In Breve (TL;DR)
Israele ha elevato l’allerta al livello massimo prevedendo un possibile intervento militare degli Stati Uniti contro l’Iran.
Il regime iraniano, indebolito dalle proteste interne, minaccia di colpire le basi americane e lo Stato ebraico.
Netanyahu ha chiesto a Putin di mediare con Teheran per scongiurare un’escalation bellica e prevenire attacchi disperati.
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TEL AVIV – Il Medio Oriente trattiene il fiato in questa domenica 11 gennaio 2026. Le cancellerie di tutto il mondo hanno gli occhi puntati su Teheran e Gerusalemme, dove la tensione ha raggiunto livelli critici nelle ultime ore. Secondo fonti diplomatiche e militari concordanti, Israele ha innalzato il proprio stato di allerta al livello massimo in previsione di un possibile intervento militare diretto degli Stati Uniti contro la Repubblica Islamica dell’Iran.
La decisione di Tel Aviv arriva in un contesto esplosivo: l’Iran è scosso da oltre due settimane di imponenti proteste antigovernative, represse nel sangue dal regime, mentre a Washington l’amministrazione Trump sembra valutare opzioni drastiche per sostenere i manifestanti. Le minacce incrociate tra le potenze coinvolte delineano uno scenario da “polveriera”, con il rischio concreto di un allargamento del conflitto a livello regionale.

L’ombra di un raid americano e il ruolo di Trump
Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters e confermato da diverse testate israeliane come il Times of Israel, l’apparato di sicurezza israeliano si sta preparando allo scenario di un’azione militare statunitense imminente. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha più volte avvertito Teheran nei giorni scorsi, dichiarando che l’America è "pronta ad aiutare" il popolo iraniano, sceso in piazza contro il carovita e la repressione politica.
Fonti del Pentagono, citate dal New York Times, rivelano che al Presidente sono state presentate diverse opzioni operative, che includerebbero raid mirati contro siti strategici del regime, sia militari che governativi. La situazione è stata oggetto di un colloquio telefonico d’urgenza avvenuto ieri tra il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Segretario di Stato americano Marco Rubio. Sebbene i dettagli della conversazione rimangano riservati, la successiva elevazione dello stato di allerta in Israele suggerisce che l’ipotesi di un intervento non sia più solo teorica.
La minaccia di Teheran: "Colpiremo le basi USA e Israele"

La risposta del regime degli Ayatollah non si è fatta attendere. In una seduta parlamentare dai toni accesissimi, il presidente del Majlis (il parlamento iraniano), Mohammad Baqer Qalibaf, ha lanciato un avvertimento inequivocabile. "Qualsiasi attacco statunitense porterebbe Teheran a reagire contro Israele e le basi militari statunitensi nella regione", ha tuonato Qalibaf, definendo tali infrastrutture come "obiettivi legittimi" in caso di aggressione.
Le parole di Qalibaf, accompagnate dai cori "Morte all’America" dei deputati, segnalano che l’Iran non intende subire passivamente un’eventuale operazione esterna, ma è pronto a scatenare una rappresaglia asimmetrica che coinvolgerebbe l’intero scacchiere mediorientale. Questo spiegherebbe la preoccupazione di Israele, che teme di diventare il bersaglio immediato di missili balistici o attacchi di droni in caso di mossa americana.
Il canale diplomatico russo: il messaggio di Netanyahu a Putin

In questo scenario di brinkmanship, emerge un retroscena diplomatico di cruciale importanza che vede protagonista la Russia. Secondo quanto riferito dall’emittente israeliana Kan e confermato da fonti diplomatiche, Benjamin Netanyahu avrebbe utilizzato un canale riservato con Vladimir Putin per inviare un messaggio distensivo a Teheran.
Il premier israeliano avrebbe chiesto al leader del Cremlino di rassicurare la leadership iraniana sul fatto che Israele non ha intenzione di lanciare un attacco preventivo autonomo e non cerca un’escalation. Questa mossa, apparentemente in contraddizione con la retorica bellicista, mirerebbe a evitare che l’Iran, sentendosi con le spalle al muro e temendo un attacco congiunto USA-Israele, possa lanciare un attacco preventivo per disperazione. Putin, che mantiene rapporti stretti con Teheran, avrebbe già trasmesso il messaggio, nel tentativo di raffreddare, almeno parzialmente, la temperatura del confronto.
Caos interno in Iran: proteste e blackout
A complicare il quadro geopolitico c’è la drammatica situazione interna iraniana. Le proteste, giunte al quindicesimo giorno, si sono estese a macchia d’olio nonostante la brutale repressione. Organizzazioni non governative e osservatori internazionali parlano di un bilancio che oscilla tra le 116 e le 200 vittime civili, con migliaia di arresti.
Per ostacolare il coordinamento dei manifestanti e impedire la diffusione di immagini delle violenze, il regime ha imposto un blackout quasi totale di internet, che secondo l’organizzazione NetBlocks perdura ormai da oltre 60 ore. Nonostante l’isolamento digitale, notizie di scontri e manifestazioni continuano a filtrare, alimentando la narrazione di un regime in grave difficoltà che potrebbe cercare nel conflitto esterno una via di fuga dalla crisi interna.
Conclusioni

La giornata dell’11 gennaio 2026 segna uno spartiacque pericoloso per la stabilità globale. La combinazione tra l’instabilità interna iraniana, la postura aggressiva dell’amministrazione Trump e la vulnerabilità strategica di Israele crea una miscela incendiaria. Mentre la diplomazia sotterranea, via Mosca, tenta disperatamente di evitare il peggio, i preparativi militari sul campo indicano che il rischio di un conflitto aperto è più alto che mai. Le prossime ore saranno decisive per capire se prevarrà la logica della deterrenza o se il Medio Oriente scivolerà in una nuova, devastante guerra.
Domande frequenti

Tel Aviv ha innalzato lo stato di allerta al massimo livello per il timore di una rappresaglia immediata da parte di Teheran. Le autorità israeliane si preparano alla possibilità che un intervento militare degli Stati Uniti a sostegno delle proteste iraniane scateni una reazione a catena, rendendo il territorio israeliano un bersaglio di missili e droni.
L amministrazione Trump sta valutando opzioni drastiche, inclusi raid mirati contro siti strategici, per supportare le manifestazioni antigovernative in corso. Il Presidente americano ha dichiarato di essere pronto ad aiutare il popolo iraniano, portando il Pentagono a elaborare piani operativi che hanno messo in allarme l intera regione.
Teheran ha avvertito che qualsiasi attacco statunitense porterà a una risposta militare contro Israele e le basi USA in Medio Oriente. Le autorità iraniane considerano queste infrastrutture obiettivi legittimi e minacciano una rappresaglia asimmetrica nel caso di una aggressione esterna.
La Russia sta svolgendo un ruolo di mediazione tramite un canale riservato tra Netanyahu e Putin. Il premier israeliano ha chiesto al leader russo di rassicurare Teheran sul fatto che Israele non intende lanciare attacchi preventivi autonomi, nel tentativo di evitare che il regime iraniano scateni un conflitto per disperazione.
Il Paese è scosso da oltre due settimane di imponenti proteste popolari contro il carovita e la repressione politica, con un bilancio di centinaia di vittime civili. Per contenere il dissenso e nascondere le violenze, il governo ha imposto un blackout quasi totale di internet, mentre cerca di gestire la pressione interna e la minaccia militare esterna.
Fonti e Approfondimenti

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