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L’inverno del 2026 sta mettendo a dura prova il sistema sanitario italiano. Con l’abbassamento delle temperature e il picco stagionale di virus respiratori, i pronto soccorso di tutta la penisola faticano a gestire l’afflusso di pazienti. Tuttavia, parallelamente all’emergenza ospedaliera, si sta verificando un altro fenomeno preoccupante: la corsa sfrenata all’acquisto di farmaci da banco, integratori e antibiotici, spesso assunti senza un reale criterio medico. Un comportamento che, secondo gli esperti, non solo è inutile ma rischia di essere controproducente per la salute pubblica e individuale.
A lanciare l’allarme è Mauro Minelli, immunologo clinico e docente di Nutrizione umana alla Lum, che in un intervento per l’Adnkronos Salute ha analizzato i comportamenti degli italiani di fronte ai malanni di stagione. Secondo il professore, la paura di ammalarsi spinge molti cittadini a trasformare il proprio organismo in un "banco di prova" per cocktail di farmaci che non accelerano la guarigione nemmeno di un minuto. La tendenza all’automedicazione, spinta dalla volontà di "fare scorta" contro il gelo, si scontra però con le evidenze della medicina scientifica.
Secondo Minelli, la reazione istintiva di molti italiani al calo delle temperature è quella di creare una vera e propria "scorta preventiva". Le farmacie vengono prese d’assalto per acquistare un inventario eterogeneo di prodotti, dai decongestionanti agli integratori multivitaminici. L’immunologo sottolinea con preoccupazione come molti pazienti assumano questa tipologia di prodotti "con la stessa leggerezza con cui si succhiano le mentine", basandosi sull’errata convinzione che, male che vada, questi rimedi non possano nuocere.
In realtà, l’ingestione combinata di diversi principi attivi senza supervisione medica può generare effetti collaterali o interazioni indesiderate. I cosiddetti "presunti salutisti", nel tentativo di prevenire l’influenza o curarla rapidamente, finiscono per sovraccaricare l’organismo con sostanze che la Medicina basata sull’evidenza (EBM) giudica spesso superflue per il trattamento delle comuni virosi stagionali. Molti dei rituali di cura che adottiamo, spiega l’esperto, sono infatti più psicologici che fisiologici.
Uno dei punti centrali dell’analisi dell’immunologo riguarda quello che lui definisce un "equivoco storico": l’uso massiccio della Vitamina C ai primi sintomi di raffreddore o influenza. È prassi comune, per chi avverte un pizzico alla gola o un colpo di tosse, correre ad acquistare integratori di acido ascorbico. Tuttavia, la scienza offre un verdetto diverso rispetto alla credenza popolare.
Secondo quanto riportato da Minelli e confermato dalle metanalisi della Cochrane Collaboration (un’iniziativa internazionale no-profit che valuta l’efficacia degli interventi sanitari), assumere Vitamina C quando i sintomi sono già comparsi "non serve praticamente a nulla". I dati indicano che l’assunzione a scopo terapeutico, ovvero come "cura d’urto" a malattia iniziata, non riduce né la durata né la gravità del raffreddore. L’utilità della Vitamina C sarebbe limitata esclusivamente a una prevenzione cronica (con una modesta riduzione della durata dell’evento morboso stimata intorno all’8%) o in casi molto specifici, come per chi pratica sport estremi in climi rigidi.
Sebbene l’intervento di Minelli si concentri molto sui falsi miti degli integratori, il contesto medico generale ribadisce con forza l’inutilità e la pericolosità dell’uso improprio di farmaci più potenti, come gli antibiotici. È fondamentale ricordare che l’influenza e il raffreddore sono causati da virus, contro i quali gli antibiotici (che uccidono i batteri) sono totalmente inefficaci. Il loro utilizzo improprio non solo non cura l’infezione virale, ma contribuisce al grave problema globale dell’antibiotico-resistenza, rendendo i batteri più forti e difficili da sconfiggere in futuro.
Discorso analogo vale spesso per i cortisonici, talvolta assunti dai pazienti per "sfiammare" la gola o abbassare la febbre rapidamente senza prescrizione. Le linee guida mediche sconsigliano l’uso di cortisone per le normali influenze stagionali, in quanto può deprimere la risposta immunitaria necessaria a combattere il virus, a meno di specifiche indicazioni del medico curante per complicanze particolari.
In un momento in cui i virus stagionali circolano intensamente, il consiglio dei medici è di evitare il panico e l’abuso farmacologico. Come evidenziato dall’immunologo Mauro Minelli, riempire l’armadietto dei medicinali di prodotti "da banco" o integratori nella speranza di un miracolo curativo è una strategia fallimentare e costosa. La strada maestra resta quella della prudenza: consultare il proprio medico di base prima di assumere qualsiasi terapia, evitare il fai-da-te e ricordare che, per la maggior parte delle virosi invernali, il riposo e la pazienza sono spesso le cure più efficaci, supportate eventualmente da farmaci sintomatici mirati e non da "cocktail" improvvisati.
Secondo le evidenze scientifiche e le analisi della Cochrane Collaboration, assumere vitamina C quando i sintomi sono già comparsi non serve a nulla e non riduce la gravità della malattia. La sua utilità è limitata a una modesta prevenzione cronica che può accorciare leggermente la durata dell’evento morboso, ma non funziona come cura d’urto una volta che il virus ha colpito.
L’influenza e il raffreddore sono causati da virus, mentre gli antibiotici sono farmaci progettati per uccidere i batteri, risultando quindi totalmente inefficaci contro le infezioni virali. L’uso improprio di questi medicinali non cura la malattia ma contribuisce al grave problema dell’antibiotico-resistenza, rendendo i batteri più forti e difficili da sconfiggere in futuro.
Le linee guida mediche sconsigliano l’uso di cortisonici per le normali influenze stagionali, a meno di specifiche indicazioni del medico per complicanze particolari. Questo farmaco può infatti deprimere la risposta immunitaria necessaria all’organismo per combattere il virus, rischiando di essere controproducente invece che curativo.
L’assunzione combinata di diversi principi attivi senza supervisione medica, definita dagli esperti come un cocktail di farmaci, può generare effetti collaterali o interazioni indesiderate pericolose. Spesso si tratta di rituali psicologici che non accelerano la guarigione ma sovraccaricano inutilmente l’organismo con sostanze che la medicina basata sull’evidenza giudica superflue.
La strategia migliore, supportata dai medici, è quella di consultare il proprio medico di base ed evitare il fai-da-te o la corsa all’acquisto di integratori. Per la maggior parte delle virosi invernali, il riposo e la pazienza restano le cure più efficaci, eventualmente supportate da farmaci sintomatici mirati prescritti dallo specialista e non assunti casualmente.