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ROMA – Un drastico cambio di rotta nella politica sanitaria statunitense sta scuotendo la comunità scientifica internazionale. Nella giornata di oggi, 10 gennaio 2026, si è acceso un forte dibattito in seguito alla decisione dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) degli Stati Uniti di rivedere al ribasso il calendario vaccinale infantile. La mossa, che riduce il numero di immunizzazioni raccomandate universalmente, ha provocato l’immediata reazione delle società scientifiche italiane, preoccupate per le possibili ripercussioni sulla salute pubblica globale.
La notizia, rimbalzata rapidamente sui media di settore come Avvenire e Quotidiano Sanità, segnala un allineamento delle politiche americane a modelli più restrittivi, su spinta della nuova amministrazione e del Dipartimento della Salute. I pediatri italiani, guidati dalla Società Italiana di Pediatria (SIP), hanno definito questa svolta un "rischioso ritorno al passato", temendo che il messaggio di sfiducia possa varcare l’oceano e indebolire la cultura della prevenzione anche nel nostro Paese.
Secondo quanto riportato dalle fonti statunitensi e confermato dalle agenzie stampa, la revisione del programma vaccinale prevede una riduzione significativa delle immunizzazioni raccomandate di routine per tutti i bambini, che passano da 18 a 11. Restano confermati i vaccini storici come quelli contro morbillo, parotite, rosolia, poliomielite, tetano, difterite, pertosse e varicella. Tuttavia, escono dalla lista delle raccomandazioni universali profilassi fondamentali come quelle contro l’influenza, l’epatite A e B, il rotavirus e, dato particolarmente allarmante per gli esperti, il meningococco.
Queste vaccinazioni non vengono abolite, ma declassate a "proposte selettive" o affidate a un processo decisionale condiviso tra medico e famiglia. Secondo gli analisti, questa decisione riflette la volontà del Segretario del Dipartimento della Salute, Robert F. Kennedy Jr., di ridurre il numero di vaccini somministrati, allineando il calendario Usa a quello di paesi come la Danimarca, che adottano approcci differenti rispetto alla tradizione americana di forte intervento federale in sanità.
La risposta dall’Italia non si è fatta attendere. La Società Italiana di Pediatria (SIP), insieme a numerose società affiliate (tra cui AIEOP, SIAIP e SITIP), ha diramato una nota in cui esprime profonda preoccupazione. Secondo i pediatri italiani, "una riduzione delle raccomandazioni vaccinali, non basata su solide evidenze scientifiche, potrebbe provocare un calo delle coperture e aumentare la circolazione di malattie prevenibili".
Il timore principale è che la trasformazione di vaccini essenziali in opzioni facoltative possa generare confusione nei genitori, alimentando l’esitazione vaccinale. I medici sottolineano come la medicina moderna si basi sull’evidenza che i vaccini non proteggono solo il singolo individuo, ma l’intera comunità attraverso l’immunità di gregge. Indebolire questa catena di protezione negli Stati Uniti potrebbe avere effetti a catena, legittimando scetticismi privi di fondamento anche in Europa.
Tra le esclusioni che destano maggiore allarme negli ospedali e tra gli specialisti di igiene, vi è quella relativa al vaccino contro il meningococco. Si tratta di un batterio responsabile di meningiti e sepsi, patologie a rapida evoluzione che possono essere letali o causare danni permanenti gravissimi in poche ore. Secondo le società scientifiche, affidare la prevenzione di una malattia così aggressiva alla scelta individuale, anziché a una raccomandazione sistematica, espone i minori a rischi inaccettabili.
Anche l’esclusione delle vaccinazioni contro l’epatite A e B dalle raccomandazioni universali rappresenta un passo indietro rispetto agli standard raggiunti negli ultimi decenni. La strategia della "decisione condivisa", sebbene appaia democratica, rischia di creare disuguaglianze di salute, dove solo le famiglie più informate o con maggiore accesso alle cure sceglieranno di proteggere i propri figli, lasciando scoperte le fasce più vulnerabili della popolazione.
A supporto della loro posizione, i pediatri italiani citano i dati inconfutabili dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo l’OMS, negli ultimi cinquant’anni i programmi vaccinali hanno salvato circa 154 milioni di vite umane, contribuendo a ridurre la mortalità infantile globale del 40%. Ogni minuto, nel mondo, sei persone vengono salvate grazie a un vaccino.
Questi numeri dimostrano come le vaccinazioni siano uno degli interventi di sanità pubblica più efficaci della storia (secondi solo alla potabilizzazione dell’acqua). Le società scientifiche ribadiscono quindi l’importanza di mantenere alta la guardia e di seguire linee guida basate sui dati e non su orientamenti politici, per evitare che malattie ormai sotto controllo possano tornare a minacciare la vita dei bambini.
La decisione degli Stati Uniti segna uno spartiacque nelle politiche sanitarie occidentali, aprendo una frattura tra l’approccio nordamericano e quello europeo. Mentre oltreoceano si sperimenta una deregolamentazione vaccinale, i medici italiani ed europei serrano i ranghi per difendere un modello di prevenzione universale e solidale. La sfida dei prossimi mesi sarà quella di contrastare la disinformazione e garantire che la salute dei più piccoli rimanga una priorità basata sulla scienza, indipendentemente dalle tendenze politiche del momento.
La revisione del CDC ha declassato a proposte selettive le immunizzazioni contro influenza, epatite A e B, rotavirus e meningococco. Questi vaccini non sono stati aboliti ma non rientrano più nelle raccomandazioni universali di routine, passando da 18 a 11 profilassi totali, mentre restano confermati quelli storici come morbillo e poliomielite.
La Società Italiana di Pediatria teme che questo cambio di rotta possa indebolire la cultura della prevenzione e l immunità di gregge, favorendo il ritorno di malattie pericolose. Gli esperti considerano la scelta un rischioso ritorno al passato che potrebbe legittimare scetticismi privi di fondamento scientifico anche in Europa.
L esclusione del vaccino antimeningococcico dalle raccomandazioni universali preoccupa gli specialisti perché il batterio causa meningiti e sepsi a evoluzione rapida e potenzialmente letale. Affidare questa prevenzione alla scelta individuale espone i minori a pericoli gravi, dato che la malattia può causare danni permanenti in poche ore.
Questo approccio implica che la somministrazione di determinati vaccini non sia più automatica per tutti, ma dipenda da un accordo tra medico e famiglia. Sebbene appaia democratico, i pediatri avvertono che potrebbe creare disuguaglianze sanitarie, lasciando scoperte le fasce di popolazione meno informate o con minore accesso alle cure.
Secondo i dati dell Organizzazione Mondiale della Sanità, i programmi vaccinali hanno salvato circa 154 milioni di vite negli ultimi cinquant anni, riducendo la mortalità infantile globale del 40 per cento. Si tratta dell intervento di sanità pubblica più efficace della storia dopo la potabilizzazione dell acqua.