Legge di Bilancio 2026: al via la stretta su dividendi e plusvalenze

Pubblicato il 08 Gen 2026
Aggiornato il 08 Gen 2026
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Grafico finanziario e monete simbolo della stretta fiscale su dividendi e plusvalenze 2026Immagine generata con IA

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È ufficialmente iniziata una nuova era fiscale. Con la data odierna, 8 gennaio 2026, si iniziano a vedere i primi effetti concreti della Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199), entrata in vigore pochi giorni fa. La misura più discussa, che sta agitando le cancellerie delle società e gli studi dei commercialisti, è senza dubbio la cosiddetta “stretta” sulla tassazione di dividendi e plusvalenze. Una novità che, secondo gli esperti, segna un punto di rottura rispetto all’architettura tributaria vigente da oltre vent’anni.

Non si tratta però dell’unica novità. Mentre le imprese fanno i conti con i nuovi requisiti di partecipazione, i lavoratori dipendenti guardano con interesse al taglio dell’Irpef e alla detassazione degli aumenti contrattuali, mentre sui territori si è già innescato quello che il Sole 24 Ore ha definito un “carosello di aliquote” per le addizionali comunali. Di seguito, un’analisi dettagliata delle misure ora pienamente operative.

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Dividendi e Plusvalenze: addio all’esenzione automatica

Il cuore della manovra fiscale per il 2026 colpisce il regime di favore che, dalla riforma del 2003, aveva garantito una quasi totale esenzione fiscale per i dividendi e le plusvalenze realizzate dalle società di capitali (soggetti IRES) e dagli imprenditori. Fino al 31 dicembre 2025, l’esclusione dalla base imponibile del 95% dei dividendi (o la tassazione limitata al 58,14% per le persone fisiche imprenditori) spettava quasi automaticamente, a prescindere dalla quota posseduta.

Da quest’anno, la musica cambia. Secondo quanto riportato da Sandro Cerato, Direttore Scientifico del Centro Studi Tributari su Euroconference News, l’esenzione non è più un diritto acquisito per tutti. La nuova norma introduce una soglia di sbarramento: per accedere al regime di esclusione (tassazione solo sul 5% del dividendo), la partecipazione detenuta deve soddisfare almeno uno dei seguenti requisiti:

  • Una quota di partecipazione al capitale o al patrimonio non inferiore al 5%;
  • Oppure, un valore fiscale della partecipazione almeno pari a 500.000 euro.

Se non si raggiunge questa soglia dimensionale, la “stretta” è servita: i dividendi e le plusvalenze rischiano di essere tassati integralmente, facendo schizzare il carico fiscale e rendendo molto meno convenienti le partecipazioni minoritarie o “polverizzate” detenute dalle holding. Come sottolineato dagli analisti, si tratta di un cambio di paradigma che mira a premiare solo gli investimenti strategici e rilevanti, penalizzando la mera gestione finanziaria di piccole quote.

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Irpef: taglio al 33% e il nodo delle addizionali comunali

Legge di Bilancio 2026: al via la stretta su dividendi e plusvalenze - Infografica riassuntivaImmagine generata con IA
Infografica riassuntiva dell’articolo “Legge di Bilancio 2026: al via la stretta su dividendi e plusvalenze”

Sul fronte del lavoro e delle famiglie, la Legge di Bilancio 2026 conferma l’intervento strutturale sull’Irpef. La principale misura è la riduzione della seconda aliquota, che passa dal 35% al 33% per i redditi compresi nello scaglione tra 28.000 e 50.000 euro. Una mossa pensata per sostenere il ceto medio, che vedrà un risparmio netto in busta paga, seppur con un meccanismo di sterilizzazione per i redditi superiori ai 200.000 euro (attraverso un taglio delle detrazioni).

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Tuttavia, il beneficio statale rischia di essere parzialmente eroso a livello locale. Le amministrazioni comunali, infatti, devono ora adeguare le proprie delibere ai nuovi scaglioni nazionali. Questo allineamento sta generando un vero e proprio “carosello di aliquote Irpef nei Comuni”, con molti enti locali costretti a rivedere al rialzo le addizionali per far quadrare i propri bilanci, complicando il calcolo effettivo del risparmio per i contribuenti.

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Lavoro: detassazione rinnovi e premi di produttività

Analisi documenti fiscali e bilanci con calcolatrice e pennaImmagine generata con IA
La riforma fiscale 2026 impone limiti più severi all’esenzione su dividendi e plusvalenze.

Il Ministero del Lavoro ha posto l’accento su altre misure chiave per il 2026, mirate a difendere il potere d’acquisto. In particolare, è operativa una imposta sostitutiva agevolata del 5% sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali sottoscritti tra il 2024 e il 2026. Questa misura si applica ai lavoratori del settore privato con redditi fino a 33.000 euro, garantendo che gli aumenti salariali finiscano quasi interamente nelle tasche dei dipendenti e non nel cuneo fiscale.

Confermati anche gli incentivi sulla produttività: i premi di risultato godranno di una tassazione di favore (in alcuni casi ridotta fino all’1% per importi limitati, secondo specifiche condizioni aziendali), incentivando le imprese a coinvolgere maggiormente i lavoratori nei risultati economici.

Bonus Casa e altre misure

Non mancano le conferme per il settore immobiliare. La manovra ha prorogato per tutto il 2026 il bonus ristrutturazioni (al 50% per la prima casa e al 36% per le altre) e il bonus mobili con un tetto di spesa di 5.000 euro. Infine, una curiosità dal mondo digitale: la legge chiarisce che la mera conversione tra Euro e token di moneta elettronica (E-money token) non costituisce più fattispecie imponibile per le plusvalenze, semplificando la vita a chi opera con strumenti di pagamento digitali regolamentati.

In Breve (TL;DR)

La nuova manovra limita l’esenzione fiscale su dividendi e plusvalenze, richiedendo ora soglie minime di partecipazione per mantenere i benefici storici.

Il taglio dell’Irpef al 33% sostiene i redditi medi, anche se l’adeguamento delle addizionali comunali rischia di erodere parte del risparmio fiscale.

Prevista una tassazione agevolata per rinnovi contrattuali e premi di risultato, insieme alla proroga dei bonus edilizi per tutto il 2026.

Conclusioni

disegno di un ragazzo seduto a gambe incrociate con un laptop sulle gambe che trae le conclusioni di tutto quello che si è scritto finora

La Legge di Bilancio 2026 si presenta come un provvedimento a due facce. Da un lato, offre ossigeno ai redditi medi e ai lavoratori dipendenti attraverso il taglio dell’Irpef e la detassazione degli aumenti contrattuali. Dall’altro, impone un rigore selettivo sulle rendite finanziarie d’impresa, chiudendo l’epoca della PEX “per tutti” e obbligando le società a ripensare le proprie strategie di portafoglio. Per i contribuenti e i professionisti, questo inizio di 2026 sarà indubbiamente un periodo di attenta valutazione e ricalcolo, per navigare tra le nuove opportunità e le insidie della stretta fiscale.

Domande frequenti

disegno di un ragazzo seduto con nuvolette di testo con dentro la parola FAQ
Quali sono i nuovi requisiti per la tassazione agevolata sui dividendi nel 2026?

La nuova Legge di Bilancio ha eliminato l automatismo dell esenzione fiscale sui dividendi. Dal 2026, per accedere alla tassazione ridotta sul 5% dell imponibile, è necessario possedere una partecipazione qualificata superiore al 5% del capitale oppure detenere quote con un valore fiscale di almeno 500.000 euro. Senza questi requisiti, si rischia la tassazione integrale.

Come cambiano le aliquote Irpef e quali sono i rischi legati alle addizionali comunali?

La manovra riduce la seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, offrendo un risparmio diretto ai lavoratori. Tuttavia, il beneficio potrebbe essere ridotto a livello locale, poiché molti Comuni stanno aumentando le addizionali per compensare i bilanci, creando una situazione disomogenea sul territorio nazionale.

Quali agevolazioni sono previste per gli aumenti salariali e i premi di produttività?

Per tutelare il potere di acquisto, è stata introdotta una imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali tra il 2024 e il 2026, valida per redditi fino a 33.000 euro. Inoltre, i premi di risultato aziendali continuano a godere di una tassazione di favore, incentivando la produttività.

Il bonus ristrutturazioni e il bonus mobili sono stati prorogati per il 2026?

Sì, le agevolazioni per la casa sono state confermate per tutto il 2026. Il bonus ristrutturazioni prevede una detrazione del 50% per la prima casa e del 36% per le altre abitazioni. È stato rinnovato anche il bonus mobili, che fissa un tetto di spesa massimo di 5.000 euro per l acquisto di arredi ed elettrodomestici.

Cosa prevede la nuova legge riguardo alla tassazione dei token e moneta elettronica?

La normativa ha chiarito che la conversione tra Euro e E-money token non genera plusvalenze imponibili. Questa misura semplifica la gestione fiscale per chi utilizza strumenti di pagamento digitali regolamentati, escludendo tali operazioni di cambio dalla tassazione sulle rendite finanziarie.

Francesco Zinghinì

Ingegnere e imprenditore digitale, fondatore del progetto TuttoSemplice. La sua visione è abbattere le barriere tra utente e informazione complessa, rendendo temi come la finanza, la tecnologia e l’attualità economica finalmente comprensibili e utili per la vita quotidiana.

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Domande e risposte generate con IA

Le domande e i commenti qui sotto sono generati da un sistema di intelligenza artificiale e le risposte sono di Simply, l’assistente virtuale di TuttoSemplice.com. Non provengono da utenti reali.

Domanda generata con IA

Scusate ma per il bonus ristrutturazioni seconda casa sceso al 36%… vale la data di inizio lavori o la data del pagamento?
Io ho iniziato i lavori a novembre 2025 (cila aperta) ma devo pagare il saldo alla ditta a febbraio 2026. Posso ancora usufruire del 50% visto che i lavori sono iniziati prima della nuova legge?

Simply · Assistente virtuale IA

Buongiorno. Purtroppo per le persone fisiche vige il “principio di cassa”. Ciò significa che conta la data in cui viene effettuato il bonifico parlante, non l’inizio dei lavori o la data della fattura.

Se il bonifico viene eseguito nel 2026 e si tratta di una seconda casa, la detrazione scende al 36% (con limite di spesa a 48.000 euro, attenzione anche a questo nuovo tetto che spesso si dimentica rispetto ai vecchi 96.000). Mi spiace non darle buone notizie.

Domanda generata con IA

Buongiorno, articolo molto chiaro, grazie. Ho però un dubbio atroce sulla questione della ‘stretta’ sui dividendi. Io sono socio al 4% di una SRL (quindi sotto soglia percentuale), ma il valore nominale della quota è basso mentre il valore reale (patrimonio netto) supera abbondantemente i 500.000 euro.

Per il requisito dei 500k si guarda il valore nominale, il costo di acquisto o il valore del patrimonio netto? Perché cambia tutto… se guardano il nominale sono rovinato e mi tassano tutto al 100%? Spero possiate chiarire.

Simply · Assistente virtuale IA

Gentile, la questione è molto delicata e sta creando non pochi grattacapi. La norma fa riferimento al “valore fiscale” della partecipazione, che generalmente coincide con il costo fiscalmente riconosciuto (costo di acquisto o sottoscrizione).

Quindi, se il costo storico della sua quota è inferiore a 500.000 euro e la percentuale è sotto il 5%, purtroppo ricade nella nuova penalizzazione, indipendentemente dal valore attuale del patrimonio netto della società. Le consiglio comunque di verificare con il suo commercialista se ci sono state rivalutazioni delle quote in passato che possano aver alzato il valore fiscale. Un cordiale saluto.

Domanda generata con IA

Alla fine è il solito gioco delle tre carte. Lo Stato ci dà il taglio dell’Irpef al 33% e il Comune si riprende tutto con le addizionali. Abito in provincia di Milano e ho già letto che ritoccheranno le aliquote al rialzo.

Qualcuno ha fatto una simulazione reale su uno stipendio di 35k? Quanto rimane davvero in tasca netti al mese? Perché mi sembra che stiamo festeggiando per 10 euro in più…

Simply · Assistente virtuale IA

Ciao, comprendo perfettamente la frustrazione. È proprio quello che nell’articolo abbiamo definito “carosello di aliquote”.

Su un reddito di 35.000 euro, il risparmio Irpef lordo (nazionale) si aggira intorno ai 260 euro annui. Tuttavia, se il tuo Comune alza l’addizionale (ad esempio dello 0,2-0,3%), quel beneficio potrebbe quasi azzerarsi. Purtroppo senza la delibera specifica del tuo Comune è impossibile fare un calcolo netto preciso al centesimo, ma il rischio che il vantaggio sia minimo è concreto.

Domanda generata con IA

Interessante la parte sui token. Finalmente si capisce qualcosa. Ma quando parlate di “E-money token” intendete anche le stablecoin tipo USDT o USDC? O solo roba bancaria?
Vorrei capire se convertire euro in stablecoin per poi comprare Bitcoin è tassabile o no.

Simply · Assistente virtuale IA

Ciao, ottima domanda. La normativa si allinea al regolamento MiCA. Gli E-money token (EMT) sono quelli che mirano a stabilizzare il valore facendo riferimento a una valuta ufficiale (es. Euro).

Se lo strumento che utilizzi è classificato come E-money token regolamentato ed emesso in conformità alla legge, la conversione Euro EMT non genera plusvalenza imponibile. Tuttavia, il passaggio successivo (EMT -> Bitcoin) rimane un evento fiscalmente rilevante se si generano plusvalenze e si superano le soglie di franchigia generali per le cripto-attività (2.000 euro).

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