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Il panorama tecnologico globale è stato scosso nelle ultime ore da un annuncio che ridefinisce gli equilibri della Silicon Valley: Apple ha ufficializzato un accordo pluriennale con Google per integrare i modelli di intelligenza artificiale Gemini all’interno della prossima generazione di Siri e degli Apple Foundation Models. La notizia, confermata il 13 gennaio 2026, ha scatenato l’immediata reazione di Elon Musk, che non ha usato mezzi termini per condannare l’operazione.
Attraverso un post sulla sua piattaforma X, il CEO di Tesla e xAI ha definito la partnership come «una irragionevole concentrazione di potere» nelle mani di Mountain View. Secondo Musk, concedere a Google — che già detiene il controllo del sistema operativo mobile più diffuso al mondo (Android) e del browser più utilizzato (Chrome) — le chiavi dell’intelligenza artificiale anche sull’ecosistema iPhone rappresenta un rischio sistemico per la concorrenza e per il futuro del settore digitale.
L’accordo segna un punto di svolta storico per Apple, che dopo anni di sviluppo interno ha riconosciuto la superiorità tecnologica dell’infrastruttura di Google per colmare il divario accumulato nella corsa all’AI generativa. Tuttavia, le parole di Musk riaccendono i riflettori su questioni cruciali legate all’antitrust e alla sovranità dei dati, in un momento in cui le autorità di regolamentazione globali osservano con estrema attenzione ogni movimento delle Big Tech.
Secondo quanto emerso dai comunicati ufficiali e dalle indiscrezioni di Bloomberg, l’intesa prevede che i modelli avanzati di Google Gemini diventino il motore principale per le funzionalità più complesse della nuova Siri, il cui rilascio è atteso nel corso del 2026, probabilmente con l’aggiornamento a iOS 26.4 previsto per la primavera. Apple ha dichiarato che, dopo «un’attenta valutazione», ha identificato nella tecnologia di Google «la base più efficace» per potenziare i propri servizi.
L’integrazione non si limiterà a una semplice chatbot, ma penetrerà nel cuore del sistema operativo, permettendo a Siri di comprendere il contesto personale dell’utente con una profondità finora inedita. Sebbene i termini finanziari non siano stati resi pubblici ufficialmente, analisti del settore stimano che Apple potrebbe versare a Google circa un miliardo di dollari l’anno per l’utilizzo delle licenze e dell’infrastruttura cloud, consolidando ulteriormente la posizione finanziaria di Alphabet, che ha visto la sua capitalizzazione di mercato reagire positivamente alla notizia.
La critica di Elon Musk non arriva in un vuoto pneumatico, ma si inserisce in una strategia di scontro frontale che l’imprenditore porta avanti da tempo. Musk, che con la sua startup xAI e il modello Grok cerca di proporsi come alternativa “libera” ai giganti del settore, vede nell’asse Apple-Google una minaccia esistenziale per i competitor minori. La sua accusa specifica riguarda l’accumulo di potere: Google controllerebbe di fatto l’intelligenza di quasi tutti gli smartphone del pianeta, sia Android che iOS.
Non è la prima volta che Musk intraprende azioni, anche legali, contro i suoi rivali. Già nel 2025 xAI aveva intentato una causa contro Apple e OpenAI, accusandole di aver cospirato per mantenere una posizione dominante ed escludere la concorrenza dall’App Store. Sebbene quell’accordo con OpenAI sembri ora ridimensionato a un ruolo di “supporto” rispetto alla centralità assunta da Gemini, la nuova partnership con Google offre a Musk argomenti ancora più solidi per sostenere la tesi del monopolio tecnologico.
Uno dei nodi cruciali dell’accordo riguarda la gestione della privacy, da sempre cavallo di battaglia del marketing di Cupertino. Apple ha tenuto a precisare che l’integrazione avverrà nel rispetto dei suoi rigorosi standard: le richieste degli utenti saranno elaborate, ove possibile, direttamente sul dispositivo (on-device) o attraverso il sistema Private Cloud Compute, che dovrebbe garantire l’anonimato e la sicurezza dei dati, impedendo a Google di utilizzarli per addestrare i propri modelli o per scopi pubblicitari.
Tuttavia, il fatto che Apple abbia dovuto ricorrere a un fornitore esterno per la sua tecnologia core evidenzia le difficoltà incontrate dal team interno guidato da John Giannandrea. La scelta di Gemini è pragmatica: serve a recuperare terreno velocemente, ma espone l’azienda alle critiche di chi, come Musk, teme che l’intera infrastruttura digitale occidentale stia convergendo verso un unico punto di fallimento controllato da poche entità.
L’accordo tra Apple e Google del gennaio 2026 rappresenta una delle mosse più significative nel settore tecnologico dell’ultimo decennio. Se da un lato promette di portare finalmente Siri al livello dei migliori assistenti virtuali, offrendo agli utenti un’esperienza nettamente superiore, dall’altro convalida i timori di una concentrazione di potere senza precedenti. L’attacco di Elon Musk, pur provenendo da un diretto concorrente, solleva interrogativi legittimi che le autorità antitrust statunitensi ed europee dovranno probabilmente esaminare con cura nei prossimi mesi. La partita per il dominio dell’intelligenza artificiale è entrata nella sua fase più calda, e le alleanze di oggi determineranno chi controllerà l’accesso all’informazione di domani.
Il CEO di Tesla ritiene che questa partnership crei una concentrazione di potere irragionevole. Poiché Google controlla già i sistemi Android e Chrome, affidargli anche l’intelligenza artificiale dell’ecosistema iPhone rappresenta per Musk un rischio sistemico per la concorrenza globale e una minaccia esistenziale per le startup rivali come xAI.
Grazie all’accordo, la prossima generazione di Siri utilizzerà i modelli avanzati di Google per gestire richieste complesse e comprendere meglio il contesto personale dell’utente. L’aggiornamento, atteso per la primavera del 2026, mira a rendere l’assistente vocale molto più evoluto rispetto alla versione attuale, colmando il divario tecnologico con i competitor.
Apple ha dichiarato che le informazioni saranno elaborate tramite il sistema Private Cloud Compute o direttamente sul dispositivo per proteggere l’anonimato. I termini dell’intesa impediscono a Google di sfruttare i dati personali degli utenti Apple per scopi pubblicitari o per l’addestramento dei propri algoritmi, mantenendo gli standard di sicurezza di Cupertino.
Il rilascio delle nuove funzionalità basate su Gemini è previsto nel corso del 2026. Secondo le indiscrezioni e i comunicati, l’integrazione completa dovrebbe arrivare con l’aggiornamento del sistema operativo iOS 26.4, pianificato indicativamente per la primavera dello stesso anno.
L’azienda di Cupertino ha optato per una soluzione pragmatica dopo aver riscontrato difficoltà nello sviluppo interno. Riconoscendo la superiorità dell’infrastruttura di Google nell’ambito dell’AI generativa, Apple ha preferito questa collaborazione strategica per recuperare velocemente terreno e offrire un servizio all’avanguardia ai propri clienti.