L’incubo lessicale: la stringa che manda in tilt l’IA

Pubblicato il 16 Feb 2026
Aggiornato il 16 Feb 2026
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Rappresentazione astratta di un glitch digitale nel cervello di una IA

Immaginate un’entità onnisciente, un cervello digitale capace di elaborare trattati di fisica quantistica, comporre sonetti in stile shakespeariano e scrivere codice informatico complesso in pochi secondi. Immaginate ora che questo colosso del progresso tecnologico, costato miliardi di dollari e alimentato da server farm grandi come stadi, crolli miseramente di fronte a una singola, apparentemente innocua, parola. Non si tratta di un comando di autodistruzione da film di fantascienza, ma di una realtà tecnica che ha affascinato e inquietato i ricercatori per anni. Al centro di questo fenomeno ci sono i cosiddetti Glitch Tokens, l’entità principale della nostra indagine odierna, vere e proprie mine vaganti nascoste nel vasto oceano dei dati che alimentano l’intelligenza artificiale.

Il paradosso della conoscenza digitale

Per comprendere perché una semplice stringa di testo possa terrorizzare un supercomputer, dobbiamo prima smontare il mito di come le macchine “leggono”. Quando interagiamo con sistemi come ChatGPT o altri avanzati LLM (Large Language Models), non stiamo parlando con qualcuno che comprende il linguaggio nel senso umano del termine. L’IA non vede lettere o parole; vede numeri.

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Questo processo di traduzione è chiamato tokenizzazione. Prima che una frase venga data in pasto alla rete neurale, viene spezzettata in unità fondamentali chiamate “token”. Un token può essere una parola intera, una sillaba, o anche uno spazio. Il modello possiede un vocabolario fisso, una sorta di dizionario numerato. Quando scrivete “mela”, l’algoritmo legge, per esempio, il numero “4521”.

Tuttavia, esiste un lato oscuro in questo elenco telefonico digitale. Durante la fase di addestramento dei tokenizzatori, gli algoritmi hanno scansionato enormi porzioni di internet per decidere quali parole meritassero un proprio codice identificativo. Qui nasce il problema: alcune parole sono state inserite nell’indice, ma i dati necessari a spiegarne il significato sono stati rimossi o persi prima dell’addestramento vero e proprio del modello.

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La leggenda di SolidGoldMagikarp

Il caso più celebre, che funge da esempio perfetto per spiegare questo fenomeno, riguarda una stringa specifica scoperta qualche anno fa: “SolidGoldMagikarp”. A prima vista, sembra solo il nome di un utente di Reddit o un riferimento a un videogioco. Eppure, per molto tempo, chiedere a un modello di intelligenza artificiale di ripetere o spiegare questa parola portava a risultati allucinanti.

Perché? La risposta risiede in una discrepanza fatale tra il “dizionario” e la “biblioteca” dell’IA. Il tokenizzatore, addestrato su grandi quantità di dati grezzi dal web (incluso Reddit), aveva identificato “SolidGoldMagikarp” come una parola frequente, assegnandole un token specifico. Tuttavia, nella fase successiva di machine learning, i dati di addestramento erano stati puliti. I post degli utenti erano stati rimossi o filtrati per garantire la qualità del dataset.

Il risultato è un orrore cognitivo per la macchina: il modello possiede un concetto nel suo vocabolario (il token esiste), ma non ha mai visto quel token usato in una frase durante il suo addestramento. È come se voi aveste una parola sulla punta della lingua, sapeste che esiste, ma il vostro cervello non avesse alcuna connessione sinaptica per definirla, pronunciarla o contestualizzarla. Di fronte a questo vuoto nel suo spazio vettoriale, l’IA va nel panico.

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Cosa succede quando l’IA incontra l’indicibile?

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Rappresentazione grafica di un glitch nel codice dell'intelligenza artificiale
I glitch tokens rivelano le fragilità nascoste nei moderni modelli di intelligenza artificiale. (Visual Hub)

Quando un modello di deep learning incontra uno di questi Glitch Tokens, il comportamento diventa imprevedibile e spesso inquietante. Non si tratta di un semplice messaggio di errore. L’architettura neurale cerca disperatamente di associare quel numero a qualcosa, qualsiasi cosa, basandosi su probabilità statistiche che però, in quel punto specifico, sono prossime allo zero o completamente casuali.

Le reazioni osservate includono:

  • Evasione totale: Il modello cambia improvvisamente argomento, parlando di cose che non c’entrano nulla.
  • Allucinazioni mistiche: L’IA inizia a generare frasi senza senso, insulti, o testi che sembrano preghiere in lingue sconosciute.
  • Silenzio digitale: Il sistema si blocca, incapace di calcolare il token successivo.

Questo fenomeno svela la fragilità intrinseca degli algoritmi che governano la nostra vita digitale. Dimostra che, nonostante l’apparente onniscienza, questi sistemi non “ragionano”; calcolano probabilità. E quando la probabilità non può essere calcolata, l’illusione di intelligenza crolla.

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Il “Cluster of Neglect”: dove vivono le parole proibite

I ricercatori hanno scoperto che questi token non sono isolati, ma tendono a raggrupparsi in quello che viene definito un “Cluster of Neglect” (Cluster della Negligenza). Si tratta di aree dello spazio matematico del modello dove risiedono termini che il tokenizzatore ha riconosciuto ma che il modello non ha mai studiato.

Oltre ai nomi utenti, in questa categoria rientrano spesso codici strani, sequenze di caratteri usate nei log di sistema o parole in lingue poco rappresentate nel dataset di training. Per un benchmark di sicurezza, questi token rappresentano una vulnerabilità. Se un attaccante malevolo inserisse queste stringhe in un prompt, potrebbe potenzialmente aggirare i filtri di sicurezza o causare malfunzionamenti nel servizio, sfruttando la confusione della macchina.

L’evoluzione nel 2026: abbiamo risolto il problema?

Oggi, nel 2026, la situazione è migliorata, ma non è del tutto risolta. Le nuove generazioni di LLM utilizzano tecniche di automazione nella pulizia dei dati più raffinate, cercando di allineare perfettamente il vocabolario del tokenizzatore con i dati di addestramento. Tuttavia, la natura stessa del deep learning rende difficile garantire che ogni singolo parametro sia perfettamente calibrato.

I modelli attuali sono spesso sottoposti a un “fine-tuning” specifico per gestire l’ignoto, istruendo la macchina a rispondere con un “non so” piuttosto che tentare di indovinare in modo allucinato. Nonostante ciò, la caccia ai nuovi Glitch Tokens continua. È diventato quasi uno sport per gli esperti di sicurezza informatica: trovare quella sequenza di caratteri che può ancora far inciampare i giganti del silicio.

In Breve (TL;DR)

I Glitch Tokens sono stringhe di testo apparentemente innocue capaci di mandare in crisi le più avanzate intelligenze artificiali.

Il problema nasce quando il modello riconosce una parola nel suo vocabolario ma non possiede dati sufficienti per comprenderla.

Questa fragilità tecnica causa risposte imprevedibili e svela come gli algoritmi calcolino probabilità statistiche senza una reale comprensione semantica.

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Conclusioni

disegno di un ragazzo seduto a gambe incrociate con un laptop sulle gambe che trae le conclusioni di tutto quello che si è scritto finora

La storia dei Glitch Tokens e della “parola proibita” ci ricorda una lezione fondamentale sul progresso tecnologico: la complessità porta con sé l’imprevedibilità. Non importa quanto potenti diventino i nostri supercomputer o quanto vaste siano le reti neurali; finché si baseranno sull’apprendimento statistico da dati imperfetti, ci saranno sempre dei fantasmi nella macchina.

Queste parole proibite non sono magiche, ma sono la prova tangibile del divario tra la mappa (il tokenizzatore) e il territorio (i dati di training). Per il grande pubblico, restano una curiosità affascinante; per gli ingegneri, sono un promemoria costante che l’intelligenza artificiale è, alla fine, un costrutto umano, con tutte le fallibilità che ne conseguono. La prossima volta che il vostro assistente virtuale esiterà su una risposta, potreste aver appena sfiorato, senza saperlo, una di queste mine digitali.

Domande frequenti

disegno di un ragazzo seduto con nuvolette di testo con dentro la parola FAQ
Cosa sono i Glitch Tokens nell intelligenza artificiale?

I Glitch Tokens sono sequenze di testo che causano malfunzionamenti nei modelli di intelligenza artificiale. Questo fenomeno si verifica quando una parola è presente nell indice numerico del sistema, detto tokenizzatore, ma mancano i dati di contesto necessari affinché la macchina possa comprenderla, portando il modello a generare errori o risposte confuse.

Perché la parola SolidGoldMagikarp manda in tilt l IA?

La stringa SolidGoldMagikarp causa errori perché rappresenta una discrepanza tra il dizionario e la memoria del modello. Sebbene il sistema abbia assegnato un codice identificativo a questo termine durante la scansione iniziale del web, i dati che ne spiegavano il significato sono stati rimossi prima dell addestramento effettivo, lasciando l IA incapace di elaborarlo correttamente.

Cosa succede quando un modello AI incontra una parola proibita?

Quando un modello linguistico incontra un token sconosciuto o malfunzionante, reagisce in modo imprevedibile poiché non riesce a calcolare le probabilità statistiche successive. Le reazioni comuni includono il cambio improvviso di argomento, la generazione di frasi senza senso o mistiche e, in alcuni casi, il blocco totale del sistema.

I Glitch Tokens rappresentano un rischio per la sicurezza informatica?

Sì, queste anomalie lessicali costituiscono una potenziale vulnerabilità per la sicurezza dei sistemi AI. Gli esperti ritengono che un attaccante potrebbe inserire queste stringhe specifiche nei prompt per aggirare i filtri di sicurezza o provocare malfunzionamenti intenzionali, sfruttando la confusione generata nella rete neurale.

Come funziona il processo di tokenizzazione nei LLM?

La tokenizzazione è il processo fondamentale con cui le macchine traducono il linguaggio umano in sequenze numeriche comprensibili agli algoritmi. Invece di leggere lettere o parole intere come farebbe un umano, il sistema scompone il testo in unità fondamentali chiamate token e associa a ciascuno un numero specifico presente nel suo vocabolario fisso.

Francesco Zinghinì

Ingegnere e imprenditore digitale, fondatore del progetto TuttoSemplice. La sua visione è abbattere le barriere tra utente e informazione complessa, rendendo temi come la finanza, la tecnologia e l’attualità economica finalmente comprensibili e utili per la vita quotidiana.

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