In Breve (TL;DR)
L’AGCOM ha sanzionato Cloudflare con 14 milioni di euro per la mancata ottemperanza agli ordini di blocco della piattaforma antipirateria Piracy Shield.
Il gigante statunitense ha reagito duramente, minacciando il ritiro dei servizi dall’Italia e mettendo a rischio la sicurezza digitale delle Olimpiadi 2026.
Mentre la Lega Serie A accusa il provider di favoreggiamento alla pirateria, si accende il dibattito sui rischi di censura e sovranità digitale.
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È uno scontro senza precedenti quello che si sta consumando in queste ore tra le istituzioni italiane e Cloudflare, il gigante statunitense della cybersecurity e dei servizi web. Al centro della disputa, che ha assunto toni da incidente diplomatico, c’è la maxi-multa inflitta dall’AGCOM e la successiva, durissima reazione dell’azienda guidata da Matthew Prince, che ha minacciato di ritirare i propri servizi dall’Italia, mettendo a rischio persino la sicurezza digitale delle imminenti Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
Tutto è iniziato l’8 gennaio, quando l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha notificato a Cloudflare una sanzione di oltre 14 milioni di euro per la mancata ottemperanza agli ordini del Piracy Shield, la piattaforma nazionale anti-pirateria. La risposta non si è fatta attendere: in un crescendo di tensione, il CEO dell’azienda ha definito il provvedimento “disgustoso”, accusando l’Italia di voler imporre una censura globale e minacciando un disimpegno che potrebbe avere conseguenze disastrose per l’ecosistema digitale del Paese.
Mentre la politica si interroga sulle implicazioni di sovranità digitale, la Lega Serie A, principale beneficiaria delle misure anti-pezzotto, ha risposto con veemenza, accusando il provider americano di favoreggiamento verso le organizzazioni criminali. La vicenda trascende ormai la semplice cronaca giudiziaria, toccando nervi scoperti come la neutralità della rete, il potere delle Big Tech e la vulnerabilità delle infrastrutture critiche nazionali.

La sanzione dell’AGCOM e la reazione di Cloudflare
Il casus belli è la delibera con cui l’AGCOM ha sanzionato Cloudflare per aver violato in modo continuativo la legge 93/2023 sul diritto d’autore. Secondo l’Autorità, la società non avrebbe bloccato l’accesso ai contenuti illeciti diffusi tramite la sua rete entro i 30 minuti previsti dalla normativa, ignorando sistematicamente le segnalazioni provenienti dal Piracy Shield. La multa, pari all’1% del fatturato globale della società, è stata definita un “passaggio storico” dai sostenitori del copyright.
La replica di Matthew Prince, affidata a un lungo post sulla piattaforma X, è stata incendiaria. Il CEO ha dichiarato che l’Italia pretende che Cloudflare “censuri internet” non solo localmente ma a livello globale, bloccando persino il proprio risolutore DNS 1.1.1.1, uno strumento fondamentale per la privacy e la velocità di navigazione di milioni di utenti. Prince ha etichettato le richieste italiane come il tentativo di una “oscura cricca mediatica europea” di controllare cosa sia lecito online, invocando il supporto di figure come Elon Musk nella sua crociata per la libertà della rete.
Il ricatto olimpico: Milano-Cortina a rischio

L’aspetto più allarmante della vicenda riguarda le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, ormai alle porte. Cloudflare ha esplicitamente minacciato di interrompere i servizi di cybersecurity forniti pro bono per l’evento. Secondo quanto riportato dalle testate nazionali, il ritiro della protezione esporrebbe i sistemi informatici dei Giochi a rischi elevatissimi di attacchi DDoS e intrusioni hacker, proprio nel momento di massima visibilità globale.
Ma le minacce non si fermano allo sport. L’azienda ha ventilato l’ipotesi di rimuovere tutti i suoi server fisici dalle città italiane, cancellare i piani per l’apertura di una sede locale e interrompere i servizi gratuiti per gli utenti italiani. Una mossa del genere avrebbe un impatto devastante non solo per i cittadini comuni, ma anche per migliaia di startup e PMI che basano la propria infrastruttura digitale sulla velocità e la protezione offerte dal provider americano. La latenza aumenterebbe drasticamente e molti siti diventerebbero improvvisamente vulnerabili.
L’ira della Lega Serie A: accuse pesanti

Dall’altra parte della barricata, la Lega Serie A non usa mezzi termini. L’Amministratore Delegato Luigi De Siervo ha accolto la sanzione con soddisfazione, definendo l’atteggiamento di Cloudflare inaccettabile. Secondo De Siervo, l’azienda statunitense sarebbe “l’unica grande azienda che rifiuta qualsiasi collaborazione con le Autorità”, diventando di fatto la prima scelta delle associazioni criminali per gestire i propri traffici illeciti di streaming.
La Lega ha respinto al mittente le accuse di censura, sottolineando come il sistema italiano sia stato validato dalla Commissione Europea e sia necessario per la sopravvivenza dell’industria sportiva e culturale. “Combattere la pirateria significa combattere la criminalità”, ha ribadito la Lega, evidenziando come l’inerzia dei grandi intermediari tecnologici stia costando al sistema calcio milioni di euro ogni anno.
Tecnologia e AI nel mirino: il nodo del Piracy Shield
Al centro del dibattito c’è la tecnologia stessa del Piracy Shield. Cloudflare sostiene che il blocco indiscriminato di indirizzi IP e DNS, spesso condivisi da più siti legittimi, provochi danni collaterali inaccettabili (il cosiddetto overblocking). L’azienda difende l’uso di sistemi automatizzati e dell’intelligenza artificiale per gestire il traffico, ma rifiuta l’idea che un’autorità amministrativa possa ordinare lo spegnimento di intere porzioni di rete senza un preventivo vaglio giudiziario.
L’uso dell’AI e di algoritmi avanzati è ormai centrale sia per chi diffonde i flussi pirata, spesso criptati e dinamici, sia per chi cerca di intercettarli. Tuttavia, la posizione di Cloudflare solleva un interrogativo cruciale per il futuro di internet: fino a che punto un fornitore di infrastrutture deve farsi carico di compiti di polizia digitale? E quanto è sostenibile per un Paese dipendere così pesantemente da fornitori esteri che possono minacciare il “blackout” in caso di disaccordo normativo?
Conclusioni

La giornata del 12 gennaio 2026 segna un punto di non ritorno nei rapporti tra l’Italia e le Big Tech. Se da un lato l’AGCOM e la Lega Serie A difendono la sovranità giuridica nazionale e la tutela del diritto d’autore, dall’altro Cloudflare pone una questione di principio sulla natura libera e globale di internet, usando però la propria posizione dominante come leva negoziale.
Resta da vedere se le minacce di Matthew Prince si tradurranno in azioni concrete o se si tratta di una strategia aggressiva per forzare un tavolo di trattativa. Nel frattempo, con le Olimpiadi alle porte, l’Italia si trova a dover gestire un rischio infrastrutturale che va ben oltre la semplice visione di una partita di calcio, evidenziando la fragilità di un sistema digitale dove le regole nazionali faticano a imporsi sui giganti sovranazionali.
Domande frequenti

L Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha sanzionato il gigante americano per non aver rispettato gli ordini della piattaforma Piracy Shield. Secondo l accusa, Cloudflare non ha bloccato l accesso ai contenuti illeciti diffusi sulla sua rete entro i 30 minuti previsti dalla legge italiana sul diritto d autore, ignorando le segnalazioni e violando le normative vigenti.
A seguito della sanzione, Cloudflare ha minacciato di ritirare i servizi di cybersecurity forniti gratuitamente per i Giochi Olimpici invernali. Se questa minaccia venisse attuata, i sistemi informatici dell evento sportivo rimarrebbero esposti ad alto rischio di attacchi DDoS e intrusioni hacker proprio nel momento di massima visibilità mondiale, creando un serio problema di sicurezza nazionale.
Il disimpegno dell azienda comporterebbe la rimozione dei server fisici dalle città italiane e l interruzione dei servizi gratuiti. Le conseguenze sarebbero gravi per l ecosistema digitale del Paese: aumenterebbe drasticamente la latenza di navigazione e molte startup, PMI e siti web che si appoggiano a questa infrastruttura diventerebbero improvvisamente più lenti e vulnerabili agli attacchi informatici.
La Lega Serie A, tramite l amministratore delegato Luigi De Siervo, ha accolto con favore la multa, accusando il provider di favorire la criminalità rifiutando ogni collaborazione. Secondo la Lega, l inerzia dei grandi intermediari tecnologici nel contrastare la pirateria causa perdite milionarie al sistema calcio e l atteggiamento di Cloudflare viene visto come un ostacolo alla legalità.
Il CEO Matthew Prince sostiene che le richieste italiane impongano un blocco dei contenuti non solo a livello locale ma mondiale, interferendo anche con il risolutore DNS 1.1.1.1. L azienda ritiene che bloccare indiscriminatamente indirizzi IP e DNS provochi danni a siti legittimi e rifiuta l idea che un autorità amministrativa possa ordinare lo spegnimento di parti della rete senza un preventivo controllo giudiziario.
Fonti e Approfondimenti

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