Crollo Stellantis a Milano: -25% dopo la svalutazione sull’elettrico

Pubblicato il 06 Feb 2026
Aggiornato il 06 Feb 2026
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Grafico azionario in rosso che mostra il crollo del titolo Stellantis

È stata un’ultima seduta della settimana dai due volti quella archiviata oggi, venerdì 6 febbraio 2026, dai mercati finanziari del Vecchio Continente. Mentre le principali Borse europee hanno confermato il trend positivo, chiudendo le contrattazioni in territorio verde e consolidando i guadagni di inizio anno, Piazza Affari è rimasta il fanalino di coda, zavorrata dal drammatico tonfo di Stellantis. Il colosso automobilistico, vera e propria Main Entity di questa giornata borsistica, ha infatti registrato una perdita monstre superiore al 25%, bruciando miliardi di capitalizzazione in poche ore e condizionando pesantemente la performance dell’indice principale milanese.

Il FTSE MIB, l’indice di riferimento di Borsa Italiana, è riuscito a strappare una chiusura appena sopra la parità (+0,13%), attestandosi in area 45.877 punti, un risultato che testimonia la resilienza del comparto bancario e del risparmio gestito, capaci di controbilanciare solo in parte il terremoto che ha colpito il settore automotive. Gli investitori si interrogano ora sulle ripercussioni a lungo termine di questo venerdì nero, che segna un punto di svolta non solo per il gruppo guidato da Antonio Filosa, ma per l’intera strategia industriale europea legata alla transizione energetica.

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Il venerdì nero di Stellantis: i motivi del crollo

Il fulmine a ciel sereno è arrivato prima ancora dell’apertura dei mercati, quando Stellantis ha diffuso una nota che ha gelato gli operatori. Il titolo non è riuscito a fare prezzo in avvio, per poi precipitare in una spirale di vendite che lo ha portato a chiudere con un ribasso del 25,2%, scivolando verso i minimi storici dalla fusione tra FCA e PSA. Secondo quanto comunicato dalla società, il crollo è dovuto principalmente alla decisione di iscrivere a bilancio oneri straordinari per circa 22,2 miliardi di euro (pari a 26,5 miliardi di dollari) relativi a una svalutazione degli asset legati al programma di veicoli elettrici (EV).

La dirigenza ha ammesso di aver sovrastimato la velocità di adozione delle auto a batteria da parte dei consumatori, annunciando un drastico “reset” della strategia industriale. L’amministratore delegato Antonio Filosa, subentrato alla guida del gruppo in un momento delicato, ha dichiarato che la svalutazione riflette “il costo di aver anticipato troppo i tempi rispetto alle reali esigenze e possibilità economiche degli acquirenti”. Una mossa che, se da un lato mira a ripulire il bilancio in vista del nuovo piano industriale atteso per maggio, dall’altro ha costretto il gruppo a sospendere il dividendo per l’esercizio 2026, scatenando la fuga degli azionisti.

Gli analisti finanziari non hanno tardato a reagire. Diverse case d’investimento hanno immediatamente tagliato il target price sul titolo, sottolineando come la guidance per il 2026 sia ora molto più debole delle attese. Il profit warning lanciato dall’azienda prevede una perdita netta significativa per l’anno in corso, un cambio di rotta che mette in discussione l’intera roadmap verso l’elettrificazione totale che era stata il pilastro della gestione precedente.

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La resilienza delle banche salva il FTSE MIB

Crollo Stellantis a Milano: -25% dopo la svalutazione sull'elettrico - Infografica riassuntiva
Infografica riassuntiva dell’articolo "Crollo Stellantis a Milano: -25% dopo la svalutazione sull’elettrico" (Visual Hub)
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Nonostante il terremoto su Stellantis, che da sola ha un peso specifico notevole sul paniere principale, Piazza Affari ha evitato il segno meno grazie alla performance robusta del settore finanziario. In un contesto di tassi d’interesse che la Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere stabili nella riunione di ieri, le banche italiane continuano a macinare utili, offrendo un porto sicuro agli investitori in cerca di rendimenti solidi.

Tra i migliori di giornata spicca BPER Banca, che ha chiuso con un rialzo del 2,27%, premiata dai risultati preliminari dell’esercizio 2025 che hanno evidenziato una crescita della raccolta e un miglioramento della qualità del credito. Molto bene anche FinecoBank (+2,05%), che beneficia del rinnovato interesse per il risparmio gestito e del lancio della nuova piattaforma di trading europea. Anche UniCredit (+1,27%) e Mediobanca (+2,18%) hanno fornito un contributo decisivo al mantenimento dell’indice in territorio positivo.

Tuttavia, non tutto il comparto bancario ha brillato all’unisono. Banco BPM ha terminato la seduta in leggero calo (-0,7%), oggetto di prese di beneficio dopo il rally delle scorse settimane e nonostante l’annuncio di risultati attesi superiori alle stime di consensus. Questo andamento misto, ma prevalentemente rialzista, conferma come la finanza italiana stia vivendo una fase di disaccoppiamento rispetto alle difficoltà del settore industriale manifatturiero.

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Il contesto europeo e i dati macroeconomici

Logo Stellantis davanti a un grafico di borsa in forte discesa rossa
Stellantis affonda a Piazza Affari con una perdita storica del 25% legata alla crisi dell’auto elettrica. (Visual Hub)

Allargando lo sguardo oltre i confini nazionali, le altre piazze finanziarie hanno vissuto una giornata decisamente più serena. Il DAX di Francoforte e il CAC 40 di Parigi hanno chiuso in rialzo, sostenuti dai titoli tecnologici e dai servizi, che sembrano meno esposti alle incertezze legate alla transizione energetica che stanno colpendo l’automotive. Anche il settore del lusso, pur con qualche distinguo (come il calo di Kering), ha mostrato segnali di tenuta.

Dal punto di vista macroeconomico, l’attenzione degli operatori resta focalizzata sull’inflazione e sulle prossime mosse delle banche centrali. I dati pubblicati in mattinata hanno mostrato un’inflazione nell’Eurozona che si mantiene vischiosa, giustificando la prudenza della BCE. Christine Lagarde, pur non offrendo indicazioni precise sui tagli futuri, ha ribadito che i tassi resteranno restrittivi finché necessario. Questo scenario, se da un lato penalizza le aziende ad alto debito e i settori capital intensive come l’auto, dall’altro continua a favorire la redditività del margine d’interesse bancario.

Inoltre, lo spread BTP-Bund si è leggermente allargato, superando quota 60 punti base, con il rendimento del decennale italiano che si è attestato sopra il 3,45%. Un movimento che riflette un lieve aumento dell’avversione al rischio, innescato proprio dai timori sulla tenuta del tessuto industriale europeo di fronte alla concorrenza cinese e americana nel settore dei veicoli elettrici.

Investimenti e prospettive: cosa cambia per i risparmiatori

Il crollo odierno di Stellantis rappresenta un campanello d’allarme per chi gestisce portafogli di investimenti esposti sul settore auto. La rotazione settoriale in atto suggerisce una maggiore prudenza verso le aziende che stanno affrontando la difficile transizione verso l’elettrico con bilanci appesantiti da costi di ristrutturazione. Gli analisti consigliano di diversificare, guardando con maggiore interesse ai settori che mostrano una crescita organica meno dipendente dagli incentivi statali o dalle scommesse tecnologiche ancora incerte.

Per i piccoli risparmiatori, la giornata di oggi offre una lezione importante sulla volatilità dei mercati azionari. Anche i giganti industriali, considerati fino a poco tempo fa solidi e inattaccabili, possono subire correzioni violente di fronte a cambiamenti strutturali del business. Al contrario, la tenuta dell’indice generale dimostra l’importanza di non concentrare il rischio su un singolo titolo, ma di affidarsi a strumenti diversificati che possano assorbire anche shock di questa portata.

In Breve (TL;DR)

Stellantis crolla del 25% a Milano dopo aver svalutato asset per oltre 22 miliardi legati al settore elettrico.

La dirigenza sospende il dividendo e annuncia un reset strategico, ammettendo errori nelle previsioni sulla domanda di auto elettriche.

Piazza Affari evita il rosso grazie alla solidità delle banche, che hanno compensato il drammatico tonfo del colosso automobilistico.

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Conclusioni

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In sintesi, la seduta del 6 febbraio 2026 passerà agli annali come il giorno della resa dei conti per Stellantis. Il tonfo del 25% non è solo un dato statistico, ma il sintomo di una crisi profonda legata alla sovrastima della domanda di veicoli elettrici, un errore di calcolo che costerà caro in termini di bilancio e dividendi. Tuttavia, la capacità del FTSE MIB di chiudere in verde, seppur di misura, evidenzia la forza intrinseca del sistema finanziario italiano, capace di reggere l’urto grazie a un comparto bancario in salute. Mentre le Borse europee festeggiano una settimana positiva, a Milano resta l’amaro in bocca per le sorti del suo maggior gruppo industriale, con gli occhi ora puntati sul prossimo piano strategico di maggio per capire se e come il gigante dell’auto saprà rialzarsi.

Domande frequenti

disegno di un ragazzo seduto con nuvolette di testo con dentro la parola FAQ
Perché le azioni Stellantis sono crollate del 25 per cento?

Il crollo è stato causato dalla decisione di iscrivere a bilancio oneri straordinari per circa 22,2 miliardi di euro legati alla svalutazione degli asset sui veicoli elettrici. La dirigenza ha ammesso di aver sovrastimato la velocità di adozione delle auto a batteria da parte dei consumatori, rendendo necessario un drastico reset della strategia industriale.

Stellantis pagherà il dividendo nel 2026?

No, a seguito della maxi svalutazione e della previsione di una perdita netta significativa, il gruppo ha annunciato la sospensione del dividendo per il 2026. Questa mossa serve a proteggere il bilancio in vista del nuovo piano industriale, ma ha provocato una forte reazione negativa da parte degli azionisti.

Come ha reagito il FTSE MIB al crollo di Stellantis?

Nonostante il pesante calo del colosso automobilistico, il listino principale di Milano ha chiuso in territorio positivo grazie alla tenuta del settore bancario. Istituti come BPER Banca, FinecoBank e UniCredit hanno compensato le perdite del settore auto, permettendo a Piazza Affari di rimanere sopra la parità.

Cosa ha dichiarato Antonio Filosa sulla crisi dell elettrico?

L amministratore delegato ha spiegato che la svalutazione riflette il costo di aver anticipato troppo i tempi rispetto alle reali esigenze e possibilità economiche degli acquirenti. Filosa ha confermato che la roadmap verso la transizione energetica necessita di una revisione profonda per adeguarsi alla domanda reale del mercato.

Quali sono le previsioni per il titolo Stellantis nel 2026?

Le prospettive sono state riviste al ribasso, con un profit warning che anticipa perdite nette per l anno in corso. Gli analisti hanno tagliato i target price sul titolo in attesa del nuovo piano strategico previsto per maggio, suggerendo prudenza agli investitori data la fase di incertezza e ristrutturazione.

Francesco Zinghinì

Ingegnere e imprenditore digitale, fondatore del progetto TuttoSemplice. La sua visione è abbattere le barriere tra utente e informazione complessa, rendendo temi come la finanza, la tecnologia e l’attualità economica finalmente comprensibili e utili per la vita quotidiana.

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