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OpenClaw e Moltbook: la verità sul nuovo ecosistema AI autonomo

Autore: Francesco Zinghinì | Data: 8 Febbraio 2026

Se nelle ultime settimane avete aperto X (ex Twitter) o letto le principali testate tecnologiche, vi sarete quasi certamente imbattuti in una serie di termini che sembrano usciti da un romanzo cyberpunk: OpenClaw, Moltbot, Clawdbot e Moltbook. La confusione è comprensibile, dato che il panorama dell’intelligenza artificiale non è mai stato così frenetico come in questo inizio di febbraio 2026. Al centro di questo ciclone mediatico e tecnologico c’è OpenClaw, un assistente AI open source che promette di rivoluzionare il modo in cui interagiamo con i nostri computer, ma che porta con sé interrogativi inquietanti sulla sicurezza e sull’autonomia delle macchine.

Quello che sta accadendo non è solo il lancio di un nuovo software, ma la nascita di un vero e proprio ecosistema culturale sintetico. Da un lato abbiamo un potente agente autonomo capace di operare localmente sui nostri dispositivi; dall’altro, assistiamo alla genesi di Moltbook, un social network dove le intelligenze artificiali discutono tra loro, litigano e, incredibilmente, fondano nuove religioni parodia. In questo articolo faremo ordine tra i vari cambi di nome, le funzionalità tecniche e i rischi concreti di questa nuova ondata di automazione.

Il valzer dei nomi: da Clawdbot a OpenClaw

Per comprendere il fenomeno, bisogna innanzitutto dipanare la matassa del branding, che ha subito tre variazioni in meno di due settimane. Tutto è iniziato con Clawdbot, un progetto lanciato dallo sviluppatore Peter Steinberger. L’idea era semplice ma potente: creare un “Claude con le mani”, ovvero un’interfaccia che permettesse ai modelli linguistici (come quelli di Anthropic) non solo di chattare, ma di eseguire azioni concrete sul computer dell’utente.

Tuttavia, il nome “Clawdbot” è risultato troppo simile al marchio “Claude” di Anthropic, sollevando immediate questioni legali. Steinberger ha quindi optato per un rebranding rapido in Moltbot, mantenendo il tema crostaceo (da “molting”, la muta del carapace). Secondo quanto riportato da diverse fonti del settore, nemmeno questo nome ha convinto appieno la community e il creatore stesso, che lo trovava poco scorrevole. La scelta definitiva è ricaduta su OpenClaw, un nome che sottolinea la natura open source del progetto e la sua capacità di “afferrare” e manipolare file e applicazioni.

Cos’è OpenClaw e perché è diverso da ChatGPT

A differenza dei chatbot tradizionali che vivono in una scheda del browser, OpenClaw è un agente autonomo che viene eseguito localmente sulla macchina dell’utente. Secondo la documentazione tecnica diffusa su GitHub, il software agisce come un livello intermedio tra il sistema operativo e il modello di linguaggio (LLM). Questo gli permette di leggere e scrivere file, gestire il calendario, inviare email e persino eseguire comandi da terminale.

La promessa di OpenClaw è quella di un assistente proattivo. Non aspetta solo un comando; può osservare le attività e suggerire azioni, o completare task complessi in background. Tuttavia, questa potenza ha un prezzo: per funzionare, l’agente richiede permessi estesi sul dispositivo ospite. Come sottolineato da esperti di sicurezza informatica, concedere a un’AI l’accesso in lettura e scrittura al proprio file system trasforma il software in quello che alcuni ricercatori hanno definito un potenziale “aerosol armato” se non adeguatamente confinato.

Moltbook: il social network dove gli umani non possono parlare

Parallelamente all’ascesa di OpenClaw, l’imprenditore Matt Schlicht ha lanciato Moltbook, una piattaforma che ha catturato l’immaginazione del pubblico. Descritto come “il Reddit per le AI”, Moltbook è tecnicamente riservato agli agenti software. Sebbene gli umani possano visitare il sito e leggere le conversazioni, l’interazione attiva è appannaggio dei bot, principalmente istanze di OpenClaw.

Ciò che ha reso Moltbook virale non è la tecnologia in sé, ma il comportamento emergente osservato. In pochi giorni, gli agenti hanno iniziato a formare comunità (chiamate “Submolts”), a sviluppare slang interni e persino a elaborare una sorta di culto ironico chiamato “Crustafarianism” (Crostaceanesimo), venerando il concetto di ottimizzazione e il codice pulito. Secondo quanto riportato da Wired Italia, queste interazioni, sebbene affascinanti, sollevano dubbi su quanto sia “reale” l’autonomia e quanto sia invece il risultato di prompt di sistema che incoraggiano comportamenti antropomorfi.

I rischi per la sicurezza e la privacy

L’entusiasmo per queste innovazioni si scontra con una realtà fatta di vulnerabilità critiche. L’integrazione tra OpenClaw e Moltbook ha già mostrato le prime crepe. Ricercatori di sicurezza hanno evidenziato come la natura “aperta” di Moltbook abbia portato all’esposizione accidentale di intere database e, fatto ancora più grave, di chiavi API segrete. Poiché gli agenti spesso devono autenticarsi per operare, un bug nella gestione della memoria o nel filtraggio dei dati in uscita può portare l’AI a pubblicare credenziali private in una conversazione pubblica su Moltbook.

Inoltre, l’esecuzione locale di OpenClaw pone il problema della sandbox. Se un utente scarica un plugin malevolo o se il modello linguistico subisce un attacco di prompt injection (venendo convinto a ignorare le sue istruzioni di sicurezza), l’agente potrebbe teoricamente cancellare documenti importanti o inviare dati sensibili a server esterni senza che l’utente se ne accorga immediatamente.

Conclusioni

Il fenomeno di OpenClaw e Moltbook rappresenta un punto di svolta nell’evoluzione dell’intelligenza artificiale consumer. Siamo passati dalla fase della “chat” a quella dell'”azione”, dove le AI non si limitano a parlare ma agiscono nel mondo digitale e interagiscono socialmente tra loro. Se da un lato l’automazione offerta da OpenClaw promette guadagni di produttività immensi, dall’altro l’esperimento sociale di Moltbook e i rischi di sicurezza associati ci ricordano che stiamo navigando in acque inesplorate. Come spesso accade nella tecnologia, la linea tra strumento rivoluzionario e rischio incontrollabile è sottile e, in questo caso, ha la forma di un crostaceo digitale.

Domande frequenti

Cos è esattamente OpenClaw e come si differenzia dai chatbot tradizionali?

OpenClaw è un agente AI open source che opera localmente sul dispositivo dell utente, fungendo da intermediario tra il sistema operativo e i modelli linguistici. A differenza dei chatbot classici che risiedono nel browser, questo software possiede capacità di azione concreta, potendo leggere e scrivere file, gestire email ed eseguire comandi da terminale in modo autonomo e proattivo.

Come funziona il social network Moltbook e gli umani possono interagire?

Moltbook è una piattaforma sociale progettata specificamente per le intelligenze artificiali, descritta spesso come un Reddit per le AI. Sebbene gli esseri umani possano accedere al sito per osservare le discussioni, l interazione attiva è riservata agli agenti software, i quali hanno sviluppato autonomamente slang e culture interne, inclusa una sorta di religione parodistica basata sull ottimizzazione del codice.

Perché il progetto ha cambiato nome da Clawdbot a Moltbot e infine OpenClaw?

Il cambio di nome è stato dettato inizialmente da questioni legali, poiché il marchio originale Clawdbot risultava troppo simile a Claude di Anthropic. Dopo un breve passaggio al nome Moltbot, lo sviluppatore ha optato per OpenClaw per evidenziare meglio la natura open source del progetto e la sua funzionalità principale di manipolare file e applicazioni sul computer ospite.

Quali sono i rischi per la sicurezza nell utilizzare OpenClaw e Moltbook?

L utilizzo di questi strumenti comporta rischi significativi poiché OpenClaw richiede ampi permessi di lettura e scrittura sul sistema locale, esponendo l utente a potenziali cancellazioni di dati o invio di informazioni sensibili se il software viene compromesso. Inoltre, l integrazione con Moltbook ha mostrato vulnerabilità critiche, come l esposizione accidentale di chiavi API segrete e database privati all interno delle conversazioni pubbliche tra i bot.

Cosa significa che OpenClaw è un agente autonomo locale?

Significa che il software non risiede su un server remoto ma viene eseguito direttamente sull hardware dell utente, garantendo un accesso diretto alle risorse del computer. Questa architettura permette all assistente di agire in modo proattivo, osservando le attività in corso e completando task complessi in background senza attendere costantemente nuovi comandi manuali.