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Omicidio Nada Cella: oggi la sentenza per Anna Lucia Cecere

Autore: Francesco Zinghinì | Data: 15 Gennaio 2026

È il giorno della verità per uno dei casi di cronaca nera più intricati e dolorosi della storia italiana recente. Oggi, 15 gennaio 2026, la Corte d’Assise di Genova è riunita in camera di consiglio per emettere la sentenza sull’omicidio di Nada Cella, la giovane segretaria uccisa brutalmente il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco a Chiavari. Dopo quasi tre decenni di misteri, depistaggi e indagini riaperte, il presidente della Corte, Massimo Cusatti, leggerà il dispositivo che potrebbe condannare all’ergastolo l’unica imputata per il delitto, l’ex insegnante Anna Lucia Cecere.

L’atmosfera in tribunale è carica di tensione. La madre della vittima, Silvana Smaniotto, attende con composta speranza un verdetto che la famiglia invoca da trent’anni. La pubblica accusa, rappresentata dalla pm Gabriella Dotto, ha concluso la sua requisitoria chiedendo il massimo della pena per la Cecere, accusata di omicidio volontario aggravato da crudeltà e futili motivi, e quattro anni di reclusione per Marco Soracco, accusato di favoreggiamento. Secondo l’accusa, il commercialista avrebbe coperto la presunta assassina mentendo per anni agli inquirenti.

Le richieste dell’accusa e la svolta del processo

Il percorso giudiziario che ha portato a questa giornata è stato tortuoso. Il caso, archiviato per anni, è stato riaperto nel 2021 grazie alla tenacia della criminologa Antonella Delfino Pesce, che ha riesaminato gli atti trovando elementi trascurati, tra cui la testimonianza su una donna vista allontanarsi in scooter dal luogo del delitto e il ritrovamento di un bottone a casa dell’indagata compatibile con uno rinvenuto sulla scena del crimine. Nonostante un iniziale “non luogo a procedere” pronunciato dal Gup nel 2024, la Corte d’Appello ha successivamente ribaltato la decisione, disponendo il rinvio a giudizio che ha portato al processo odierno.

Secondo la ricostruzione della Procura, Anna Lucia Cecere avrebbe ucciso Nada Cella per gelosia, aspirando a prendere il suo posto sia lavorativo che sentimentale accanto a Marco Soracco. La difesa dell’imputata, che oggi vive in Piemonte e si è sempre dichiarata innocente, ha definito il processo “indiziario” e privo di prove schiaccianti, puntando sull’assenza di tracce di DNA inequivocabili.

La posizione di Marco Soracco: “Qualcosa ho dimenticato”

Figura centrale e controversa di questa vicenda rimane Marco Soracco, il datore di lavoro di Nada. Inizialmente sospettato e poi scagionato dall’accusa di omicidio, oggi risponde di favoreggiamento. La sua posizione è delicata: secondo l’accusa, Soracco capì subito chi fosse l’autrice dell’aggressione ma scelse di tacere, forse per paura o per proteggere la sua privacy e quella dell’anziana madre, Marisa Bacchioni (inizialmente indagata, la cui posizione è stata stralciata).

Durante le fasi finali del dibattimento e nelle dichiarazioni riportate dai media come Primocanale, è emersa la frase emblematica attribuita al commercialista: “Qualcosa ho dimenticato”. Una dichiarazione che suona ambigua alle orecchie degli inquirenti: ammissione di una memoria fallace dopo 30 anni o, come sostiene l’accusa, la conferma di una reticenza che ha ostacolato la giustizia per decenni? Soracco ha sempre sostenuto di aver trovato Nada agonizzante e di aver pensato inizialmente a un malore o a una caduta accidentale, negando di aver mai coperto Anna Lucia Cecere.

Giustizia, politica e il peso del tempo

Il processo Cella non è solo un fatto di cronaca, ma uno specchio delle difficoltà del sistema giudiziario italiano. La vicenda ha attraversato diverse ere della politica italiana, vedendo succedersi numerosi governi e legislature. Dalle elezioni del 1996 ad oggi, il Paese è cambiato radicalmente, ma la domanda di giustizia della famiglia Cella è rimasta immutata.

Il caso ha rischiato di naufragare definitivamente proprio a causa delle recenti riforme della giustizia approvate dal Parlamento e sostenute dal governo, come la riforma Cartabia, che imponeva criteri più stringenti per il rinvio a giudizio (la “ragionevole previsione di condanna”). Fu proprio questo criterio a causare il proscioglimento iniziale del 2024, poi corretto in Appello. Questo processo diventa quindi un simbolo di come la magistratura cerchi di bilanciare le garanzie per gli imputati con la necessità di non lasciare impuniti i “cold case”, anche quando le prove sono lontane nel tempo.

Conclusioni

Mentre i giudici sono riuniti in camera di consiglio, l’Italia attende. La cugina della vittima, Silvia, ha affidato ai social un ultimo appello: “Vorrei tanto che questa sentenza possa essere tanto coraggiosa quanto giusta”. Comunque vada, la sentenza di oggi segnerà uno spartiacque. Se arriverà una condanna, sarà la dimostrazione che la giustizia può arrivare anche con un ritardo inaccettabile. Se ci sarà un’assoluzione, rimarrà l’amarezza di un mistero irrisolto e di una verità forse persa per sempre nei meandri di un’indagine partita male trent’anni fa. Alle 12:24 di questo 15 gennaio 2026, il destino di Anna Lucia Cecere e la memoria di Nada Cella sono nelle mani della Corte d’Assise.

Domande frequenti

Chi è l imputata principale nel processo per l omicidio di Nada Cella?

L unica imputata per il delitto è Anna Lucia Cecere, ex insegnante accusata di omicidio volontario aggravato da crudeltà e futili motivi. La pubblica accusa ha richiesto per lei la condanna al carcere a vita, ritenendo che abbia agito spinta dalla gelosia e dalla volontà di sostituire la vittima sia nel lavoro che nella vita privata di Marco Soracco.

Qual è il ruolo di Marco Soracco nel caso Cella?

Marco Soracco, il commercialista datore di lavoro di Nada, è imputato per favoreggiamento. Secondo la ricostruzione della Procura, egli avrebbe compreso fin da subito chi fosse la responsabile dell aggressione ma avrebbe scelto di tacere per anni, forse per timore o per tutelare la propria privacy, ostacolando così il corso della giustizia.

Quali nuove prove hanno permesso la riapertura del caso dopo 30 anni?

Il caso è stato riaperto nel 2021 grazie al lavoro della criminologa Antonella Delfino Pesce. Tra gli elementi decisivi figurano la testimonianza riguardante una donna vista fuggire in scooter dal luogo del delitto e il ritrovamento di un bottone a casa della indagata, risultato compatibile con uno rinvenuto sulla scena del crimine nel 1996.

Quando è prevista la sentenza della Corte di Assise per il delitto di Chiavari?

La sentenza è attesa per la giornata del 15 gennaio 2026. La Corte di Assise di Genova, presieduta dal giudice Massimo Cusatti, è riunita in camera di consiglio per decidere le sorti di Anna Lucia Cecere e Marco Soracco, ponendo fine a una vicenda giudiziaria durata quasi tre decenni.

Quale movente viene attribuito ad Anna Lucia Cecere?

Secondo la tesi accusatoria, il movente sarebbe di natura passionale e lavorativa. Si ipotizza che la Cecere nutrisse una forte gelosia nei confronti di Nada Cella e aspirasse a prendere il suo posto accanto al commercialista Soracco. La difesa contesta questa visione, definendo il processo privo di prove schiaccianti come il DNA.