L’Italia si conferma uno dei bersagli prediletti dai criminali informatici, con un incremento della pressione sulle infrastrutture digitali che non accenna a diminuire. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato da Check Point Research, la divisione di Threat Intelligence di Check Point Software Technologies, le organizzazioni italiane stanno affrontando una media di 2.334 attacchi informatici alla settimana. Un dato allarmante che posiziona il nostro Paese ben al di sopra della media mondiale: le aziende italiane, infatti, subiscono il 18% di attacchi in più rispetto alla controparte globale. Questo scenario, delineato nei dati diffusi nei primi giorni di febbraio 2026, evidenzia come la cybersecurity non sia più un’opzione, ma una priorità strategica improrogabile.
I numeri dell’emergenza digitale in Italia
Il report di Check Point Research offre una fotografia nitida e preoccupante dello stato della sicurezza informatica nella penisola. Mentre la trasformazione digitale avanza, la superficie d’attacco si espande, offrendo nuovi varchi ai malintenzionati. Il dato di 2.334 attacchi settimanali per organizzazione rappresenta un picco storico che richiede una riflessione immediata da parte di istituzioni e privati. La frequenza e l’intensità delle minacce superano significativamente i trend osservati in altri Paesi europei, suggerendo che l’Italia sconti ancora un ritardo strutturale nelle difese o una particolare appetibilità dei suoi dati industriali e governativi.
I settori più colpiti: Pubblica Amministrazione nel mirino

Analizzando i dati verticali forniti dallo studio, emerge una distribuzione non omogenea delle minacce. Il settore più bersagliato in assoluto risulta essere quello Governativo e Militare, che registra una media impressionante di 4.764 attacchi settimanali. Questo accanimento contro la Pubblica Amministrazione e le infrastrutture critiche sottolinea la natura spesso geopolitica o sistemica delle offensive moderne. A seguire, il comparto dei Servizi e Beni di Consumo subisce circa 2.884 attacchi ogni sette giorni, mentre il settore dei Servizi Finanziari, tradizionalmente più blindato, deve comunque fronteggiare una media di 2.011 tentativi di intrusione settimanali. Questi numeri confermano che nessun ambito produttivo è immune, dalle grandi corporate alle startup innovative.
Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale: arma a doppio taglio

Un fattore determinante in questa escalation è rappresentato dall’evoluzione della tecnologia, e in particolare dall’intelligenza artificiale. Secondo gli esperti di sicurezza, l’AI sta agendo come un potente acceleratore per il crimine informatico. Gli attaccanti utilizzano algoritmi avanzati per automatizzare la ricerca di vulnerabilità, creare campagne di phishing estremamente sofisticate e difficili da riconoscere, e sviluppare malware capaci di mutare per sfuggire ai controlli tradizionali. Se da un lato l’AI è fondamentale per potenziare le difese e analizzare grandi moli di dati in tempo reale, dall’altro fornisce ai cybercriminali strumenti che abbassano la soglia tecnica necessaria per sferrare attacchi devastanti.
Un contesto di vulnerabilità diffusa
I dati di Check Point Research si inseriscono in un quadro già critico, confermato anche da altre analisi di settore come quelle del Clusit. La persistenza di software obsoleti, la mancata segmentazione delle reti e, soprattutto, il fattore umano, rimangono le debolezze principali. L’aumento del 18% rispetto alla media globale non è solo una statistica, ma un indicatore di rischio economico: ogni attacco riuscito può comportare il blocco della produzione, la perdita di proprietà intellettuale e danni reputazionali incalcolabili. Le piccole e medie imprese, spina dorsale dell’economia italiana, si trovano spesso impreparate di fronte a minacce di livello enterprise, diventando involontari vettori di attacco verso partner più grandi attraverso la supply chain.
In Breve (TL;DR)
Le organizzazioni italiane subiscono 2.334 attacchi settimanali, segnando un incremento del 18% rispetto alla media mondiale secondo Check Point Research.
Il settore governativo e militare risulta il più colpito, mentre l’intelligenza artificiale agisce come acceleratore per minacce sempre più sofisticate.
La sicurezza informatica è ora una priorità strategica improrogabile che richiede investimenti in tecnologie difensive e formazione continua del personale.
Conclusioni

I dati del febbraio 2026 non lasciano spazio a interpretazioni: l’Italia è sotto assedio digitale. Con oltre duemila attacchi settimanali per azienda e un differenziale del +18% rispetto al resto del mondo, la cybersecurity deve transitare dalle discussioni tecniche ai tavoli dei consigli di amministrazione. L’integrazione di soluzioni di difesa basate su intelligenza artificiale e un investimento massiccio in formazione del personale sono gli unici argini possibili contro un’onda di criminalità informatica sempre più tecnologica e pervasiva. La sfida per il futuro immediato sarà trasformare questa vulnerabilità in una spinta verso una resilienza digitale matura e consapevole.
Domande frequenti

Le organizzazioni italiane affrontano una media di 2334 attacchi settimanali, un dato che supera del 18 per cento la media globale. Secondo le analisi del 2026, questa pressione digitale è costante e richiede misure di sicurezza urgenti per proteggere i dati e le infrastrutture critiche.
Il comparto Governativo e Militare risulta il bersaglio principale con oltre 4700 attacchi settimanali, seguito dai Servizi e Beni di Consumo. Anche il settore Finanziario subisce migliaia di tentativi di intrusione, confermando che nessun ambito produttivo risulta immune alle minacce.
Gli attaccanti sfruttano algoritmi avanzati per automatizzare la ricerca di vulnerabilità e creare campagne di phishing difficili da riconoscere. Sebbene la intelligenza artificiale sia utile per la difesa, essa fornisce ai criminali strumenti che abbassano la soglia tecnica necessaria per sferrare attacchi devastanti.
Oltre alla sofisticazione degli attacchi, pesano la persistenza di software obsoleti e la mancata segmentazione delle reti. Il fattore umano rimane una debolezza critica, spesso aggravata da un ritardo strutturale nelle difese che rende i dati italiani particolarmente esposti e appetibili.
Ogni violazione riuscita può causare il blocco della produzione, la perdita di proprietà intellettuale e gravi danni alla reputazione. Le piccole e medie imprese rischiano inoltre di diventare involontari vettori di attacco verso partner più grandi attraverso la catena di fornitura.




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