In Breve (TL;DR)
L’inizio del 2026 registra 800mila nuovi casi di influenza e un boom di polmoniti che mette sotto pressione gli ospedali.
La Campania risulta la regione più colpita, mentre i medici chiedono maggiori strumenti per affrontare l’aumento delle gravi complicanze respiratorie.
La riapertura delle scuole potrebbe innescare un nuovo picco di contagi, smentendo l’apparente flessione registrata durante le festività natalizie.
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L’inizio del 2026 segna una fase critica per la salute pubblica in Italia, con l’influenza stagionale che continua a mordere e un preoccupante aumento delle complicanze respiratorie. Secondo gli ultimi dati del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nella settimana di Capodanno sono stati stimati circa 803.000 nuovi casi di sindromi simil-influenzali. Sebbene l’incidenza mostri una lieve flessione rispetto alla settimana precedente, scendendo a 14,1 casi per mille assistiti, gli esperti invitano alla massima cautela: i numeri potrebbero nascondere una realtà ben più complessa.
A destare maggiore preoccupazione non è solo il numero dei contagi, che ha portato il totale stagionale a sfiorare i 7,5 milioni di casi, ma l’aggressività delle forme cliniche. Si registra infatti un vero e proprio boom di polmoniti e insufficienze respiratorie, che stanno mettendo a dura prova i pronto soccorso da Nord a Sud. La situazione è particolarmente tesa in alcune aree metropolitane, dove l’afflusso di pazienti con complicanze gravi ha subito un’impennata, costringendo le strutture ospedaliere a riorganizzare i reparti per far fronte all’emergenza.

Boom di polmoniti: l’allarme dei medici
Il quadro clinico di questa stagione influenzale appare più severo rispetto agli anni passati per quanto riguarda le complicanze. Secondo diverse fonti ospedaliere, si segnala un incremento significativo dei ricoveri per polmonite, specialmente tra le fasce più fragili della popolazione e tra chi non si è sottoposto alla vaccinazione. A Napoli, ad esempio, strutture come il Cardarelli e l’Ospedale del Mare hanno riportato un aumento tra il 25% e il 40% dei casi gravi rispetto ai periodi precedenti, con molti pazienti che necessitano di supporto respiratorio.
La Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) ha lanciato un chiaro allarme. Secondo Tommasa Maio, segretario nazionale della Fimmg Continuità Assistenziale, i medici di famiglia rappresentano il “primo presidio” per arginare l’ondata, ma si trovano spesso a combattere “a mani nude”. La Federazione denuncia la mancanza di strumenti diagnostici adeguati negli studi medici e sottolinea la necessità di una maggiore integrazione tra territorio e ospedale. “Servono formazione e strumenti per gestire le polmoniti a domicilio ed evitare il collasso dei pronto soccorso”, ribadiscono i rappresentanti della categoria, evidenziando come la diagnosi precoce sia fondamentale per evitare l’aggravamento del quadro clinico.
La mappa del virus: le regioni più colpite

La diffusione del virus non è omogenea su tutto il territorio nazionale. L’ultimo bollettino RespiVirNet disegna una mappa dell’Italia a macchia di leopardo, con alcune regioni che soffrono un’incidenza decisamente superiore alla media. La situazione più critica si registra in Campania, dove l’intensità della circolazione virale è classificata come “molto alta”.
Seguono con un’intensità “alta” la Sicilia e le Marche. Nel resto della penisola, regioni come Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Puglia e Umbria si attestano su un livello di intensità “media”. Questa disomogeneità riflette anche le diverse coperture vaccinali e le dinamiche di aggregazione sociale durante le festività, che hanno favorito la circolazione del virus, in particolare della variante predominante A(H3N2), nota per essere particolarmente insidiosa per gli anziani.
I numeri nascosti e l’incognita del picco

C’è un dato che gli epidemiologi osservano con attenzione: il lieve calo dell’incidenza registrato nell’ultima settimana potrebbe essere un “falso segnale”. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, i dati potrebbero essere sottostimati a causa della ridotta attività lavorativa e scolastica durante le feste natalizie, che ha portato a un minor numero di visite mediche e, di conseguenza, a meno segnalazioni ufficiali. Questi sono i cosiddetti “numeri nascosti”: casi reali che sfuggono alle statistiche ufficiali ma che continuano ad alimentare la catena del contagio.
La domanda che tutti si pongono è: quando arriverà il picco? Sebbene alcuni modelli suggeriscano che il vertice della curva potrebbe essere stato raggiunto a fine dicembre, la riapertura delle scuole avvenuta il 7 gennaio rappresenta una variabile cruciale. Il ritorno in classe di milioni di studenti potrebbe innescare un “colpo di coda” del virus, portando a una risalita dei contagi nelle prossime settimane. Gli esperti non escludono quindi una seconda ondata o un prolungamento della fase di plateau, mantenendo alta la pressione sul sistema sanitario ancora per tutto il mese di gennaio.
Conclusioni

La stagione influenzale 2025-2026 si sta rivelando una delle più impegnative degli ultimi anni, non tanto per il numero assoluto dei contagi, quanto per la severità delle complicanze polmonari. Mentre i medici di base chiedono più risorse per fare da filtro sul territorio, gli ospedali gestiscono l’onda d’urto dei casi più gravi. Con 800mila nuovi malati in una sola settimana e l’incognita dell’effetto “rientro a scuola”, la parola d’ordine resta prudenza. La vaccinazione, anche tardiva, e le misure di igiene personale rimangono le armi più efficaci per proteggere se stessi e le persone più vulnerabili da un virus che, come dimostrano i dati, non va assolutamente sottovalutato.
Domande frequenti

La diffusione del virus presenta una situazione a macchia di leopardo sul territorio nazionale. Secondo i dati del sistema di sorveglianza RespiVirNet, la criticità maggiore si registra in Campania, dove la circolazione virale ha raggiunto un’intensità molto alta. Seguono Sicilia e Marche con un livello alto, mentre nel resto della penisola, incluse regioni come Veneto, Lazio e Toscana, l’intensità si mantiene su livelli medi.
Questa stagione influenzale si distingue per una maggiore aggressività delle forme cliniche, causata prevalentemente dalla variante A(H3N2). Si osserva un netto incremento delle complicanze respiratorie, come polmoniti e insufficienze, specialmente tra le persone fragili e non vaccinate. In alcune strutture ospedaliere, i casi gravi sono aumentati tra il 25 e il 40 per cento rispetto al passato.
Nonostante una lieve flessione dei dati a inizio gennaio, gli esperti invitano alla cautela poiché il calo potrebbe essere dovuto alle minori segnalazioni durante le feste. Il vero andamento della curva dipenderà dalla riapertura delle scuole, che potrebbe innescare un colpo di coda del virus e una risalita dei contagi, prolungando la pressione sul sistema sanitario per tutto il mese di gennaio.
La situazione è definita critica non tanto per il numero assoluto dei contagi, che ha comunque toccato gli 800.000 casi in una settimana, quanto per la severità delle complicanze. L’afflusso di pazienti con quadri clinici complessi sta mettendo a dura prova i pronto soccorso, rendendo questa stagione una delle più impegnative degli ultimi anni per la gestione ospedaliera e territoriale.
Le autorità sanitarie ribadiscono che la vaccinazione rimane l’arma più efficace, anche se effettuata tardivamente, per proteggere se stessi e le categorie vulnerabili. È inoltre fondamentale mantenere buone misure di igiene e rivolgersi al medico di famiglia per una diagnosi precoce, permettendo di gestire l’infezione a domicilio ed evitare l’aggravamento verso forme di polmonite.

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