Iran, Abadi: «Gen Z al potere, è un rinascimento. Ma serve calma»

L'ex vicepresidente iraniano Abadi parla di un rinascimento guidato dalla Gen Z mentre il regime vacilla. Analisi della crisi in Iran nel gennaio 2026.

Pubblicato il 06 Gen 2026
Aggiornato il 06 Gen 2026
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In Breve (TL;DR)

L’ex vicepresidente Abadi descrive l’ascesa della Generazione Z come un rinascimento culturale capace di rovesciare il vecchio establishment teocratico.

Un’inflazione devastante e la chiusura dei bazar storici alimentano una rivolta popolare che non teme più la repressione del regime in crisi.

Di fronte al rischio di anarchia e pressioni internazionali, i riformisti chiedono calma per gestire una delicata transizione verso un futuro laico.

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TEHERAN – È un 6 gennaio 2026 che passerà alla storia per la Repubblica Islamica dell’Iran. Mentre le piazze di Teheran, Isfahan e Tabriz ribollono di una protesta che non conosce più la paura, una voce autorevole dall’interno del fronte riformista rompe il silenzio. L’ex vicepresidente Abadi, figura chiave del riformismo iraniano e già noto per il suo arresto nel 2009, ha rilasciato dichiarazioni che sanno di sentenza per il vecchio establishment: «Nel Paese c’è un rinascimento con la Gen Z che arriva al potere». Parole che arrivano mentre il sistema degli Ayatollah appare, secondo molti osservatori, sul punto di crollare sotto il peso di una crisi economica devastante e di una pressione generazionale senza precedenti.

L’intervista, ripresa dalle principali testate internazionali tra cui il Corriere della Sera, dipinge un quadro inedito: non più solo rivolta, ma una vera e propria sostituzione culturale e politica in corso. Tuttavia, l’ex vicepresidente lancia un monito che suona come un disperato appello alla realpolitik: «Per la transizione serve calma». Un avvertimento che cerca di arginare il rischio che il “rinascimento” persiano si trasformi in un bagno di sangue o in un’anarchia ingovernabile, proprio mentre gli occhi del mondo sono distratti dalle crisi parallele in Venezuela.

Manifestanti della Gen Z iraniana in piazza contro il regime degli Ayatollah
La Generazione Z guida il rinascimento dell’Iran: proteste storiche a Teheran per la fine del regime.

La rivoluzione della Generazione Z

Secondo Abadi, quello a cui stiamo assistendo non è un semplice moto di piazza, ma un cambiamento strutturale guidato dalla Generazione Z. I giovani iraniani, nati tra la fine degli anni ’90 e il 2010, hanno ormai superato la soglia della paura. «In Iran la disperazione ha divorato la paura», riportano le cronache de Il Fatto Quotidiano, descrivendo una popolazione che, stremata da un’inflazione galoppante e dalla repressione, ha deciso di sfidare apertamente il regime. Non si tratta più solo di rivendicazioni sul velo o sulle libertà individuali, ma di una richiesta di cambio totale di paradigma.

Questa generazione, connessa digitalmente nonostante i blocchi internet e culturalmente distante anni luce dalla retorica della Rivoluzione del 1979, sta di fatto assumendo il controllo della narrazione pubblica. Il “rinascimento” citato da Abadi si riferisce alla capacità di questi giovani di immaginare un Iran post-teocratico, laico e integrato nel mondo, un progetto che sta trovando sponde inaspettate anche tra i ceti mercantili tradizionalmente conservatori.

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Iran, Abadi: «Gen Z al potere, è un rinascimento. Ma serve calma» - Infografica riassuntiva
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Il motore di questa accelerazione storica è, come spesso accade, l’economia. I dati di questo inizio 2026 sono impietosi: l’inflazione ha toccato il 43%, con i prezzi dei generi alimentari aumentati del 70%. Una situazione insostenibile che ha portato i bazaari, i potenti commercianti dei bazar storici e pilastro tradizionale del regime, ad abbassare le serrande in segno di protesta. Quando il bazar sciopera, in Iran, il potere trema.

L’ex vicepresidente Abadi ha sottolineato come le sanzioni stiano «strozzando» il Paese, ma ha anche implicitamente puntato il dito contro la gestione interna. Mentre le raffinerie cadono a pezzi costringendo il gigante petrolifero a importare benzina per miliardi di dollari, il regime continua a destinare circa il 25% del bilancio statale a spese militari e al sostegno dei proxy regionali. Una discrepanza che la popolazione non è più disposta a tollerare.

Lo scenario geopolitico: l’ombra di Trump

Iran, Abadi: «Gen Z al potere, è un rinascimento. Ma serve calma»
L’ex vicepresidente iraniano Abadi parla di un rinascimento guidato dalla Gen Z mentre il regime vacilla. Analisi della crisi in Iran nel gennaio 2026.
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Il contesto internazionale rende la transizione auspicata da Abadi estremamente delicata. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, la pressione sugli esteri è massima. Sebbene l’attenzione americana sia attualmente divisa con la crisi in Venezuela e l’arresto di Maduro, le minacce di un intervento o di un supporto più muscolare alle proteste iraniane sono costanti. Secondo fonti diplomatiche, caccia statunitensi sono pronti nella base di Al-Udeid in Qatar, e il messaggio da Washington è chiaro: se il regime sparerà sulla folla, ci saranno conseguenze.

Tuttavia, Abadi avverte che un intervento esterno o un collasso violento potrebbero essere fatali. La sua richiesta di «calma per la transizione» suggerisce il tentativo dell’ala riformista di negoziare un’uscita di scena onorevole per la leadership religiosa più anziana, o quantomeno di pilotare il passaggio di poteri verso un sistema più laico senza scatenare una guerra civile che trasformerebbe l’Iran in una nuova Siria.

Conclusioni

disegno di un ragazzo seduto a gambe incrociate con un laptop sulle gambe che trae le conclusioni di tutto quello che si è scritto finora

Le parole dell’ex vicepresidente Abadi segnano uno spartiacque: per la prima volta, una figura istituzionale di alto livello ammette che il cambiamento non è solo possibile, ma è già in atto per mano della Generazione Z. L’Iran del 6 gennaio 2026 è un Paese in bilico tra la speranza di un rinascimento culturale e politico e il terrore del caos. La “calma” invocata per la transizione appare oggi come la risorsa più scarsa e preziosa in Medio Oriente. Resta da vedere se la teocrazia accetterà di farsi da parte o se, come temono molti analisti, sceglierà la via della repressione finale, rischiando di trascinare l’intera regione nel baratro.

Domande frequenti

disegno di un ragazzo seduto con nuvolette di testo con dentro la parola FAQ
Cosa ha dichiarato l’ex vicepresidente Abadi sulla situazione in Iran?

Abadi ha affermato che il Paese sta vivendo un vero e proprio rinascimento guidato dalla Generazione Z, la quale sta progressivamente assumendo il potere culturale e politico. Egli ha evidenziato come la disperazione abbia ormai cancellato la paura nella popolazione, ma ha contestualmente lanciato un appello alla calma per gestire la transizione ed evitare scenari di caos o guerra civile.

Qual è il ruolo della Generazione Z nelle proteste del 2026?

I giovani nati tra la fine degli anni Novanta e il 2010 sono il motore del cambiamento strutturale in corso, avendo superato la soglia della paura e sfidando apertamente il regime. Questa generazione, connessa digitalmente e lontana dall ideologia del 1979, non cerca semplici riforme ma un cambio totale di paradigma verso un Iran laico e post-teocratico.

Quali sono le cause economiche che stanno facendo vacillare il regime?

La crisi è alimentata da un inflazione che ha toccato il 43 per cento e da un aumento dei prezzi alimentari del 70 per cento, rendendo la vita insostenibile per la popolazione. A questo si aggiunge lo sciopero dei bazaari, i commercianti storici, e il collasso delle infrastrutture petrolifere dovuto alle sanzioni e alla scelta del governo di destinare ingenti risorse alle spese militari invece che allo sviluppo interno.

Quali rischi comporta l’attuale transizione politica in Iran?

Il pericolo maggiore è che il vuoto di potere o uno scontro violento trasformino il Paese in uno scenario di anarchia simile a quello siriano. La pressione internazionale, con il ritorno di Trump e la minaccia di interventi esterni, si somma al rischio che il regime scelga la repressione finale, rendendo la calma invocata dai riformisti una risorsa indispensabile ma scarsa.

Perché i commercianti dei bazar si sono uniti alle proteste?

I bazaari, tradizionalmente pilastro conservatore del sistema, hanno abbassato le serrande a causa della gestione economica disastrosa che ha eroso i loro profitti e il potere d acquisto. Il loro sciopero rappresenta un segnale critico per il potere centrale, indicando che il malcontento ha ormai attraversato trasversalmente tutte le classi sociali, unendo interessi economici e rivendicazioni giovanili.

Francesco Zinghinì

Ingegnere e imprenditore digitale, fondatore del progetto TuttoSemplice. La sua visione è abbattere le barriere tra utente e informazione complessa, rendendo temi come la finanza, la tecnologia e l’attualità economica finalmente comprensibili e utili per la vita quotidiana.

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