In Breve (TL;DR)
Una guida completa per comprendere cosa sono i certificati di investimento, come sono strutturati e qual è il loro profilo di rischio e rendimento.
Analizzeremo in dettaglio le loro strutture, il profilo di rischio/rendimento e per quale tipo di investitore sono più indicati.
Valuta se e come questi strumenti possono adattarsi ai tuoi obiettivi finanziari, analizzandone il profilo di rischio/rendimento.
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In un mondo finanziario sempre più complesso, orientarsi tra le diverse opzioni di investimento può sembrare un’impresa. Tra gli strumenti che hanno guadagnato grande popolarità, soprattutto in Italia, troviamo i Certificati di Investimento. Questi prodotti si presentano come un ponte tra la prudenza tipica della cultura del risparmio mediterranea e la ricerca di rendimenti più innovativi. Nati in Germania negli anni ’90 e arrivati in Italia all’inizio del nuovo millennio, i certificati hanno visto una crescita significativa, raggiungendo i 56 miliardi di euro a giugno 2024. Questo successo è legato alla loro capacità di offrire flussi di cassa periodici e protezione del capitale.
Ma cosa sono esattamente? I certificati sono strumenti finanziari strutturati, emessi da istituzioni bancarie, il cui valore è legato all’andamento di un’attività sottostante (come un’azione, un indice o una materia prima). Pur essendo tecnicamente dei derivati, sono progettati per essere accessibili anche ai piccoli risparmiatori, permettendo di implementare strategie d’investimento altrimenti complesse. Questa guida completa esplorerà le loro strutture, le diverse tipologie, i rischi da non sottovalutare e le opportunità che possono offrire a chi cerca un equilibrio tra tradizione e innovazione nel proprio portafoglio.

Cosa Sono i Certificati di Investimento
I Certificati di Investimento, noti anche come Investment Certificates, sono strumenti finanziari derivati e cartolarizzati. Questo significa che sono titoli negoziabili, come le azioni, il cui valore “deriva” da un asset sottostante. L’emittente, tipicamente una grande banca d’investimento, costruisce il certificato combinando diversi elementi finanziari, principalmente un’obbligazione e una o più opzioni. Questa struttura ibrida è il cuore del loro funzionamento e della loro versatilità.
Il sottostante può essere di varia natura: una singola azione, un paniere di titoli, un indice azionario (come il FTSE MIB), una valuta o una materia prima. Gli emittenti sono obbligati a quotare i certificati su mercati regolamentati, come il SeDeX di Borsa Italiana, garantendo liquidità e trasparenza dei prezzi. La CONSOB, l’autorità di vigilanza italiana, monitora questi prodotti e gli intermediari che li propongono, richiamando l’attenzione sulla necessità di trasparenza e corretta gestione dei conflitti di interesse. Per l’investitore, comprendere la natura di questi strumenti è il primo passo per un investimento consapevole.
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La Struttura di un Certificato: Unire Tradizione e Innovazione

Immaginiamo un certificato come un veicolo assemblato con due componenti principali. La prima, legata alla tradizione, è simile a un’obbligazione e costituisce la parte difensiva dello strumento, quella che mira a proteggere il capitale investito. La seconda, orientata all’innovazione, è composta da opzioni finanziarie, il “motore” che permette di generare rendimenti extra, legati a specifici scenari di mercato. È proprio questa combinazione che permette di creare profili di rischio/rendimento personalizzati, adatti a diverse esigenze.
Acquistando un certificato, con una sola operazione e per un importo contenuto, si accede a una strategia di investimento altrimenti difficilmente realizzabile.
Per comprendere a fondo un certificato, è essenziale conoscerne gli elementi chiave. L’Attività Sottostante è l’asset finanziario da cui dipende il valore del prodotto. La Barriera è una soglia di prezzo critica: finché il sottostante non la viola, la protezione del capitale (totale o parziale) rimane attiva. Lo Strike è il valore iniziale del sottostante usato come riferimento, mentre la Scadenza indica la data di termine della vita del certificato. Questi parametri definiscono il profilo di rischio e il potenziale rendimento dello strumento.
Le Principali Tipologie di Certificati sul Mercato Italiano
Il mercato offre una vasta gamma di certificati, classificabili principalmente in base al livello di protezione del capitale. Questa distinzione è fondamentale per allineare l’investimento alla propria tolleranza al rischio. Le macro-categorie principali sono tre: a capitale protetto, a capitale condizionatamente protetto e a capitale non protetto.
Certificati a Capitale Protetto
Questi strumenti sono pensati per gli investitori più prudenti, con una bassa propensione al rischio. La loro struttura garantisce, alla scadenza, la restituzione totale (100%) o quasi totale (es. 95%) del capitale investito, indipendentemente dall’andamento del sottostante. La protezione ha però un costo: il rendimento potenziale è generalmente inferiore rispetto ad altre tipologie di certificati o all’investimento diretto nell’asset sottostante. Sono adatti a chi desidera partecipare ai rialzi dei mercati azionari, ma vuole tutelarsi da eventuali cadute.
Certificati a Capitale Condizionatamente Protetto
Questa è la categoria più diffusa e apprezzata sul mercato italiano. La protezione del capitale è subordinata a una condizione: il valore del sottostante non deve scendere al di sotto di un determinato livello, la barriera. Finché il prezzo dell’asset rimane al di sopra della barriera, l’investitore riceve a scadenza il capitale nominale. Se la barriera viene infranta, la protezione decade e si subisce una perdita commisurata alla performance negativa del sottostante. All’interno di questa famiglia, i più noti sono:
- Cash Collect: Pagano cedole periodiche (es. mensili o trimestrali) se il sottostante, alle date di osservazione, quota sopra la barriera. Molti includono l’ “effetto memoria”, che consente di recuperare le cedole non pagate in precedenza qualora la condizione si verifichi nuovamente.
- Bonus Cap: A scadenza, pagano un premio (Bonus) se il sottostante non ha mai toccato la barriera durante la vita del prodotto. Offrono un rendimento interessante in caso di andamenti laterali o leggermente ribassisti del mercato.
Certificati a Capitale Non Protetto
Questi certificati non offrono alcuna protezione del capitale e replicano in modo più o meno proporzionale la performance del sottostante, sia al rialzo che al ribasso. L’investitore è quindi esposto a perdite potenzialmente totali del capitale investito. In cambio di questo rischio più elevato, offrono un potenziale di rendimento superiore, adatto a chi ha una forte aspettativa direzionale sui mercati e un’alta tolleranza al rischio. Un esempio sono i certificati Benchmark, che si comportano in modo simile a un ETF replicando l’andamento del sottostante.
Analisi dei Rischi: Cosa Sapere Prima di Investire
Nonostante la loro flessibilità e le possibili protezioni, i certificati di investimento non sono esenti da rischi. Comprendere appieno questi aspetti è cruciale per evitare spiacevoli sorprese e fare scelte informate. La loro struttura complessa richiede un’attenta analisi prima dell’acquisto.
I certificati sono strumenti complessi che offrono l’opportunità di investire in una vasta gamma di asset finanziari e che, in alcuni casi, possono essere soggetti ad ampie variazioni di prezzo, con la conseguenza di esporre i portatori a perdite, anche elevate, al verificarsi di scenari avversi.
I principali rischi da considerare sono:
- Rischio Emittente: I certificati sono legalmente delle obbligazioni senior non garantite. In caso di fallimento o procedura di risoluzione (bail-in) della banca emittente, l’investitore rischia di perdere l’intero capitale, anche nei certificati a capitale protetto. Per questo è fondamentale verificare la solidità finanziaria dell’emittente.
- Rischio di Mercato: Il valore del certificato dipende dall’andamento del sottostante. Se nei prodotti a protezione condizionata la barriera viene infranta, l’investitore è esposto a una perdita legata alla performance negativa dell’asset di riferimento.
- Rischio di Liquidità: Sebbene i certificati siano quotati su mercati regolamentati, in alcune fasi di mercato o per prodotti poco scambiati, potrebbe essere difficile vendere lo strumento prima della scadenza a un prezzo equo.
- Rischio Complessità: La struttura di alcuni certificati può essere difficile da comprendere. È indispensabile leggere attentamente il Key Information Document (KID) e la documentazione informativa per capire il profilo di rischio/rendimento.
Vantaggi e Opportunità: Perché Sceglierli
Nonostante i rischi, i certificati offrono vantaggi unici che ne hanno decretato il successo, specialmente nel contesto italiano. Il mercato primario ha registrato volumi record, superando i 7 miliardi di euro nel primo trimestre del 2025, a testimonianza del forte interesse da parte degli investitori.
Uno dei principali punti di forza è l’efficienza fiscale. I proventi dei certificati (sia le cedole che le plusvalenze) sono considerati “redditi diversi” e sono tassati al 26%. Questo permette di compensare eventuali minusvalenze pregresse presenti nel proprio zainetto fiscale, un vantaggio non offerto da altri strumenti come fondi ed ETF, i cui proventi sono classificati come “redditi da capitale”. Questa caratteristica li rende uno strumento potente per l’ottimizzazione e la pianificazione fiscale.
Inoltre, i certificati permettono di generare una rendita attraverso cedole periodiche, anche in mercati laterali o leggermente ribassisti, rispondendo all’esigenza di flussi di cassa costanti. Consentono di diversificare il portafoglio accedendo a strategie di investimento complesse con un unico strumento e un capitale ridotto. Infine, l’ampia offerta permette di trovare soluzioni adatte a quasi ogni aspettativa di mercato e profilo di rischio, dalla protezione totale alla ricerca di rendimenti elevati.
I Certificati nel Contesto Mediterraneo: Un Approccio Familiare
Il successo dei certificati in Italia e in altri paesi mediterranei non è casuale, ma si lega a una cultura finanziaria che bilancia tradizione e innovazione. L’investitore italiano, spesso, incarna la figura del “buon padre di famiglia”: cauto, attento alla protezione del patrimonio, ma anche desideroso di vederlo fruttare. I certificati rispondono a questa dualità. La componente di protezione del capitale soddisfa il bisogno di sicurezza, un pilastro della gestione tradizionale del risparmio.
Allo stesso tempo, la possibilità di ottenere cedole periodiche è un concetto familiare, simile a un affitto o a una rendita, che rende il rendimento più tangibile e prevedibile. I prodotti a capitale protetto, in particolare, sono stati i più richiesti nel 2023, rappresentando il 70% dei volumi collocati. Questa preferenza mostra come, anche di fronte a mercati complessi, la priorità rimanga la difesa del capitale. I certificati, quindi, non sono visti solo come strumenti speculativi, ma come un’evoluzione moderna del classico investimento obbligazionario, capaci di offrire qualcosa in più in un’era di tassi d’interesse volatili.
Conclusioni

I Certificati di Investimento sono strumenti finanziari versatili e poliedrici, capaci di adattarsi a molteplici scenari di mercato e profili di rischio. La loro struttura ibrida, che unisce protezione e rendimento, li ha resi una valida alternativa per la diversificazione del portafoglio, trovando un terreno fertile nella cultura del risparmio italiana. La possibilità di ottenere cedole periodiche e l’importante vantaggio dell’efficienza fiscale sono tra i fattori chiave del loro successo.
Tuttavia, è fondamentale non sottovalutarne la complessità e i rischi associati, come il rischio emittente e il rischio di mercato. Non esistono investimenti privi di rischio, e i certificati non fanno eccezione. La scelta deve essere sempre preceduta da un’analisi approfondita del prodotto, leggendo la documentazione ufficiale (KID) e valutando come lo strumento si integra nella propria strategia di investimento complessiva. In definitiva, i certificati sono un potente strumento nelle mani di un investitore consapevole, ma non una scorciatoia per guadagni facili e garantiti.
Domande frequenti

Sono strumenti finanziari derivati, emessi da banche, il cui valore dipende dall’andamento di un’attività sottostante come un’azione o un indice. Permettono di investire con strategie diverse, offrendo profili di rischio e rendimento variegati, spesso con opzioni di protezione del capitale.
La sicurezza dipende dalla struttura del certificato. Esistono certificati a capitale protetto che garantiscono il rimborso a scadenza, ma con rendimenti limitati. Quelli a capitale condizionatamente protetto offrono protezione solo se il sottostante non scende sotto una ‘barriera’. Se la barriera viene infranta, si può subire una perdita parziale o totale del capitale. Esiste sempre anche il rischio emittente, cioè il rischio che la banca emittente fallisca.
Sono adatti a investitori che hanno una buona conoscenza dei mercati e cercano rendimenti in scenari di mercato laterali o moderatamente ribassisti. Sono ideali per chi desidera un profilo di rendimento predefinito e accetta i rischi specifici, come la complessità dello strumento e il rischio legato alla barriera. Non sono generalmente consigliati per investitori retail o inesperti.
Un certificato Cash Collect paga premi periodici (cedole) se a determinate date di osservazione il sottostante si trova sopra un certo livello. Il guadagno potenziale è dato dalla somma di queste cedole. Se le condizioni non si verificano, la cedola potrebbe non essere pagata, anche se alcuni certificati con ‘effetto memoria’ permettono di recuperarla in futuro. A scadenza, se il sottostante è sopra la barriera, viene rimborsato il capitale; altrimenti, il rimborso sarà inferiore.
In Italia, sia le plusvalenze (differenza tra prezzo di vendita/rimborso e acquisto) sia le cedole sono considerate ‘redditi diversi’ e sono tassate con un’aliquota del 26%. Un vantaggio fiscale importante è che questi redditi possono essere utilizzati per compensare eventuali minusvalenze pregresse presenti nello zainetto fiscale, entro quattro anni dalla loro realizzazione.

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