In Breve (TL;DR)
Il picco influenzale in Sicilia costringe le autorità a reintrodurre l’obbligo di mascherina per le visite agli anziani nelle strutture sanitarie.
I pronto soccorso dell’isola sono al collasso con sovraffollamento record, causando una grave crisi per il personale medico e le strutture d’emergenza.
La scarsa adesione alla campagna vaccinale ha aggravato l’emergenza, spingendo il Policlinico di Palermo ad attivare una task force dedicata alla prevenzione.
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PALERMO – L’inverno 2026 si sta rivelando uno dei più difficili degli ultimi anni per il sistema sanitario regionale siciliano. Nella giornata di oggi, 11 gennaio, l’allarme è scattato ufficialmente: il picco influenzale ha messo a dura prova la tenuta degli ospedali e ha costretto le autorità a reintrodurre misure di contenimento che sembravano ormai un ricordo del passato. La notizia principale, che sta rimbalzando su tutte le testate locali tra cui il Giornale di Sicilia, riguarda la protezione delle fasce più deboli: chi va in visita dagli anziani deve portare la mascherina.
La decisione arriva in un momento critico, con i pronto soccorso delle principali città dell’isola, da Palermo a Catania, che registrano un sovraffollamento record. Tra reparti pieni, carenza di personale e una campagna vaccinale che stenta a raggiungere i numeri sperati, la sanità siciliana si trova a fronteggiare una “tempesta perfetta”. Le autorità sanitarie invitano alla calma ma richiedono, al contempo, la massima collaborazione da parte dei cittadini per evitare il collasso delle strutture di emergenza.

Mascherine obbligatorie: la stretta per proteggere i fragili
Secondo quanto riportato dal Giornale di Sicilia, la misura più urgente riguarda l’accesso alle strutture che ospitano pazienti geriatrici e fragili. Il Dipartimento per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico (Dasoe) ha emanato direttive chiare: l’uso della mascherina torna ad essere un requisito indispensabile per chiunque si rechi in visita presso le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e nei reparti di lungodegenza.
Non si tratta di un semplice consiglio, ma di una barriera necessaria. Gli esperti sottolineano che il virus influenzale in circolazione quest’anno si sta dimostrando particolarmente aggressivo verso gli over 65 e i soggetti con patologie pregresse. L’obiettivo è creare uno “scudo” attorno ai pazienti più vulnerabili, evitando che i visitatori esterni, spesso asintomatici o con sintomi lievi, possano introdurre il virus in ambienti dove le conseguenze del contagio potrebbero essere letali. Questa misura di prevenzione è stata accolta con favore dai medici, che da settimane segnalavano un aumento preoccupante di complicanze respiratorie tra gli anziani ricoverati.
Ospedali in tilt: la fotografia dell’emergenza

La situazione negli ospedali è critica. Come evidenziato da un’inchiesta de la Repubblica, i pronto soccorso sono letteralmente “in tilt”. A Palermo, strutture come l’Ospedale Civico e il Di Cristina stanno gestendo un afflusso di pazienti ben superiore alla loro capacità ordinaria. Si parla di indici di sovraffollamento che sfiorano il 200% in alcune fasce orarie, con barelle nei corridoi e tempi di attesa che si dilatano inevitabilmente per i codici meno gravi.
Il picco dei contagi, coinciso con la riapertura delle scuole dopo le festività natalizie, ha generato un effetto domino. I medici di base, spesso saturi, non riescono a filtrare tutte le richieste, e molti cittadini si rivolgono direttamente alle strutture ospedaliere anche per sintomi che potrebbero essere gestiti a domicilio. Giuseppe Bonsignore, segretario regionale del sindacato Cimo, ha descritto uno scenario di grande sofferenza per il personale sanitario, costretto a turni massacranti per garantire l’assistenza minima essenziale.
Il nodo dei vaccini e le accuse alle farmacie
Un punto dolente di questa emergenza, sottolineato da diverse fonti tra cui la Repubblica, è la scarsa copertura vaccinale. Nonostante gli appelli lanciati nei mesi scorsi, l’adesione alla campagna antinfluenzale è rimasta al di sotto delle aspettative, specialmente in alcune fasce della popolazione. In questo contesto, si è accesa una polemica che vede le farmacie sotto accusa, o meglio, al centro di un dibattito sulla logistica della distribuzione.
Secondo alcune ricostruzioni, ci sarebbero stati problemi nell’approvvigionamento e nella distribuzione capillare delle dosi in alcune aree, rendendo difficile per i cittadini accedere al vaccino nel momento più opportuno. Le associazioni di categoria respingono le accuse, sostenendo di aver fatto il possibile con le scorte fornite dal sistema regionale. Resta il fatto che, con una percentuale di vaccinati inferiore al target di sicurezza (l’obiettivo minimo per gli anziani era il 75%, ma i dati attuali si fermano molto prima, intorno al 62%), il virus ha trovato terreno fertile per diffondersi rapidamente, portando a un aumento dei casi gravi che necessitano di ospedalizzazione.
La risposta del Policlinico: task force e prevenzione
In questo scenario complesso, arrivano però anche segnali di reazione proattiva. Prosegue senza sosta al Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo la campagna vaccinale antinfluenzale. La direzione generale, guidata da Maria Grazia Furnari, ha istituito una vera e propria task force per gestire l’emergenza. L’iniziativa prevede non solo il potenziamento dei centri vaccinali, ma anche l’invio di squadre dedicate per vaccinare i pazienti direttamente al letto di degenza nei reparti, una strategia mirata a proteggere chi è già ricoverato per altre cause.
“È una misura fondamentale”, ribadiscono dal Policlinico. La medicina d’urgenza può tamponare le crisi, ma solo una vaccinazione diffusa può abbattere la curva dei ricoveri. L’azienda ospedaliera universitaria sta inoltre spingendo affinché tutto il personale sanitario aderisca alla profilassi, per garantire la continuità assistenziale e non trasformare gli ospedali in luoghi di contagio.
Conclusioni

L’allarme influenza dell’11 gennaio 2026 in Sicilia serve da severo monito sull’importanza della salute pubblica e della prevenzione. Mentre medici e infermieri combattono in prima linea nei pronto soccorso sovraffollati, la responsabilità torna ora ai cittadini: indossare la mascherina quando si visitano i parenti anziani non è solo un obbligo burocratico, ma un atto di cura necessario. Le prossime settimane saranno decisive per capire se le misure adottate riusciranno a piegare la curva dei contagi o se il sistema sanitario dovrà affrontare un ulteriore periodo di stress estremo.
Domande frequenti

Secondo le direttive del Dasoe, l uso della mascherina è tornato a essere un requisito indispensabile per chiunque si rechi in visita presso le Residenze Sanitarie Assistenziali, note come RSA, e nei reparti di lungodegenza. Questa misura serve a creare uno scudo protettivo attorno ai pazienti geriatrici e fragili, evitando che visitatori esterni possano introdurre il virus in ambienti dove le conseguenze del contagio potrebbero essere letali.
Gli ospedali delle principali città siciliane stanno affrontando una grave crisi con indici di sovraffollamento che sfiorano il 200 per cento in alcune fasce orarie. Strutture come il Civico e il Di Cristina segnalano barelle nei corridoi e tempi di attesa dilatati. Il picco dei contagi, unito alla carenza di personale e alla difficoltà dei medici di base nel filtrare le richieste, ha portato il sistema di emergenza vicino al collasso.
I dati attuali mostrano una copertura vaccinale ferma intorno al 62 per cento, un valore ben inferiore al target minimo di sicurezza del 75 per cento previsto per gli anziani. Questa scarsa adesione ha permesso al virus di diffondersi rapidamente. Inoltre, vi sono state polemiche riguardanti la logistica della distribuzione nelle farmacie, che avrebbero reso difficile l accesso alle dosi per alcuni cittadini nel momento più opportuno.
Gli esperti sanitari sottolineano che il ceppo virale in circolazione quest anno si dimostra particolarmente aggressivo verso gli over 65 e i soggetti con patologie pregresse. I medici hanno riscontrato un aumento preoccupante di complicanze respiratorie tra i pazienti ricoverati. Per questo motivo è fondamentale limitare i contatti a rischio, poiché anche visitatori con sintomi lievi potrebbero trasmettere un infezione fatale ai soggetti più deboli.
La direzione del Policlinico Paolo Giaccone ha istituito una task force specifica e potenziato i centri vaccinali. Una delle strategie chiave adottate consiste nell invio di squadre dedicate per vaccinare i pazienti direttamente al letto di degenza nei reparti. Questa iniziativa mira a proteggere chi è già ricoverato per altre cause e a garantire la continuità assistenziale spingendo anche il personale sanitario alla profilassi.

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