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Il Festival di Sanremo 2026 sta regalando momenti di altissima intensità artistica e, tra i protagonisti indiscussi che brillano di luce riflessa ma potentissima, spicca il nome di Simone Folco. Designer, stylist e assistente personale, Folco è la mente creativa che si cela dietro la straordinaria immagine di Patty Pravo, tornata in gara sul palco dell’Ariston per l’undicesima volta con il brano Opera. La sua presenza al fianco della Divina non è passata inosservata, scatenando la curiosità del pubblico e della critica per l’eleganza sofisticata e il “minimalismo drammatico” che ha saputo cucire addosso a una delle più grandi icone della musica italiana.
Non si tratta di una semplice collaborazione professionale, ma di un sodalizio artistico che dura da oltre tredici anni. Simone Folco, classe 1992, ha saputo reinterpretare l’estetica di Patty Pravo rispettandone la storia ma proiettandola nella contemporaneità. In questa 76esima edizione del Festival, il lavoro svolto da Folco è stato definito fondamentale per amplificare il messaggio del brano in gara, creando una vera e propria narrazione visiva che accompagna le note di Opera, confermando come lo stile sia parte integrante della performance.
La storia dell’incontro tra il giovane designer e la cantante veneziana ha quasi i contorni della favola moderna. Secondo quanto raccontato dai diretti interessati in diverse interviste, tutto è iniziato quando Folco, poco più che ventenne, si presentò all’artista con dei bozzetti e delle idee creative per i suoi costumi di scena. L’intuizione di Patty Pravo fu immediata e fulminea: colpita dal talento del ragazzo, gli disse senza esitazione: «Domani ti aspetto alle 16 da me». Da quel pomeriggio è iniziata una partnership inossidabile che ha visto Folco crescere professionalmente fino a diventare l’architetto dell’immagine pubblica della star.
Oggi, a Sanremo 2026, i frutti di questo lungo percorso sono evidenti. I look sfoggiati all’Ariston non sono semplici abiti, ma estensioni della personalità dell’artista. Folco ha rivelato di aver persino sognato uno degli abiti prima di realizzarlo, visualizzando Nicoletta (il vero nome della cantante) avvolta in ricami luminosi e tessuti preziosi, un’immagine onirica che ha poi trasformato in realtà sartoriale per il palco più importante d’Italia.
La complicità tra Simone Folco e Patty Pravo è talmente forte da aver spesso alimentato, nel corso degli anni, voci e indiscrezioni su una presunta relazione sentimentale, complice anche la differenza d’età. Tuttavia, entrambi hanno sempre smentito categoricamente queste ipotesi con grande eleganza e fermezza. Anche in occasione di questo Festival, è stato ribadito come il loro rapporto sia di natura diversa, definibile come un’affinità elettiva o un affetto quasi familiare.
Come riportato da diverse testate di settore, Folco considera l’artista come una figura di famiglia, e lo stesso vale per lei. Vivono una simbiosi creativa che permette loro di lavorare in perfetta armonia, dove lui non si limita a scegliere i vestiti, ma cura ogni dettaglio della sua apparizione pubblica, dall’organizzazione dell’agenda alla gestione delle luci sul palco. È un rapporto di fiducia totale che permette a Patty Pravo di concentrarsi esclusivamente sulla sua musica, sapendo che la sua immagine è in mani sicure e talentuose.
L’impatto visivo di Patty Pravo in questa edizione del Festival è stato accolto con entusiasmo. La scelta di puntare su linee pulite ma di forte impatto scenico ha permesso all’artista di distinguersi nel mare magnum delle proposte stilistiche sanremesi. Simone Folco ha optato per quello che la critica ha definito un “minimalismo drammatico”: niente eccessi barocchi, ma una solennità che ben si sposa con l’importanza del brano Opera.
Il designer ha dimostrato una maturità artistica notevole, riuscendo nell’impresa non facile di vestire un mito senza renderlo una statua di cera, ma anzi donandole una vitalità e una freschezza nuove. Ogni uscita sul palco dell’Ariston è studiata per essere un capitolo di un racconto unico, dove l’abito sostiene la voce e la presenza scenica diventa performance pura.
In definitiva, il successo di Patty Pravo a Sanremo 2026 è anche il successo di Simone Folco. Il designer ha confermato di essere molto più di un semplice stylist: è un vero e proprio direttore creativo capace di leggere l’anima dell’artista e tradurla in stoffa e luce. Mentre il Festival prosegue, l’attenzione sui dettagli curati da Folco resta altissima, dimostrando come, dietro ogni grande ritorno, ci sia spesso il lavoro silenzioso ma geniale di chi sa guardare oltre le apparenze e costruire sogni su misura.
Simone Folco è un designer, stylist e assistente personale, classe 1992, che cura la direzione creativa di Patty Pravo. Al Festival di Sanremo 2026 si occupa dell’intera immagine dell’artista, definendo i look per l’esibizione del brano Opera e gestendo ogni dettaglio visivo, dalle luci sul palco all’agenda personale, confermandosi come l’architetto dello stile della cantante.
Tra il designer e la cantante esiste un profondo sodalizio artistico e un affetto che entrambi definiscono quasi familiare, smentendo categoricamente le voci di gossip su una presunta relazione sentimentale. La loro è una simbiosi creativa che dura da oltre tredici anni, basata su una fiducia totale che permette a Patty Pravo di concentrarsi sulla musica mentre Folco gestisce la sua apparizione pubblica.
Lo stile scelto per la 76esima edizione del Festival è stato descritto come un minimalismo drammatico, caratterizzato da un’eleganza sofisticata senza eccessi barocchi. Simone Folco ha puntato su linee pulite e solenni che fungono da narrazione visiva per il brano in gara, creando abiti che sono vere estensioni della personalità dell’artista e non semplici costumi di scena.
La loro intesa è nata quasi per caso quando un giovanissimo Simone Folco si presentò all’artista proponendo dei bozzetti per i suoi costumi. L’intuizione di Patty Pravo fu immediata: colpita dal talento del ragazzo, lo convocò per il giorno successivo dando il via a una partnership che ha visto Folco crescere fino a diventare il curatore assoluto della sua immagine.