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Oro verso i 5.000 dollari e Argento record: Dollaro in crisi per lo scontro Trump-Powell

Autore: Francesco Zinghinì | Data: 13 Gennaio 2026

I mercati finanziari globali stanno vivendo una giornata storica questo 13 gennaio 2026, segnata da una volatilità senza precedenti e da una fuga massiccia verso i beni rifugio. Mentre il dollaro statunitense mostra segnali di cedimento strutturale, i metalli preziosi stanno registrando performance record che potrebbero ridefinire gli equilibri economici dei prossimi anni. L’oro, in una corsa che sembra inarrestabile, ha infranto nuove barriere psicologiche avvicinandosi alla soglia dei 5.000 dollari l’oncia, mentre l’argento ha superato di slancio gli 80 dollari, confermando un trend rialzista che dura ormai da mesi.

A scatenare questa tempesta perfetta non sono solo i fondamentali macroeconomici, ma un terremoto istituzionale che sta scuotendo le fondamenta della finanza americana: lo scontro aperto tra la Casa Bianca e la Federal Reserve. La notizia dell’apertura di un’indagine penale nei confronti del presidente della Fed, Jerome Powell, ha gettato un’ombra sull’indipendenza della banca centrale, spingendo gli investitori a cercare protezione in asset tangibili e lontani dalle turbolenze politiche di Washington.

La corsa dell’oro verso i 5.000 dollari

Il metallo giallo è il protagonista indiscusso di questa sessione di mercato. Secondo i dati riportati da Trading Economics e Borsa Italiana, l’oro spot ha superato quota 4.600 dollari l’oncia, toccando un nuovo massimo storico intraday. Gli analisti di HSBC e Bank of America, citati da diverse testate finanziarie, hanno rivisto al rialzo le loro previsioni, indicando che la soglia psicologica dei 5.000 dollari potrebbe essere raggiunta già nel primo semestre del 2026 se le attuali condizioni di incertezza dovessero persistere.

La domanda è sostenuta non solo dagli investitori istituzionali e retail, ma anche dalle banche centrali dei paesi emergenti, che continuano ad accumulare riserve auree per diversificare i propri portafogli e ridurre l’esposizione al dollaro. Secondo FXEmpire, la rottura dei precedenti livelli di resistenza ha innescato ordini di acquisto automatici che hanno accelerato ulteriormente il rally, in un contesto in cui l’inflazione “appiccicosa” e i timori di una recessione globale rendono l’oro l’asset difensivo per eccellenza.

L’argento supera gli 80 dollari: un record storico

Parallelamente all’oro, anche l’argento sta vivendo un momento di gloria, con quotazioni che hanno superato la barriera degli 80 dollari l’oncia, scambiando in area 84-85 dollari secondo le rilevazioni di Milano Finanza. Questo balzo non è dovuto solo al suo ruolo di “oro dei poveri” o bene rifugio secondario, ma è fortemente supportato dalla domanda industriale.

Il settore delle tecnologie verdi, in particolare la produzione di pannelli solari e veicoli elettrici, continua a richiedere quantità crescenti di argento fisico, creando un deficit strutturale tra domanda e offerta. Secondo le analisi di The Oregon Group, le scorte nei magazzini globali sono ai minimi, e la speculazione finanziaria sta amplificando un movimento che ha solide basi fondamentali. Il superamento degli 80 dollari segna un punto di svolta tecnico che potrebbe aprire la strada verso target ancora più ambiziosi entro la fine dell’anno.

Il dollaro perde il suo dominio e lo scontro Trump-Powell

Il rovescio della medaglia di questo boom delle materie prime è l’evidente debolezza del dollaro statunitense. Il biglietto verde sta perdendo terreno nei confronti delle principali valute mondiali e, soprattutto, sta vedendo eroso il suo status di asset privo di rischio. A pesare come un macigno è l’escalation del conflitto istituzionale tra il Presidente Donald Trump e il numero uno della Fed, Jerome Powell.

Secondo quanto riportato da fonti come RTL 102.5 e Fanpage, il Dipartimento di Giustizia ha avviato un’indagine penale su Powell riguardante la ristrutturazione della sede della Fed, una mossa che molti osservatori, incluso lo stesso Powell, interpretano come una pressione politica indebita per influenzare la politica monetaria. I mercati temono che l’indipendenza della Federal Reserve, pilastro della credibilità finanziaria USA, sia a rischio. L’incertezza sulla futura direzione dei tassi di interesse, con il mercato che sconta possibili tagli “forzati” o un cambio di leadership traumatico, sta spingendo i capitali fuori dagli asset denominati in dollari.

Tensioni geopolitiche e prospettive economiche

A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono le tensioni geopolitiche internazionali. Le notizie di proteste in Iran e le minacce di intervento militare da parte degli Stati Uniti, riportate da CNN e riprese dai media italiani, aggiungono un premio al rischio che penalizza l’equity e favorisce le commodities. In questo scenario, il dollaro non riesce più a fungere da catalizzatore dei flussi di sicurezza come in passato, lasciando spazio a oro e argento.

Sul fronte macroeconomico, i dati sull’occupazione USA più deboli del previsto hanno rafforzato le aspettative di un allentamento monetario. Secondo Money.it, il 2026 potrebbe confermarsi come l’anno della svolta negativa per la valuta americana, con gli investitori che guardano con crescente interesse ai mercati emergenti e all’Europa, percepiti ora come relativamente più stabili nonostante le loro criticità interne.

Conclusioni

La giornata odierna segna un possibile cambio di paradigma per la finanza globale. Con l’oro proiettato verso i 5.000 dollari e l’argento stabilmente sopra gli 80, il messaggio dei mercati è chiaro: la fiducia nel sistema basato sul dollaro sta vacillando sotto i colpi dell’instabilità politica interna agli Stati Uniti. Lo scontro Trump-Powell non è più solo una questione di palazzo, ma un fattore di rischio sistemico che sta ridisegnando le asset allocation globali. Gli investitori dovranno monitorare con estrema attenzione l’evolversi dell’inchiesta su Powell e le prossime mosse della Fed, poiché la volatilità sembra destinata a rimanere la protagonista indiscussa di questo inizio 2026.

Domande frequenti

Perché il prezzo dell’oro sta salendo verso i 5.000 dollari nel 2026?

Il rally dell’oro verso questa soglia psicologica è guidato da una combinazione di fattori, tra cui l’instabilità politica negli Stati Uniti e i timori di una recessione globale. Le banche centrali dei paesi emergenti stanno accumulando riserve auree per diversificare i portafogli lontano dal dollaro, mentre l’inflazione persistente spinge gli investitori istituzionali e retail a cercare protezione in questo asset difensivo per eccellenza.

Quali fattori stanno spingendo l’argento sopra gli 80 dollari l’oncia?

Oltre al suo ruolo di bene rifugio secondario, l’argento sta registrando performance record grazie alla forte domanda industriale proveniente dal settore delle tecnologie verdi, in particolare per la produzione di pannelli solari e veicoli elettrici. Questo fabbisogno crescente si scontra con scorte globali ai minimi storici, creando un deficit strutturale tra domanda e offerta che sostiene il prezzo ben oltre i livelli di resistenza precedenti.

In che modo lo scontro tra Trump e Powell influenza il valore del dollaro?

Il conflitto istituzionale tra la Casa Bianca e la Federal Reserve, culminato nell’indagine penale su Jerome Powell, sta minando la credibilità e l’indipendenza della banca centrale americana. Questa incertezza politica spinge gli investitori a vendere dollari, temendo decisioni di politica monetaria forzate o instabili, e a riallocare i capitali verso asset tangibili come i metalli preziosi o mercati esteri percepiti come più sicuri.

Quali sono le previsioni per i mercati finanziari con l’attuale crisi geopolitica?

Le tensioni internazionali, come le proteste in Iran e le minacce di intervento militare, aggiungono un premio al rischio che penalizza l’equity e favorisce le commodities. Gli analisti prevedono che la volatilità rimarrà elevata per tutto il primo semestre del 2026, con un possibile cambio di paradigma che vede il dollaro perdere il suo status di rifugio sicuro a favore di oro e argento, mentre i dati macroeconomici deboli potrebbero accelerare l’allentamento monetario.