nel 2025», ha dichiarato, riferendosi all’assenza di landfall di cicloni tropicali sul suolo americano, un evento che non si verificava da un decennio.

Nonostante questa tregua sul fronte degli uragani, il settore delle assicurazioni ha dovuto fronteggiare perdite massicce derivanti da altri fronti. I disastri legati al meteo hanno rappresentato il 92% delle perdite totali e ben il 97% di quelle assicurate. Questo scenario conferma che la volatilità climatica sta diventando il principale driver di costo per il comparto, influenzando trasversalmente i rami danni, dalla RCA (colpita grandemente dalle grandinate sui veicoli) alle polizze sulla casa.

Il peso dei “Non-Peak Perils” e il clima

Il dato più allarmante del report riguarda i cosiddetti “non-peak perils” o pericoli secondari. Nel 2025, eventi come tempeste severe, inondazioni e incendi hanno generato perdite assicurate per circa 98 miliardi di dollari, un record storico per questa categoria. Tobias Grimm, capo climatologo di Munich Re, ha spiegato che «un mondo che si riscalda rende i disastri meteorologici estremi più probabili». Il 2025, secondo i dati, ha eguagliato il 2023 come secondo anno più caldo mai registrato, superato solo dal 2024.

L’evento più costoso dell’anno è stato rappresentato dagli incendi boschivi che hanno devastato l’area di Los Angeles nel gennaio 2025. Questo singolo evento ha causato danni complessivi per 53 miliardi di dollari, di cui circa 40 miliardi coperti da assicurazione. È la dimostrazione di come i rischi climatici si stiano spostando: non più solo grandi uragani, ma eventi locali di estrema violenza che colpiscono aree densamente popolate e assicurate.

Disastri globali e gap assicurativo

Oltre agli incendi in California, il 2025 è stato segnato da altri eventi significativi. A marzo, una serie di tempeste convettive ha colpito il centro e il sud degli Stati Uniti, causando danni assicurati per 7 miliardi di dollari. Nello stesso mese, un devastante terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito il Myanmar. Sebbene sia stato il secondo evento più costoso in termini economici (12 miliardi di dollari) e abbia causato circa 4.500 vittime, la quota di danni coperta da assicurazioni è stata minima, evidenziando ancora una volta il drammatico divario di protezione nei paesi in via di sviluppo.

Complessivamente, i disastri naturali hanno causato circa 17.200 morti nel 2025. Questo dato tragico richiama l’attenzione sull’importanza delle polizze vita e infortuni, spesso poco diffuse nelle aree più a rischio del pianeta. Il protection gap (la differenza tra danni totali e danni assicurati) rimane una sfida aperta: nel 2025, oltre il 50% delle perdite economiche non era coperto da alcuna polizza, lasciando governi e privati a farsi carico interamente della ricostruzione.

Impatto su premi e mercato

L’accumulo di perdite derivanti da eventi di media intensità sta costringendo le compagnie a rivedere i propri modelli di rischio. Se un tempo i premi venivano calcolati principalmente basandosi su serie storiche secolari, oggi l’imprevedibilità climatica impone l’uso di modelli predittivi avanzati. Questo si traduce inevitabilmente in un adeguamento delle tariffe per l’utente finale, sia per le coperture immobiliari che per quelle auto, dove la garanzia eventi atmosferici nella RCA sta diventando sempre più costosa o soggetta a franchigie più elevate.

Conclusioni

Il report di Munich Re per il 2025 lancia un messaggio chiaro: superare i 100 miliardi di dollari di danni assicurati non è più un’eccezione, ma la regola. Mentre il settore si adatta con nuovi strumenti di analisi del rischio, la priorità globale resta la prevenzione e l’adattamento al cambiamento climatico. Senza interventi strutturali per mitigare gli effetti del riscaldamento globale, la sostenibilità del sistema dei risarcimenti potrebbe essere messa a dura prova nei prossimi decenni, rendendo alcune aree del pianeta potenzialmente non più assicurabili.

Domande frequenti

A quanto ammontano i danni assicurati per catastrofi naturali nel 2025?

Secondo il report annuale di Munich Re i danni coperti da assicurazione hanno superato la soglia dei 100 miliardi di dollari per il sesto anno consecutivo. Nonostante il totale dei danni economici globali sia sceso a 224 miliardi rispetto all anno precedente il settore assicurativo ha dovuto coprire circa 108 miliardi confermando una nuova normalità in cui la volatilità climatica pesa costantemente sui bilanci finanziari.

Quali sono stati i disastri naturali più costosi del 2025?

Il singolo evento che ha gravato maggiormente sulle casse delle compagnie è stato il vasto incendio boschivo avvenuto nella zona di Los Angeles a gennaio 2025 il quale ha generato da solo circa 40 miliardi di dollari di perdite assicurate. Altri eventi rilevanti includono le tempeste convettive nel centro e sud degli Stati Uniti e il terremoto in Myanmar sebbene quest ultimo abbia avuto un impatto assicurativo minore a causa della scarsa diffusione delle polizze nella regione.

Perché i premi delle assicurazioni stanno aumentando a causa del clima?

Il rincaro delle polizze deriva dalla crescente frequenza e intensità dei cosiddetti pericoli secondari come inondazioni incendi e grandinate che hanno causato perdite record durante il 2025. Le compagnie sono costrette a rivedere i propri modelli di rischio basandosi su previsioni climatiche avanzate invece che sulle serie storiche passate e questo processo comporta un necessario adeguamento delle tariffe per le coperture casa e auto.

Cosa sono i pericoli secondari o non-peak perils citati nel report?

I pericoli secondari o non-peak perils indicano eventi meteorologici come tempeste severe inondazioni e incendi che pur non essendo classificati come grandi uragani generano danni cumulativi enormi. Nel 2025 questa categoria di rischio ha stabilito un record storico con circa 98 miliardi di dollari di perdite assicurate dimostrando come il cambiamento climatico stia trasformando fenomeni locali di media intensità in disastri finanziari di portata globale.

In che modo il cambiamento climatico influenza le perdite assicurative?

Gli esperti di Munich Re evidenziano che il riscaldamento globale agisce come un moltiplicatore di rischio rendendo i disastri meteorologici estremi molto più probabili. Poiché il 2025 si è posizionato tra gli anni più caldi mai registrati la instabilità climatica è diventata il motore principale dei costi per il comparto assicurativo colpendo trasversalmente i rami danni e ampliando il divario tra perdite economiche totali e beni effettivamente assicurati.