Le Piccole e Medie Imprese (PMI) italiane confermano la propria vocazione internazionale, consolidando il ruolo di attori strategici nello scacchiere economico globale. Secondo l’aggiornamento 2025 della ricerca “M&A: crossborder per l’internazionalizzazione”, curata da Grant Thornton e presentata in occasione del recente convegno annuale organizzato da AIFI, il 2025 si è chiuso con 38 operazioni di M&A (Mergers & Acquisitions) avviate da aziende italiane oltreconfine.
Il dato segna una flessione rispetto al record di 48 operazioni registrato nel 2024, evidenziando un calo di circa il 21%. Tuttavia, come sottolineano gli analisti, questa contrazione numerica non deve essere letta come un segnale di debolezza del tessuto imprenditoriale italiano. Al contrario, essa nasconde dinamiche più complesse legate alla maturazione delle imprese e a una selezione qualitativa degli investimenti, in un contesto macroeconomico che, seppur sfidante, continua a offrire opportunità mirate per il Made in Italy.
L’analisi dei dati offre uno spaccato interessante sullo stato di salute della nostra economia: le PMI non si limitano più a esportare prodotti, ma esportano governance e capitali, acquisendo asset strategici per competere sui mercati globali. Di seguito analizziamo nel dettaglio i driver di questo trend e le prospettive per il futuro.
I numeri del 2025: una flessione fisiologica
Il passaggio dalle 48 operazioni del 2024 alle 38 del 2025 potrebbe apparire, a una lettura superficiale, come un arretramento. Tuttavia, il report di Grant Thornton invita a una lettura più approfondita. Una parte significativa di questo calo è attribuibile a quello che viene definito un “ricambio fisiologico” o successo strutturale. Molte delle aziende che negli anni passati sono state protagoniste di acquisizioni cross-border hanno incrementato i propri volumi d’affari e la propria capitalizzazione al punto da perdere lo status di PMI.
Queste realtà, evolutesi in Grandi Imprese proprio grazie a strategie di crescita per linee esterne, sono uscite dal perimetro di osservazione della ricerca dedicata alle PMI. Il calo dei deal, dunque, è paradossalmente un indicatore del successo delle strategie passate: le aziende crescono, cambiano categoria dimensionale e lasciano spazio a nuovi attori emergenti. A ciò si aggiunge una lieve contrazione generale del mercato M&A globale, influenzata da tassi di interesse che, sebbene in stabilizzazione, hanno imposto una maggiore prudenza nella leva finanziaria.
Geografie dell’espansione: USA in testa e nuovi hub europei

Sotto il profilo geografico, il 2025 segna un cambio di passo rispetto al “triangolo” Spagna-Regno Unito-Francia che aveva caratterizzato il 2024. Gli Stati Uniti si confermano la destinazione regina per gli investimenti italiani, trainati da due fattori concomitanti: le misure protezionistiche che incentivano la presenza diretta sul suolo americano (onshoring) e la ricerca di asset ad alto contenuto tecnologico.
In Europa, la strategia delle PMI italiane si è fatta più sofisticata, puntando su hub specifici per competenze verticali:
- Svizzera: target privilegiato per il settore med-tech e farmaceutico.
- Paesi Bassi: hub per acquisizioni nel campo del software e della gestione dati.
- Irlanda: focus su cybersecurity e servizi digitali avanzati.
Non mancano operazioni verso mercati extra-UE emergenti, con deal segnalati in Cile, Egitto e Australia, a dimostrazione di una diversificazione del rischio geografico che mira a intercettare la crescita del PIL in aree non tradizionali.
Settori chiave: la tecnologia guida la classifica

Se la meccanica e i macchinari industriali restano il cuore pulsante dell’export italiano, le operazioni di M&A del 2025 raccontano una storia diversa, focalizzata sull’innovazione. Il settore tecnologico — comprendente software, piattaforme digitali e cybersecurity — ha guidato la classifica delle operazioni. Le PMI italiane non cercano solo quote di mercato, ma acquisiscono competenze (acqui-hiring) e tecnologie proprietarie per accelerare la trasformazione digitale.
Secondo Sante Maiolica, CEO di Grant Thornton Financial Advisory Services, il trend evidenzia una “crescita qualitativa”. Le imprese italiane stanno utilizzando la leva dell’M&A per integrare know-how che sarebbe troppo lento o costoso sviluppare internamente. Questo approccio è vitale per mantenere la competitività in settori dove l’obsolescenza tecnologica è rapida e la finanza straordinaria diventa uno strumento di sopravvivenza e sviluppo.
Impatto su Borsa e mercati finanziari
L’attività di M&A cross-border ha riflessi diretti anche sul mondo della Borsa e del Private Equity. La capacità delle PMI di internazionalizzarsi le rende target più appetibili per i fondi di investimento, che vedono nella proiezione estera un moltiplicatore di valore in vista di future exit o quotazioni (IPO). Le aziende che dimostrano di saper gestire acquisizioni complesse all’estero tendono a performare meglio, attirando capitali pazienti interessati alla crescita strutturale piuttosto che speculativa.
Inoltre, il consolidamento delle filiere attraverso acquisizioni estere rafforza la resilienza del sistema produttivo italiano rispetto agli shock esogeni, contribuendo positivamente alla stabilità del PIL nazionale. Le banche d’affari e gli advisor finanziari segnalano che, nonostante il calo numerico, il valore medio delle transazioni (deal value) è rimasto sostenuto, indicando che le prede sono aziende strutturate e non semplici scommesse.
In Breve (TL;DR)
Le PMI italiane hanno concluso 38 operazioni di fusione e acquisizione transfrontaliere nel 2025, segnando una flessione numerica ma non strategica rispetto all’anno precedente.
Il calo registrato riflette la crescita dimensionale di molte aziende e una selezione qualitativa degli investimenti verso asset ad alto valore aggiunto.
Gli Stati Uniti si confermano destinazione privilegiata, con una forte spinta verso il settore tecnologico per acquisire competenze e innovazione digitale.
Conclusioni

In sintesi, il 2025 si chiude per le PMI italiane con un bilancio in chiaroscuro solo nelle cifre, ma decisamente positivo nella sostanza. Le 38 operazioni censite da Grant Thornton testimoniano la vitalità di un tessuto imprenditoriale che non si arrende alle incertezze globali, ma le affronta con strumenti finanziari evoluti. Il calo rispetto al 2024 è il prezzo fisiologico della crescita di molti attori che hanno ormai spiccato il volo verso dimensioni maggiori.
Guardando al 2026, la sfida per la finanza d’impresa sarà quella di supportare una nuova generazione di PMI pronte al salto internazionale, garantendo l’accesso ai capitali necessari per competere con i giganti americani e asiatici. L’M&A cross-border non è più un’opzione per poche elette, ma una necessità strategica per chiunque voglia presidiare i mercati del futuro.
Domande frequenti

Il calo del 21% registrato nel 2025, con 38 operazioni contro le 48 dell anno precedente, non indica una crisi ma un ricambio fisiologico. Molte aziende protagoniste in passato sono cresciute dimensionalmente, uscendo dalla categoria PMI e diventando Grandi Imprese. A questo si aggiunge una maggiore prudenza globale dovuta ai tassi di interesse, che ha portato a una selezione più qualitativa degli investimenti.
Gli Stati Uniti si confermano la destinazione principale, spinti da logiche di onshoring e ricerca tecnologica. In Europa cambia la geografia rispetto al passato: non più il triangolo Spagna-Regno Unito-Francia, ma hub specializzati come la Svizzera per il med-tech, i Paesi Bassi per il software e l Irlanda per la cybersecurity. Si registrano anche operazioni in mercati emergenti come Cile ed Egitto per diversificare il rischio.
Sebbene la meccanica resti centrale per l export, le fusioni e acquisizioni del 2025 sono state dominate dal settore tecnologico, inclusi software e cybersecurity. Le PMI italiane puntano ad acquisire competenze specifiche e tecnologie proprietarie per accelerare la trasformazione digitale, integrando know-how che richiederebbe troppo tempo per essere sviluppato internamente.
Secondo l analisi di Grant Thornton, le imprese italiane perseguono una crescita qualitativa. L obiettivo non è solo guadagnare quote di mercato, ma acquisire asset strategici e capitale umano qualificato, una pratica nota come acqui-hiring. Questo approccio permette di competere globalmente in settori a rapida obsolescenza tecnologica, trasformando la finanza straordinaria in uno strumento di sopravvivenza e sviluppo.
L internazionalizzazione tramite M&A rende le aziende target molto più appetibili per i fondi di Private Equity e per eventuali quotazioni in Borsa. La capacità di gestire acquisizioni complesse all estero è vista come un moltiplicatore di valore, attirando capitali pazienti interessati alla crescita strutturale. Inoltre, il consolidamento delle filiere aumenta la resilienza delle imprese agli shock economici esterni.
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Fonti e Approfondimenti

- Wikipedia: Definizione e dinamiche delle operazioni di M&A (Fusioni e Acquisizioni)
- Agenzia ICE: Rapporto annuale sul commercio estero e l’internazionalizzazione delle imprese
- Banca d’Italia: Bilancia dei pagamenti e posizione patrimoniale sull’estero (Statistiche su investimenti diretti e cross-border)
- Unione Europea: Definizione ufficiale e criteri dimensionali delle PMI





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