Versione PDF di: UE: stop definitivo ai fornitori high-risk, Huawei e ZTE fuori dalle reti

Questa è una versione PDF del contenuto. Per la versione completa e aggiornata, visita:

https://blog.tuttosemplice.com/ue-stop-definitivo-ai-fornitori-high-risk-huawei-e-zte-fuori-dalle-reti/

Verrai reindirizzato automaticamente...

UE: stop definitivo ai fornitori high-risk, Huawei e ZTE fuori dalle reti

Autore: Francesco Zinghinì | Data: 21 Gennaio 2026

Bruxelles – È l’alba di una nuova era per la cybersecurity europea, o forse il tramonto definitivo per le ambizioni dei colossi tecnologici cinesi nel Vecchio Continente. Oggi, mercoledì 21 gennaio 2026, la Commissione Europea ha gettato la maschera, muovendo passi decisivi verso l’esclusione obbligatoria dei cosiddetti "fornitori ad alto rischio" dalle infrastrutture critiche dell’Unione. Nel mirino, ancora una volta ma con rinnovata fermezza, ci sono Huawei e ZTE.

Secondo quanto riportato dalle principali agenzie di stampa e confermato da fonti interne a Palazzo Berlaymont, l’esecutivo UE non si accontenta più delle raccomandazioni. Dopo anni di approcci frammentati, in cui ogni Stato membro ha applicato il "5G Toolbox" con velocità e severità variabili, Bruxelles è pronta a imporre una linea comune vincolante. La decisione segna un punto di non ritorno nella strategia di sovranità digitale europea, intrecciando la sicurezza delle reti con il futuro dell’intelligenza artificiale e dell’economia dei dati.

La stretta sulle infrastrutture critiche

La notizia principale, rimbalzata nelle ultime ore, delinea uno scenario in cui la discrezionalità nazionale viene sostituita da un obbligo comunitario. Secondo le indiscrezioni raccolte, la Commissione sta finalizzando una direttiva che imporrebbe agli operatori di telecomunicazioni un phase-out (eliminazione graduale) completo delle apparecchiature cinesi non solo dalle reti 5G core, ma anche dalle reti di accesso radio (RAN) e, fatto nuovo e rilevante, dalle infrastrutture in fibra ottica e dai sistemi di gestione cloud.

Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutivo della Commissione con delega alla Sovranità Tecnologica e alla Sicurezza, ha più volte sottolineato nei mesi scorsi come la dipendenza da fornitori extra-UE soggetti a leggi sulla sicurezza nazionale di governi autoritari rappresenti un rischio sistemico inaccettabile. Il passaggio dalle parole ai fatti prevede, secondo le bozze circolate, una finestra temporale di circa 36 mesi per la dismissione degli apparati, un termine che sta già facendo discutere le grandi Telco europee, preoccupate per i costi esorbitanti delle operazioni di "rip and replace" (rimozione e sostituzione).

Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale e la sovranità dei dati

La mossa di Bruxelles non riguarda solo le antenne o i cavi, ma è strettamente legata alla corsa per l’AI. Con l’esplosione dei modelli di intelligenza artificiale generativa e industriale, la sicurezza dell’hardware su cui viaggiano i dati è diventata prioritaria. Una rete compromessa o soggetta a potenziali backdoor non minaccia solo le telefonate, ma l’integrità dei dati sensibili che alimentano gli algoritmi europei.

In questo contesto, la tecnologia di rete diventa il sistema nervoso su cui si costruisce l’economia del futuro. Escludere fornitori come Huawei significa, nella visione della Commissione, garantire che l’ecosistema digitale europeo sia "sicuro by design". Non è un caso che il provvedimento arrivi mentre l’Europa cerca di posizionarsi come leader etico e sicuro nello sviluppo dell’AI, differenziandosi sia dal modello statunitense che da quello cinese.

Un’opportunità per l’ecosistema delle startup?

Se da un lato i grandi operatori telefonici piangono miseria di fronte ai costi di sostituzione, dall’altro si apre un vuoto di mercato che potrebbe rappresentare un’occasione d’oro per l’industria continentale. L’esclusione dei giganti cinesi potrebbe fungere da catalizzatore per le startup europee specializzate in cybersecurity, software di rete e virtualizzazione (Open RAN).

Secondo diversi analisti del settore, la necessità di rimpiazzare l’hardware proprietario con soluzioni più flessibili e sicure potrebbe spingere gli investimenti verso aziende innovative locali. L’obiettivo a lungo termine è ridurre la dipendenza non solo dalla Cina, ma anche dai pochi grandi vendor rimasti (come Ericsson e Nokia), favorendo un ecosistema più diversificato e resiliente, dove le startup possano giocare un ruolo chiave nella fornitura di componenti software critici per la gestione delle reti intelligenti.

Conclusioni

La giornata di oggi, 21 gennaio 2026, potrebbe essere ricordata come il momento in cui l’Europa ha scelto definitivamente la sicurezza a discapito della convenienza economica immediata. La strada è tracciata: la tecnologia cinese è destinata a sparire dalle infrastrutture nevralgiche dell’Unione. Resta da vedere come reagirà Pechino, che ha già minacciato ritorsioni commerciali, e se l’industria europea sarà in grado di colmare il vuoto tecnologico con la rapidità richiesta dalla transizione digitale in atto.

Domande frequenti

Perché la UE ha deciso di bandire Huawei e ZTE dalle reti?

La decisione nasce dalla necessità di garantire la sovranità digitale e la sicurezza nazionale nel continente. La Commissione Europea considera questi fornitori ad alto rischio a causa delle leggi del loro paese di origine, che potrebbero obbligarli a collaborare con i servizi di intelligence esteri. Inoltre, la misura mira a proteggere la integrità dei dati sensibili necessari per lo sviluppo della intelligenza artificiale in Europa.

Cosa comporta il phase out delle apparecchiature cinesi?

Il termine indica la eliminazione graduale e completa del hardware prodotto da aziende cinesi dalle infrastrutture critiche. Secondo le nuove direttive, gli operatori di telecomunicazioni avranno una finestra temporale, stimata in circa 36 mesi, per effettuare la rimozione e sostituzione degli apparati non solo dalle reti 5G core, ma anche dalle reti di accesso radio, dalla fibra ottica e dai sistemi cloud.

Quali saranno i costi per gli operatori telefonici europei?

Le compagnie telefoniche dovranno affrontare spese ingenti per le operazioni di sostituzione della tecnologia esistente. La dismissione obbligatoria degli apparati funzionanti comporta investimenti significativi che preoccupano le grandi Telco. Tuttavia, questo vuoto di mercato potrebbe stimolare il settore delle startup europee, favorendo lo sviluppo di soluzioni alternative locali nel campo della cybersecurity.

In che modo questo divieto protegge la intelligenza artificiale?

La sicurezza delle infrastrutture di rete risulta fondamentale per la affidabilità dei modelli di intelligenza artificiale. Una rete compromessa da potenziali accessi non autorizzati minaccerebbe la integrità dei dati che alimentano gli algoritmi. Escludere i fornitori ad alto rischio serve a garantire che il sistema su cui viaggiano le informazioni sia sicuro fin dalla progettazione.

Quali alternative esistono alla tecnologia cinese in Europa?

Oltre ai tradizionali fornitori europei come Ericsson e Nokia, la Unione punta a diversificare il mercato favorendo nuove tecnologie come Open RAN. Il fine ultimo consiste nel ridurre la dipendenza da pochi grandi produttori e incentivare le aziende continentali specializzate in software di rete e virtualizzazione, creando un ecosistema più resiliente.