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12 Gennaio 2026 – Il risveglio digitale degli italiani in questo inizio di 2026 è stato accompagnato da una doccia fredda, o meglio, da quella che in molti stanno definendo la "beffa di Stato". Dopo anni di slogan sulla digitalizzazione gratuita e accessibile a tutti, il principale provider di identità digitale del Paese, Poste Italiane, ha chiuso i rubinetti della gratuità. Come confermato dalle nuove condizioni contrattuali entrate in vigore il 1° gennaio, il rinnovo dello SPID (PosteID) prevede ora un canone annuale di 6 euro per la maggior parte degli utenti. Una cifra apparentemente irrisoria, ma che moltiplicata per milioni di utenze rappresenta un tesoretto non indifferente per l’azienda.
La notizia ha sollevato un polverone mediatico, soprattutto perché lo SPID è ormai la chiave di volta per accedere a qualsiasi servizio della Pubblica Amministrazione, dall’INPS all’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, mentre i cittadini protestano sui social, a Piazza Affari si brinda. Il titolo di Poste Italiane continua il suo rally, confermandosi un "bolide" finanziario che beneficia proprio di questa strategia di valorizzazione dei servizi. Ma non tutto è perduto per chi rifiuta di mettere mano al portafoglio: esistono ancora metodi per mantenere l’identità digitale a costo zero, sfruttando le pieghe del sistema e le nuove tecnologie.
La decisione di Poste Italiane non è un fulmine a ciel sereno, ma l’atto finale di un processo iniziato già nel 2025. Secondo le comunicazioni ufficiali dell’azienda, il canone di 6 euro si applica ai rinnovi successivi al primo anno di utilizzo. Sono esentati solo alcune categorie protette: i minorenni, gli over 75, i residenti all’estero e chi utilizza l’identità per scopi professionali. Per tutti gli altri, la scelta è pagare o migrare.
Questa mossa si inserisce in un contesto di mercato ben preciso. I costi di gestione della cybersecurity e delle infrastrutture server sono esplosi. Mantenere sicure milioni di identità digitali contro tentativi di phishing sempre più sofisticati, spesso potenziati dall’intelligenza artificiale, richiede investimenti massicci. Tuttavia, la percezione dell’utente medio è quella di un tradimento: uno strumento imposto dallo Stato per semplificare la burocrazia diventa un costo fisso, una sorta di tassa occulta sull’esistenza digitale.
Mentre l’utenza storce il naso, gli investitori sorridono. Secondo gli analisti di Milano Finanza e altre testate economiche, il titolo di Poste Italiane sta vivendo una stagione d’oro. La capacità dell’azienda di monetizzare la sua enorme base utenti (oltre 30 milioni di SPID attivi, di cui la stragrande maggioranza gestiti da Poste) è vista come un segnale di solidità e maturità aziendale.
Il "bolide" Poste non corre solo grazie alla logistica o ai servizi finanziari, ma ora anche grazie alla messa a reddito dell’identità digitale. La trasformazione da servizio pubblico sussidiato a servizio a valore aggiunto è una manovra che, seppur impopolare, garantisce flussi di cassa ricorrenti e prevedibili, musica per le orecchie dei grandi fondi d’investimento che stanno scommettendo sul titolo in questo inizio di 2026.
Per chi non intende pagare i 6 euro annui, la soluzione esiste ed è perfettamente legale. La parola magica è CIE (Carta d’Identità Elettronica). Spesso sottovalutata, la CIE è di fatto un’identità digitale di livello superiore (Livello 3) rispetto allo SPID base, ed è rilasciata dallo Stato. Utilizzando l’app CieID e uno smartphone dotato di tecnologia NFC, è possibile accedere agli stessi servizi dello SPID senza intermediari privati e senza canoni annuali.
Inoltre, il mercato offre ancora delle "oasi" di gratuità. Diversi provider minori (come Sielte o Namirial, a seconda delle promozioni attive) permettono di attivare lo SPID gratuitamente se il riconoscimento avviene tramite CIE o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Il trucco sta nell’evitare il riconoscimento via webcam, che ha costi vivi di operatore (o di sistemi di AI per la verifica biometrica) e che viene quasi sempre fatto pagare (dai 10 ai 30 euro una tantum). Effettuando il riconoscimento "da macchina a macchina" tramite il chip della carta d’identità, i costi per il provider si azzerano, permettendo di offrire il servizio gratis.
Guardando oltre la polemica dei 6 euro, il 2026 sarà un anno cruciale per la transizione verso l’IT Wallet, il portafoglio digitale che integrerà patente, tessera sanitaria e documenti vari direttamente nello smartphone. Questo passaggio tecnologico è spinto dall’Unione Europea e mira a creare un’identità digitale interoperabile (EUDI Wallet).
In questo scenario, molte startup italiane ed europee stanno lavorando per integrare servizi innovativi all’interno del Wallet. L’uso dell’intelligenza artificiale sarà fondamentale non solo per la sicurezza, ma anche per snellire le procedure di verifica (KYC) che oggi rallentano l’accesso ai servizi bancari e assicurativi. È probabile che, nel prossimo futuro, lo SPID come lo conosciamo venga gradualmente assorbito da questo nuovo ecosistema, rendendo il dibattito sul canone di Poste obsoleto, ma aprendo nuove questioni sulla privacy e sulla gestione dei dati biometrici.
La decisione di Poste Italiane di rendere lo SPID a pagamento segna la fine dell’adolescenza dell’identità digitale in Italia. Se da un lato la mossa ha una logica economica ineccepibile che premia il titolo in Borsa, dall’altro costringe i cittadini a diventare utenti più consapevoli. Aggirare il canone è possibile, ma richiede un minimo di competenza tecnologica nell’uso della CIE o nella scelta di provider alternativi. Nel 2026, l’accesso ai diritti digitali ha un prezzo, a meno che non si impari a usare gli strumenti che lo Stato ha già messo nelle nostre tasche.
Dal primo gennaio 2026 il rinnovo del servizio PosteID prevede un costo annuale di 6 euro per la maggioranza degli utenti. Esistono comunque delle eccezioni per categorie specifiche come i minorenni, le persone con più di 75 anni, i residenti all estero e coloro che usano il servizio per motivi professionali.
Per evitare il pagamento annuale è possibile utilizzare la Carta di Identità Elettronica (CIE) che garantisce accesso gratuito ai servizi della Pubblica Amministrazione tramite l app CieID. In alternativa si possono scegliere altri provider come Sielte o Namirial che offrono l attivazione gratuita se il riconoscimento avviene tramite chip della carta o CNS, evitando i costi della videoidentificazione.
La decisione deriva dalla necessità di coprire i crescenti costi di gestione della sicurezza informatica e delle infrastrutture server, indispensabili per contrastare attacchi sempre più complessi. Inoltre, questa scelta risponde a una strategia finanziaria volta a generare flussi di cassa costanti, una mossa che ha ricevuto il favore degli investitori e ha spinto il titolo in borsa.
La CIE è un documento di identità digitale di livello superiore emesso direttamente dallo Stato e non richiede intermediari privati. A differenza dello SPID di Poste che ora prevede un canone, la CIE permette l accesso gratuito ai portali istituzionali utilizzando semplicemente uno smartphone dotato di tecnologia NFC e il relativo codice PIN, senza costi di rinnovo.
Il 2026 rappresenta un anno di svolta verso l adozione del portafoglio digitale europeo (EUDI Wallet) che integrerà documenti come patente e tessera sanitaria su smartphone. Questo nuovo sistema, basato su elevati standard di sicurezza e intelligenza artificiale, potrebbe progressivamente sostituire l attuale sistema SPID, rendendo il dibattito sui canoni annuali superato dalle nuove tecnologie interoperabili.