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La giornata di oggi, 18 Gennaio 2026, si apre con un dato fondamentale per l’economia e le famiglie italiane: il PUN (Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica) si attesta a 0,131 €/kWh. Questo valore, pubblicato dal GME (Gestore dei Mercati Energetici), rappresenta il punto di riferimento per le transazioni all’ingrosso e influenza direttamente le tariffe del mercato libero e i costi industriali. In un contesto macroeconomico in cui la stabilità dei costi energetici è cruciale per la ripresa del PIL, il dato odierno segnala una fase di attenzione per gli operatori di settore.
Il valore di 0,131 €/kWh riflette un equilibrio delicato tra domanda e offerta, influenzato dalle temperature invernali e dalla disponibilità delle fonti rinnovabili. Per gli analisti di finanza e per chi opera nei mercati delle commodities, monitorare queste fluttuazioni giornaliere è essenziale per comprendere le pressioni inflazionistiche residue che ancora interessano l’Eurozona. Nonostante gli sforzi di diversificazione energetica compiuti negli ultimi anni, la volatilità giornaliera rimane un fattore determinante per le strategie di approvvigionamento delle grandi imprese energivore.
Per comprendere appieno il significato del prezzo odierno, è necessario analizzare le dinamiche registrate nella giornata precedente, il 17 Gennaio 2026. I dati mostrano variazioni orarie significative che evidenziano la struttura dei consumi e della produzione nazionale. Il prezzo minimo registrato è stato di 0,119 €/kWh, toccato esattamente alle ore 3:00 del mattino. Questo minimo notturno conferma il tradizionale calo della domanda nelle ore di riposo, ma il livello relativamente sostenuto (sopra la soglia psicologica degli 0,10 €/kWh) suggerisce che il carico di base (base load) rimane costoso, probabilmente a causa delle quotazioni del gas naturale o di una minore ventosità notturna che ha ridotto l’apporto eolico.
Dall’altra parte della curva, sebbene il dato puntuale del massimo non sia stato isolato nel report preliminare, l’andamento suggerisce che i picchi si siano concentrati nelle fasce serali, momento in cui il calo della produzione fotovoltaica coincide con il rientro a casa delle famiglie e l’accensione degli elettrodomestici. Questa “curva ad anatra” (duck curve), seppur meno accentuata rispetto ai mesi estivi, continua a guidare le strategie di dispacciamento della rete elettrica nazionale.
Il prezzo dell’energia non è solo una voce di costo per le bollette, ma un driver fondamentale per la Borsa di Milano. Le società del comparto utility (come Enel, A2A, Terna) vedono i propri margini e ricavi strettamente correlati all’andamento del PUN. Un prezzo che si stabilizza intorno a 0,131 €/kWh permette agli operatori di mantenere una buona redditività, pur senza raggiungere i picchi speculativi visti negli anni della crisi energetica. Tuttavia, per il settore manifatturiero quotato a Piazza Affari, costi energetici sostenuti possono comprimere i margini operativi, influenzando negativamente le trimestrali.
Secondo gli esperti di finanza strutturata, la stabilità del PUN è preferibile alla volatilità estrema, poiché permette una pianificazione più accurata degli investimenti industriali. Le aziende che hanno sottoscritto contratti PPA (Power Purchase Agreements) a lungo termine si trovano oggi in una posizione di vantaggio competitivo rispetto a chi è esposto alle fluttuazioni del mercato spot giornaliero.
Il livello attuale del PUN è anche un indicatore della velocità della transizione energetica. Con un prezzo medio di 0,131 €/kWh, gli investimenti in fonti rinnovabili e, soprattutto, in sistemi di accumulo (batterie) rimangono altamente attrattivi. Il differenziale tra il prezzo minimo notturno (0,119 €/kWh) e i picchi diurni o serali crea opportunità di arbitraggio per chi possiede sistemi di storage: immagazzinare energia quando costa meno e rilasciarla quando il prezzo sale è il modello di business che sta sostenendo la modernizzazione della rete.
Inoltre, l’efficienza energetica diventa l’asset principale per le aziende. In un’ottica di crescita del PIL sostenibile, ridurre l’intensità energetica del prodotto interno lordo è l’unica via per rendere l’Italia competitiva sui mercati internazionali, indipendentemente dalle oscillazioni quotidiane del prezzo della materia prima.
Per i consumatori finali, il dato del 18 Gennaio 2026 offre spunti pratici. Chi dispone di una tariffa bioraria o trioraria deve continuare a concentrare i consumi nelle fasce F2 e F3 (sera e weekend), sfruttando i momenti in cui il prezzo all’ingrosso scende verso i minimi registrati (come il valore di 0,119 €/kWh delle ore notturne). Per le imprese, invece, l’analisi del PUN odierno suggerisce di valutare attentamente le offerte a prezzo fisso rispetto a quelle indicizzate: se la volatilità dovesse aumentare nei prossimi giorni a causa di ondate di freddo, bloccare il prezzo potrebbe rivelarsi una strategia prudente.
In sintesi, il PUN del 18 Gennaio 2026 a 0,131 €/kWh fotografa un mercato energetico italiano vigile ma non in emergenza. Il minimo di 0,119 €/kWh registrato alle 3 del mattino del giorno precedente dimostra che esiste uno zoccolo duro di costi di generazione che impedisce crolli verticali dei prezzi, mantenendo alta l’attenzione su economia e finanza pubblica. La sfida per i prossimi mesi sarà quella di incrementare la capacità rinnovabile programmabile per abbassare non solo i picchi, ma anche il valore medio, liberando risorse per la crescita del PIL e per nuovi investimenti strutturali.
Il Prezzo Unico Nazionale dell energia elettrica per questa data si attesta a 0,131 euro/kWh. Questo valore rappresenta un indicatore cruciale per l economia italiana, riflettendo un equilibrio tra la domanda invernale e l offerta disponibile da fonti rinnovabili e gas. Nonostante non si tratti di un livello di emergenza, il prezzo segnala che i costi di generazione rimangono sostenuti, influenzando direttamente le tariffe del mercato libero e le strategie di approvvigionamento delle imprese energivore.
In base all analisi delle variazioni orarie recenti, il prezzo minimo è stato toccato alle ore 3:00 del mattino, scendendo a 0,119 euro/kWh. Questo dato conferma che le ore notturne restano il momento più conveniente per i consumi elettrici. Tuttavia, il fatto che il prezzo minimo rimanga sopra la soglia di 0,10 euro/kWh indica che il carico di base ha ancora costi rilevanti, rendendo fondamentale per i consumatori con tariffe biorarie concentrare l utilizzo degli elettrodomestici nelle fasce F2 e F3 per risparmiare.
L analisi del mercato suggerisce prudenza. Per le imprese, valutare offerte a prezzo fisso potrebbe essere una strategia saggia per proteggersi da eventuali aumenti di volatilità dovuti a ondate di freddo, dato che il prezzo attuale comprime i margini del settore manifatturiero. Per i consumatori domestici, le tariffe indicizzate al PUN permettono di beneficiare dei cali notturni, ma richiedono una gestione attenta dei consumi per evitare i rincari durante i picchi serali, tipici della cosiddetta curva ad anatra.
Un prezzo medio di 0,131 euro/kWh mantiene alta l attrattiva per gli investimenti in fonti rinnovabili e sistemi di accumulo. La differenza di prezzo tra le ore notturne e i picchi diurni crea opportunità di guadagno tramite l arbitraggio: immagazzinare energia nelle batterie quando costa poco e rilasciarla quando il prezzo sale. Questo scenario economico incentiva la transizione energetica e spinge le aziende a migliorare la propria efficienza per restare competitive sui mercati internazionali.