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Il Mezzogiorno come motore inatteso della ripresa post-pandemica, ma con un futuro ipotecato dalla crisi demografica e dalla fuga dei talenti. È questa la fotografia in chiaroscuro dell’economia italiana scattata dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, durante la sua lectio magistralis all’inaugurazione dell’anno accademico 2025-2026 dell’Università di Messina. Un intervento che ha unito l’ottimismo per i dati recenti sul PIL meridionale al severo monito sulle fragilità strutturali che minacciano la tenuta dei mercati e del sistema Paese.
Secondo il Governatore, l’Italia si trova a un bivio: da un lato c’è la vitalità dimostrata dal Sud, capace di sovvertire i pronostici più cupi, dall’altro l’inesorabile inverno demografico e un mercato del lavoro che non riesce a trattenere il capitale umano. Il messaggio lanciato alla platea di Messina è inequivocabile: senza investimenti massicci nell’istruzione e nell’innovazione, la crescita attuale rischia di essere un fuoco di paglia.
Il dato più rilevante emerso dall’analisi di Via Nazionale riguarda la performance economica del Sud Italia. Panetta ha definito il Mezzogiorno la «vera sorpresa» degli ultimi anni. I numeri, citati anche da Il Mattino, descrivono una dinamica di recupero che in pochi avrebbero previsto: nel periodo post-pandemico, il PIL delle regioni meridionali è cresciuto di quasi l’8%, superando di oltre due punti percentuali la media del Centro-Nord.
Ancora più significativo è il dato sull’occupazione, aumentata del 6% nel Sud, un ritmo doppio rispetto al resto del Paese. Questa accelerazione, sostenuta in parte dagli effetti del PNRR e dalla ripresa dei servizi, suggerisce che il tessuto produttivo meridionale ha una capacità di reazione superiore alle attese. Tuttavia, per gli analisti di finanza e politica economica, la sfida ora è trasformare questo rimbalzo ciclico in una traiettoria di sviluppo strutturale e duraturo, capace di resistere alle future turbolenze dei mercati.
Nonostante i segnali positivi dal Sud, il quadro generale delineato dal Governatore rimane cauto. La crescita complessiva dell’Italia è definita «modesta» se confrontata con le necessità di un Paese gravato da un alto debito pubblico. Il vero “elefante nella stanza” è il vincolo demografico: secondo le proiezioni di Bankitalia, entro il 2050 il Paese perderà oltre 7 milioni di persone in età lavorativa.
In un’ottica di lungo periodo, questo calo della forza lavoro rappresenta un rischio sistemico per la sostenibilità del debito e per gli equilibri di borsa e previdenza. Panetta ha sottolineato che non basta più “crescere”, ma bisogna capire “come” si cresce: l’unica via per compensare il calo demografico è un drastico aumento della produttività, che in Italia ristagna da oltre un quarto di secolo.
Il passaggio più duro dell’intervento ha riguardato la valorizzazione del capitale umano. I dati riportati da Il Fatto Quotidiano e confermati dal Governatore sono allarmanti: un giovane laureato italiano che sceglie di lavorare in Germania guadagna, in media, l’80% in più rispetto a un suo coetaneo rimasto in Italia. Il divario resta ampio, seppur inferiore (30%), anche nel confronto con la Francia.
Questa disparità retributiva è la causa primaria della “fuga dei cervelli”: circa un decimo dei laureati italiani si trasferisce all’estero, con punte ancora più alte tra ingegneri e informatici. Per l’economia nazionale, questo fenomeno si traduce in una doppia perdita: da un lato lo Stato spende risorse per formare eccellenze, dall’altro regala questo valore aggiunto ai competitor internazionali, impoverendo il proprio tessuto innovativo.
La ricetta proposta da Panetta per invertire la rotta è chiara: bisogna investire nei giovani e nell’università. Attualmente, la spesa pubblica italiana per l’istruzione è inferiore al 4% del PIL, quasi un punto sotto la media dell’Unione Europea. Il Governatore ha evidenziato un’anomalia tutta italiana: siamo l’unico grande Paese europeo dove la spesa per studente universitario è significativamente più bassa di quella per studente di scuola superiore.
Per garantire stabilità alla finanza pubblica e prosperità privata, l’Italia deve allinearsi agli standard europei, potenziando il trasferimento tecnologico e creando un ecosistema favorevole alle imprese innovative. Solo così sarà possibile offrire salari competitivi e trattenere i talenti necessari per affrontare le sfide dell’economia digitale e verde.
L’intervento di Fabio Panetta traccia una linea netta tra il presente e il futuro. Se il Mezzogiorno offre oggi una boccata d’ossigeno ai conti nazionali, dimostrando una vitalità inaspettata, il domani dell’Italia dipende interamente dalla capacità di valorizzare le nuove generazioni. Senza investimenti mirati a colmare il gap salariale con l’Europa e a rafforzare il sistema universitario, la “sorpresa” del Sud rischia di rimanere un episodio isolato in una tendenza di declino demografico ed economico.
Il Governatore della Banca d Italia ha evidenziato dati inattesi sulla ripresa post-pandemica, con il PIL del Sud cresciuto quasi dell otto per cento e l occupazione aumentata a un ritmo doppio rispetto al Centro-Nord. Questa vitalità economica, sostenuta anche dal PNRR, rappresenta un segnale positivo che smentisce i pronostici negativi, pur necessitando di consolidamento strutturale per durare nel tempo.
Secondo i dati citati da Panetta, un giovane laureato che si trasferisce in Germania percepisce in media l ottanta per cento in più rispetto a un coetaneo rimasto in Italia, mentre il divario con la Francia si attesta al trenta per cento. Questo gap retributivo è identificato come la causa principale dell emigrazione di circa un decimo dei laureati italiani, con perdite significative di capitale umano qualificato.
Le proiezioni indicano una perdita di oltre sette milioni di persone in età lavorativa nei prossimi decenni, creando un rischio sistemico per la sostenibilità del debito pubblico e del sistema previdenziale. Per contrastare questo inverno demografico, non è sufficiente la sola crescita economica inerziale, ma serve un drastico aumento della produttività che nel Paese ristagna da oltre venticinque anni.
Per invertire il declino e trattenere i talenti, è indispensabile aumentare la spesa pubblica per l istruzione, attualmente ferma sotto il quattro per cento del PIL e inferiore alla media UE. Panetta sottolinea l urgenza di allineare gli investimenti universitari agli standard europei per favorire il trasferimento tecnologico e garantire salari competitivi alle nuove generazioni.