Inflazione Italia: a dicembre torna a correre all’1,2%, stangata sul carrello della spesa

L'inflazione in Italia risale all'1,2% a dicembre 2025. Pesano i rincari di alimentari e trasporti. Il carrello della spesa vola al +2,2%. Tutti i dati Istat.

Pubblicato il 07 Gen 2026
Aggiornato il 07 Gen 2026
di lettura

In Breve (TL;DR)

L’inflazione italiana accelera a dicembre 2025 raggiungendo l’1,2%, portando la media annuale all’1,5% e segnando un peggioramento rispetto all’anno precedente.

A spingere i prezzi sono soprattutto i forti rincari nei trasporti e negli alimentari, nonostante il calo del settore energetico mitighi il dato complessivo.

Le famiglie subiscono una stangata sul carrello della spesa, con i beni di prima necessità che registrano aumenti ben superiori all’indice generale.

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L’anno si chiude con un segnale di allarme per le tasche degli italiani: a dicembre 2025 l’inflazione ha ripreso la sua corsa, segnando un incremento dell’1,2% su base annua. Dopo la breve tregua di novembre, che aveva visto l’indice dei prezzi al consumo fermarsi all’1,1%, il costo della vita torna a salire, riportandosi ai livelli già registrati lo scorso ottobre. Un’accelerazione che, seppur contenuta nei numeri generali, nasconde rincari ben più marcati nei settori che toccano da vicino la quotidianità delle famiglie, dai trasporti alla tavola.

Secondo le stime preliminari diffuse oggi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato anche un aumento dello 0,2% su base mensile. Il dato conferma che la battaglia contro il carovita non è ancora del tutto vinta e che la “normalizzazione” dei prezzi resta un percorso a ostacoli, complicato da nuove tensioni sui beni di prima necessità. Il 2025 va così in archivio con un’inflazione media dell’1,5%, in netta risalita rispetto all’1,0% registrato nel 2024.

A preoccupare maggiormente non è tanto il dato generale, quanto la composizione di questi aumenti. Mentre l’energia continua a dare un po’ di respiro, sono le voci di spesa incomprimibili a spingere l’indice verso l’alto. Il cosiddetto “carrello della spesa”, che raggruppa i beni alimentari e per la cura della casa e della persona, ha subito un’impennata, colpendo in modo sproporzionato i redditi medio-bassi e riaccendendo il dibattito sulla tenuta del potere d’acquisto nel nostro Paese.

Carrello della spesa pieno simbolo dei rincari inflazione Italia
Stangata sui prezzi a dicembre: l’inflazione torna a salire colpendo il carrello della spesa e i trasporti.

I motori del rincaro: Trasporti e Alimentari

Analizzando nel dettaglio i dati forniti dall’Istituto di Statistica, emerge chiaramente quali sono i settori responsabili di questa nuova fiammata. La risalita dell’inflazione è trainata principalmente dai Servizi relativi ai trasporti, i cui prezzi hanno subito un’accelerazione brusca, passando dal +0,9% di novembre al +2,6% di dicembre. Un balzo che riflette le tensioni stagionali ma anche strutturali del comparto, che si riversano direttamente sui costi di spostamento dei cittadini.

Ancora più impattante è la dinamica dei prezzi dei beni alimentari, che tornano a mordere il bilancio familiare. Gli Alimentari non lavorati hanno visto i loro prezzi più che raddoppiare il ritmo di crescita, passando da un modesto +1,1% a un preoccupante +2,3%. Anche gli Alimentari lavorati non sono stati da meno, accelerando dal +2,1% al +2,6%. Questi aumenti diffusi nel comparto cibo sono la causa principale della percezione di un costo della vita ben superiore a quello descritto dall’indice generale.

A fare da contraltare, mitigando parzialmente l’indice complessivo, c’è il settore energetico. I prezzi degli Energetici regolamentati hanno infatti accentuato la loro flessione, scendendo dal -3,2% al -5,3%. Tuttavia, questo calo non è stato sufficiente a compensare i rincari negli altri settori, dimostrando come l’inflazione abbia ormai cambiato pelle: non è più solo una crisi energetica, ma un fenomeno più ampio che si è radicato nei servizi e nei beni di consumo.

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Il “Carrello della Spesa” torna a pesare

Inflazione Italia: a dicembre torna a correre all'1,2%, stangata sul carrello della spesa - Infografica riassuntiva
Infografica riassuntiva dell’articolo "Inflazione Italia: a dicembre torna a correre all’1,2%, stangata sul carrello della spesa"

Il dato forse più allarmante per le famiglie italiane è quello relativo al carrello della spesa. Secondo l’Istat, i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona hanno accelerato in modo deciso, portandosi al +2,2% su base annua (rispetto al +1,5% del mese precedente). Anche i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, quelli che compriamo quasi ogni giorno, hanno seguito la stessa dinamica, salendo al +2,2%.

Questo significa che, nella vita di tutti i giorni, l’inflazione percepita è quasi doppia rispetto a quell’1,2% ufficiale. Fare la spesa al supermercato, acquistare prodotti per l’igiene o semplicemente mangiare, costa sensibilmente di più rispetto a un anno fa. Questa discrepanza tra l’inflazione generale (tenuta bassa dall’energia) e l’inflazione “da scontrino” rischia di deprimere ulteriormente i consumi interni, che rappresentano una voce fondamentale per il PIL italiano.

Un 2025 in chiaroscuro

Consumatore al supermercato osserva preoccupato i prezzi dei prodotti alimentari
Il carovita colpisce le famiglie italiane con aumenti su spesa e trasporti a fine anno.

Con i dati di dicembre si chiude un anno economico complesso. La media dell’inflazione per il 2025 si attesta all’1,5%, un valore che, sebbene lontano dai picchi drammatici del biennio post-pandemico, segna comunque un peggioramento rispetto all’1,0% del 2024. L’inflazione di fondo, quella calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rimane su livelli di guardia, confermando che le pressioni sui prezzi sono ormai strutturali e non solo legate alla volatilità delle materie prime.

Il quadro che emerge è quello di un’economia italiana che fatica a stabilizzare i prezzi al consumo. Mentre l’Eurozona viaggia su binari leggermente diversi, l’Italia mostra una specifica vulnerabilità sul fronte dei beni primari. Gli analisti osservano con attenzione questi numeri, poiché un’inflazione persistente sui beni di largo consumo potrebbe erodere i risparmi accumulati e frenare la ripresa della domanda interna, elemento chiave per la crescita economica del 2026.

Conclusioni

disegno di un ragazzo seduto a gambe incrociate con un laptop sulle gambe che trae le conclusioni di tutto quello che si è scritto finora

Il ritorno dell’inflazione all’1,2% a dicembre 2025 è un campanello d’allarme che non va sottovalutato. Sebbene i numeri siano lontani dall’emergenza di qualche anno fa, la composizione dei rincari — concentrati su cibo e trasporti — colpisce le fasce più deboli della popolazione e riduce il potere d’acquisto reale. L’anno appena concluso ci lascia in eredità un costo della vita mediamente più alto e un “carrello della spesa” che corre più veloce dell’indice generale. Per il 2026, la sfida sarà capire se questa fiammata di fine anno sia stata solo un episodio stagionale o l’inizio di una nuova fase di resistenza dei prezzi, in un contesto economico che richiede stabilità per poter tornare a crescere.

Domande frequenti

disegno di un ragazzo seduto con nuvolette di testo con dentro la parola FAQ
A quanto ammonta l’inflazione in Italia a dicembre 2025?

A dicembre 2025 l’inflazione in Italia ha ripreso a salire, registrando un incremento dell’1,2% su base annua e dello 0,2% su base mensile. Questo dato segna un peggioramento rispetto all’1,1% di novembre e riporta l’indice dei prezzi ai livelli di ottobre. La media annuale dell’inflazione per il 2025 si è attestata all’1,5%, in crescita rispetto all’anno precedente.

Quali prodotti sono aumentati di più a fine anno?

I rincari principali hanno colpito i servizi relativi ai trasporti, che hanno subito un balzo del 2,6%, e il settore alimentare. Nello specifico, i prezzi degli alimentari lavorati sono cresciuti del 2,6%, mentre quelli non lavorati del 2,3%. Questi aumenti sui beni essenziali contrastano con il calo registrato nel settore degli energetici regolamentati.

Quanto è aumentato il costo del carrello della spesa?

Il cosiddetto carrello della spesa, che include beni alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona, ha subito un’accelerazione significativa portandosi al +2,2% su base annua. Anche i prodotti ad alta frequenza di acquisto seguono questa dinamica, rendendo la spesa quotidiana molto più costosa rispetto a quanto suggerirebbe l’indice di inflazione generale.

Perché l’inflazione percepita è più alta del dato ufficiale?

La discrepanza nasce dal fatto che l’inflazione generale all’1,2% è tenuta bassa dal calo dei prezzi energetici, mentre i beni che le famiglie acquistano ogni giorno, come cibo e trasporti, aumentano a ritmi doppi. Di conseguenza, l’impatto reale sul portafoglio e sui consumi quotidiani è molto più pesante rispetto al dato statistico medio.

Quali sono le previsioni economiche dopo i dati del 2025?

L’anno 2025 si chiude con un’inflazione media dell’1,5%, superiore all’1,0% del 2024, segnalando una persistenza delle tensioni sui prezzi. Gli analisti temono che questi rincari strutturali sui beni di largo consumo possano erodere i risparmi delle famiglie e frenare la domanda interna, elemento cruciale per la crescita economica prevista nel 2026.

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