Gestisci il Rischio: Guida Pratica al Value at Risk (VaR)

Pubblicato il 14 Nov 2025
Aggiornato il 19 Nov 2025
di lettura

Grafico della distribuzione di profitti e perdite con l'area del value at risk (var) che indica la perdita massima potenziale

Investire denaro, piccolo o grande che sia il capitale, significa navigare in un mare di incertezza. Che tu sia un piccolo risparmiatore o il tesoriere di una grande azienda, la domanda fondamentale è sempre la stessa: “Quanto potrei perdere?”. Rispondere a questa domanda non è un esercizio di pessimismo, ma il cuore della gestione del rischio, un’attività cruciale per proteggere i propri asset. In questo contesto, emerge uno strumento statistico potente e ormai standard nel settore finanziario: il Value at Risk (VaR). L’obiettivo di questo articolo, curato da un ingegnere con una passione per la finanza quantitativa, è tradurre questo concetto, apparentemente complesso, in uno strumento pratico e comprensibile per chiunque desideri prendere decisioni di investimento più consapevoli.

Il VaR non è una sfera di cristallo, ma un indicatore che fornisce una stima quantitativa del rischio di mercato. Immaginatelo come una sorta di “airbag finanziario”: non impedisce l’incidente, ma aiuta a misurarne e a contenerne i danni potenziali. Attraverso questa guida, esploreremo cos’è il VaR, come si calcola e come si applica nel contesto specifico del mercato italiano ed europeo, un ambiente dove la tradizione finanziaria si incontra e, talvolta, si scontra con l’innovazione tecnologica. L’obiettivo è fornire una bussola per orientarsi nel mondo del rischio, trasformando l’incertezza da minaccia a opportunità gestita.

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Cos’è il Value at Risk (VaR)? Una Definizione Chiara

Il Value at Risk (VaR) è una misura statistica che stima la massima perdita potenziale che un investimento o un portafoglio può subire in un determinato orizzonte temporale, con un dato livello di confidenza. In parole più semplici, il VaR risponde a una domanda molto specifica: “Qual è la soglia di perdita che, in condizioni di mercato normali, non dovrei superare nel 95% (o 99%) dei casi nel prossimo giorno (o mese)?”. Questo singolo numero riassume tre elementi chiave del rischio.

I tre parametri fondamentali del VaR sono: l’orizzonte temporale (ad esempio, un giorno, dieci giorni), il livello di confidenza (solitamente 95% o 99%) e l’ammontare della perdita (espresso in valore monetario o in percentuale). Ad esempio, affermare che un portafoglio ha un VaR giornaliero di 1 milione di euro con un livello di confidenza del 95% significa che ci si aspetta, con una probabilità del 95%, che le perdite giornaliere non superino tale cifra. Tuttavia, è cruciale capire cosa il VaR non dice: non fornisce alcuna informazione sulla potenziale entità della perdita nel restante 5% dei casi.

In sostanza, il VaR traduce il concetto astratto di “rischio” in un numero concreto, rendendolo uno strumento di comunicazione efficace tra manager, investitori e regolatori per definire e monitorare l’esposizione al rischio.

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Come si Calcola il VaR

Gestisci il Rischio: Guida Pratica al Value at Risk (VaR) - Infografica riassuntiva
Infografica riassuntiva dell’articolo "Gestisci il Rischio: Guida Pratica al Value at Risk (VaR)" (Visual Hub)
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Non esiste un’unica formula per il calcolo del Value at Risk; la sua stima dipende dal modello scelto. Ogni metodologia ha i suoi presupposti, vantaggi e svantaggi, rendendola più o meno adatta a seconda della complessità del portafoglio e delle ipotesi sulla natura dei mercati. Le tre principali metodologie sono il metodo storico, il metodo parametrico e la simulazione Monte Carlo. La scelta del metodo influenza il risultato finale e la sua affidabilità, per cui è fondamentale comprenderne le differenze per interpretare correttamente il valore ottenuto.

Il Metodo Storico

Il metodo della simulazione storica è l’approccio più intuitivo per calcolare il VaR. Questa tecnica non fa ipotesi complesse sulla distribuzione dei rendimenti, ma si basa su un principio semplice: il futuro si comporterà in modo simile al passato. Per applicarlo, si raccolgono i dati storici dei rendimenti di un portafoglio (ad esempio, degli ultimi 252 giorni di negoziazione) e si ordinano dal peggiore al migliore. Il VaR viene quindi identificato come il percentile corrispondente al livello di confidenza scelto. Ad esempio, con 100 giorni di dati e un livello di confidenza del 95%, il VaR sarebbe la quinta peggiore perdita osservata. Il suo principale vantaggio è la semplicità e il non richiedere assunzioni sulla normalità dei rendimenti, ma il suo grande limite è l’incapacità di prevedere eventi mai accaduti prima, i cosiddetti “cigni neri”.

Il Metodo Parametrico (o Varianza-Covarianza)

Il metodo parametrico, noto anche come varianza-covarianza, adotta un approccio più matematico. Si basa sull’assunzione fondamentale che i rendimenti del portafoglio seguano una distribuzione normale (la classica “curva a campana”). Per calcolare il VaR con questo metodo, sono necessari solo due parametri: il rendimento medio (spesso assunto pari a zero per brevi periodi) e la deviazione standard (cioè la volatilità) dei rendimenti. Una volta stimati questi valori, il VaR si ottiene moltiplicando la volatilità del portafoglio per un fattore che dipende dal livello di confidenza desiderato (ad esempio, 1,65 per il 95%). Sebbene sia veloce e facile da implementare, specialmente per portafogli complessi, la sua affidabilità è minata dal fatto che i rendimenti finanziari reali raramente seguono una distribuzione perfettamente normale, mostrando spesso “code grasse” (eventi estremi più frequenti del previsto).

La Simulazione Monte Carlo

La simulazione Monte Carlo è la metodologia più flessibile e potente, ma anche la più complessa dal punto di vista computazionale. Invece di basarsi su dati storici diretti o su rigide assunzioni distributive, questo metodo genera migliaia di possibili percorsi futuri per i prezzi degli asset, basandosi su parametri statistici specificati (come media e volatilità). Per ogni scenario simulato, si calcola il rendimento del portafoglio. Alla fine, si ottiene una distribuzione di possibili profitti e perdite, dalla quale si estrae il VaR come percentile desiderato. Questo approccio è particolarmente utile per portafogli che includono strumenti complessi come le opzioni, i cui rendimenti non sono lineari. Per approfondire, puoi consultare la nostra guida sulla simulazione Monte Carlo per prevedere l’incertezza.

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Il VaR nel Contesto Italiano ed Europeo

L’applicazione del Value at Risk in Italia e in Europa si inserisce in un contesto unico, dove una radicata cultura finanziaria tradizionale si confronta con le esigenze di un mercato globale e digitalizzato. La gestione del rischio assume qui sfumature particolari, influenzate da una mentalità orientata al risparmio e da un tessuto imprenditoriale specifico. Le normative europee, come quelle promosse dall’ESMA (European Securities and Markets Authority), hanno standardizzato l’uso di modelli come il VaR, soprattutto nel settore bancario, per garantire stabilità e trasparenza. Tuttavia, l’adozione di questi strumenti quantitativi deve fare i conti con un approccio culturale che storicamente ha privilegiato la concretezza degli asset fisici rispetto alla complessità dei prodotti finanziari.

Tradizione e Avversione al Rischio nella Cultura Mediterranea

La cultura finanziaria mediterranea, e in particolare quella italiana, è storicamente caratterizzata da una forte avversione al rischio e da una preferenza per gli investimenti tangibili, come il mattone. Il tessuto economico, dominato da piccole e medie imprese a conduzione familiare, ha sempre gestito il rischio in modo più relazionale che quantitativo. La fiducia e la conoscenza diretta del mercato di riferimento sono stati a lungo considerati gli strumenti di protezione più efficaci. In questo scenario, l’idea di affidarsi a un modello statistico astratto come il VaR è stata accolta con iniziale scetticismo. Questa mentalità, sebbene prudente, ha talvolta limitato la capacità di cogliere opportunità di crescita e di gestire efficacemente rischi complessi, come quelli valutari o di tasso, in un’economia sempre più interconnessa.

L’Innovazione che Incontra la Tradizione

Le crisi finanziarie globali e la crescente complessità dei mercati hanno reso indispensabile l’adozione di strumenti di gestione del rischio più sofisticati. Oggi, il VaR non è più un concetto esoterico riservato alle grandi banche d’investimento. Le autorità di vigilanza, tra cui la Banca d’Italia e l’EBA, ne hanno imposto l’utilizzo per calcolare i requisiti patrimoniali a fronte dei rischi di mercato. Questa spinta normativa, unita alla rivoluzione digitale e all’ascesa dell’analisi quantitativa, sta democratizzando l’accesso a questi strumenti. Piattaforme fintech e consulenti finanziari evoluti propongono oggi modelli di rischio avanzati anche ai piccoli investitori e alle PMI, creando un ponte tra la tradizionale esigenza di sicurezza e le moderne tecniche di costruzione di un portafoglio moderno.

Un Caso Pratico: Una PMI Italiana che Esporta

Immaginiamo una piccola-media impresa vinicola del Chianti che esporta i suoi prodotti negli Stati Uniti. I ricavi sono in dollari, ma i costi di produzione sono in euro. Questa azienda è esposta a un significativo rischio di cambio: se il dollaro si indebolisce rispetto all’euro, i suoi margini di profitto si riducono. Per quantificare questo rischio, l’azienda può utilizzare il VaR. Calcolando il VaR a 30 giorni con un livello di confidenza del 95% sul suo flusso di cassa atteso in dollari, il direttore finanziario può stimare la massima perdita potenziale derivante da fluttuazioni valutarie avverse. Se il VaR risultasse, ad esempio, di 50.000 euro, l’azienda saprebbe che c’è una probabilità del 5% di perdere una cifra superiore a causa del cambio. Questa informazione concreta permette di prendere decisioni strategiche, come la copertura del rischio attraverso strumenti derivati, ad esempio opzioni o contratti a termine.

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Limiti e Critiche al Value at Risk

Nonostante la sua ampia diffusione, il VaR non è un oracolo infallibile e presenta limiti significativi che è fondamentale conoscere per evitare un eccesso di fiducia. La critica più celebre è stata mossa da Nassim Nicholas Taleb, autore de “Il Cigno Nero”, che ha paragonato il VaR a un airbag che funziona perfettamente in ogni circostanza, tranne quando si ha un incidente. Questa metafora sottolinea il principale difetto del modello: la sua incapacità di gestire e misurare gli eventi estremi e imprevisti. L’affidamento cieco al VaR può portare a una pericolosa sottovalutazione del rischio reale, creando un falso senso di sicurezza che, come la storia finanziaria ha dimostrato, può avere conseguenze catastrofiche.

Il VaR può dirti la probabilità di bagnarti, ma non ti dice se affronterai una pioggerellina o un uragano.

Uno dei limiti principali è che il VaR indica la perdita massima attesa entro un certo livello di confidenza, ma non dà alcuna informazione su quanto si potrebbe perdere al di fuori di quella soglia. Se il VaR al 99% è di 1 milione di euro, nel restante 1% dei casi la perdita potrebbe essere di 1,1 milioni o di 100 milioni: il VaR non fa distinzione. Inoltre, essendo basato su dati storici e assunzioni statistiche, è intrinsecamente miope riguardo a crisi sistemiche o “cigni neri”. Infine, diversi metodi di calcolo possono produrre risultati differenti per lo stesso portafoglio, introducendo un elemento di soggettività nella misurazione del rischio.

Oltre il VaR: L’Evoluzione della Gestione del Rischio

La consapevolezza dei limiti del VaR ha spinto la comunità finanziaria a sviluppare metriche più evolute per ottenere una visione più completa del rischio. Questi strumenti non sostituiscono il VaR, ma lo integrano, fornendo informazioni preziose soprattutto sugli eventi di coda, ovvero quelle perdite estreme e rare che il VaR non riesce a catturare adeguatamente. Tra le alternative più importanti troviamo il Conditional VaR (CVaR) e gli stress test, che insieme offrono un quadro più robusto per la gestione del rischio in condizioni di mercato avverse.

Conditional VaR (CVaR) o Expected Shortfall

Il Conditional Value at Risk (CVaR), conosciuto anche come Expected Shortfall (ES), risponde a una domanda cruciale lasciata aperta dal VaR: “Se supero la mia soglia di perdita massima (il VaR), quale sarà la mia perdita media?”. In altre parole, mentre il VaR si ferma alla soglia, il CVaR guarda oltre, calcolando il valore atteso delle perdite nella “coda” della distribuzione. Se il VaR al 95% di un portafoglio è 10.000€, il CVaR al 95% potrebbe essere 15.000€, indicando che, nel 5% dei casi peggiori, la perdita media attesa è di 15.000€. Per questa sua capacità di quantificare il rischio di coda, il CVaR è considerato una misura più conservativa e completa del VaR ed è sempre più preferito dai regolatori e dai gestori del rischio.

Stress Test e Analisi di Scenario

Mentre il VaR e il CVaR sono misure probabilistiche, gli stress test e le analisi di scenario adottano un approccio deterministico. Invece di chiedersi “cosa potrebbe succedere?”, si chiedono “cosa succederebbe se…?”. Queste tecniche simulano l’impatto sul portafoglio di eventi estremi ma plausibili, come un crollo del mercato azionario del 20%, un improvviso aumento dei tassi di interesse o il default di un paese sovrano. A differenza dei modelli statistici che si basano su dati passati, gli stress test permettono di esplorare vulnerabilità che i dati storici potrebbero non rivelare. Sono uno strumento complementare essenziale per valutare la resilienza di un portafoglio di fronte a shock di mercato reali, andando oltre i confini delle normali condizioni operative assunte dal VaR.

In Breve (TL;DR)

Scopri cos’è il Value at Risk (VaR), uno degli indicatori chiave per la gestione del rischio, e come si calcola e interpreta per proteggere i tuoi investimenti.

Scopri come si calcola attraverso i metodi più diffusi, come quello storico e parametrico, e impara a interpretarlo per una gestione del rischio più consapevole.

Approfondisci i metodi di calcolo, come quello storico e parametrico, e impara a interpretare questo indicatore per ottimizzare le tue strategie di investimento.

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Conclusioni

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Il Value at Risk si è affermato come uno strumento fondamentale nel linguaggio della gestione del rischio finanziario. La sua capacità di sintetizzare in un unico numero la potenziale perdita massima di un portafoglio lo rende intuitivo e potente per la comunicazione e il controllo. Tuttavia, come abbiamo visto, non è una panacea. I suoi limiti, in particolare l’incapacità di misurare le perdite estreme, richiedono che venga utilizzato non come un oracolo, ma come un pezzo di un mosaico più ampio che include metriche come il Conditional VaR e analisi di stress test.

Nel contesto italiano ed europeo, il VaR rappresenta un ponte tra una cultura finanziaria tradizionalmente avversa al rischio e la necessità di adottare strumenti quantitativi sofisticati per competere in un mercato globale. Per l’investitore, sia esso un privato o un’azienda, comprendere il VaR significa acquisire una maggiore consapevolezza, trasformando l’incertezza da una fonte di ansia a un fattore gestibile. La chiave non è eliminare il rischio, ma misurarlo, capirlo e decidere consapevolmente quale livello di rischio si è disposti ad accettare per raggiungere i propri obiettivi finanziari.

Domande frequenti

disegno di un ragazzo seduto con nuvolette di testo con dentro la parola FAQ
Che cos’è il Value at Risk, spiegato in modo semplice?

Il Value at Risk (VaR) è una misura statistica che stima la massima perdita potenziale di un investimento o di un portafoglio in un determinato arco temporale e con un certo livello di confidenza. In pratica, risponde alla domanda: ‘qual è la massima perdita che posso aspettarmi con una probabilità, ad esempio, del 95%?’ Se un portafoglio ha un VaR giornaliero di 1.000 euro al 95%, significa che c’è il 95% di probabilità che la perdita in un giorno non superi i 1.000 euro.

Quali sono i metodi principali per calcolare il VaR?

Esistono tre metodi principali per calcolare il VaR. Il ‘metodo storico’ si basa sui dati passati per simulare i rendimenti futuri, assumendo che la storia si ripeta. Il ‘metodo parametrico’ (o varianza-covarianza) ipotizza che i rendimenti seguano una distribuzione statistica nota, come quella normale, e utilizza parametri come media e deviazione standard. Infine, la ‘simulazione Monte Carlo’ genera migliaia di possibili scenari futuri per calcolare la potenziale perdita.

A cosa serve concretamente il VaR per un piccolo investitore?

Per un piccolo investitore, il VaR traduce il concetto astratto di rischio in un singolo numero, facile da interpretare. Aiuta a comprendere la massima perdita potenziale del proprio portafoglio in condizioni di mercato normali, permettendo di valutare se il livello di rischio è in linea con la propria tolleranza. È uno strumento utile per prendere decisioni più consapevoli sulla composizione dei propri investimenti e per non farsi sorprendere dalla volatilità dei mercati.

Il VaR è una misura di rischio infallibile?

No, il VaR non è infallibile e ha dei limiti importanti. La sua principale debolezza è che non dice nulla sull’entità delle perdite che potrebbero verificarsi in quel piccolo numero di casi che superano la soglia di confidenza (il cosiddetto ‘rischio di coda’ o tail risk). Inoltre, si basa su dati storici e condizioni di mercato ‘normali’, quindi potrebbe sottostimare il rischio durante eventi estremi e imprevedibili, i cosiddetti ‘cigni neri’. Per questo motivo, va sempre usato insieme ad altre misure di rischio.

Cosa significa se il mio portafoglio ha un VaR di 500 euro al 99% su 10 giorni?

Significa che, secondo il modello statistico utilizzato, c’è una probabilità del 99% che la massima perdita del tuo portafoglio non superi i 500 euro nei prossimi 10 giorni. In altre parole, esiste solo una probabilità dell’1% di subire una perdita superiore a 500 euro in quell’arco temporale, in condizioni di mercato normali. Questo dato ti offre una stima quantitativa del rischio a breve termine del tuo investimento.

Fonti e Approfondimenti

disegno di un ragazzo seduto con un laptop sulle gambe che ricerca dal web le fonti per scrivere un post
  1. borsaitaliana.it
Francesco Zinghinì

Ingegnere Elettronico esperto in sistemi Fintech. Ha fondato MutuiperlaCasa.com e sviluppato sistemi CRM per la gestione del credito. Su TuttoSemplice applica la sua esperienza tecnica per analizzare mercati finanziari, mutui e assicurazioni, aiutando gli utenti a trovare le soluzioni più vantaggiose con trasparenza matematica.

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