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Siciliano: Physical AI e la nuova era della robotica in Europa

Autore: Francesco Zinghinì | Data: 7 Febbraio 2026

NAPOLI – Mentre il mondo osserva i giganti della Silicon Valley contendersi il primato sull’intelligenza artificiale generativa, una voce autorevole dal cuore dell’Europa invita a guardare oltre lo schermo. Bruno Siciliano, professore ordinario di robotica all’Università Federico II di Napoli e figura di spicco nel panorama scientifico internazionale, ha rilasciato oggi un’intervista esclusiva a Innovation Post che sta già facendo discutere la comunità tecnologica. Secondo Siciliano, l’ossessione mediatica per i chatbot e i generatori di immagini rischia di oscurare la vera trasformazione in atto: l’avvento della Physical AI e delle tecnologie dell’interazione.

Lo spunto per la riflessione nasce da una recente copertina del Time dedicata agli “architetti dell’IA”, dove tra volti noti come Elon Musk e Sam Altman, l’Europa appare marginale. Siciliano analizza lucidamente quella che definisce la “sindrome del sandwich” per il Vecchio Continente: schiacciato tra la spregiudicatezza imprenditoriale degli Stati Uniti, caratterizzata da investimenti ad alto rischio, e la pianificazione statale massiccia della Cina. Tuttavia, secondo il professore napoletano, la partita è tutt’altro che chiusa, a patto di spostare il campo di gioco dal software puro alla fusione tra bit e atomi.

Oltre l’IA Generativa: la sfida della Physical AI

Il concetto centrale espresso da Siciliano riguarda la limitazione intrinseca dell’IA attuale. Se ChatGPT e simili rappresentano il “cervello” (o almeno una sua simulazione linguistica), manca ancora il “corpo”. La Physical AI rappresenta proprio questo anello mancante: l’intelligenza artificiale che non si limita a processare dati, ma agisce fisicamente nel mondo reale. Secondo l’esperto, la complessità di far muovere un robot in un ambiente non strutturato è ordini di grandezza superiore a quella di generare un testo coerente.

Questa frontiera apre le porte a quello che Siciliano definisce l’Internet delle Competenze (Internet of Skills). Non si tratta più solo di trasmettere informazioni, ma di trasmettere abilità fisiche a distanza, permettendo a un chirurgo di operare da un altro continente o a un artigiano di insegnare una tecnica manuale attraverso interfacce aptiche avanzate. È qui che la tecnologia incontra la fisica, richiedendo non solo algoritmi potenti, ma sensori, attuatori e una comprensione profonda della dinamica dei corpi.

La via italiana: Design e superamento della “Valle Perturbante”

Un passaggio cruciale dell’intervento riguarda il ruolo specifico dell’Italia e del design. Quando i robot entrano negli spazi sociali, nelle case e negli ospedali, sorge il problema della Uncanny Valley (la valle perturbante), quella sensazione di inquietudine che proviamo di fronte a macchine troppo simili all’uomo ma imperfette. Secondo Siciliano, l’eccellenza italiana nel design e la cultura del “bello” sono asset strategici fondamentali.

L’approccio europeo, e italiano in particolare, deve puntare su una robotica che metta la persona al centro. Non macchine che sostituiscono l’uomo, ma tecnologie dell’interazione che ne potenziano le capacità e ne garantiscono il benessere. In questo contesto, la cybersecurity assume una rilevanza critica: se un chatbot viene compromesso può fornire informazioni false, ma se un robot fisico viene hackerato, i rischi per l’incolumità fisica delle persone diventano reali e immediati. La sicurezza, dunque, non è un add-on, ma un prerequisito strutturale della Physical AI.

Il paradosso delle startup e i capitali inespressi

Non manca un’analisi economica pungente. Il settore della robotica e della Physical AI richiede investimenti Deep Tech, con tempi di ritorno più lunghi rispetto al software puro, ma con barriere all’ingresso più alte e un valore strategico immenso. Siciliano evidenzia il paradosso di un’Europa ricca di talenti e ricerca di base – spesso “saccheggiata” da player americani o cinesi – ma timida nel venture capital.

Citando anche l’imprenditore Vitiello, l’articolo sottolinea come “l’estero è qui”: le competenze ci sono, le startup innovative nascono nei laboratori universitari (come quelli della Federico II), ma serve un ecosistema finanziario che abbia il coraggio di scommettere sull’hardware intelligente e non solo sulle app. La rivoluzione della Physical AI è un treno che l’Italia, con la sua tradizione nella meccatronica, non può permettersi di perdere.

Conclusioni

La visione offerta da Bruno Siciliano traccia una roadmap chiara per il futuro tecnologico. Mentre l’attenzione globale è ipnotizzata dai modelli linguistici, la vera rivoluzione silenziosa sta avvenendo dove il codice tocca la materia. La Physical AI e le tecnologie dell’interazione rappresentano l’opportunità per l’Europa di uscire dall’angolo, valorizzando una tradizione umanistica e ingegneristica che vede nella macchina non un oracolo digitale, ma un compagno fisico affidabile e sicuro. La sfida è lanciata: trasformare l’eccellenza accademica in leadership industriale.

Domande frequenti

Cos è la Physical AI e qual è la differenza con l IA generativa?

La Physical AI rappresenta l anello mancante che fornisce un corpo all intelligenza artificiale, permettendole di agire fisicamente nel mondo reale tramite sensori e attuatori. A differenza dell IA generativa, come i chatbot che simulano il cervello elaborando testi o immagini, la Physical AI deve gestire la complessità del movimento in ambienti non strutturati. Secondo il professor Bruno Siciliano, questa tecnologia unisce algoritmi e fisica, segnando il passaggio dal software puro alla fusione tra bit e atomi.

Cosa significa Internet of Skills secondo la visione di Bruno Siciliano?

L Internet of Skills, o Internet delle Competenze, è l evoluzione della rete che permette di trasmettere abilità fisiche a distanza e non solo informazioni. Grazie a interfacce aptiche avanzate e alla robotica, diventa possibile per un chirurgo operare da un altro continente o per un artigiano insegnare tecniche manuali da remoto. Questa frontiera tecnologica richiede una comprensione profonda della dinamica dei corpi e trasforma la rete in uno strumento di interazione fisica tangibile.

Perché si parla di sindrome del sandwich per la robotica in Europa?

La definizione sindrome del sandwich illustra la posizione dell Europa, schiacciata tra due colossi: gli Stati Uniti, con i loro investimenti ad alto rischio e la spregiudicatezza imprenditoriale, e la Cina, forte di una massiccia pianificazione statale. Tuttavia, l Europa può recuperare terreno spostando la competizione dal software puro alla Physical AI, sfruttando la sua tradizione ingegneristica e meccatronica per creare tecnologie dell interazione sicure e affidabili.

Qual è il ruolo del design italiano nello sviluppo dei robot sociali?

Il design italiano gioca un ruolo cruciale nel superare la cosiddetta Valle Perturbante, ovvero il senso di inquietudine generato da macchine troppo simili all uomo ma imperfette. L approccio italiano punta a una robotica human-centric, dove la cultura del bello e l ergonomia facilitano l accettazione dei robot in case e ospedali. Non si tratta di creare sostituti dell uomo, ma compagni fisici che ne potenziano le capacità garantendo benessere e sicurezza.

Quali sono i rischi di sicurezza legati all utilizzo della Physical AI?

La sicurezza nella Physical AI non è un semplice accessorio ma un prerequisito strutturale. Se un software viene compromesso può generare dati falsi, ma se un robot fisico viene hackerato i rischi riguardano l incolumità fisica delle persone. Pertanto, la cybersecurity diventa fondamentale per garantire che le macchine che operano negli spazi sociali siano sicure e non possano causare danni materiali o fisici agli utenti con cui interagiscono.