In Breve (TL;DR)
Mosca lancia un duro avvertimento dichiarando che qualsiasi contingente militare europeo in Ucraina sarà considerato un obiettivo legittimo.
La minaccia russa risponde al vertice di Parigi, dove la Coalizione dei Volenterosi ha discusso l’invio di forze di interposizione.
Il Cremlino denuncia un nuovo asse della guerra mentre prosegue i raid sulle infrastrutture energetiche ucraine, aggravando la crisi internazionale.
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La tensione tra la Federazione Russa e le cancellerie europee raggiunge un nuovo picco critico. Nella giornata di oggi, 8 gennaio 2026, Mosca ha lanciato un avvertimento inequivocabile all’Occidente: qualsiasi contingente militare europeo dispiegato sul suolo ucraino sarà considerato un "obiettivo militare legittimo" dalle forze armate russe. La dichiarazione, giunta direttamente dalla portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova, segna una drastica escalation verbale in risposta alle recenti mosse diplomatiche di Parigi e Londra.
L’avvertimento del Cremlino non arriva in un momento casuale, ma costituisce la prima reazione ufficiale e durissima al vertice tenutosi martedì scorso a Parigi. Nella capitale francese si sono riuniti i rappresentanti di 35 nazioni, membri della cosiddetta "Coalizione dei Volenterosi", per discutere garanzie di sicurezza a lungo termine per Kiev. Al centro del dibattito, la possibilità concreta di dispiegare una forza multinazionale di interposizione in Ucraina all’indomani di un eventuale cessate il fuoco, un’ipotesi che Mosca ha bollato come una minaccia diretta alla propria sicurezza nazionale.
Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa russe e confermato dalle dichiarazioni ufficiali, la Russia interpreta queste manovre non come tentativi di pacificazione, ma come una volontà precisa di prolungare il conflitto. "Le nuove dichiarazioni militariste della cosiddetta Coalizione dei volenterosi e del regime di Kiev li rendono un vero e proprio ‘asse della guerra’", ha tuonato Zakharova, delineando uno scenario diplomatico sempre più polarizzato dove i margini per il dialogo sembrano assottigliarsi ora dopo ora.

L’Asse della Guerra e la risposta di Mosca
Il cuore della contestazione russa risiede nella natura stessa del piano discusso a Parigi. Secondo Maria Zakharova, il progetto franco-britannico di creare hub militari e dispiegare truppe europee per garantire la sicurezza dell’Ucraina rappresenta "un intervento straniero" de facto. La portavoce ha sottolineato che tali azioni non solo non contribuiscono alla risoluzione del conflitto, ma trasformano i paesi partecipanti in parti belligeranti agli occhi del Cremlino.
L’espressione "asse della guerra", utilizzata per descrivere l’alleanza tra il governo di Volodymyr Zelensky e i partner europei più interventisti, segnala un mutamento nella retorica di Mosca. Non si tratta più solo di accusare l’Occidente di fornire armi, ma di denunciare una presenza fisica e strutturale che la Russia intende contrastare con ogni mezzo. "I piani dei suoi partecipanti stanno diventando sempre più pericolosi e distruttivi per il futuro del continente europeo", ha aggiunto Zakharova, avvertendo che le conseguenze di tali scelte ricadranno inevitabilmente sui cittadini europei.
Il piano della Coalizione dei Volenterosi

Il vertice di Parigi del 6 gennaio ha rappresentato un punto di svolta nella strategia europea. Di fronte allo stallo diplomatico e alla continua pressione militare russa, nazioni come Francia e Regno Unito hanno accelerato sulla necessità di fornire a Kiev garanzie di sicurezza tangibili, che vadano oltre le sole forniture di munizioni. Il documento discusso, una "dichiarazione di intenti", prevede la formazione di una forza multinazionale europea incaricata di monitorare e garantire il rispetto di una futura tregua.
Questo dispiegamento, pensato come deterrente per prevenire nuove aggressioni, viene però letto da Mosca come una linea rossa invalicabile. La creazione di hub logistici e militari sul territorio ucraino, gestiti da personale NATO o di paesi membri dell’UE, eliminerebbe secondo i russi quella zona cuscinetto che il Cremlino ha sempre preteso come condizione essenziale per la propria sicurezza strategica. La minaccia di colpire queste forze come "obiettivi legittimi" pone ora i governi europei di fronte al rischio concreto di un coinvolgimento diretto nel conflitto qualora il piano venisse attuato.
Raid sulle infrastrutture e la reazione di Zelensky

Mentre la diplomazia si infiamma, sul terreno la guerra prosegue con immutata violenza. Nelle ultime 24 ore, un massiccio attacco di droni e missili russi ha colpito le infrastrutture energetiche nelle regioni di Dnipropetrovsk e Zaporizhzhia, lasciando migliaia di civili senza elettricità e riscaldamento nel pieno dell’inverno. Le autorità locali segnalano danni ingenti alla rete di distribuzione, con squadre di emergenza al lavoro per ripristinare i servizi essenziali.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha condannato duramente questi nuovi raid. In un messaggio diffuso attraverso i suoi canali social, ha dichiarato che "non c’è alcuna giustificazione militare negli attacchi al settore energetico", definendo l’azione russa come un tentativo deliberato di "spezzare" la resistenza del popolo ucraino colpendo la vita quotidiana dei civili. Zelensky ha ribadito che la sola risposta possibile a tale brutalità è il rafforzamento delle difese aeree e la concretizzazione delle garanzie di sicurezza promesse dagli alleati.
Conclusioni

La giornata dell’8 gennaio 2026 segna dunque un ulteriore irrigidimento delle posizioni. Da un lato, l’Europa cerca di strutturare una presenza più incisiva per garantire la sopravvivenza dell’Ucraina nel lungo periodo; dall’altro, Mosca alza il livello della minaccia, equiparando la presenza di truppe europee a un atto di guerra aperta. Con le infrastrutture energetiche ucraine sotto attacco e la retorica diplomatica che scivola verso ultimatum militari, la prospettiva di una de-escalation appare, al momento, sempre più remota.
Domande frequenti

La Russia ha stabilito che qualsiasi contingente militare europeo inviato sul suolo ucraino verrà trattato come un obiettivo militare legittimo da abbattere. Questa presa di posizione, espressa dalla portavoce Maria Zakharova, rappresenta una risposta diretta alle discussioni di Parigi sulla creazione di una forza di interposizione, elevando il rischio di un coinvolgimento diretto dei paesi europei nel conflitto.
I rappresentanti di 35 nazioni si sono incontrati per definire garanzie di sicurezza a lungo termine per Kiev, inclusa la possibilità di dispiegare una forza multinazionale per monitorare un eventuale cessate il fuoco. Francia e Regno Unito guidano questa iniziativa per fornire un supporto concreto che vada oltre la semplice fornitura di munizioni, creando hub logistici e militari sul territorio.
Il Cremlino utilizza questa definizione per descrivere la collaborazione tra il governo di Zelensky e i partner europei più interventisti, accusandoli di voler prolungare il conflitto invece di cercare la pace. Secondo Mosca, il progetto di inviare truppe e creare basi in Ucraina costituisce un intervento straniero de facto che elimina la zona cuscinetto strategica richiesta dalla Russia per la propria sicurezza.
Secondo le dichiarazioni ufficiali russe, l invio di truppe trasformerebbe automaticamente le nazioni partecipanti in parti belligeranti attive agli occhi di Mosca. Ciò esporrebbe i contingenti europei ad attacchi diretti e porterebbe conseguenze imprevedibili e pericolose per la sicurezza dei cittadini del continente, segnando una linea rossa che il Cremlino non intende tollerare.
Mentre la tensione diplomatica sale, il presidente Zelensky ha condannato i massicci raid missilistici russi che hanno colpito le reti elettriche di Dnipropetrovsk e Zaporizhzhia, lasciando i civili senza riscaldamento. La leadership ucraina definisce questi attacchi come tentativi di spezzare la resistenza popolare e chiede agli alleati di accelerare sulla difesa aerea e sulle garanzie di sicurezza promesse.

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