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KIEV – È un inverno che non concede tregua, quello che avvolge l’Ucraina in questo inizio di 2026. Mentre le temperature scendono drasticamente sotto lo zero, congelando il terreno e le speranze di una rapida de-escalation, il presidente Volodymyr Zelensky lancia un nuovo, durissimo atto d’accusa contro il Cremlino. Secondo il leader ucraino, Mosca avrebbe calcolato con cinica precisione i tempi della sua offensiva aerea, attendendo il picco del gelo per massimizzare i danni alle infrastrutture civili e piegare la resistenza psicologica della popolazione. Una strategia che Zelensky non esita a definire "terrorismo", perpetrato attraverso un’intensificazione senza precedenti dei bombardamenti.
Le dichiarazioni del presidente arrivano in una giornata segnata dall’ennesimo raid su Kharkiv, dove i droni russi hanno colpito aree residenziali provocando feriti e distruzione. Ma è il bilancio complessivo dell’ultima settimana a restituire la misura dell’escalation in corso: una pioggia di fuoco composta da oltre mille droni e quasi novecento bombe guidate. Parallelamente, sul fronte dell’intelligence, emergono indiscrezioni che potrebbero ridisegnare gli equilibri interni alla Federazione Russa: le condizioni di salute del leader ceceno Ramzan Kadyrov sarebbero in netto peggioramento, costringendo il Cremlino a valutare urgenti scenari di successione.
Nel suo consueto aggiornamento alla nazione e ai partner internazionali, Zelensky ha fornito cifre che descrivono una pressione militare soffocante. Stando ai dati diffusi dalla presidenza, nell’arco di soli sette giorni le forze russe hanno lanciato contro il territorio ucraino 1.110 droni d’attacco e circa 890 bombe aeree guidate. A questo arsenale si aggiungono oltre 50 missili di varia tipologia, inclusi vettori balistici, da crociera e i temuti missili a medio raggio Oreshnik.
"Mosca ha atteso il gelo per colpire col suo terrorismo", ha ribadito Zelensky, sottolineando come gli obiettivi primari non siano militari, bensì le reti energetiche e il riscaldamento, vitali per la sopravvivenza dei civili con le attuali temperature polari. La tattica russa mira a sovraccaricare la difesa aerea ucraina attraverso sciami di droni, per poi colpire i nodi critici delle infrastrutture con missili di precisione, lasciando intere città al buio e al freddo.
L’epicentro di questa nuova ondata di attacchi rimane l’est del Paese. Nelle ultime ore, la città di Kharkiv è stata nuovamente bersaglio di un raid condotto con droni kamikaze. Secondo quanto riportato da Sky TG24 e confermato dalle autorità locali, l’attacco ha causato il ferimento di almeno quattro persone e danni significativi a edifici residenziali. La vicinanza di Kharkiv al confine russo riduce drasticamente i tempi di reazione della difesa antiaerea, rendendo la città particolarmente vulnerabile a queste incursioni rapide e mirate.
La situazione sul campo riflette una fase di stallo dinamico nei conflitti terrestri, compensata da una guerra aerea sempre più tecnologica e massiccia. L’uso intensivo di bombe guidate (KAB) permette all’aviazione russa di colpire le posizioni ucraine restando fuori dalla portata della maggior parte dei sistemi di difesa aerea forniti dall’Occidente, complicando ulteriormente le operazioni di difesa.
Mentre il fronte ucraino brucia, notizie rilevanti arrivano anche dall’interno della Federazione Russa. Secondo quanto riferito dall’intelligence militare ucraina (GUR) e ripreso da fonti come RaiNews, le condizioni di salute di Ramzan Kadyrov, il "fedelissimo" di Putin in Cecenia, sarebbero peggiorate drasticamente. Le voci su una presunta malattia sistemica del leader ceceno circolano da tempo, ma i report odierni indicano una situazione critica, tanto da aver messo in allarme i vertici di Mosca.
Gli analisti di geopolitica osservano con attenzione questo sviluppo. Kadyrov ha garantito per anni la stabilità (spesso brutale) nel Caucaso settentrionale e ha fornito un contingente significativo di truppe per l’invasione dell’Ucraina. Una sua eventuale uscita di scena aprirebbe un vuoto di potere pericoloso per il Cremlino, che starebbe già attivamente cercando un sostituto in grado di mantenere il controllo sulla turbolenta repubblica cecena senza innescare lotte intestine.
Il contesto internazionale in cui si inseriscono questi eventi è quanto mai teso. Le richieste di Zelensky per un maggiore supporto in termini di difesa aerea si scontrano con le complessità della diplomazia occidentale e i tempi tecnici delle forniture. L’utilizzo da parte russa di missili avanzati come l’Oreshnik segnala la volontà di Mosca di alzare la posta in gioco, sfidando apertamente i sistemi di deterrenza NATO.
Sul piano degli esteri, l’attenzione è rivolta anche alla tenuta dei trattati e degli accordi di sicurezza bilaterali che Kiev ha stipulato con vari partner europei. La capacità dell’Ucraina di resistere a questo inverno dipenderà non solo dal coraggio dei suoi soldati, ma dalla rapidità con cui le cancellerie occidentali sapranno tradurre le promesse politiche in aiuti concreti, specialmente nel settore della difesa antiaerea e della protezione delle infrastrutture energetiche.
L’11 gennaio 2026 fotografa un momento critico del conflitto. Da un lato, la strategia russa del "generale Inverno" viene applicata con rinnovata ferocia, sfruttando il gelo come moltiplicatore di danni attraverso migliaia di droni e bombe. Dall’altro, le crepe interne al sistema di potere russo, evidenziate dal caso Kadyrov, suggeriscono che la stabilità del fronte avversario non è monolitica. In questo scenario, la resilienza della popolazione ucraina e la reattività della comunità internazionale rimangono le uniche variabili in grado di determinare l’esito dei prossimi, gelidi mesi.
Il presidente ucraino sostiene che Mosca abbia calcolato i tempi dell offensiva per coincidere con il picco del gelo invernale. L obiettivo è colpire le infrastrutture energetiche vitali quando le temperature sono sotto zero, massimizzando i danni ai civili e cercando di piegare la resistenza psicologica della popolazione attraverso la mancanza di riscaldamento ed elettricità.
Secondo i dati forniti da Kiev, in una sola settimana le forze russe hanno impiegato oltre mille droni di attacco e quasi novecento bombe aeree guidate. A questo arsenale si aggiungono missili balistici, da crociera e i vettori a medio raggio Oreshnik, utilizzati per sovraccaricare le difese aeree ucraine.
Kharkiv rimane l epicentro degli attacchi aerei a causa della sua vicinanza al confine russo, che riduce i tempi di reazione della difesa. La città subisce continui raid di droni kamikaze e bombe guidate che provocano feriti e distruggono edifici residenziali, lasciando i cittadini in una condizione di estrema vulnerabilità.
Fonti di intelligence militare ucraina riportano un drastico peggioramento delle condizioni di salute del leader ceceno. Questa situazione ha messo in allarme il Cremlino, che starebbe valutando urgenti scenari di successione per evitare vuoti di potere e mantenere la stabilità nella regione del Caucaso.
La tattica russa consiste nel lanciare massicci sciami di droni per saturare e scaricare i sistemi di difesa aerea forniti dall Occidente. Una volta indebolito lo scudo difensivo, vengono colpiti i nodi critici delle infrastrutture con missili di precisione e bombe guidate che restano fuori dalla portata della contraerea.