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Ucraina: piano Parigi per 6mila soldati, da Londra 230 milioni

Autore: Francesco Zinghinì | Data: 11 Gennaio 2026

PARIGI/LONDRA – Lo scenario geopolitico europeo subisce una brusca accelerazione in queste ore. Mentre il conflitto sul campo continua a segnare profondamente il territorio ucraino, con nuovi raid che hanno colpito le infrastrutture energetiche di Kiev, le cancellerie occidentali stanno delineando con precisione inedita i contorni del “dopo-guerra”. Secondo le ultime indiscrezioni confermate da fonti parlamentari francesi e comunicati ufficiali britannici, l’Europa si prepara a un impegno diretto sul terreno: Parigi prevede l’invio di 6.000 soldati per il mantenimento della pace, mentre Londra ha sbloccato 230 milioni di euro per equipaggiare le proprie forze in vista di una missione multinazionale.

Queste mosse, emerse a pochi giorni dal vertice della cosiddetta “Coalizione dei Volenterosi” tenutosi a Parigi, segnano un cambio di passo nella strategia occidentale. Non si parla più solo di forniture di armi, ma di una presenza fisica e strutturata per garantire la sicurezza di Kiev una volta raggiunto un eventuale cessate il fuoco. Una prospettiva che ha scatenato l’immediata e furiosa reazione del Cremlino, che attraverso i suoi portavoce ha già definito le future truppe europee come “obiettivi legittimi”.

Il piano dell’Eliseo: 6.000 stivali sul terreno

La notizia più rilevante arriva dalla Francia, dove il Presidente Emmanuel Macron ha incontrato a porte chiuse i rappresentanti delle forze politiche per illustrare i piani strategici dell’Eliseo. Secondo quanto riferito da Mathilde Panot, capogruppo di La France Insoumise, il piano governativo prevede il dispiegamento di un contingente di circa 6.000 soldati francesi in territorio ucraino.

È fondamentale sottolineare la natura di questa missione: secondo le fonti, il dispiegamento avverrebbe solo nel contesto del dopo-guerra o a seguito di un accordo di tregua consolidato. Non si tratterebbe dunque di truppe da combattimento in prima linea contro l’esercito russo, ma di una forza di interposizione e stabilizzazione, essenziale per garantire il rispetto dei futuri trattati e la sicurezza dei confini. Tuttavia, il quotidiano Le Monde riporta che l’Eliseo sta accelerando i preparativi, segno che i negoziati diplomatici potrebbero essere più avanzati di quanto appaia pubblicamente.

L’impegno di Londra: fondi e tecnologia

Parallelamente alle manovre francesi, il Regno Unito ha formalizzato il proprio impegno economico e logistico. Il Ministero della Difesa britannico ha annunciato lo stanziamento di 200 milioni di sterline (circa 230 milioni di euro) prelevati dal bilancio militare del 2026. Questi fondi non sono destinati all’acquisto generico di armamenti, ma hanno uno scopo specifico: preparare l’esercito di Sua Maestà a unirsi alla futura forza multinazionale in Ucraina.

Secondo il comunicato ufficiale diffuso da Londra, il pacchetto finanziario servirà a fornire “nuovi veicoli, sistemi di comunicazione avanzati e capacità di protezione contro i droni”. L’obiettivo è garantire che le truppe britanniche siano pronte al dispiegamento immediato non appena le condizioni politiche lo permetteranno. Inoltre, il governo di Keir Starmer ha annunciato l’avvio della produzione dei nuovi droni intercettori “Octopus”, progettati per rafforzare lo scudo aereo ucraino contro le continue ondate di attacchi russi.

La furia di Mosca: “Obiettivi legittimi”

La reazione della Russia non si è fatta attendere ed è stata, come prevedibile, veemente. Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ha minacciato l’uso dei nuovi missili ipersonici Oreshnik contro qualsiasi contingente occidentale che dovesse mettere piede in Ucraina. Sulla stessa linea la portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, che ha dichiarato: “Qualsiasi presenza militare occidentale nel Paese costituirà un obiettivo legittimo per le nostre forze armate”.

Alle parole sono seguiti i fatti. Nelle ultime 24 ore, Kiev è stata bersaglio di un massiccio attacco combinato di droni e missili che ha messo in ginocchio la rete elettrica della capitale, lasciando migliaia di cittadini senza luce e riscaldamento. Secondo gli analisti, questa escalation è un messaggio diretto ai partner occidentali di Kiev: Mosca non intende accettare passivamente la presenza di truppe NATO, anche sotto forma di missione di pace, ai propri confini.

La posizione dell’Italia e gli scenari futuri

In questo quadro complesso, l’Italia mantiene una posizione di prudenza. Pur sostenendo politicamente la “Coalizione dei Volenterosi” e il diritto dell’Ucraina a difendersi, il governo guidato da Giorgia Meloni ha ribadito che non ci saranno soldati italiani sul terreno. Roma continua a puntare sul supporto logistico e sulla ricostruzione, evitando un coinvolgimento diretto che potrebbe essere percepito come cobelligeranza.

L’attenzione si sposta ora sul prossimo Forum economico di Davos, dove è atteso un incontro cruciale tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump. Si vocifera della firma di un “accordo di prosperità” da 800 miliardi di dollari per la ricostruzione, un tassello che, insieme alle truppe francesi e ai fondi britannici, andrebbe a comporre il mosaico della nuova architettura di sicurezza europea.

Conclusioni

La giornata di oggi, 11 gennaio 2026, segna uno spartiacque nella crisi ucraina. La volontà di Parigi e Londra di impegnare risorse umane ed economiche per il dopoguerra dimostra che l’Europa sta cercando di assumere un ruolo guida nella stabilizzazione del continente, riducendo la dipendenza dalle incertezze politiche americane. Tuttavia, la promessa di inviare 6.000 soldati francesi e il potenziamento britannico portano con sé il rischio concreto di un ulteriore inasprimento dei rapporti con la Russia nel breve termine. La sfida per la diplomazia sarà quella di trasformare queste promesse di sicurezza in un deterrente efficace, senza che diventino la scintilla per un allargamento del conflitto prima che la pace possa essere firmata.

Domande frequenti

Cosa prevede il piano francese per i soldati in Ucraina?

Il progetto illustrato dal Presidente Macron ipotizza il dispiegamento di circa 6.000 militari sul suolo ucraino. Questa forza non avrebbe compiti di attacco diretto ma opererebbe esclusivamente in uno scenario successivo al conflitto o dopo una tregua consolidata, agendo come forza di interposizione per garantire la sicurezza dei confini e il rispetto dei trattati.

In che modo il Regno Unito supporterà la missione di pace?

Londra ha stanziato circa 230 milioni di euro, prelevati dal bilancio militare futuro, per equipaggiare le proprie truppe in vista di una missione multinazionale. I fondi serviranno ad acquistare nuovi veicoli, sistemi di comunicazione avanzati e tecnologie di protezione, oltre ad avviare la produzione di droni intercettori Octopus per la difesa aerea.

Come ha reagito la Russia alla notizia delle truppe europee?

La risposta di Mosca è stata immediata e minacciosa, definendo qualsiasi contingente occidentale come un obiettivo legittimo per le proprie forze armate. Il Cremlino ha avvertito che potrebbe utilizzare nuovi missili ipersonici contro i soldati NATO e ha intensificato gli attacchi alle infrastrutture energetiche di Kiev come segnale di avvertimento.

L Italia invierà soldati in Ucraina come la Francia?

No, il governo italiano mantiene una posizione di prudenza ed esclude la presenza di propri soldati sul terreno per evitare un coinvolgimento diretto nel conflitto. Roma continua a sostenere politicamente la coalizione e il diritto alla difesa ucraina, ma concentrerà il proprio aiuto sul supporto logistico e sulla futura ricostruzione del Paese.

Quando è previsto l arrivo dei soldati occidentali in Ucraina?

Il dispiegamento delle truppe non è immediato ma è programmato per la fase del dopo-guerra o in seguito a un accordo di cessate il fuoco. L obiettivo delle cancellerie europee è preparare una presenza strutturata che possa fungere da deterrente e garantire la stabilità della regione una volta che le condizioni politiche e diplomatiche lo permetteranno.