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Il 2025 si è chiuso consegnando al mercato immobiliare e creditizio italiano una fotografia apparentemente paradossale: nonostante il tasso variabile sia tornato a essere matematicamente più conveniente rispetto al fisso, la quasi totalità delle famiglie italiane ha continuato a preferire la sicurezza della rata costante. È quanto emerge dai dati diffusi oggi, 15 gennaio 2026, dall’Osservatorio di MutuiOnline.it, che traccia un bilancio definitivo dell’anno appena trascorso.
Secondo le rilevazioni, ben il 96% delle richieste di finanziamento presentate nel corso del 2025 ha riguardato mutui a tasso fisso. Una percentuale plebiscitaria che evidenzia come la psicologia del risparmiatore, ancora scottata dalla volatilità dei mercati del biennio 2022-2023, prevalga sul puro calcolo economico immediato. Il desiderio di pianificazione a lungo termine e la paura di nuovi rialzi hanno spinto i mutuatari a blindare la rata, rinunciando a un risparmio mensile che, sulla carta, sarebbe stato garantito dall’opzione indicizzata.
Analizzando nel dettaglio i numeri dell’Osservatorio, emerge chiaramente la forbice che si è venuta a creare nel corso dell’anno. Dopo una prima parte del 2025 caratterizzata da una politica monetaria accomodante della Banca Centrale Europea, i tassi variabili hanno registrato una discesa significativa. A dicembre 2025, il TAN medio per un mutuo a tasso variabile si è attestato al 2,66%, in netto calo rispetto al 3,71% di inizio anno. Le migliori offerte sul mercato, specialmente quelle legate ai mutui green per case ad alta efficienza energetica, hanno toccato minimi del 2,29%.
Al contrario, il tasso fisso ha seguito una traiettoria opposta nella seconda metà dell’anno. Influenzato dalle tensioni geopolitiche e dall’andamento dell’IRS (Interest Rate Swap), il tasso fisso medio è salito progressivamente fino a raggiungere il 3,33% a dicembre, circa 50 punti base in più rispetto ai valori di gennaio. In termini pratici, su un mutuo ventennale da 100.000 euro, scegliere il variabile nel 2025 avrebbe comportato un risparmio medio di circa 33-35 euro al mese rispetto al fisso. Tuttavia, per la stragrande maggioranza degli italiani, questa cifra non è stata ritenuta sufficiente per giustificare l’assunzione del rischio di tasso.
Un altro dato significativo che caratterizza i finanziamenti immobiliari del 2025 è l’aumento dell’esposizione debitoria delle famiglie. Per far fronte ai prezzi degli immobili, gli italiani chiedono cifre più alte e diluiscono il debito su orizzonti temporali sempre più lunghi. L’importo medio richiesto ha toccato il record di 144.000 euro, segnando un aumento di 3.500 euro rispetto al 2024 e di oltre 10.000 euro rispetto al 2023.
Parallelamente, si allungano i piani di ammortamento. La durata media dei mutui ha raggiunto il massimo storico di 24 anni e 7 mesi. Secondo l’Osservatorio, quasi la metà delle richieste (il 48%) riguarda finanziamenti con durata superiore ai 26 anni. Questa tendenza riflette la necessità di mantenere la rata mensile sostenibile in rapporto al reddito, spalmando il capitale su tre o più decenni.
Per quanto riguarda le finalità, l’acquisto della prima casa rimane il motore trainante del settore, coprendo oltre il 60% delle domande totali. Al contrario, le richieste di surroga, che avevano dominato in passato durante le fasi di crollo dei tassi, sono scese al 28,1% del totale, segno che chi doveva rinegoziare il mutuo lo ha probabilmente già fatto o attende condizioni ancora migliori.
Un ruolo cruciale è giocato dai cosiddetti mutui green. Le banche continuano a premiare l’acquisto di immobili in classe energetica A o B con condizioni di favore: lo sconto medio applicato ai tassi per queste soluzioni è stato di circa 40 punti base (0,40%) rispetto ai mutui tradizionali. Un incentivo che, unito alle direttive europee sull’efficienza energetica, sta orientando sempre più le scelte degli acquirenti verso il nuovo o il ristrutturato efficiente.
L’analisi demografica conferma il protagonismo dei giovani, sostenuti anche dalle agevolazioni statali (come il fondo di garanzia Consap). La fascia di richiedenti under 36 ha rappresentato il 39,2% del totale delle domande, in leggera crescita rispetto all’anno precedente. Tuttavia, si nota anche un incremento della quota di richiedenti over 56 (7,1%), spesso genitori che intervengono per aiutare i figli o che investono in seconde case.
Il contesto macroeconomico del 2025 è stato definito “a due velocità”. Se il primo semestre ha visto i tassi scendere sulla scia dell’ottimismo per i tagli BCE, la seconda parte dell’anno ha registrato una frenata. Lo stop agli allentamenti monetari deciso da Francoforte e l’incertezza sui mercati obbligazionari hanno spinto al rialzo i parametri di riferimento per i mutui fissi, rendendo il variabile tecnicamente più competitivo ma, come visto, meno attraente per la propensione al rischio delle famiglie italiane.
Il 2025 si consegna agli archivi come l’anno della prudenza. Nonostante la matematica finanziaria suggerisse la convenienza del tasso variabile, il mercato ha risposto con una domanda quasi totalitaria di tasso fisso. La stabilità della rata viene percepita come un valore imprescindibile, superiore al risparmio immediato di poche decine di euro. Con importi medi ai massimi storici e durate che sfiorano il quarto di secolo, gli italiani si indebitano di più e più a lungo, ma lo fanno cercando di eliminare ogni incognita futura dal proprio bilancio familiare.
La scelta del tasso fisso, preferita dal 96 per cento degli italiani nel 2025, è dettata dalla necessità di sicurezza psicologica e pianificazione a lungo termine. Sebbene il tasso variabile sia matematicamente più conveniente attestandosi al 2,66 per cento contro il 3,33 per cento del fisso, le famiglie preferiscono blindare la rata per evitare i rischi di volatilità dei mercati già sperimentati nel biennio precedente.
Analizzando un mutuo ventennale da 100.000 euro, la differenza economica nel 2025 si traduce in un risparmio medio di circa 33-35 euro al mese a favore del tasso variabile. Tuttavia, questa somma non viene ritenuta sufficiente dalla maggior parte dei mutuatari per giustificare l assunzione del rischio legato alle possibili oscillazioni future dei tassi di interesse decise dalla politica monetaria.
I mutui green offrono condizioni economiche agevolate per chi acquista immobili ad alta efficienza energetica, solitamente in classe A o B. Le banche applicano uno sconto medio sui tassi di circa 40 punti base, ovvero lo 0,40 per cento, rispetto ai finanziamenti tradizionali, incentivando così l acquisto di nuove costruzioni o abitazioni ristrutturate in ottica sostenibile.
La durata media dei piani di ammortamento ha raggiunto il record storico di 24 anni e 7 mesi, con quasi la metà delle richieste che supera i 26 anni. Questo allungamento temporale serve a mantenere la rata mensile sostenibile in rapporto al reddito, compensando l aumento dell importo medio richiesto che ha toccato la cifra record di 144.000 euro.
Il mercato è trainato principalmente dai giovani under 36, che rappresentano il 39,2 per cento delle domande totali, spesso sostenuti dalle agevolazioni statali come il fondo di garanzia Consap. Si registra tuttavia anche un incremento della fascia over 56, composta spesso da genitori che intervengono per supportare i figli nell acquisto della prima casa o per investimenti immobiliari.