In Breve (TL;DR)
Il settore delle costruzioni registra nel 2024 un calo generale degli infortuni grazie alla maggiore sicurezza operativa all’interno dei cantieri.
Resta alto l’allarme per gli incidenti in itinere, aumentati sensibilmente a causa delle criticità legate alla mobilità e agli spostamenti.
Nonostante la lieve flessione dei decessi, il Nord-Est si conferma l’area più colpita, richiedendo strategie di prevenzione più ampie e integrate.
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Il settore delle costruzioni italiano, da sempre uno dei motori trainanti dell’economia nazionale e del mercato del lavoro, restituisce nel 2024 una fotografia in chiaroscuro. Se da un lato si registrano segnali incoraggianti sul fronte della sicurezza all’interno dei cantieri, dall’altro emerge una preoccupante tendenza legata agli spostamenti casa-lavoro. Secondo i dati diffusi dall’INAIL e analizzati dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto nel periodico Dati Inail, le denunce totali di infortunio nel comparto sono diminuite del 2,6% rispetto all’anno precedente, scendendo da 45.117 a 43.931 unità.
Questo decremento, seppur positivo, nasconde dinamiche complesse che richiedono un’analisi approfondita da parte delle istituzioni e delle parti sociali. Il 2024, infatti, segna una fase di stabilizzazione per l’edilizia dopo il boom post-pandemico sostenuto dagli incentivi statali, con un riflesso diretto sulle assunzioni e sui volumi di attività. Tuttavia, mentre i protocolli di sicurezza in loco sembrano dare i primi frutti, la strada verso il cantiere diventa sempre più pericolosa, sollevando nuovi interrogativi sulla mobilità dei lavoratori e sulla gestione dei tempi di vita e di lavoro.
L’analisi dei dati non si limita alla mera contabilità degli eventi lesivi, ma apre uno squarcio sulle trasformazioni demografiche e contrattuali del settore. Dalla geografia degli infortuni, che vede il Nord-Est maglia nera, alla diversa incidenza tra lavoratori italiani e stranieri, il rapporto INAIL del 2024 offre spunti cruciali per ricalibrare le politiche di prevenzione e le tutele assicurative, temi che si intrecciano inevitabilmente con le dinamiche gestite dall’INPS e con il futuro delle pensioni di inabilità per chi subisce danni permanenti.

Occasione di lavoro vs In Itinere: la forbice si allarga
Il dato più rilevante che emerge dal report è la netta dicotomia tra gli infortuni avvenuti “in occasione di lavoro” e quelli “in itinere”. Secondo l’INAIL, la flessione complessiva del 2,6% è trainata quasi esclusivamente dal miglioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro fisici. Gli infortuni avvenuti direttamente in cantiere, che rappresentano ancora circa il 90% del totale delle denunce, sono infatti diminuiti del 4,7%, passando da 41.276 casi nel 2023 a 39.356 nel 2024.
Questa contrazione è un segnale che gli investimenti in formazione e le normative più stringenti sui contratti di appalto e subappalto stanno iniziando a permeare il tessuto produttivo, riducendo l’esposizione ai rischi classici del mestiere come cadute e schiacciamenti. Tuttavia, il quadro cambia drasticamente quando si analizzano gli infortuni in itinere, ovvero quelli occorsi durante il tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro. In questo ambito, si registra un aumento deciso dell’8,9%, con le denunce che sono salite da 4.201 a 4.575.
L’incremento degli incidenti stradali che coinvolgono i lavoratori edili è sintomo di un problema strutturale legato alla mobilità e alla logistica dei cantieri, spesso situati lontano dai luoghi di residenza, costringendo gli operai a lunghi spostamenti, spesso in orari disagevoli o con mezzi propri. Questo trend impone una riflessione sulla necessità di integrare la sicurezza stradale nei piani di prevenzione aziendale.
Le vittime del dovere: i dati sui decessi

Nonostante il calo generale delle denunce, il tributo di vite umane rimane inaccettabile. Nel biennio 2023-2024, il settore delle costruzioni ha contato 436 decessi. Analizzando lo specifico del 2024, i casi mortali denunciati sono stati 210, segnando una lieve diminuzione di 16 unità rispetto all’anno precedente. Di questi decessi, l’86,5% è avvenuto in occasione di lavoro, mentre il 13,5% è stato causato da incidenti in itinere.
Le cause principali degli infortuni gravi e mortali rimangono legate a dinamiche purtroppo note: il movimento del corpo sotto sforzo fisico rappresenta la causa primaria (23,8%), seguito dalla perdita di controllo di macchine o mezzi di trasporto (23,4%) e dallo scivolamento o inciampamento (22,1%). Questi numeri evidenziano come, nonostante l’evoluzione tecnologica, il fattore umano e l’organizzazione del lavoro rimangano centrali. La stanchezza, la fretta e talvolta la precarietà dei contratti possono incidere sulla soglia di attenzione, trasformando un’operazione di routine in una tragedia.
Geografia del rischio: il Nord-Est in testa

La distribuzione territoriale degli infortuni riflette la concentrazione delle attività produttive e dei cantieri aperti. Nel 2024, l’area geografica che ha raccolto il maggior numero di denunce per infortuni in occasione di lavoro è il Nord-Est, con 12.331 casi, pari al 31,2% del totale nazionale. Seguono il Nord-Ovest (26,1%), il Centro (21,4%), il Sud (14,3%) e le Isole (7,0%).
Scendendo nel dettaglio regionale, la Lombardia si conferma la regione con il numero più alto di eventi lesivi, registrando il 16,0% dei casi totali. A seguire troviamo il Veneto (11,7%) e l’Emilia-Romagna (11,5%), territori dove il settore delle costruzioni è particolarmente vivace e dove le assunzioni nel comparto edile sono state sostenute. Questi dati suggeriscono che la frequenza infortunistica è spesso direttamente proporzionale al volume di affari e alla densità dei cantieri, richiedendo in queste aree un monitoraggio ancora più capillare da parte degli organi ispettivi.
Lavoratori stranieri: un trend in controtendenza
Uno degli aspetti più significativi emersi dal report INAIL riguarda la nazionalità dei lavoratori coinvolti. Sebbene circa due denunce su tre riguardino lavoratori italiani (67,6%), l’analisi dei trend temporali mostra una divergenza preoccupante. Tra il 2022 e il 2024, mentre le denunce relative ai lavoratori italiani sono calate del 10,0% e quelle dei lavoratori comunitari del 10,8%, si è registrato un aumento del 13,4% degli infortuni tra i lavoratori extra-UE.
Questo dato accende un faro sulla gestione della forza lavoro migrante, sempre più essenziale nei cantieri italiani. Le barriere linguistiche, la possibile minore formazione specifica sulla sicurezza e, in alcuni casi, una maggiore precarietà nei contratti di lavoro, espongono questi lavoratori a rischi maggiori. È fondamentale che le politiche di integrazione passino anche attraverso una rigorosa formazione sulla sicurezza sul lavoro, per evitare che l’origine geografica diventi un fattore di rischio aggiuntivo.
Impatto sociale e previdenziale
Le conseguenze degli infortuni non si esauriscono con la guarigione clinica, ma hanno ripercussioni a lungo termine sul sistema di welfare. L’aumento degli infortuni in itinere e la persistenza di casi gravi comportano un onere significativo per l’INPS e l’INAIL, chiamati a erogare indennità temporanee, rendite vitalizie e, nei casi più gravi, pensioni di inabilità. La sostenibilità del sistema previdenziale passa anche attraverso la riduzione degli incidenti: meno infortuni significano non solo meno sofferenza umana, ma anche risorse liberate per altre prestazioni sociali.
Inoltre, la regolarità delle assunzioni gioca un ruolo chiave. Un lavoratore regolarmente contrattualizzato ha accesso a tutele piene e a percorsi di formazione obbligatoria che riducono drasticamente il rischio di incidenti. Al contrario, il lavoro sommerso o grigio, purtroppo ancora presente in alcune frange dell’edilizia, sottrae risorse all’erario e agli enti previdenziali, lasciando i lavoratori privi di protezioni adeguate.
Conclusioni

I dati INAIL del 2024 per il settore delle costruzioni ci consegnano una realtà a due velocità. Da una parte, la cultura della sicurezza in cantiere sembra radicarsi, portando a una riduzione degli infortuni sul luogo di lavoro che fa ben sperare per il futuro. Dall’altra, l’aumento degli incidenti in itinere e la maggiore incidenza infortunistica tra i lavoratori extra-UE rappresentano le nuove sfide da affrontare con urgenza.
Non è più sufficiente limitare la prevenzione al perimetro del cantiere; occorre estendere la tutela alla mobilità e investire massicciamente nella formazione multiculturale. Solo attraverso un approccio integrato, che coinvolga imprese, sindacati e istituzioni come INAIL e INPS, sarà possibile trasformare il calo statistico del 2,6% in una tendenza strutturale verso l’obiettivo “zero morti”, garantendo che il lavoro resti fonte di dignità e non di rischio per la vita.
Domande frequenti

I dati mostrano una situazione complessa: se da un lato le denunce totali sono calate del 2,6 per cento grazie a una maggiore sicurezza all’interno dei cantieri, dall’altro si registra un preoccupante aumento degli incidenti in itinere. Mentre i protocolli nei luoghi di lavoro fisici sembrano funzionare riducendo i rischi classici, la mobilità casa-lavoro è diventata statisticamente più pericolosa.
L’incremento dell’8,9 per cento degli incidenti durante il tragitto di andata e ritorno dal lavoro è legato principalmente a problemi logistici e alla distanza dei cantieri dalle residenze abituali. Spesso gli operai sono costretti a lunghi spostamenti, talvolta in orari disagevoli o con mezzi propri, fattore che evidenzia la necessità di integrare la sicurezza stradale nei piani di prevenzione aziendale.
Il Nord-Est detiene il primato negativo raccogliendo oltre il 31 per cento dei casi nazionali, seguito dal Nord-Ovest. A livello regionale, la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna presentano i numeri più alti, una statistica che risulta direttamente proporzionale all’elevato volume di affari e alla densità dei cantieri attivi in questi territori produttivi.
Il rapporto evidenzia una netta divergenza: mentre gli infortuni tra lavoratori italiani e comunitari sono in calo, quelli che coinvolgono lavoratori extra-UE sono aumentati del 13,4 per cento nel triennio. Questo trend suggerisce criticità specifiche legate a barriere linguistiche, una formazione sulla sicurezza talvolta meno efficace e una possibile maggiore precarietà contrattuale per la forza lavoro migrante.
Le dinamiche più frequenti rimangono il movimento del corpo sotto sforzo fisico, la perdita di controllo di macchinari o mezzi di trasporto e lo scivolamento. Nonostante l’evoluzione tecnologica, il fattore umano, inteso come stanchezza, fretta o calo dell’attenzione, gioca ancora un ruolo centrale nel trasformare operazioni di routine in eventi tragici.
Fonti e Approfondimenti

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