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È una svolta storica quella annunciata dall’amministrazione statunitense, che ha ufficialmente presentato le nuove Linee Guida Alimentari per il quinquennio 2025-2030. Abbandonando decenni di raccomandazioni focalizzate quasi ossessivamente sui cereali e sulla demonizzazione dei grassi, la nuova "piramide" — o meglio, il nuovo paradigma nutrizionale — punta tutto su un concetto semplice e diretto: "Eat Real Food", mangiate cibo vero. Una rivoluzione che porta la firma indelebile del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS), guidato da Robert F. Kennedy Jr., e che sta già facendo discutere la comunità scientifica internazionale.
Il documento, rilasciato il 7 gennaio 2026, segna un taglio netto con il passato. Se le precedenti versioni (come il famoso MyPlate dell’era Obama) spingevano verso un elevato consumo di carboidrati complessi e oli vegetali, le nuove direttive riabilitano alimenti finora considerati "da limitare" come la carne rossa e il latte intero, dichiarando guerra aperta ai cibi ultra-processati, agli zuccheri aggiunti e agli oli di semi industriali. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’obiettivo dichiarato è arginare l’epidemia di malattie croniche che affligge gli Stati Uniti.
Quella che i media americani hanno già ribattezzato "Dieta Kennedy" non è una semplice tabella dietetica, ma un vero e proprio manifesto politico-sanitario. Il principio cardine è l’eliminazione delle sostanze chimiche e degli additivi. Le nuove linee guida suggeriscono di ridurre drasticamente il consumo di prodotti confezionati che contengono liste di ingredienti incomprensibili, favorendo invece alimenti che provengono direttamente dalla natura.
Secondo le informazioni diffuse dai media statunitensi e riprese da La Stampa, il nuovo modello nutrizionale si configura come un "compromesso culturale" necessario per un Paese dove il consumo di junk food è radicato. La strategia non si basa più sul conteggio calorico, ma sulla qualità della materia prima. Via libera dunque a uova, burro, carne non processata e latticini interi, considerati nutrienti essenziali, a discapito di snack, bevande zuccherate e cereali raffinati da colazione, che vengono relegati al vertice della piramide (la zona del "consumo occasionale").
L’accoglienza in Italia, patria della Dieta Mediterranea, è stata mista ma con aperture significative. Una nutrizionista intervistata dal Corriere della Sera ha commentato positivamente la svolta, definendola: «Un passo avanti rispetto alla loro alimentazione». L’esperta sottolinea come, partendo da una situazione disastrosa in cui la dieta media americana è composta per oltre il 60% da cibi ultra-processati, il semplice invito a tornare a cucinare ingredienti freschi rappresenti un miglioramento enorme in termini di prevenzione e salute pubblica.
Anche l’epidemiologo Franco Berrino, citato in diverse analisi odierne, pur mantenendo le sue riserve sull’eccesso di proteine animali, riconosce la validità della battaglia contro il cibo industriale. Il messaggio "mangia cibo vero" si allinea, infatti, con i principi di base di una sana alimentazione che privilegia la naturalità rispetto all’ingegnerizzazione del gusto.
Il cambio di rotta non è solo gastronomico, ma risponde a un’emergenza di sanità pubblica. Con tassi di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari ai massimi storici, il sistema degli ospedali americani è al collasso. La scommessa dell’amministrazione è che, riducendo l’infiammazione sistemica causata da additivi e zuccheri, si possa alleggerire il carico sulla medicina curativa nel lungo periodo.
Tuttavia, non mancano le critiche. Alcuni settori della medicina tradizionale temono che la riabilitazione indiscriminata dei grassi saturi possa comportare rischi cardiovascolari se non bilanciata correttamente con l’apporto di vegetali. Inoltre, c’è il timore che la demonizzazione dei cereali possa portare a carenze di fibre se i cittadini non aumenteranno contestualmente il consumo di frutta e verdura.
La nuova piramide alimentare USA del 2026 rappresenta forse il tentativo più radicale di riformare le abitudini di una nazione in crisi sanitaria. Sebbene il modello proposto si discosti in parte dalla classica Dieta Mediterranea (soprattutto per le quantità di carne e grassi animali concesse), il principio di base — l’addio al cibo spazzatura in favore di alimenti reali — trova concordi molti specialisti. Resta da vedere se gli americani riusciranno a tradurre queste linee guida nella pratica quotidiana, trasformando la "buona tavola" in uno strumento concreto di salute e longevità.
Le nuove direttive segnano una svolta storica abbandonando la demonizzazione dei grassi e la centralità dei cereali tipica dei decenni passati. Il nuovo paradigma si basa sul concetto di mangiare cibo vero, riabilitando alimenti come carne rossa non processata, uova e latte intero. Al contrario, viene dichiarata guerra aperta ai cibi ultra processati, agli zuccheri aggiunti e agli oli di semi industriali, puntando sulla qualità della materia prima piuttosto che sul semplice conteggio delle calorie.
Il modello nutrizionale promosso dal Dipartimento della Salute suggerisce di ridurre drasticamente il consumo di prodotti industriali che presentano liste di ingredienti incomprensibili. Vengono relegati al vertice della piramide, nella zona del consumo occasionale, gli snack confezionati, le bevande zuccherate, i cereali raffinati da colazione e gli oli vegetali lavorati. Lo scopo principale è eliminare additivi chimici e sostanze artificiali dalla dieta quotidiana per combattere i processi infiammatori.
Le nuove raccomandazioni considerano questi alimenti come nutrienti essenziali se provengono da fonti naturali e non processate. La logica alla base di questa scelta è che il vero pericolo per la salute pubblica non derivi dai grassi presenti in carne, burro e latticini interi, ma dai cibi ingegnerizzati. Tuttavia, diversi esperti raccomandano di bilanciare questo consumo con un adeguato apporto di vegetali per evitare rischi cardiovascolari e garantire la giusta assunzione di fibre.
La reazione in Italia è stata mista ma con aperture positive riguardo alla lotta contro il cibo spazzatura. Nutrizionisti ed epidemiologi apprezzano il forte invito a tornare a cucinare ingredienti freschi, considerandolo un enorme passo avanti per una popolazione abituata al junk food. Restano tuttavia alcune riserve su un possibile eccesso di proteine animali rispetto al modello equilibrato della Dieta Mediterranea e sui rischi legati alla riduzione dei carboidrati complessi se non ben gestita.