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Il colosso del lusso americano si arrende. Saks Global, la holding nata dalla fusione tra Saks Fifth Avenue e Neiman Marcus, ha presentato istanza di fallimento assistito ai sensi del Chapter 11 presso il tribunale di Houston, in Texas. La notizia, battuta dalle agenzie nella mattinata di oggi, 14 gennaio 2026, scuote profondamente i mercati finanziari e il settore della moda internazionale. Il gruppo, schiacciato da un debito insostenibile e da una crisi di liquidità che si protraeva dalla fine del 2025, ha dichiarato passività stimate tra 1 e 10 miliardi di dollari, lasciando col fiato sospeso migliaia di fornitori, tra cui spiccano le eccellenze del Made in Italy come Zegna, Cucinelli e Armani.
La mossa era nell’aria da settimane, specialmente dopo il mancato pagamento di una tranche di interessi sul debito da 100 milioni di dollari a fine dicembre. Nonostante i tentativi in extremis di ristrutturazione stragiudiziale, il consiglio di amministrazione ha optato per la protezione giudiziaria per evitare la liquidazione immediata. Secondo quanto comunicato dalla società, i negozi rimarranno aperti grazie a un finanziamento Debtor-in-Possession (DIP) di circa 1,75 miliardi di dollari, necessario per garantire l’operatività corrente e il pagamento degli stipendi durante la fase di riorganizzazione.
Il crollo di Saks rappresenta uno dei più grandi fallimenti nel settore retail dai tempi della pandemia e solleva interrogativi cruciali sulla tenuta del modello wholesale (vendita all’ingrosso) per il lusso. L’impatto non si limita alla sola economia americana: le ripercussioni rischiano di farsi sentire pesantemente sui bilanci delle case di moda europee, per le quali il mercato statunitense rappresenta una fetta fondamentale dell’export e, indirettamente, del PIL nazionale.
All’origine del dissesto finanziario c’è quella che molti analisti definiscono oggi una “vittoria di Pirro”: l’acquisizione di Neiman Marcus Group completata nel dicembre 2024 per 2,7 miliardi di dollari. L’operazione, concepita per creare un gigante incontrastato del lusso americano unendo le insegne di Saks Fifth Avenue, Bergdorf Goodman e Neiman Marcus, ha invece caricato la nuova entità, Saks Global, di un debito monstre superiore ai 4 miliardi di dollari.
In un contesto di tassi di interesse elevati e di rallentamento della domanda di beni di lusso registrato per tutto il 2025, la struttura finanziaria del gruppo si è rivelata troppo fragile. Secondo fonti vicine al dossier riportate da Bloomberg, la crisi di liquidità si è aggravata quando i fornitori, allarmati dai ritardi nei pagamenti, hanno iniziato a bloccare le spedizioni della merce per la stagione primavera-estate 2026, innescando una spirale negativa che ha svuotato gli scaffali e ridotto ulteriormente i ricavi.
Contestualmente all’annuncio del Chapter 11, è stato ufficializzato un cambio al vertice: l’amministratore delegato Marc Metrick lascia l’incarico. Al suo posto subentra Geoffroy van Raemdonck, già CEO di Neiman Marcus, con il difficile compito di traghettare il gruppo attraverso la tempesta della ristrutturazione e rinegoziare i termini con i creditori.
La lista dei creditori non garantiti depositata in tribunale è un “chi è chi” della moda globale, con una presenza massiccia di marchi italiani. L’Italia, che ha negli Stati Uniti il suo primo mercato di sbocco extra-UE, guarda con apprensione agli sviluppi. Tra i nomi più esposti figurano giganti come Ermenegildo Zegna, Brunello Cucinelli e Giorgio Armani, che da decenni utilizzano i department store di lusso come vetrina privilegiata per la clientela americana.
La preoccupazione riguarda non solo i crediti pregressi non ancora incassati per le collezioni consegnate a fine 2025, ma anche il futuro degli ordini in corso. Secondo un report di Milano Finanza, l’esposizione dei brand italiani varia a seconda della dipendenza dal canale wholesale rispetto al retail diretto. Brunello Cucinelli, in una recente dichiarazione rilasciata a margine delle sfilate, aveva minimizzato i rischi diretti parlando di perdite “estremamente limitate” e ribadendo la fiducia nel canale multimarca, ma il blocco dei pagamenti imposto dal Chapter 11 congela di fatto milioni di euro di fatture.
Per aziende come Zegna e Armani, che hanno investito massicciamente nel posizionamento all’interno di Saks e Bergdorf Goodman, la sfida è duplice: recuperare i crediti (che in procedure di questo tipo vengono spesso svalutati drasticamente) e ripensare la strategia distributiva negli USA. Se i grandi magazzini chiudono o riducono gli ordini, i marchi dovranno accelerare sugli investimenti in boutique monomarca, con costi fissi decisamente più alti.
La reazione della Borsa non si è fatta attendere. I titoli del settore lusso hanno registrato flessioni nelle piazze europee, con gli investitori che temono un effetto domino. Il fallimento di Saks è sintomatico di una trasformazione strutturale della finanza legata al retail: il modello del grande magazzino generalista, anche se di lusso, fatica a competere con l’e-commerce diretto dei brand e con le piattaforme digitali specializzate.
Il finanziamento da 1,75 miliardi ottenuto da Saks permetterà, per ora, di mantenere l’operatività. I negozi sulla Fifth Avenue e in tutto il Nord America resteranno aperti e le gift card continueranno ad essere onorate, una mossa essenziale per non disperdere il patrimonio di clientela residuo. Tuttavia, il piano di ristrutturazione prevederà quasi certamente la chiusura dei punti vendita meno performanti e una rinegoziazione aggressiva dei contratti di affitto e fornitura.
Il ricorso al Chapter 11 di Saks Global segna la fine di un’era per il commercio al dettaglio americano e suona come un campanello d’allarme per il lusso europeo. Mentre il gruppo tenterà di risanare i propri conti attraverso la procedura fallimentare, l’attenzione si sposta ora sulla resilienza dei creditori. Per i marchi italiani come Zegna, Cucinelli e Armani, l’imperativo sarà diversificare i canali di vendita per proteggere i propri margini e il proprio contributo al PIL del settore moda, in un 2026 che si preannuncia complesso per i mercati internazionali.
La dichiarazione del Chapter 11 indica che il gruppo ha avviato una procedura di fallimento assistito per ristrutturare il debito senza cessare le attività. Questa mossa legale permette ai negozi Saks Fifth Avenue e Neiman Marcus di rimanere aperti e operativi grazie a un finanziamento straordinario, proteggendo la società dalla liquidazione immediata mentre negozia con i creditori.
Non nell immediato. Grazie a un finanziamento Debtor-in-Possession da 1,75 miliardi di dollari, i punti vendita resteranno aperti e continueranno a onorare le gift card e a pagare gli stipendi. Tuttavia, il piano di ristrutturazione futuro prevederà quasi certamente la chiusura delle sedi meno redditizie per risanare il bilancio aziendale.
I marchi del Made in Italy figurano tra i creditori non garantiti e rischiano perdite significative sui pagamenti delle collezioni consegnate a fine 2025. Oltre al danno economico immediato, aziende come Zegna, Cucinelli e Armani dovranno rivedere la loro strategia distributiva negli USA, riducendo la dipendenza dai grandi magazzini a favore di boutique monomarca di proprietà.
La acquisizione di Neiman Marcus nel 2024 è costata 2,7 miliardi di dollari e ha caricato la nuova holding Saks Global di un debito insostenibile superiore ai 4 miliardi. In un periodo caratterizzato da alti tassi di interesse e da un calo della domanda di beni di lusso, questa struttura finanziaria si è rivelata troppo fragile, portando al blocco della liquidità.
Il crollo di Saks segna la crisi definitiva del modello wholesale, ovvero la vendita all ingrosso tramite grandi magazzini generalisti. Questo evento spingerà sempre più i brand del lusso a investire nel canale diretto e nel commercio online proprietario per avere un controllo maggiore sui margini e sulla clientela, riducendo i rischi legati a intermediari finanziariamente instabili.