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Rapporto Safer Internet Day: uso LLM e dipendenza nei minori

Autore: Francesco Zinghinì | Data: 11 Febbraio 2026

Il Safer Internet Day 2026, celebrato ieri in oltre 100 Paesi, ha scattato una fotografia nitida e preoccupante del rapporto tra le nuove generazioni e la tecnologia. Al centro del dibattito non ci sono più solo i social network, ma i chatbot basati sull’Intelligenza Artificiale, diventati ormai interlocutori quotidiani per milioni di ragazzi. Secondo i dati diffusi da Telefono Azzurro in collaborazione con Ipsos Doxa, un adolescente su tre (il 35%) utilizza regolarmente software di AI generativa, non solo per supporto allo studio, ma sempre più spesso come surrogato relazionale. L’entità del fenomeno impone una riflessione urgente su come l’automazione delle conversazioni stia rimodellando la psiche dei più giovani.

L’illusione dell’empatia artificiale

Il dato che più fa riflettere emerge dalle motivazioni d’uso. Sebbene la maggior parte degli studenti ricorra agli LLM (Large Language Models) come ChatGPT, Gemini o Microsoft Copilot per compiti scolastici e ricerche, una quota significativa del 14% dichiara di rivolgersi a questi algoritmi per ricevere consigli personali. Secondo il rapporto "Crescere con l’Intelligenza Artificiale", il 34% degli intervistati lo ha fatto almeno una volta, cercando nel software un ascoltatore privo di giudizio. Questa tendenza all’antropomorfizzazione è confermata dal livello di fiducia riposto nella macchina: il 58% dei ragazzi assegna ai chatbot un punteggio di affidabilità superiore a 7 su 10.

Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, ha sottolineato come questi strumenti, pur offrendo opportunità, rischino di creare una "semplificazione della vita e delle scelte" se privi di una guida adulta. Il rischio è che l’interazione fluida garantita dal Deep Learning venga scambiata per empatia reale, portando a un isolamento emotivo sempre più marcato. Il 35% dei ragazzi stessi ammette di temere una diminuzione delle relazioni sociali reali a causa dell’uso massiccio di queste tecnologie.

Dipendenza digitale: i numeri dell’emergenza

Parallelamente all’ascesa dell’AI, si aggrava il quadro della dipendenza dai dispositivi. Secondo l’indagine presentata dal Movimento Etico Digitale in occasione della giornata mondiale per la sicurezza in Rete, il 77,5% degli adolescenti italiani dichiara di sentirsi dipendente dai propri device. Si tratta di un incremento di cinque punti percentuali rispetto alle rilevazioni dell’anno precedente. Di questi, oltre il 40% descrive la propria dipendenza come "moderata", mentre una minoranza riconosce forme gravi di assuefazione.

Il paradosso evidenziato dallo studio è la consapevolezza: i ragazzi sanno di passare troppo tempo online e riconoscono gli effetti negativi su salute fisica e mentale, ma non riescono a disconnettersi. Solo il 23% di chi tenta di limitare l’uso dello smartphone ci riesce effettivamente. Questo scenario crea un terreno fertile per l’ingresso pervasivo degli algoritmi predittivi, progettati per massimizzare il tempo di permanenza sulle piattaforme attraverso meccanismi di ricompensa variabile.

I rischi invisibili: privacy e pensiero critico

L’utilizzo massiccio di sistemi di Machine Learning porta con sé rischi che vanno oltre la sfera psicologica. Il 40% degli adolescenti intervistati teme una riduzione del proprio pensiero critico, delegando alla macchina non solo l’esecuzione di compiti, ma anche l’elaborazione di concetti complessi. C’è poi il problema della distinzione tra vero e falso: il 33% dei giovani ammette la difficoltà nel distinguere la realtà dalla finzione generata dall’AI, un pericolo concreto in un’era di deepfake e disinformazione automatizzata.

Non meno rilevante è la questione della privacy. "Parlare" con un chatbot significa cedere enormi quantità di dati personali a server remoti, spesso senza la piena consapevolezza di come queste informazioni verranno utilizzate per addestrare futuri modelli. L’Unicef, intervenendo sul tema, ha stilato una serie di raccomandazioni per i genitori, invitandoli a educare i figli sul funzionamento tecnico dell’AI per demistificarne l’aura di onniscienza.

La risposta delle istituzioni e della scuola

Di fronte a questa trasformazione antropologica, le istituzioni locali e nazionali stanno cercando di correre ai ripari. L’Ufficio Stampa della Provincia autonoma di Trento ha reso noto un fitto calendario di eventi legati al Safer Internet Day 2026, coinvolgendo scuole e famiglie in percorsi di educazione digitale. L’obiettivo non è demonizzare la tecnologia, ma promuovere un approccio "onlife" consapevole, dove la distinzione tra online e offline viene sostituita da una gestione integrata e responsabile del tempo e delle relazioni.

Come ribadito durante gli eventi di ieri, la sfida del 2026 non è più solo proteggere i ragazzi dai contenuti violenti, ma equipaggiarli con gli strumenti cognitivi necessari per interagire con intelligenze non umane senza perdere la propria umanità.

Conclusioni

I dati del 2026 ci consegnano una generazione iperconnessa e tecnologicamente avanzata, ma emotivamente fragile di fronte alla potenza di calcolo dei nuovi assistenti virtuali. Se da un lato l’Intelligenza Artificiale promette di rivoluzionare l’apprendimento, dall’altro rischia di diventare una stampella cognitiva e affettiva pericolosa. La strada indicata dagli esperti è quella dell’educazione e del dialogo: solo riportando al centro la relazione umana sarà possibile utilizzare i chatbot come strumenti di supporto e non come sostituti della vita reale.

Domande frequenti

In che modo i chatbot AI influenzano la salute emotiva degli adolescenti?

L’uso frequente di assistenti virtuali porta molti giovani a cercare un ascolto privo di giudizio, rischiando però di creare isolamento e dipendenza emotiva. Il pericolo maggiore risiede nel confondere le risposte automatiche della macchina con una reale empatia, riducendo così il desiderio e la capacità di costruire relazioni umane autentiche.

Quali sono i rischi principali legati alla privacy nell’uso dell’Intelligenza Artificiale?

Interagire con i chatbot implica spesso la cessione di grandi quantità di dati personali a server remoti senza una piena consapevolezza della loro destinazione. Le informazioni condivise dai ragazzi vengono utilizzate per addestrare i modelli futuri, esponendo i minori a violazioni della riservatezza e profilazione digitale involontaria.

Quanto è diffusa la dipendenza da smartphone tra i giovani italiani?

I dati recenti indicano che oltre tre quarti degli adolescenti percepiscono una dipendenza dai propri dispositivi, con un trend in netta crescita. Nonostante la consapevolezza dei danni alla salute psicofisica, la maggior parte dei ragazzi non riesce a limitare il tempo online a causa dei meccanismi di ricompensa variabile progettati dalle piattaforme.

Perché l’uso dell’AI può ridurre il pensiero critico nei minori?

Delegare alla macchina non solo i compiti scolastici ma anche l’elaborazione di concetti complessi rischia di atrofizzare le capacità analitiche degli studenti. Inoltre, la difficoltà nel distinguere tra contenuti reali e informazioni generate artificialmente espone i giovani a manipolazioni e disinformazione, rendendo necessaria una nuova educazione digitale.

Cosa consigliano gli esperti per gestire il rapporto tra minori e tecnologia?

Le istituzioni suggeriscono di adottare un approccio onlife, superando la distinzione tra online e offline per una gestione integrata del tempo. È fondamentale che i genitori educhino i figli sul funzionamento tecnico dell’AI per demistificarne l’onniscienza e promuovere un uso consapevole che non sostituisca le interazioni umane.