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Nuova piramide alimentare USA: la rivoluzione di Kennedy e il parere degli esperti

Autore: Francesco Zinghinì | Data: 11 Gennaio 2026

WASHINGTON – È una vera e propria rivoluzione copernicana quella presentata a Washington dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS). Le nuove linee guida dietetiche per gli americani (Dietary Guidelines for Americans 2025–2030), svelate dal Segretario Robert F. Kennedy Jr. e dal Segretario all’Agricoltura Brooke Rollins, segnano una rottura netta con gli ultimi cinquant’anni di politica nutrizionale statunitense. Il messaggio centrale è semplice e diretto: «Mangiate cibo vero». Una direttiva che, seppur banale all’apparenza, scardina gli interessi di quella che Kennedy definisce «Big Food» per riportare al centro della tavola alimenti non processati.

La notizia, che sta rimbalzando sulle prime pagine di tutto il mondo, ha suscitato reazioni contrastanti. Se da un lato l’amministrazione Trump celebra il ritorno al «buon senso» e alla tradizione agricola, dall’altro la comunità scientifica internazionale si divide. In Italia, patria della Dieta Mediterranea, l’accoglienza è cauta ma non priva di aperture sorprendenti. Come titola il Corriere della Sera, una nota nutrizionista ha definito il cambiamento «un passo avanti rispetto alla loro alimentazione», sottolineando come il punto di partenza degli Stati Uniti fosse talmente critico da rendere quasi ogni ritorno al cibo naturale un miglioramento per la salute pubblica.

La “Dieta Kennedy”: addio cibi ultra-processati

Il cuore della riforma è la nuova piramide alimentare, che in molti grafici diffusi dall’amministrazione appare addirittura «invertita» rispetto al passato. Alla base non ci sono più i carboidrati raffinati o i cereali industriali, ma proteine animali, uova, pesce, latticini interi e verdure. Le nuove linee guida dichiarano ufficialmente guerra agli zuccheri aggiunti e, per la prima volta, sconsigliano esplicitamente i cibi ultra-processati, collegandoli direttamente all’epidemia di malattie croniche che affolla gli ospedali americani.

Secondo il documento ufficiale, gli americani dovrebbero aumentare l’apporto proteico (fino a 1,2-1,6 grammi per kg di peso corporeo) e smettere di demonizzare i grassi saturi naturali. Via libera dunque a burro, sego di manzo e latte intero, mentre vengono messi all’indice gli oli di semi industriali e gli sciroppi di mais ad alto contenuto di fruttosio. «Stiamo ponendo fine alla guerra ai grassi saturi», ha dichiarato Kennedy durante la conferenza stampa, sostenendo che la vera minaccia per la medicina moderna siano gli additivi chimici e i processi industriali, non il cibo che arriva dalle fattorie.

Il parere dell’esperta: «Un progresso necessario»

In Italia, il dibattito è acceso. La frase riportata dal Corriere della Sera, pronunciata da una nutrizionista esperta, riassume bene il sentimento di molti professionisti del settore: «È un passo avanti rispetto alla loro alimentazione». L’esperta evidenzia come, sebbene l’eccesso di carne rossa rimanga un punto controverso per la scienza europea, l’eliminazione del junk food (cibo spazzatura) rappresenti comunque una vittoria per la prevenzione.

Anche il portale anti-bufale della FNOMCeO (Federazione nazionale degli ordini dei medici) sembra non bocciare in toto l’operazione. Analizzando le linee guida, emerge che ridurre drasticamente zuccheri e farine raffinate potrebbe avere un impatto devastante (in senso positivo) sui tassi di obesità e diabete negli USA. Tuttavia, resta la perplessità sul modello «carnivoro» spinto dall’amministrazione, che si discosta dall’equilibrio della Dieta Mediterranea, dove le proteine animali sono presenti ma non dominanti.

Tra salute e lobby: il ruolo degli allevatori

Non mancano le letture politiche ed economiche della vicenda. Come sottolinea La Stampa nel suo editoriale «Quando la “buona” tavola favorisce gli allevatori», dietro la scienza c’è sempre l’economia. Se le vecchie piramidi alimentari erano spesso accusate di favorire le grandi coltivazioni di mais e soia (sovvenzionate e base dell’industria del cibo processato), la nuova «Dieta Kennedy» sembra strizzare l’occhio ai rancher e agli allevatori di bestiame.

Il ritorno al burro e alla carne rossa è visto da alcuni analisti come una mossa per rivitalizzare l’economia rurale americana, duramente colpita negli ultimi decenni. Resta da capire se questo spostamento dell’asse economico coinciderà realmente con un miglioramento degli indicatori di sanità pubblica o se si tratterà semplicemente di sostituire una lobby con un’altra. Tuttavia, il consenso sul danno provocato dai cibi ultra-processati è ormai trasversale e supera le divisioni partitiche.

Impatto sulla Sanità e la Prevenzione

L’obiettivo dichiarato del programma «Make America Healthy Again» (MAHA) è ridurre il carico sulle strutture sanitarie. Attualmente, circa il 90% della spesa sanitaria statunitense è destinata alla cura di malattie croniche e metaboliche legate allo stile di vita. Kennedy ha definito la situazione una «emergenza esistenziale» per la nazione, citando dati allarmanti su obesità infantile e pre-diabete negli adolescenti.

Dal punto di vista della medicina preventiva, l’esperimento americano sarà osservato con estrema attenzione in tutto il mondo. Se l’adozione di queste linee guida dovesse portare a una reale diminuzione delle patologie cardiovascolari e metaboliche nei prossimi cinque anni, molti dogmi della nutrizione moderna potrebbero dover essere riscritti. Al contrario, se l’aumento dei grassi saturi dovesse peggiorare il quadro lipidico della popolazione, i critici avranno la conferma dei loro timori.

Conclusioni

Le nuove linee guida USA del 2026 rappresentano un taglio netto col passato e una scommessa rischiosa ma affascinante. L’idea che il ritorno a un’alimentazione pre-industriale — fatta di uova, carne, latte vero e verdure — possa essere la cura per una società malata di cibo processato è potente. Come sottolineato dagli esperti italiani, pur con tutte le cautele del caso sui grassi animali, eliminare lo zucchero e i cibi ingegnerizzati è senza dubbio «un passo avanti» per un popolo che ha toccato il fondo delle abitudini alimentari. Resta ora da vedere se gli americani riusciranno a passare dalla teoria alla pratica, abbandonando il fast food per tornare ai fornelli.

Domande frequenti

Cosa prevede la nuova piramide alimentare USA 2025?

La nuova piramide inverte i modelli passati ponendo alla base proteine animali, uova, pesce, latticini interi e verdure. A differenza delle versioni precedenti, elimina i carboidrati raffinati e i cereali industriali come fondamento della dieta, promuovendo invece il consumo di cibo vero e non processato per combattere le malattie croniche.

Quali sono le differenze tra la Dieta Kennedy e le vecchie linee guida?

Le differenze principali riguardano la riabilitazione dei grassi saturi naturali come burro e latte intero, precedentemente demonizzati a favore di oli di semi e carboidrati. Le nuove direttive dichiarano guerra agli zuccheri aggiunti e ai cibi ultra processati, spostando la attenzione dalla conta calorica alla qualità degli ingredienti naturali.

Cosa pensano i nutrizionisti italiani delle nuove regole americane?

Gli esperti in Italia accolgono le novità con cautela, definendole un progresso necessario rispetto alla grave situazione alimentare americana precedente. Sebbene la eliminazione del cibo spazzatura sia lodata, restano dubbi sul forte consumo di carne rossa che si allontana dal modello equilibrato della Dieta Mediterranea.

Perché i cibi ultra processati sono sconsigliati nelle nuove linee guida?

Tali alimenti sono stati identificati come i principali responsabili della epidemia di obesità e diabete negli Stati Uniti. Il governo mira a ridurre il carico sul sistema sanitario eliminando additivi chimici e ingredienti industriali, considerati la vera minaccia per la salute pubblica rispetto agli alimenti naturali.

Quali alimenti sono consigliati e quali vietati nella dieta MAHA?

Il regime alimentare promosso incentiva il consumo di carne, uova, pesce, latticini interi e verdure, suggerendo un apporto proteico elevato. Al contrario, vengono messi al bando gli oli di semi industriali, gli sciroppi di mais ad alto contenuto di fruttosio e tutti i prodotti contenenti zuccheri aggiunti o farine raffinate.