In Breve (TL;DR)
Un gruppo di militanti di Gioventù Nazionale è stato aggredito con spranghe a Roma alla vigilia delle commemorazioni per la strage di Acca Larentia.
Le indagini della Digos si concentrano su un video che documenta la brutalità dell’agguato premeditato, costato il ferimento di quattro ragazzi del movimento giovanile.
Giorgia Meloni lancia un appello alla pacificazione nazionale condannando la violenza, mentre lo scontro istituzionale si infiamma con dure accuse tra maggioranza e opposizione.
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La tensione politica torna a salire vertiginosamente nella Capitale, rievocando spettri di un passato che l’Italia sperava di aver archiviato. Nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 2026, alla vigilia delle commemorazioni per la strage di Acca Larentia, un gruppo di militanti di Gioventù Nazionale è stato vittima di quella che viene descritta come una vera e propria spedizione punitiva. Un video, ora al vaglio degli inquirenti, documenterebbe l’assalto condotto con «spranghe e aste» ai danni dei giovani del movimento giovanile di Fratelli d’Italia.
L’episodio, avvenuto in via Tuscolana a Roma, ha scatenato un’immediata reazione politica dai vertici del governo e del parlamento. Mentre la Digos indaga per identificare i responsabili, la Premier Giorgia Meloni è intervenuta con fermezza, lanciando un appello alla «vera pacificazione nazionale» e condannando ogni forma di violenza politica. Tuttavia, il clima resta incandescente, con accuse incrociate tra maggioranza e opposizione che trasformano la cronaca giudiziaria in un nuovo scontro istituzionale.

La dinamica dell’agguato: “Colpiti con spranghe”
Secondo le ricostruzioni fornite dalle forze dell’ordine e confermate dalle testimonianze delle vittime, l’aggressione si è consumata mentre quattro ragazzi di Gioventù Nazionale erano intenti ad affiggere manifesti per la commemorazione del 48esimo anniversario della strage di Acca Larentia. Il gruppo si trovava nei pressi di un supermercato in via Tuscolana quando sarebbe stato accerchiato da un commando composto da circa venti persone.
I testimoni parlano di aggressori incappucciati, armati di spranghe, aste e bastoni. La violenza dell’impatto è stata documentata da un video, acquisito dall’agenzia AGI e ora nelle mani della Digos, che mostrerebbe la brutalità dell’azione. Secondo quanto riferito da Francesco Todde, presidente di Gioventù Nazionale Roma, si sarebbe trattato di un agguato premeditato: sul luogo dell’aggressione sarebbero state rinvenute anche delle radio ricetrasmittenti, suggerendo un’azione coordinata da «professionisti dell’odio politico» per evitare intercettazioni telefoniche.
Il bilancio è di quattro feriti, di cui uno trasportato in ospedale in codice giallo con diverse tumefazioni. Tra le vittime dell’aggressione figurano anche i figli di Sabrina Fantauzzi, portavoce del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, il quale ha parlato esplicitamente di «caccia all’uomo».
Le indagini e il video al vaglio della Digos

La cronaca di queste ore è dominata dagli sviluppi investigativi. La Digos della Questura di Roma ha trasmesso una prima informativa in Procura e sta analizzando minuziosamente sia il video dell’aggressione diffuso dai media, sia le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona. L’obiettivo è identificare i componenti del gruppo assalitrice, che secondo le prime ipotesi apparterrebbe all’area dell’estrema sinistra antagonista.
Oltre alle immagini, gli investigatori stanno esaminando gli oggetti rinvenuti sul posto, tra cui un coltello a serramanico e le già citate radioline. Questi elementi potrebbero aggravare la posizione degli aggressori, confermando l’ipotesi della premeditazione e dell’organizzazione paramilitare dell’agguato.
La reazione di Meloni e lo scontro politico

La notizia ha provocato un terremoto nella politica italiana. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha affidato ai social un messaggio di ferma condanna, sottolineando come l’Italia meriti una «vera e definitiva pacificazione nazionale». La Premier ha ribadito che «quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre», richiamando tutte le forze politiche alla responsabilità.
Toni molto duri sono arrivati da Fratelli d’Italia. Il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, ha denunciato il ritorno a un clima da anni di piombo, puntando il dito contro quella che definisce una campagna d’odio che ha reso l’aria «irrespirabile» nelle scuole e nelle università. Anche il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha espresso solidarietà ai giovani aggrediti, parlando di «odio politico» inaccettabile.
Sul fronte delle opposizioni, la situazione è complessa. Mentre alcuni esponenti hanno condannato la violenza, non sono mancate le polemiche. Angelo Bonelli (AVS) ha definito «ipocrita» l’appello di Meloni, collegandolo alle mancate prese di distanza sui saluti romani che spesso caratterizzano le commemorazioni di Acca Larentia. Parte della stampa di destra ha inoltre sottolineato il presunto silenzio, nelle prime ore, dei leader di PD e M5S, Elly Schlein e Giuseppe Conte, riguardo allo specifico episodio del pestaggio.
Conclusioni

L’aggressione del 7 gennaio 2026 segna una pagina preoccupante per la convivenza civile nel Paese. Il video dell’assalto ai militanti di Gioventù Nazionale non è solo una prova giudiziaria, ma il sintomo di una radicalizzazione che sembra non voler abbandonare certe frange della militanza politica. Mentre il governo invoca la pacificazione e le elezioni future si avvicinano, resta da capire se la classe dirigente italiana saprà disinnescare questa spirale di violenza o se la memoria di Acca Larentia continuerà ad essere, a quasi mezzo secolo di distanza, un terreno di scontro fisico oltre che ideologico.
Domande frequenti

Nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 2026, un gruppo di militanti di Gioventù Nazionale è stato vittima di una violenta aggressione in via Tuscolana a Roma. Mentre i ragazzi affiggevano manifesti per la commemorazione della strage di Acca Larentia, sono stati accerchiati da un commando di circa venti persone incappucciate e armate di spranghe e bastoni. L’episodio ha causato il ferimento di quattro giovani ed è attualmente oggetto di indagine da parte della Digos, che sta analizzando i video dell’accaduto per identificare i responsabili.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta con un messaggio di ferma condanna, invocando una vera e definitiva pacificazione nazionale. La Premier ha sottolineato che la democrazia perde sempre quando il dissenso si trasforma in aggressione fisica e si cerca di zittire un’idea con la forza. Il suo appello mira a disinnescare la spirale di odio politico, sebbene abbia suscitato reazioni contrastanti da parte delle opposizioni che chiedono maggiore chiarezza sulle commemorazioni dell’estrema destra.
Le indagini della Digos si basano sull’analisi di un video che documenta la brutalità dell’assalto e sulle immagini delle telecamere di sorveglianza della zona. Gli inquirenti hanno rinvenuto sul luogo dell’aggressione oggetti significativi come un coltello a serramanico e radio ricetrasmittenti. Il ritrovamento di queste ultime suggerisce che l’azione fosse premeditata e coordinata da persone esperte, probabilmente per evitare intercettazioni telefoniche, avvalorando l’ipotesi di una spedizione punitiva organizzata da gruppi dell’estrema sinistra antagonista.
Le vittime dell’agguato sono quattro giovani appartenenti al movimento Gioventù Nazionale. Tra i feriti, uno dei quali è stato trasportato in ospedale in codice giallo a causa di diverse tumefazioni, figurano anche i figli di Sabrina Fantauzzi, portavoce del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. L’aggressione è avvenuta mentre il gruppo si trovava nei pressi di un supermercato per preparare la commemorazione del 48esimo anniversario della strage di Acca Larentia.
Le reazioni dell’opposizione sono state complesse e variegate. Mentre alcuni esponenti hanno condannato la violenza, altri hanno polemizzato con l’appello alla pacificazione del governo. In particolare, Angelo Bonelli di AVS ha definito ipocrita la posizione della Premier, collegandola alla mancanza di prese di distanza sui saluti romani tipici delle commemorazioni di Acca Larentia. Inoltre, parte della stampa ha evidenziato il silenzio iniziale dei leader di PD e Movimento 5 Stelle riguardo allo specifico episodio del pestaggio.

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