Cuba nel baratro: la caduta di Maduro e la fine del regime?

Cuba affronta la crisi più buia: la caduta di Maduro in Venezuela, la morte della scorta cubana e il collasso energetico spingono l'isola verso l'ignoto.

Pubblicato il 06 Gen 2026
Aggiornato il 06 Gen 2026
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In Breve (TL;DR)

La caduta di Maduro e l’uccisione della scorta cubana a Caracas segnano la fine traumatica dell’alleanza strategica vitale per la sopravvivenza del regime.

Lo stop al petrolio venezuelano condanna l’isola a blackout permanenti, mandando in tilt un sistema energetico ormai obsoleto e privo di risorse.

Tra epidemie di Oropouche e ospedali al collasso, la popolazione stremata abbandona l’isola generando il più grande esodo della storia cubana.

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L’AVANA – L’alba del 6 gennaio 2026 non ha portato la luce a Cuba, e non solo per i consueti blackout che ormai scandiscono la vita dell’isola da oltre due anni. L’oscurità che avvolge oggi L’Avana è politica, strategica ed esistenziale. Mentre le notizie rimbalzano frenetiche da Caracas, confermando la caduta di Nicolás Maduro e la presa del potere da parte dell’esercito venezuelano, nel Palazzo della Rivoluzione si respira l’aria di una resa dei conti definitiva.

Secondo quanto riportato dalle principali agenzie internazionali e confermato da fonti interne citate da Il Manifesto, l’epilogo del chavismo è stato segnato dal sangue: l’intera scorta cubana incaricata della protezione personale di Maduro sarebbe stata uccisa durante il blitz finale. Un evento che non solo segna la fine di un’alleanza politica, ma rappresenta un trauma psicologico e militare per l’apparato di sicurezza castrista, che aveva fatto del Venezuela la sua roccaforte d’oltremare.

Ma per i cubani, stremati da anni di privazioni, la geopolitica è un lusso. La domanda che risuona nelle strade buie dell’Avana Vecchia e nelle campagne di Camagüey è molto più pragmatica e terrificante: cosa succede adesso? Senza il petrolio di Caracas, con un sistema sanitario al collasso e un’epidemia di Oropouche che non dà tregua, l’isola sembra aver esaurito le sue ultime riserve di resistenza.

Cuba nel baratro: la caduta di Maduro e la fine del regime?
Cuba affronta la crisi più buia: la caduta di Maduro in Venezuela, la morte della scorta cubana e il collasso energetico spingono l’isola verso l’ignoto.

Il crollo di Caracas e il lutto all’Avana

La notizia della morte degli agenti cubani a Caracas è stata la “spallata finale” che molti temevano. Per decenni, l’intelligence cubana (G2) ha operato nelle viscere del sistema venezuelano, fornendo controspionaggio e sicurezza in cambio di risorse. Secondo le ricostruzioni del Corriere della Sera, gli uomini della scorta non si sono arresi, cadendo a difesa di un leader che garantiva la sopravvivenza economica della loro patria. Il presidente Miguel Díaz-Canel, apparso in televisione visibilmente scosso, ha evitato di fornire dettagli operativi, ma il silenzio ufficiale non fa che amplificare la gravità della sconfitta strategica.

La fine del governo Maduro significa l’interruzione immediata di quel cordone ombelicale che, seppur assottigliato negli ultimi anni, teneva in vita il Sistema Elettroenergetico Nazionale (SEN) cubano. Se nel 2024 l’isola riceveva ancora circa 32.000 barili di petrolio al giorno (contro i 100.000 dei tempi d’oro di Chávez), oggi quel flusso rischia di azzerarsi completamente, lasciando le centrali termoelettriche obsolete dell’isola senza combustibile.

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La crisi energetica non è una novità, ma uno stato cronico che ora minaccia di diventare terminale. Già nell’ottobre 2024, Cuba aveva vissuto un blackout totale che aveva lasciato 10 milioni di persone al buio per giorni. Da allora, la situazione non ha fatto che peggiorare. Le centrali, vecchie di quarant’anni e prive di manutenzione, non reggono. Senza il greggio venezuelano, l’unica alternativa è acquistare petrolio sui mercati internazionali a prezzo pieno: un’opzione impossibile per un paese privo di valuta pregiata e strangolato dall’embargo statunitense e dall’inefficienza interna.

I blackout programmati, che nel 2025 arrivavano a coprire fino al 50% del territorio nazionale per 12-18 ore al giorno, potrebbero ora diventare permanenti in vaste aree rurali, trasformando Cuba in un paese a funzionamento intermittente, dove l’economia formale cessa semplicemente di esistere.

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Emergenza sanitaria: tra Oropouche e Dengue

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Il buio porta con sé la malattia. La mancanza di elettricità impedisce il funzionamento delle pompe idrauliche, costringendo la popolazione a stoccare l’acqua in recipienti di fortuna, terreno fertile per la proliferazione delle zanzare. Il risultato è una tempesta epidemiologica perfetta. Oltre alla Dengue, endemica nella regione, l’isola è flagellata dal virus Oropouche.

Secondo fonti sanitarie indipendenti, gli ospedali cubani, un tempo fiore all’occhiello della propaganda rivoluzionaria, sono al collasso. Mancano reagenti per le analisi, antipiretici di base e, spesso, persino l’elettricità per far funzionare i macchinari salvavita. La popolazione affronta febbri alte e dolori articolari debilitanti senza poter contare su un’assistenza adeguata, mentre il governo attribuisce la colpa al “blocco” esterno, una narrazione che fa sempre meno presa su una cittadinanza esausta.

L’inverno demografico: un’isola che si svuota

Di fronte a questo scenario apocalittico, la risposta dei cubani è stata votare con i piedi. I dati demografici del 2025 dipingono un quadro desolante: la popolazione effettiva dell’isola è scesa ben al di sotto dei 10 milioni di abitanti. Si tratta del più grande esodo nella storia dell’emisfero occidentale in proporzione alla popolazione. Non se ne vanno solo i dissidenti, ma i giovani, i tecnici, i medici e la forza lavoro necessaria per un’eventuale ricostruzione.

Lo spopolamento sta creando un vuoto sociale incolmabile. Interi quartieri dell’Avana sono abitati quasi esclusivamente da anziani, dipendenti dalle rimesse dei parenti all’estero per sopravvivere all’inflazione galoppante. Con la caduta di Maduro e la prospettiva di un isolamento ancora più duro, è prevedibile una nuova ondata migratoria verso gli Stati Uniti e l’Europa, nonostante le frontiere sempre più blindate.

Conclusioni

disegno di un ragazzo seduto a gambe incrociate con un laptop sulle gambe che trae le conclusioni di tutto quello che si è scritto finora

Il 6 gennaio 2026 potrebbe passare alla storia come il giorno in cui la Rivoluzione Cubana ha perso il suo ultimo polmone artificiale. La caduta di Maduro non è solo un cambio di regime in un paese alleato; è la rimozione della chiave di volta che reggeva l’architettura economica e di sicurezza dell’Avana. Senza petrolio, senza soldi, con una popolazione in fuga e un’epidemia in corso, il governo di Díaz-Canel si trova di fronte a un bivio storico: tentare un’apertura economica radicale e disperata, o trincerarsi in una resistenza che rischia di trascinare l’isola in una catastrofe umanitaria senza precedenti. L’Avana ha paura, e questa volta, il buio potrebbe non essere solo temporaneo.

Domande frequenti

disegno di un ragazzo seduto con nuvolette di testo con dentro la parola FAQ
Quali sono le conseguenze per Cuba dopo la caduta di Maduro?

La fine del governo di Nicolás Maduro in Venezuela rappresenta un colpo devastante per la stabilità economica e politica di Cuba. Senza il supporto del suo principale alleato strategico, l’isola perde le forniture vitali di petrolio e il sostegno finanziario che hanno tenuto in piedi il regime negli ultimi anni. Questo evento isola ulteriormente il governo di Díaz-Canel, accelerando una crisi sistemica che rischia di trasformarsi in una catastrofe umanitaria a causa della mancanza di risorse per alimentare le centrali elettriche e sostenere il sistema sanitario.

Perché la crisi energetica e i blackout a Cuba sono peggiorati?

L’aggravarsi dei blackout è dovuto all’interruzione del flusso di petrolio venezuelano, che garantiva il funzionamento del Sistema Elettroenergetico Nazionale cubano. Le centrali termoelettriche dell’isola sono obsolete, prive di manutenzione da decenni e incapaci di operare senza un apporto costante di combustibile. Poiché Cuba non dispone di valuta pregiata per acquistare greggio sui mercati internazionali a prezzo pieno, i razionamenti programmati sono diventati permanenti, lasciando vaste aree del paese senza elettricità per la maggior parte della giornata.

Quali rischi sanitari sta affrontando la popolazione cubana?

Cuba sta vivendo una grave emergenza sanitaria caratterizzata dalla diffusione del virus Oropouche e della Dengue. La mancanza di elettricità impedisce il funzionamento delle pompe idrauliche, costringendo i cittadini a conservare l’acqua in recipienti di fortuna che favoriscono la proliferazione delle zanzare vettori di malattie. A questo si aggiunge il collasso degli ospedali, dove mancano reagenti per le analisi, farmaci antipiretici di base e l’energia necessaria per far funzionare i macchinari salvavita.

Qual è la situazione demografica attuale dell’isola?

Il paese sta subendo un inverno demografico senza precedenti, con una popolazione scesa ben al di sotto dei 10 milioni di abitanti. Si tratta del più grande esodo nella storia dell’emisfero occidentale in proporzione agli abitanti. A lasciare l’isola sono soprattutto giovani, tecnici e personale medico, creando un vuoto sociale incolmabile. I quartieri sono abitati prevalentemente da anziani che sopravvivono grazie alle rimesse dall’estero, mentre si prevede una nuova ondata migratoria verso Stati Uniti ed Europa.

Cosa è successo agli agenti cubani in Venezuela?

Durante la presa di potere da parte dell’esercito venezuelano e la caduta di Maduro, la scorta cubana incaricata della protezione personale del leader sarebbe stata interamente uccisa. Questo evento segna non solo la fine di un’alleanza politica, ma anche una pesante sconfitta per l’intelligence cubana che operava all’interno del sistema di sicurezza venezuelano. La perdita di questi agenti rappresenta un trauma militare e simbolico per l’apparato castrista, che aveva fatto di Caracas la sua principale roccaforte estera.

Francesco Zinghinì

Ingegnere e imprenditore digitale, fondatore del progetto TuttoSemplice. La sua visione è abbattere le barriere tra utente e informazione complessa, rendendo temi come la finanza, la tecnologia e l’attualità economica finalmente comprensibili e utili per la vita quotidiana.

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